
Il calcio femminile conquista pubblico, sponsor e visibilità. In Italia, tuttavia, i costi continuano a crescere più velocemente dei ricavi e l’autonomia finanziaria dei club resta ancora lontana.
Il calcio femminile non è più un settore marginale dello sport professionistico. Aumentano gli spettatori, l’interesse delle televisioni e gli investimenti degli sponsor. La crescita, però, non coincide ancora con la sostenibilità economica: soprattutto in Italia, le società spendono molto più di quanto riescano a generare direttamente.
A livello internazionale il movimento sta attraversando una fase di forte espansione. Secondo le stime di Deloitte, nel 2026 i ricavi dello sport femminile d’élite potrebbero raggiungere i 3 miliardi di dollari, con il calcio responsabile di circa il 35% del totale.
Un altro dato significativo arriva dalla Women’s Football Money League: nella stagione 2024-2025 i primi quindici club femminili per fatturato hanno generato complessivamente 158 milioni di euro, il 35% in più rispetto all’annata precedente. Arsenal Women, Chelsea Women e Barcellona occupano le prime posizioni della classifica.
Si tratta di ricavi, non di investimenti. La distinzione è importante: il denaro raccolto attraverso sponsorizzazioni, biglietteria e diritti audiovisivi mostra la capacità commerciale del settore, mentre gli investimenti indicano le risorse impiegate dai proprietari e dagli altri finanziatori per sostenerne lo sviluppo.
Nei club analizzati da Deloitte, le entrate commerciali rappresentano circa il 72% del totale. Il dato dimostra quanto la crescita dipenda ancora dalla capacità di attrarre marchi interessati a un pubblico nuovo e da valorizzare.
Anche la UEFA sta aumentando le risorse destinate al movimento. Dopo gli Europei femminili del 2025 sono stati distribuiti 9 milioni di euro a 103 club per la partecipazione delle loro calciatrici al torneo: una somma doppia rispetto all’edizione del 2022.
Il mercato dei diritti audiovisivi si sta ampliando, mentre gli accordi internazionali permettono alle competizioni europee di raggiungere un pubblico più vasto. Ma la crescita non è uniforme: i club più conosciuti, spesso collegati a grandi società maschili, dispongono di strutture, marchi e reti commerciali difficilmente replicabili dalle realtà indipendenti.
Il rischio è che si formi un divario sempre più netto tra poche società capaci di competere a livello internazionale e una fascia più ampia di club ancora dipendenti dai contributi delle proprietà.
In Italia il passaggio al professionismo della Serie A femminile è avvenuto il 1° luglio 2022. È stato un cambiamento fondamentale per le tutele contrattuali, previdenziali e sanitarie delle calciatrici, ma ha comportato anche maggiori costi per le società.
Secondo il rapporto della FIGC sulla Serie A Women, la comunità digitale formata dai profili delle squadre, dei club e delle giocatrici raggiunge complessivamente 23 milioni di follower. Il dato non corrisponde a 23 milioni di tifosi italiani distinti, ma misura la somma delle diverse presenze sui social network.
La fanbase nazionale potenziale è comunque consistente: circa 12 milioni di persone dichiarano interesse per il movimento e cinque milioni vengono considerate fan attive.
Anche la base sportiva si sta ampliando. I dati raccolti nel ReportCalcio 2025 indicano quasi 50 mila calciatrici tesserate, più del doppio rispetto al 2008. Nella stagione 2023-2024 gli investimenti della Federazione nel settore hanno superato i nove milioni di euro.

Squadra di calcio femminile riunita sul campo prima della partita (Fonte: Pixbay)
La crescita è visibile soprattutto negli stadi. Nella stagione 2024-2025 la Serie A Women ha registrato una media di 885 spettatori per partita, contro i 546 dell’annata precedente: un incremento del 62%. Rispetto alla stagione 2021-2022, la presenza media è quasi triplicata.
Alcune partite hanno raggiunto numeri molto più elevati. Roma-Barcellona di Women’s Champions League, disputata allo Stadio Olimpico nel marzo 2023, ha richiamato 39.454 persone. Nell’ottobre 2024 Juventus-Roma ha invece superato i 33 mila spettatori all’Allianz Stadium.
Anche gli ascolti televisivi mostrano segnali positivi. Le partite trasmesse sui canali generalisti hanno raggiunto una media superiore ai 300 mila spettatori. È un pubblico rilevante, sebbene ancora distante da quello del calcio maschile.
La crescita interessa tutta l’Europa. Gli Europei femminili del 2025 in Svizzera hanno totalizzato 657.291 spettatori, con una media di 21.203 presenze e 29 partite esaurite sulle 31 disputate.
Il vero problema della Serie A Women rimane l’equilibrio tra entrate e uscite. Nella stagione 2024-2025 i ricavi medi per società sono aumentati dell’8%, arrivando a circa 1,2 milioni di euro. I costi medi, però, sono cresciuti del 16%, raggiungendo circa 5,1 milioni.
La perdita media di esercizio è salita così a 3,9 milioni di euro per club, con risultati negativi compresi tra 1,6 e 6,8 milioni. Nella stagione precedente il passivo medio era stato di 3,3 milioni.
Il personale rappresenta la componente principale delle spese. Il suo costo medio è di circa 3,5 milioni per società e il 65% di questa cifra riguarda le calciatrici.
Sul versante delle entrate, le sponsorizzazioni e gli altri ricavi commerciali diretti pesano per il 42%, mentre contributi, sovvenzioni e meccanismi di redistribuzione rappresentano circa il 31%.
Il quadro evidenzia una dipendenza ancora forte dalle proprietà, dalle società maschili collegate e dalle risorse federali. Una situazione simile, sebbene con numeri diversi, interessa anche la sostenibilità economica dei club maschili.
Il rapporto FIGC stima in circa 3,2 miliardi di euro il contributo economico e sociale dell’intero movimento del calcio femminile al PIL italiano, con quasi 12 mila posti di lavoro equivalenti a tempo pieno.
Questa cifra non deve essere confusa con il fatturato della Serie A Women. L’attività economica diretta dei club della massima divisione è stimata in circa 54 milioni di euro. La quota da 1,5 miliardi attribuita alle società di Serie A comprende invece gli effetti più ampi prodotti sul territorio, sulla filiera e sulla partecipazione sportiva.
La distinzione rende il dato più comprensibile e impedisce di presentare come ricavi societari somme che misurano un impatto economico e sociale molto più esteso.
La sostenibilità non può dipendere soltanto dalla riduzione dei costi. Servono investimenti capaci di aumentare progressivamente le entrate autonome dei club.
Le priorità riguardano:
È importante anche evitare che il calcio femminile venga utilizzato soltanto come estensione promozionale delle società maschili. Il collegamento con un grande club offre risorse e visibilità, ma ogni squadra deve poter sviluppare una propria identità commerciale.
Il calcio femminile italiano dispone oggi di un pubblico più ampio, maggiore attenzione mediatica e una base di praticanti in crescita. Questi risultati confermano che esiste uno spazio reale per consolidare il movimento.
I conti, tuttavia, mostrano che pubblico e visibilità non sono ancora sufficienti. I ricavi aumentano, ma le spese crescono più velocemente e le società continuano a dipendere da finanziamenti esterni.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare l’interesse in entrate continuative, senza sacrificare gli investimenti necessari per la qualità sportiva e le tutele professionali. Soltanto allora la crescita del calcio femminile potrà diventare anche autonomia economica.






