
Il beneficio riguarda gli incrementi da rinnovo del contratto nazionale, non tutto lo stipendio. Contano reddito e data dell’accordo.
Il contratto nazionale viene rinnovato, il minimo retributivo sale, ma il dipendente fatica a capire quanto cambia il suo stipendio. Nel 2026 questa lettura richiede un passaggio in più: alcuni aumenti contrattuali possono essere assoggettati a una tassa sostitutiva del 5%. Il beneficio non si estende all’intera retribuzione e non riguarda indistintamente ogni aumento concordato con l’azienda.
Il riferimento è l’articolo 1, comma 7, della legge di bilancio 2026. La misura riguarda i lavoratori del settore privato che nel 2025 hanno percepito un reddito di lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro. Gli incrementi devono essere corrisposti nel 2026 in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. La circolare 2/E del 24 febbraio 2026 dell’Agenzia delle Entrate precisa che il riferimento è ai contratti collettivi nazionali.
Questa combinazione di requisiti chiarisce due equivoci. Il reddito da verificare è quello dell’anno precedente, anche quando deriva da più rapporti di lavoro; non coincide necessariamente con la RAL attuale. Inoltre, una promozione o un aumento individuale non diventano agevolabili soltanto perché riconosciuti nel 2026. Occorre identificare la componente che deriva dal rinnovo del CCNL e distinguerla dalle altre voci, come gli scatti di anzianità.
La circolare 3/E del 24 giugno 2026 affronta anche gli aumenti con decorrenza economica precedente alla firma dell’accordo. Gli incrementi derivanti da rinnovi del triennio 2024-2026, pagati nel 2026, possono beneficiare della misura anche se riferiti ad annualità precedenti, nel rispetto delle condizioni applicabili. È una distinzione importante per chi vede nel cedolino una somma collegata a un periodo già trascorso.
Le erogazioni una tantum restano invece escluse da questa agevolazione, così come il TFR. Due pagamenti legati allo stesso rinnovo possono quindi ricevere trattamenti differenti. Il nome generico “arretrati” non è sufficiente a stabilire la tassazione: bisogna ricostruire la natura della voce e il collegamento con gli incrementi contrattuali. Prima di contestare il calcolo è utile chiedere un prospetto che distingua le somme incluse da quelle escluse.

Due professionisti si stringono la mano in ufficio (Fonte: Pexels)
Un dipendente può già ricevere un superminimo assorbibile, ossia una componente che può ridursi quando aumentano i minimi contrattuali. In questa situazione il rinnovo può modificare la composizione dello stipendio senza accrescere il lordo complessivo nella stessa misura. Le FAQ della circolare 3/E riconoscono l’agevolazione alla quota interessata dall’assorbimento, anche quando il superminimo deriva da un accordo individuale. Non significa che tutto il superminimo diventi tassabile al 5%.
Immaginiamo, per spiegare il meccanismo, che il minimo aumenti di 50 euro e il superminimo assorbibile diminuisca dello stesso importo. Il lordo complessivo può restare invariato, mentre cambia la distribuzione delle voci. Questo esempio riguarda la struttura della retribuzione, non anticipa il risultato fiscale del singolo cedolino. La verifica deve considerare il contratto applicato, le clausole individuali e la quota per cui sono soddisfatti i requisiti.
Su 1.000 euro di imponibile fiscale ammesso al beneficio, l’imposta sostitutiva del 5% ammonta a 50 euro. Il calcolo non permette però di affermare che un aumento lordo di 1.000 euro produca 950 euro netti: il trattamento contributivo e le altre componenti devono essere esaminati separatamente. È inoltre prevista la possibilità di rinuncia scritta del lavoratore. L’eventuale convenienza va valutata sulla situazione fiscale complessiva, non sull’aliquota considerata da sola.
Aumenti contrattuali, premi di risultato e indennità di turno appartengono a discipline diverse. Metterli nello stesso contenitore rischia di nascondere quali somme ricevono il beneficio. Nel dibattito sul rapporto tra giovani, lavoro e difficoltà delle imprese nel trovare personale, la leggibilità dello stipendio merita attenzione quanto il suo importo: un trattamento economico poco comprensibile rende difficile confrontare le offerte.
Chi vuole controllare la propria posizione può partire da CU 2026 relativa ai redditi 2025, testo del rinnovo e cedolini del 2026. L’ufficio paghe dovrebbe poter indicare la quota agevolata e la ragione delle esclusioni. È questo confronto a rendere verificabile il beneficio, evitando di attribuire alla tassa al 5% effetti che la norma non prevede.






