Premi di risultato 2026: quando si applica la tassa all’1%

Marco Di NardoEconomia9 minutes ago8 Views

Beneficiari, soglie e accordi aziendali: le condizioni da verificare prima di calcolare quanto resta davvero in busta paga.

Un premio aziendale può lasciare al dipendente una somma diversa da quella che si aspetta leggendo l’importo lordo. Nel 2026 i premi di risultato hanno una tassazione particolarmente favorevole, ma il beneficio dipende dal reddito del lavoratore, dall’accordo che disciplina il premio e dai risultati raggiunti dall’impresa. La domanda da porsi prima di fare i conti è quindi concreta: quel pagamento possiede davvero i requisiti dell’agevolazione?

Premi di risultato 2026: aliquota e limite

La legge di bilancio 2026, articolo 1, comma 9 prevede, per i premi agevolabili erogati nel 2026 e nel 2027, un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali dell’1%, entro un importo complessivo di 5.000 euro. L’intervento riguarda anche le somme distribuite a titolo di partecipazione agli utili secondo la disciplina richiamata dalla legge. Il tetto individua la quota che può accedere al trattamento di favore: non rende fiscalmente privilegiato qualsiasi bonus di quel valore.

La platea è quella dei lavoratori del settore privato con reddito di lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro nell’anno precedente a quello di percezione. Il criterio, illustrato nella circolare dell’Agenzia delle Entrate 5/E del 29 marzo 2018, va distinto dalla retribuzione annuale pattuita nel contratto. Per un premio pagato nel 2026 si controlla il reddito rilevante del 2025, tenendo conto anche di eventuali altri rapporti di lavoro. La CU è quindi un documento di partenza più utile di una stima dello stipendio mensile.

Non basta chiamarlo premio di produttività

Un incentivo individuale riconosciuto per gratificare un dipendente e un premio di risultato agevolabile possono apparire simili nella busta paga, ma hanno presupposti differenti. Nel secondo caso occorre un accordo collettivo aziendale o territoriale che definisca gli indicatori e il periodo di confronto. Per la produttività, la redditività, la qualità, l’efficienza o l’innovazione deve emergere un incremento misurabile e verificabile. Raggiungere un obiettivo personale, da solo, non dimostra l’esistenza di questa condizione.

Il Ministero del Lavoro richiama inoltre il deposito telematico del contratto e la dichiarazione di conformità. Per chi riceve il premio, ciò suggerisce alcune domande da rivolgere all’ufficio personale: quale accordo lo disciplina, quali indicatori sono stati utilizzati e quale quota sarà tassata con l’imposta sostitutiva? Sono informazioni che aiutano a leggere il pagamento senza trasformare il lavoratore nel controllore degli adempimenti dell’azienda.

Mani al lavoro su documenti contabili con una calcolatrice

Mani al lavoro su documenti contabili con una calcolatrice (Fonte: Pexels)

La tassa all’1% non coincide con il netto

L’aliquota ridotta riguarda il prelievo fiscale e non elimina automaticamente i contributi previdenziali. Per questo sarebbe sbagliato presentare un premio lordo di 2.000 euro come un accredito certo di 1.980 euro. Prima occorre determinare la base fiscale secondo il trattamento contributivo applicabile; possono inoltre intervenire altri elementi della busta paga. Un calcolo divulgativo deve dichiarare quali voci comprende e quali lascia fuori.

Si può fare un esempio circoscritto: su una base imponibile fiscale agevolabile di 1.000 euro, l’imposta sostitutiva dell’1% è pari a 10 euro. È il risultato di quella singola operazione, non una simulazione completa del cedolino. Per conoscere la somma accreditata serve invece il prospetto dell’azienda, con lordo, contributi, imponibile fiscale e imposta indicati separatamente. La possibilità di conversione in welfare, quando prevista dall’accordo, richiede un ulteriore confronto tra denaro disponibile e servizi utilizzabili.

Un beneficio da rendere comprensibile

Il tema si inserisce nel rapporto tra qualità del lavoro, competenze e retribuzione, affrontato anche nel nostro approfondimento sul lavoro in Lombardia e sui profili richiesti dalle imprese. Un premio è più trasparente quando il dipendente conosce in anticipo i criteri che ne determinano l’erogazione. L’agevolazione fiscale può aumentare il valore del pagamento, ma non chiarisce da sola perché una persona lo riceva e un’altra no.

Per il lavoratore, il controllo decisivo consiste nel confrontare la comunicazione del premio con la sua esposizione in busta paga e conservare i documenti sul reddito dell’anno precedente. Per l’impresa, una spiegazione accessibile dei criteri evita che l’aliquota ridotta venga scambiata per una promessa di netto. Importo riconosciuto, requisiti fiscali e somma accreditata sono tre informazioni diverse: comunicarle insieme rende il premio più comprensibile.

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