DPCM, cosa significa e quali differenze con il decreto-legge

Marco Di NardoAttualità1 month ago230 Views

DPCM significa decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Per capire che cosa può stabilire bisogna conoscere le differenze con una legge e con un decreto-legge.

Una decisione del Governo può incidere sulla vita quotidiana, ma il suo percorso cambia a seconda dello strumento utilizzato. Chi cerca il significato di DPCM trova spesso questa sigla accanto a legge, decreto-legge e decreto legislativo. Ciascuno identifica un atto con una propria funzione, procedure specifiche e limiti da rispettare.

Il punto da cui partire è chiaro. La funzione legislativa appartiene alle Camere. Il Governo può adottare atti con forza di legge nei casi previsti dalla Costituzione. Il presidente del Consiglio, attraverso un DPCM, esercita invece le competenze attribuitegli dall’ordinamento.

DPCM, cosa significa e chi lo adotta

La sigla DPCM indica il decreto del presidente del Consiglio dei ministri. È un provvedimento adottato dal presidente del Consiglio che può servire ad attuare disposizioni legislative, organizzare attività amministrative o disciplinare aspetti tecnici nei limiti stabiliti dalla normativa che ne prevede l’adozione.

La sua natura concreta dipende dal contenuto e dalla base giuridica. Un DPCM può avere carattere amministrativo o, nei casi consentiti, natura regolamentare. In ogni caso, non ha forza di legge e resta subordinato alle fonti primarie.

Per capire la portata di un singolo decreto, quindi, bisogna leggere quale legge o altro atto avente forza di legge ne autorizzi l’adozione. È quella cornice a stabilire quali decisioni possa prendere il presidente del Consiglio e attraverso quale procedimento.

Qual è la differenza tra DPCM e decreto-legge

La differenza principale riguarda la forza dell’atto e il ruolo del Parlamento. Il decreto-legge ha forza di legge, viene deliberato dal Consiglio dei ministri ed emanato dal presidente della Repubblica. Il DPCM è adottato dal presidente del Consiglio nell’esercizio delle competenze previste dalla normativa.

Il decreto-legge deve essere presentato alle Camere per la conversione. Il DPCM non segue questo passaggio e non può modificare o contraddire una legge.

Durante la pandemia, il ricorso frequente ai DPCM ha reso familiare la sigla. Le misure adottate attraverso quei provvedimenti trovavano però la propria base nei decreti-legge che ne definivano presupposti e limiti. Nella sentenza n. 198 del 2021, la Corte costituzionale ha esaminato proprio il rapporto tra la normativa primaria e i DPCM attuativi delle misure di contenimento.

Come nasce una legge ordinaria

La legge ordinaria è approvata dalla Camera dei deputati e dal Senato nello stesso testo. La proposta può arrivare dal Governo, dai parlamentari o dagli altri soggetti ai quali la Costituzione riconosce l’iniziativa legislativa.

L’esame si svolge secondo i procedimenti parlamentari previsti, con il coinvolgimento delle commissioni e, nel procedimento ordinario, la discussione e il voto in Assemblea. Se una Camera modifica il testo già approvato dall’altra, il provvedimento deve tornare all’altro ramo del Parlamento.

Dopo l’approvazione seguono la promulgazione del presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Secondo l’articolo 73 della Costituzione, di regola la legge entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione, salvo che stabilisca un termine diverso.

Decreto-legge, legge e DPCM: documenti e voto nelle istituzioni

Decreto-legge, legge e DPCM: documenti e voto nelle istituzioni (Fonte: Unsplash)

Il decreto-legge e il termine dei sessanta giorni

Il decreto-legge permette al Governo di intervenire in casi straordinari di necessità e urgenza. Produce effetti dalla data di entrata in vigore indicata nel testo, normalmente il giorno della pubblicazione o quello successivo, prima della conversione parlamentare.

Questa efficacia è provvisoria. L’articolo 77 della Costituzione impone al Governo di presentare il decreto alle Camere per la conversione il giorno stesso della sua adozione. Il Parlamento ha sessanta giorni dalla pubblicazione per convertirlo in legge.

Durante l’esame le Camere possono modificare il provvedimento. Per questo, chi segue una misura attraverso le notizie deve controllare anche il testo della legge di conversione e le date di efficacia delle eventuali modifiche.

Se la conversione non avviene entro il termine, il decreto perde efficacia fin dall’inizio. Le Camere possono comunque regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base del provvedimento decaduto.

Decreto-legge, legge e DPCM: documenti e voto nelle istituzioni Decreto-legge, legge e DPCM: documenti e voto nelle istituzioni (Fonte: Unsplash)

Quali controlli sono previsti per un DPCM

Un DPCM deve rispettare le norme superiori e i limiti della competenza esercitata. Quando un provvedimento amministrativo lede una posizione tutelata, può essere impugnato davanti al giudice amministrativo, secondo le condizioni e i termini previsti.

Le leggi e gli atti aventi forza di legge possono invece essere sottoposti al controllo della Corte costituzionale, attraverso i procedimenti stabiliti dall’ordinamento. La distinzione determina sia quale fonte prevalga in caso di contrasto sia il percorso attraverso cui contestare un atto.

Anche l’entrata in vigore e la durata richiedono una verifica sul singolo provvedimento. Per il DPCM non esiste il meccanismo di conversione entro sessanta giorni previsto per il decreto-legge. Occorre leggere le disposizioni del decreto e la normativa sulla quale si fonda.

Decreto legislativo e decreto-legge, perché sono diversi

Il decreto legislativo nasce da una delega del Parlamento. Attraverso una legge, le Camere definiscono gli oggetti della delega, i principi e i criteri direttivi che il Governo deve seguire e il termine entro il quale esercitarla.

Il Governo adotta quindi il decreto legislativo all’interno di quella cornice. Anche questo atto ha forza di legge, ma il suo presupposto è la delega parlamentare. Il decreto-legge si fonda invece sulla necessità e sull’urgenza ed è sottoposto alla successiva conversione.

La legge n. 400 del 1988 disciplina, tra gli altri aspetti dell’attività di Governo, i decreti legislativi, i decreti-legge e i regolamenti. Riconoscere queste categorie aiuta a capire a quale fase sia arrivata una decisione e quali passaggi debba ancora compiere.

Come leggere un provvedimento nelle notizie

Davanti all’annuncio di una nuova misura, conviene partire dal testo pubblicato, verificando chi lo abbia adottato, quale norma ne costituisca la base e da quando produca effetti. Per un decreto-legge bisogna seguire anche l’iter di conversione, perché il Parlamento può modificarne il contenuto.

Per un DPCM, invece, è essenziale controllare quali disposizioni attui e quali margini gli attribuisca la normativa di riferimento. Una conferenza stampa o un comunicato possono spiegare una decisione, mentre il testo del provvedimento permette di conoscerne destinatari, condizioni e decorrenza.

Il rapporto tra cittadini e norme comprende anche strumenti come il referendum abrogativo, con i suoi limiti e il quorum previsto. Sapere quale tipo di atto si sta leggendo consente di comprendere meglio come una decisione è stata presa e attraverso quali strumenti possa essere modificata o contestata.

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