
Da Promettimi che brillerai a Il fiore tra i binari, quasi dieci anni di scrittura e di vita. Mattia Benedetti racconta scelte, perdite, amore e seconde possibilità. E annuncia il terzo romanzo: Un altro cielo
Ci sono momenti nei quali la vita continua perfettamente a funzionare, eppure qualcosa dentro di noi sembra essersi fermato. Ci alziamo, andiamo al lavoro, incontriamo persone, rispondiamo ai messaggi. Facciamo tutto quello che dovremmo fare. Ma siamo davvero noi a scegliere la vita che stiamo vivendo?
È da questa crepa, solo apparentemente piccola, che sembra partire la narrativa di Mattia Benedetti. Milanese, classe 1984, Benedetti scrive fin dagli anni del liceo e ha pubblicato due romanzi. Il primo, Promettimi che brillerai, è uscito nel 2016 per Montedit; il secondo, Il fiore tra i binari, è arrivato nel 2025 per Il Seme Bianco. Sul suo sito personale presenta entrambi i lavori, mentre i volumi sono reperibili anche nelle principali librerie online.
Sono trascorsi quasi dieci anni tra i due libri. Abbastanza perché cambi una persona e, inevitabilmente, anche il suo modo di raccontare le persone.
Nel primo romanzo incontriamo Massimo, un uomo inserito in una vita che dall’esterno potrebbe perfino apparire riuscita: lavoro, relazione, abitudini, prospettive. Eppure qualcosa non torna. Rimanda le decisioni importanti, lascia che gli eventi procedano e finisce quasi per assistere alla propria esistenza invece di determinarla. Il punto di rottura arriva quando non può più evitare una domanda molto semplice e molto scomoda: continuare oppure scegliere?
Con Il fiore tra i binari, Benedetti cambia prospettiva. Al centro ci sono Chiara e Lorenzo, due persone che portano addosso il peso della perdita e della memoria. Chiara ha perso improvvisamente il marito; Lorenzo è ancora prigioniero del ricordo di una donna amata. Le loro vite scorrono in una Milano che continua a muoversi mentre loro cercano, ciascuno a modo proprio, di capire se andare avanti significhi necessariamente lasciare indietro ciò che è stato.
È su questo terreno che i romanzi di Benedetti possono incontrare il lettore. Massimo sa che qualcosa nella sua vita non funziona, ma continua a rimandare il momento di cambiarla. Chiara e Lorenzo, invece, vorrebbero andare avanti, ma scoprono quanto sia difficile farlo senza avere la sensazione di tradire il proprio passato.
È un tema che attraversa molta narrativa contemporanea: la difficoltà di capire quanto della nostra vita dipenda davvero dalle nostre scelte e quanto dalle aspettative, dalle paure e da ciò che ci portiamo dietro.
Sono situazioni diverse, legate dalla stessa domanda: che cosa facciamo quando la vita che stiamo vivendo non coincide più con quella che vorremmo vivere?
Abbiamo incontrato Mattia Benedetti proprio per capire che cosa sia accaduto, allo scrittore e all’uomo, nello spazio che separa due parole: brillare e fiorire.
Quasi dieci anni separano i due romanzi e, forse, il cambiamento è già racchiuso in due parole: “brillare” e “fiorire”. Che cosa è cambiato, in questi anni, nel tuo modo di guardare alla vita, alle sue fragilità e alla possibilità di ricominciare?
Mattia ci spiega che dietro quelle due immagini non c’è soltanto l’evoluzione della sua scrittura, ma anche un modo diverso di interpretare ciò che accade nella vita:
«Credo che la differenza tra “brillare” e “fiorire” racconti abbastanza bene anche quello che è successo a me nei quasi dieci anni che separano i due romanzi. Quando ho scritto Promettimi che brillerai avevo una visione più netta del cambiamento: Massimo è un uomo che, a un certo punto, comprende di essere diventato quasi spettatore della propria esistenza e deve trovare il coraggio di scegliere.
Nel romanzo c’era l’idea, molto vivida, che la vita potesse cambiare nel momento in cui troviamo la forza di prendere una direzione. Oggi ritengo di vedere la realtà in maniera un po’ diversa, perché ho capito che non sempre basta scegliere. Attraversiamo esperienze, perdite, sensi di colpa e ferite che non possiamo semplicemente lasciarci alle spalle con una decisione.
Alcune di queste ferite, forse, possiamo imparare ad accettarle senza arrivare davvero a capirle. Credo sia per questo che nel secondo romanzo non vige soltanto l’idea di “brillare”, ma quella di “fiorire”. Un fiore che cresce tra i binari mi sembra qualcosa di più fragile: non cancella il luogo difficile nel quale è nato, non lo trasforma, eppure riesce comunque a vivere.
Forse dieci anni fa pensavo che per ricominciare servisse soprattutto il coraggio di scegliere. Oggi penso che serva anche il coraggio di accettare ciò che non possiamo cambiare. La speranza, però, credo sia rimasta la stessa. Nei miei libri mi interessano persone che attraversano momenti nei quali sembrano essersi perse, ma continuo a credere e a sperare nella possibilità che qualcosa possa ricominciare. Oggi quella speranza è semplicemente meno ingenua, più fragile, ma proprio per questo più vera».
Massimo, Chiara e Lorenzo vivono storie diverse, ma tutti sembrano fermarsi mentre il mondo intorno continua a muoversi. Quanto c’è di Mattia Benedetti, almeno nelle emozioni, in questa difficoltà di rimettersi in cammino?
Benedetti non nasconde che, pur senza essere autobiografiche, alcune delle domande che attraversano i suoi personaggi gli appartengono:
«Sì, assolutamente. È uno degli aspetti che mi interessa maggiormente raccontare. Mi affascina quel momento quasi impercettibile in cui una persona si accorge di aver continuato a vivere secondo gli stessi ritmi, le stesse abitudini, gli stessi automatismi, eppure da qualche parte lungo il percorso ha smesso di sentirsi davvero dentro la propria vita.
Massimo, Chiara e Lorenzo sono molto diversi, ma tutti e tre, per ragioni differenti, si sono fermati mentre il mondo intorno a loro si muove. Continuano a lavorare, a parlare, a svolgere commissioni, ma dentro di loro qualcosa è rimasto indietro.
Sono certo che possa capitare a chiunque di attraversare periodi così. La vita va avanti quasi per inerzia e noi le andiamo dietro, finché qualcosa non ci costringe a chiederci se stiamo davvero scegliendo ciò che viviamo oppure se ci stiamo semplicemente lasciando trascinare».
«Per quanto riguarda la componente autobiografica, non lo è quasi mai nei fatti. Non credo di aver vissuto le vite dei miei personaggi, ma alcune delle loro domande sicuramente sì. Le sensazioni di sentirsi fermi, di chiedersi se si stia andando nella direzione giusta, la paura di perdere tempo o di non riuscire a rimettersi in movimento sono emozioni che conosco e che, inevitabilmente, finiscono dentro quello che scrivo.
Forse è anche per questo che mi interessano più i personaggi nel momento in cui vacillano rispetto a quando hanno già trovato una risposta. Credo che nelle loro sospensioni diventino inesorabilmente più autentici».

I romanzi di Mattia Benedetti: Promettimi che brillerai, Il fiore tra i binari e il prossimo Un altro cielo – Foto: Mattia Benedetti
Nei due romanzi anche l’amore porta con sé scelte, paure e il peso del passato. Può davvero salvarci? E si può tornare ad amare senza avere la sensazione di tradire ciò che abbiamo vissuto prima?
Su questo punto Mattia è diretto: gli altri possono mostrarci una strada, ma non possono percorrerla al nostro posto.
«No, non sono gli altri a salvarci, ne sono convinto. Credo che alcune persone, però, abbiano la capacità di arrivare in un momento preciso della nostra vita e costringerci a vedere qualcosa che, da soli, stavamo evitando.
Nei miei libri l’amore non è mai una soluzione, anzi, spesso complica le cose perché mette i personaggi davanti a una scelta, a una paura, a una parte che avevano cercato di tenere lontana. Sonia, per esempio, aiuta Massimo, ma non lo salva. Gli permette di guardare la propria vita da una prospettiva diversa e di riconoscere un’insoddisfazione che fino a quel momento aveva preferito ignorare. Però non è lei a prendere le decisioni al posto suo.
Allo stesso modo, Chiara e Lorenzo non si salvano semplicemente incontrandosi. Gli incontri possono aprire una porta, ma poi attraversarla oppure no rimane una responsabilità personale.
Ne Il fiore tra i binari entra in gioco anche la memoria: Chiara e Lorenzo devono quasi concedersi il permesso di tornare a vivere senza avere la sensazione che questo significhi tradire ciò che hanno provato prima.
Credo fortemente che si possa amare di nuovo senza cancellare nulla. Un sentimento nuovo non sostituisce necessariamente quello precedente e non lo rende meno vero. Le persone che abbiamo amato rimangono dentro di noi, solo in una forma diversa; il punto cruciale è proprio accettare che andare avanti non significhi dimenticare.
Mi interessa molto questa contraddizione: a volte siamo noi stessi a trasformare il ricordo in una gabbia, quasi come se essere nuovamente felici significasse mancare di rispetto al dolore che abbiamo attraversato».
Dieci anni dopo, sembra essere cambiato anche il bisogno di trovare una risposta a tutto. È questa una delle differenze più profonde tra il Mattia di Promettimi che brillerai e quello de Il fiore tra i binari?
Mattia risponde con ironia, ma dietro la battuta c’è una consapevolezza maturata nel tempo: «Sì, penso che questa sia una delle differenze più profonde tra i due libri e, probabilmente, anche tra il Mattia di allora e quello di oggi: qualche pelo bianco in più nella barba e la consapevolezza che Google non possiede ancora tutte le risposte.
Dieci anni fa ero forse più portato a cercare una direzione, una risposta, una soluzione precisa, una specie di manuale dei sentimenti. Oggi penso che non funzioni sempre così: alcune domande resteranno aperte, alcune ferite difficilmente si rimargineranno e alcune risposte, di conseguenza, non le otterremo mai.
Va bene così. Crescere significa anche imparare a convivere con quello che non riusciamo a comprendere fino in fondo».
La storia, però, non finisce qui. Benedetti ha già terminato il suo terzo romanzo: si intitola Un altro cielo ed è in fase di editing. Un libro che, nelle intenzioni dell’autore, chiuderà il percorso cominciato con Promettimi che brillerai e proseguito con Il fiore tra i binari.
Mattia ci rivela che il nuovo libro sarà, in realtà, la conclusione di quella che lui stesso definisce una “trilogia delle possibilità”. Ed è anche il romanzo nel quale dice di avere messo più di se stesso:
«Il terzo libro in realtà è già finito. Si intitola Un altro cielo ed è entrato adesso nella fase di editing. Mi piace considerarlo come la conclusione di quella che, almeno dentro di me, è diventata una sorta di “trilogia delle possibilità”.
La possibilità di essere felici, la possibilità di ricominciare e anche la possibilità di non esserlo. Non necessariamente in quest’ordine: mi piace lasciare al lettore la libertà di decidere quale dei tre libri rappresenti ciascuna di queste possibilità.
È sicuramente il romanzo più personale che abbia scritto. Mi sono incamminato in un viaggio emotivo molto forte e dentro ci sono molte più parti di me di quante ne avessi messe nei libri precedenti. In un certo senso lo considero un climax, quasi una summa di tutto quello che avevo cercato di raccontare fino a oggi: le scelte, il tempo, le occasioni perdute, la distanza, il desiderio, il rimpianto, la possibilità di cambiare vita e anche il prezzo che certe scelte possono avere.
Sentivo davvero il bisogno di scriverlo. Non so se avrei potuto iniziare a raccontare altro senza prima attraversare questa storia. Credo però che con Un altro cielo si chiuda anche una fase della mia scrittura. Dal quarto libro vorrei provare a esplorare territori e temi molto diversi, magari sorprendermi un po’ e allontanarmi dal Mattia Benedetti che i lettori hanno conosciuto finora.
Ma prima avevo bisogno di questo libro, avevo bisogno di arrivare fino in fondo a questo percorso. L’ho scritto velocemente, le parole uscivano da sole, la storia era già ben delineata nella mia testa. È stato un viaggio incredibile, spensierato, doloroso, speranzoso e assolutamente necessario».
Quasi dieci anni separano Promettimi che brillerai da Il fiore tra i binari. Nel primo Benedetti racconta il momento in cui bisogna scegliere; nel secondo quello, forse più difficile, in cui occorre fare i conti con ciò che non possiamo cambiare.
Il fiore tra i binari diventa così un’immagine semplice ma efficace: nasce in un posto che non ha scelto, tra ferro e polvere, eppure cresce. Il passato rimane, le ferite anche, ma andare avanti è ancora possibile.
Adesso manca un ultimo pezzo. Un altro cielo è già scritto ed è in fase di editing. Benedetti lo definisce il suo romanzo più personale e la conclusione di una “trilogia delle possibilità”: essere felici, ricominciare e anche non riuscirci. Sarà il lettore a decidere quale possibilità appartenga a ciascun libro.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante da portarsi via dall’incontro con Mattia Benedetti: non promette ai suoi personaggi che tutto andrà bene. Li mette davanti alle scelte, alle perdite, ai rimpianti e alla possibilità di cambiare strada. Con Un altro cielo scopriremo dove li porterà l’ultimo tratto di questo percorso.






