Mauro Micheli, con Fare Forca il coraggio di cambiare vita

Vincenzo BarrettaCultura9 hours ago65 Views

Mauro Micheli racconta Fare Forca, il suo quarto romanzo: un giallo tra mistero, amicizia, fragilità umane e il coraggio di cambiare

Dopo la trilogia di Scacco Matto, Ping Pong e Aeroplani di carta, arriva Fare Forca di Mauro Micheli, il quarto romanzo dello scrittore toscano, pubblicato attraverso Youcanprint. Un giallo che racconta la storia di Carlotta, una psicologa trentenne insoddisfatta della propria vita, che si ritrova coinvolta in una misteriosa scomparsa.

Dietro l’indagine, però, c’è tanto altro: le aspettative degli altri, la paura di cambiare e la difficoltà di scegliere ciò che desideriamo davvero. Perché a volte, anche dopo aver fatto tutto nel modo giusto, ci si accorge di non essere felici.

Abbiamo incontrato nuovamente lo scrittore toscano per parlare di questo nuovo capitolo della sua carriera. Ne è nata una conversazione sulla scrittura, sull’amicizia e sulle fragilità umane, tra l’ironia che lo contraddistingue e una domanda che attraversa tutto il romanzo: siamo davvero liberi di scegliere la nostra vita?

Fare Forca di Mauro Micheli: trama senza spoiler

Carlotta ha trent’anni, una laurea in psicologia conseguita con lode e una vita che, almeno sulla carta, dovrebbe darle soddisfazione. È intelligente, preparata e abituata a rispettare le regole. Da ragazza non ha mai marinato la scuola. Mentre i compagni cercavano una scusa per evitare un’interrogazione, lei era sempre al proprio banco, pronta ad affrontarla.

Eppure, diventata adulta, quella disciplina non sembra averle restituito la serenità che immaginava. Il lavoro non la soddisfa, la relazione sentimentale mostra le proprie crepe e il futuro appare sempre meno convincente.

Carlotta è una donna che ha imparato a fare il proprio dovere, ma fatica a capire che cosa desideri davvero.

Poi arriva una vicenda imprevista. La scomparsa di Silvia la trascina dentro un’indagine che avrebbe ogni ragione di lasciare alla polizia. Invece decide di restare, di cercare risposte e di esporsi in prima persona.

Da quel momento il romanzo prende la strada del giallo, tra sospetti, incontri, segreti e personaggi dei quali non è sempre facile comprendere le intenzioni. Accanto a Carlotta troviamo Mauro, il suo migliore amico, e la sovrintendente Elisabetta Drovandi, una donna dal carattere difficile e con un vissuto personale che pesa più di quanto lasci vedere.

Non serve raccontare altro. Il mistero merita di essere seguito pagina dopo pagina.

Basta sapere che, mentre cerca di comprendere che cosa sia accaduto a Silvia, Carlotta finisce per interrogarsi anche sulla propria esistenza. E questa seconda ricerca, meno evidente ma altrettanto importante, accompagna tutta la storia di Fare Forca.

Mauro Micheli: «Fare Forca è il libro della maturità»

Quando avevamo parlato con Micheli dopo la sua trilogia, ci aveva confidato quanto fosse difficile salutare i personaggi che lo avevano accompagnato per anni. Leonardo, Michele, Fanti e gli altri erano diventati presenze familiari.

Ripartire senza di loro non era affatto scontato. Per questo gli abbiamo chiesto che cosa rappresenti oggi il suo quarto romanzo.

«È stato molto difficile, ammetto inizialmente di essermi sentito solo, i personaggi della mia trilogia erano diventati carne e ossa per me e mi accompagnavano pagina dopo pagina senza che ne accorgessi».

La risposta di Mauro racconta bene il suo rapporto con la scrittura. I personaggi non sono soltanto strumenti per costruire una trama. Sono figure con le quali convive durante il lavoro e dalle quali, prima o poi, deve imparare a separarsi.

«Fare Forca per me rappresenta un nuovo inizio, superare la paura che senza quei personaggi che mi hanno portato gioia e fortuna avessi ancora qualcosa da dire».

Poi aggiunge una considerazione che sembra riguardare tanto il libro quanto il suo autore:

«È il libro della maturità, dove si smette di chiedere i soldi ai genitori per andare a ballare il sabato sera, ma ci si tira su le maniche e si lavora sodo per migliorare».

Il coraggio di lasciare il passato

Il riferimento alla maturità è interessante perché, in fondo, anche Carlotta deve affrontare un passaggio simile. Non quello anagrafico, naturalmente. A trent’anni è già adulta. Deve però imparare a prendere decisioni che non siano soltanto la conseguenza delle aspettative altrui.

Micheli, invece, deve dimostrare prima di tutto a se stesso di poter raccontare una storia nuova.

«Amo i miei primi tre libri, Fare Forca ha un gusto di libertà da un passato a cui sono tanto legato».

Sono parole nelle quali si ritrova una delle idee centrali del romanzo: si può essere profondamente legati al proprio passato senza doverci rimanere prigionieri.

Che cosa significa fare forca quando si diventa adulti?

In Toscana, fare forca significa marinare la scuola. È l’equivalente di bigiare, fare filone, fare berna, fare blau, addrazzare.

Micheli parte proprio da questo ricordo. Nel prologo ripercorre l’adolescenza dei millennial, tra Game Boy, messaggi abbreviati per risparmiare sugli SMS, fotografie da sviluppare e pomeriggi trascorsi senza uno smartphone in tasca.

È un’apertura divertente. Ma quella nostalgia serve a introdurre una domanda più seria: quando diventiamo adulti, siamo ancora capaci di sottrarci, almeno per qualche ora, a ciò che ci viene continuamente richiesto?

L’autore non ha dubbi.

«Eh, per me fare forca è un filosofia di vita. Sono stato gran forcaiolo da studente, confessate tutte quando il reato è finito in prescrizione».

L’ironia è quella che avevamo già conosciuto nelle precedenti conversazioni. Micheli ama scherzare, soprattutto quando parla di se stesso. E anche stavolta non perde l’occasione.

«Adesso il concetto è il solito, solo che invece di scappare dai compiti in classe e andare alla sala giochi, si scappa dalle pulizie in casa e vado al campo da tennis».

Dietro la battuta, però, c’è un’idea precisa. Fare forca non significa necessariamente sottrarsi ai propri doveri. Può voler dire scegliere, almeno qualche volta, come utilizzare il proprio tempo.

Naturalmente esiste una differenza tra prendersi una pausa e fuggire dalle responsabilità. Ed è proprio su questo confine che il romanzo costruisce buona parte del proprio significato.

Carlotta, una donna fragile che deve scoprire la propria forza

Carlotta è probabilmente il personaggio più interessante del romanzo. Non perché sia un’investigatrice particolarmente esperta, ma perché non lo è affatto.

È una psicologa, abituata ad ascoltare gli altri e ad affrontare le difficoltà con metodo. Eppure, quando deve occuparsi della propria vita, mostra tutte le esitazioni di una persona che teme di sbagliare.

Micheli voleva proprio una protagonista così.

«Volevo una protagonista donna, una donna fragile che potesse superare le proprie paure uscendo da una comfort zone di incertezze che la stava divorando».

E aggiunge: «Una donna forte che ha solo bisogno di una scintilla per poter sprigionare quello che è, una donna brillante racchiusa in una rete di paure».

C’è un aspetto di Carlotta che merita attenzione. Non è una persona incapace di affrontare le difficoltà. Al contrario, ha dimostrato per anni di saper studiare, lavorare e impegnarsi. Il problema è che tutte queste capacità non le sono bastate per costruire una vita nella quale sentirsi davvero realizzata.

È una contraddizione nella quale non è difficile riconoscersi. Il rapporto tra le aspettative degli altri e la ricerca della propria identità è un tema che abbiamo incontrato anche nel romanzo Il Grembiule Blu di Marco Di Nardo.

Ci viene insegnato che l’impegno porta risultati, che rispettare le regole è importante e che una buona preparazione apre le porte del futuro. Tutto vero, naturalmente. Ma nessuno può garantire che il successo negli studi o nel lavoro coincida automaticamente con la felicità.

Carlotta deve imparare proprio questo. E per riuscirci ha bisogno di uscire da un ambiente che conosce fin troppo bene.

 

Le copertine di Scacco Matto, Ping Pong, Aeroplani di carta e Fare Forca di Mauro Micheli disposte una accanto all'altra

I quattro romanzi di Mauro Micheli: dalla trilogia di Scacco Matto, Ping Pong e Aeroplani di carta al nuovo Fare Forca. Fonte: archivio personale di Mauro Micheli

La vera Carlotta e quel Mauro che entra nel romanzo

Una delle curiosità più piacevoli di Fare Forca si trova nei ringraziamenti. Qui Micheli rivela che Carlotta esiste davvero ed è la sua migliore amica. Non si tratta, quindi, di un personaggio nato interamente dalla fantasia.

«È lei in tutto e per tutto tranne nelle doti investigative», racconta l’autore.

Poi, naturalmente, da buon toscano, arriva la battuta: «Oddio se deve scoprire chi è la nuova fidanzata del suo ex è bravissima, per il resto è meglio se la detective la faccia nei miei romanzi».

La vera Carlotta, a quanto pare, ha apprezzato il regalo letterario.

«È stata piacevolmente sorpresa di vedere quanto la conoscessi, ci si è ritrovata per filo e per segno, anche troppo mi ha detto. Però le è piaciuto, quindi sono molto felice».

Quando Mauro Micheli diventa un personaggio

Ma Micheli non si è fermato qui. Ha deciso di inserire nella storia anche se stesso.

Il Mauro del romanzo è uno scrittore, amico della protagonista, capace di alleggerire le situazioni con una battuta e sempre disponibile quando qualcuno ha bisogno di aiuto. Non mancano, naturalmente, momenti nei quali la sua presenza contribuisce a complicare le cose.

Gli ho chiesto quanto ci sia del vero Micheli in questo personaggio.

«Anche io mi sono descritto per quello che sono: simpatico, goffo e sempre pronto a dare una mano agli amici in difficoltà, specialmente quando sono in difficoltà».

La scelta nasce anche dal rapporto personale con Carlotta. «Mi sono messo in questo romanzo perché il tema di fare forca mi sta particolarmente a cuore, e ci ho sempre scherzato con Carlotta che invece di forche non ne ha mai fatta».

Questa presenza dell’autore dentro la propria storia funziona soprattutto per il tono che introduce. Mauro non è un eroe infallibile. È un amico, con i propri difetti, che prova a esserci quando serve.

E l’amicizia, nel libro, conta almeno quanto l’indagine.

Elisabetta Drovandi e le fragilità che non si vedono

Se Carlotta rappresenta una donna che deve trovare il coraggio di reagire, Elisabetta Drovandi mostra un’altra forma di difficoltà.

È una poliziotta, una professionista abituata a prendere decisioni e a mantenere il controllo. Il suo carattere può apparire duro, persino scontroso. Ma dietro quella sicurezza si nasconde una persona che porta con sé un dolore profondo.

Le due donne sembrano molto diverse. Hanno età, esperienze e modi di affrontare la vita differenti. Eppure, più la storia procede, più emerge ciò che le accomuna.

«Mi piaceva l’idea di queste due donne apparentemente agli antipodi ma che combattono entrambi i loro demoni», spiega Micheli. Poi chiarisce la differenza tra loro: «Carlotta è una ragazza fragile che facendo forca trova la sua forza, Elisabetta è una donna che deve essere forza ma non vuole altro che crollare, una donna che avrebbe bisogno di fare forca».

Carlotta deve imparare a essere più coraggiosa. Elisabetta, invece, avrebbe bisogno di potersi mostrare fragile senza sentirsi per questo meno forte. Sono due esigenze apparentemente opposte, ma entrambe profondamente umane.

È proprio in questo passaggio che Micheli dimostra ancora una volta di essere interessato soprattutto alle persone. L’indagine resta importante, certo. Ma ciò che accade ai personaggi fuori dalla vicenda criminale finisce per avere un peso altrettanto significativo.

«Il passato ritorna sempre»: il filo che unisce i romanzi di Micheli

C’è una frase che Mauro Micheli mi aveva già detto durante una nostra precedente conversazione e  che, leggendo Fare Forca, è tornata alla memoria: «Il passato ritorna sempre».

Era una considerazione legata ai suoi primi romanzi, nei quali ricordi, segreti e vecchie ferite influenzavano profondamente le scelte dei protagonisti.

Anche questa volta il passato ha un ruolo importante. Non soltanto nella costruzione del mistero, ma nel modo in cui i personaggi affrontano il presente.

Gli ho chiesto se sia ancora uno dei temi fondamentali della sua scrittura. «Il passato è come la storia, serve per imparare dai propri errori».

È una risposta efficace. Per Micheli il passato non è qualcosa da cancellare. È un’esperienza con la quale bisogna imparare a convivere, anche quando contiene errori o momenti dolorosi.

«Il passato ritorna sempre, però è quando torna che si vede quanto si è imparato dagli errori e dal dolore, si può decidere di accettarlo e cadere di nuovo o di affrontarlo di petto e crescere, e poi magari fare forca».

L’ultima battuta alleggerisce il discorso, ma non ne modifica il significato.

Nei romanzi di Micheli i personaggi raramente sono soltanto buoni o cattivi. Hanno contraddizioni, commettono errori, nascondono qualcosa e spesso devono fare i conti con decisioni prese molto tempo prima.

È una caratteristica che ritroviamo anche in Fare Forca. «Parlo delle persone perché alla fine voglio che ogni mia storia, ogni mio personaggio abbia una vera anima in cui ognuno di noi si possa rispecchiare».

E probabilmente è proprio questo uno degli aspetti che rendono riconoscibile la sua narrativa.

Un nuovo stile, più ironia e una storia che cammina da sola

Rispetto ai precedenti romanzi Scacco Matto, Ping Pong e Aeroplani di carta, Fare Forca di Mauro Micheli presenta alcune differenze evidenti.

La prima riguarda la struttura. Non siamo più davanti a una vicenda che si sviluppa attraverso tre romanzi, ma a una storia autonoma, con un proprio inizio e una propria conclusione.

La seconda riguarda il tono. Qui Micheli sembra concedersi maggiore libertà, alternando con naturalezza i passaggi dell’indagine a momenti comici, dialoghi vivaci e osservazioni sulla vita quotidiana.

La voce narrante, inoltre, cerca spesso una certa complicità con il lettore.

Gli ho chiesto se questo cambiamento corrisponda anche a una sua evoluzione personale. «No, non mi sento cambiato, sentivo che questa storia avesse bisogno di un timbro diverso».

Micheli non rinnega i primi romanzi, anzi. Continua a considerarli parte essenziale del proprio percorso. Ma riconosce che questa volta voleva raccontare qualcosa di più diretto.

«Fare Forca è più diretto. È una storia che si sa reggere nelle sue 200 pagine e con un concetto ben chiaro, fare forca non è un male, tutto questo nel bel mezzo di un delitto».

L’ironia, dunque, non è un semplice ornamento. È parte del modo in cui l’autore guarda ai personaggi e alle loro difficoltà.

E anche quando la storia affronta argomenti dolorosi, non rinuncia del tutto a un sorriso.

Il risultato è una lettura che alterna registri diversi senza perdere il filo dell’indagine. Naturalmente non tutto deve essere interpretato come un messaggio profondo. Ci sono situazioni costruite per divertire e altre per mantenere viva la curiosità. È giusto che sia così, perché un giallo deve prima di tutto saper raccontare una storia.

Che cosa ha imparato Mauro Micheli da Fare Forca?

C’è infine una domanda che riguarda direttamente lo scrittore.

Nel romanzo Carlotta deve imparare ad affrontare le proprie paure. Ma anche Micheli, lasciandosi alle spalle i personaggi della trilogia, ha dovuto superare qualche incertezza.

Gli ho chiesto se, in fondo, non abbia compiuto un percorso simile a quello della sua protagonista.

La risposta è arrivata senza esitazioni: «Come Carlotta ho imparato ad affrontare le mie paure di non riuscire a saper andare avanti senza i miei vecchi personaggi».

È un’ammissione significativa. Dopo tre libri costruiti intorno a un universo narrativo familiare, ricominciare significava esporsi al rischio di non riuscire a ottenere lo stesso risultato.

Ma era anche l’unico modo per capire se esistessero altre storie da raccontare.

Carlotta, secondo il suo autore, deve invece comprendere che la vita non può essere sempre programmata.

Non tutto si può organizzare come un compito in classe o una visita con un paziente. Gli imprevisti esistono, le persone cambiano e alcune decisioni richiedono di abbandonare, almeno per un momento, le proprie certezze.

È un insegnamento che Micheli sembra aver fatto proprio anche nella scrittura.

Perché continuare a raccontare le vicende dei personaggi già conosciuti sarebbe stata forse la scelta più rassicurante. Inventarne altri, invece, significava mettersi nuovamente alla prova.

E questa volta lo ha fatto con un libro che parla proprio della libertà di cambiare.

Fare Forca di Mauro Micheli

Fare Forca è un giallo contemporaneo, con una componente psicologica e una buona dose di ironia. Ma sarebbe riduttivo presentarlo soltanto come la storia di una scomparsa e delle persone che cercano di risolverne il mistero.

È anche un romanzo sull’amicizia, sulle insicurezze che accompagnano l’età adulta e sulla difficoltà di riconoscere i propri desideri quando si è trascorso troppo tempo a soddisfare quelli degli altri.

Il coraggio di cambiare, anche quando sembra più semplice continuare sulla strada già intrapresa, è un tema che abbiamo affrontato anche nella nostra intervista allo scrittore Mattia Benedetti, dedicata alle fragilità, alle scelte e alla possibilità di ricominciare.

Micheli non cerca di costruire personaggi perfetti. Carlotta può essere insicura, Mauro goffo, Elisabetta difficile da avvicinare. Ed è proprio questa imperfezione a renderli interessanti.

Il libro conserva alcuni elementi tipici della narrativa dell’autore: il passato che condiziona il presente, le apparenze che possono ingannare, i rapporti umani complicati e il tentativo di comprendere che cosa si nasconda dietro le scelte delle persone.

Questa volta, però, tutto viene raccontato con maggiore leggerezza. Il lettore può seguire l’indagine, divertirsi con i dialoghi e, tra una pagina e l’altra, ritrovare qualche situazione familiare.

Non è necessario aver letto i precedenti romanzi. Fare Forca è una storia indipendente, quindi può rappresentare anche un buon primo incontro con Mauro Micheli.

Chi invece conosce già la sua scrittura ritroverà l’attenzione per i personaggi, ma incontrerà anche un autore disposto a cambiare strada.

Fare forca da adulti: il significato del romanzo

C’è poi il titolo, che alla fine della lettura assume un significato diverso da quello suggerito nelle prime pagine.

Da ragazzi fare forca poteva significare evitare una lezione, un’interrogazione o un professore particolarmente severo. Da adulti, invece, forse significa qualcosa di più difficile: trovare il tempo di ascoltarsi, riconoscere ciò che non funziona e avere il coraggio di modificare almeno una piccola parte della propria vita.

Non sempre è possibile. Le responsabilità restano, i problemi non scompaiono e nessuno può permettersi di ignorarli. Ma questo non significa che dobbiamo rinunciare a scegliere.

Ed è proprio questa capacità di raccontare le fragilità umane a dare profondità al romanzo. Non propone grandi ricette per essere felici. Racconta una donna che, attraverso una vicenda del tutto inattesa, comincia a guardare se stessa con occhi diversi.

E racconta anche uno scrittore che, dopo aver salutato i personaggi ai quali era più affezionato, ha trovato il coraggio di ricominciare.

Forse è questo il motivo migliore per leggere Fare Forca: perché dietro un mistero da risolvere ci ricorda una cosa che, crescendo, tendiamo spesso a dimenticare. Essere responsabili della propria vita non significa dover rinunciare alla libertà di viverla.

E qualche volta, per ricordarsene, può bastare persino fare forca.

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