Caro energia, petrolio sopra i 107 dollari

Marco Di NardoEconomiaYesterday7 Views

Il caro energia torna a pesare su carburanti, trasporti e bollette: le tensioni sulle forniture possono trasferirsi rapidamente all’economia italiana.

Il petrolio arretra di qualche dollaro, ma resta su livelli che l’economia europea non vedeva da tempo. Nella mattinata del 16 settembre il Brent scambiava intorno a 107,5 dollari al barile, dopo il forte rialzo delle sedute precedenti. Le scorte americane hanno offerto un sollievo momentaneo; le interruzioni in Medio Oriente continuano però a tenere il mercato in tensione. Per l’Italia, che importa gran parte dell’energia consumata, la distanza tra un grafico finanziario e il conto di famiglie e imprese può essere molto breve.

Il nuovo caro energia arriva in una fase delicata. I carburanti hanno già superato i due euro al litro, il gas europeo è tornato sui livelli più alti dal 2023 e l’inverno si avvicina con stoccaggi da ricostituire. Il rischio non è una semplice fiammata alla pompa: è una pressione diffusa sui costi di trasporto, produzione, riscaldamento e quindi sui prezzi finali.

Perché il petrolio resta sopra i 100 dollari

A spingere il mercato sono soprattutto i timori sull’offerta fisica. Le operazioni di carico nel porto saudita di Yanbu sono state sospese e l’oleodotto East-West ha subito un’interruzione dopo attacchi alle infrastrutture energetiche. Allo stesso tempo, il traffico visibile nello Stretto di Hormuz — passaggio decisivo per petrolio e gas naturale liquefatto — resta molto inferiore alla media precedente alla guerra.

L’aumento inatteso delle scorte di greggio negli Stati Uniti ha frenato le quotazioni, ma non ha eliminato il problema. Un deposito più pieno in America può raffreddare il prezzo per una seduta; non sostituisce una rotta marittima bloccata o un terminal fuori servizio. Per questo i mercati oscillano violentemente a ogni notizia diplomatica o militare e incorporano un premio per il rischio che può scomparire, ma anche crescere in poche ore.

Il gas europeo e la corsa verso l’inverno

La situazione è ancora più sensibile sul gas. Il contratto TTF, riferimento europeo, si è mosso a metà settembre nell’area degli 80 euro per megawattora, con punte superiori, sui massimi dalla fine del 2022 o dall’inizio del 2023 a seconda della seduta considerata. Le difficoltà nelle forniture di gas naturale liquefatto e la competizione con l’Asia riducono il margine di sicurezza proprio mentre i Paesi europei devono riempire gli stoccaggi.

L’Italia dispone di infrastrutture e diversificazioni costruite dopo la crisi del gas russo, ma non è isolata dal prezzo continentale. Se il TTF sale, aumentano i costi degli operatori e delle industrie energivore; l’effetto sulle bollette dipende dai contratti, dalle coperture e dai tempi di aggiornamento, ma prima o poi si manifesta. La vulnerabilità non si misura soltanto nei metri cubi disponibili: conta anche quanto bisogna pagarli.

Caro energia: distributore di carburante e pompe di benzina

Caro energia: distributore di carburante e pompe di benzina (Fonte: Unsplash)

Carburanti: la trasmissione è già visibile

I dati comunicati dal Mimit il 15 settembre indicavano, sulla rete stradale nazionale in modalità self, una media di 2,120 euro al litro per la benzina e 2,231 euro per il gasolio. In autostrada i valori salivano rispettivamente a 2,212 e 2,313 euro. Il diesel più caro della benzina colpisce direttamente trasporto merci, agricoltura e molte attività artigiane.

Il prezzo alla pompa non replica in modo automatico quello del barile. Pesano il cambio euro-dollaro, la raffinazione, i margini distributivi e soprattutto la componente fiscale. Ma quando greggio e prodotti raffinati salgono insieme, la pressione arriva rapidamente. Per una famiglia pendolare bastano pochi centesimi in più al litro per trasformarsi in decine di euro al mese; per una flotta aziendale l’impatto si misura in migliaia.

Dal pieno al carrello della spesa

La seconda ondata è meno visibile ma più larga. In Italia gran parte delle merci viaggia su strada. Se aumenta il costo del gasolio, crescono i noli e la distribuzione di alimenti, farmaci, materiali da costruzione e beni di consumo. Le imprese possono assorbire una quota del rincaro riducendo i margini, oppure trasferirla sui listini. La scelta dipende dalla concorrenza e dalla durata dello shock.

L’energia entra anche nei fertilizzanti, nel vetro, nella ceramica, nella carta e nella refrigerazione. È per questo che un rialzo prolungato riapre il dossier inflazione anche se la domanda interna resta debole. Le famiglie con redditi più bassi sono le più esposte: spendono una quota maggiore per beni essenziali e hanno meno possibilità di cambiare casa, automobile o impianto di riscaldamento.

Cosa possono fare governo e imprese

Gli interventi generalizzati sulle accise danno un sollievo rapido, ma costano molto e aiutano anche chi non ne ha bisogno. Misure mirate su trasporto pubblico, nuclei vulnerabili e settori esposti possono essere più efficienti, purché siano attivate in tempo e con regole semplici. Sul lato industriale servono contratti di fornitura, coperture finanziarie e piani per ridurre i consumi, non soltanto ristori dopo l’aumento.

Nel medio periodo, reti elettriche, rinnovabili, accumuli, efficienza e diversificazione non sono capitoli separati dalla sicurezza. Riducono il volume di energia importata e quindi l’esposizione a crisi che l’Italia non può controllare. Il petrolio sopra 107 dollari è un segnale, non ancora una sentenza. La durata delle interruzioni e la capacità europea di reagire diranno se resterà una fase acuta o diventerà il nuovo conto strutturale dell’autunno.

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