Blocco di Bab el-Mandeb: perché colpisce l’Italia

Il blocco dello stretto allunga le rotte tra Asia ed Europa, minacciando porti, industria e commerci. Per l’Italia il conto può essere pesante.

Sulle carte geografiche lo Stretto di Bab el-Mandeb è un passaggio largo appena 29 chilometri situato tra lo Yemen e l’Africa. Eppure, da questo corridoio marittimo passa circa il 40% del commercio estero italiano, rendendo la stabilità della rotta vitale per la nostra economia.

Che cosa sta accadendo nello stretto

Il nome Bab el-Mandeb significa “Porta delle lacrime”, un termine oggi tristemente attuale a causa delle minacce del movimento Houthi contro le navi commerciali. Per proteggere i traffici, l’Unione Europea ha avviato la missione navale Aspides, mentre il Governo italiano ha predisposto ulteriori misure di sicurezza. Se lo stretto diventa impraticabile, le navi sono costrette a circumnavigare l’Africa doppiando il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di viaggio di settimane.

Perché il blocco penalizza i porti italiani

La posizione geografica al centro del Mediterraneo avvantaggia storicamente l’Italia quando la rotta di Suez è aperta. Se le navi mercantili sono costrette ad aggirare l’Africa ed entrare dal Gibilterra, i porti del Nord Europa come Rotterdam e Anversa risultano avvantaggiati, erodendo il vantaggio competitivo dei nostri scali. Una nave, infatti, trasporta il 28% dell’import-export nazionale in valore e il 50% in quantità.

Nave portacontainer in navigazione nel Canale di Suez

Una portacontainer attraversa il Canale di Suez. Fonte: Wukipedia Commons – Foto Vyacheslav Argenberg, ritagliata – CC BY 2.0,

Gli effetti su fabbriche, esportazioni ed energia

Dall’Asia arrivano componenti elettronici, tessuti e semilavorati indispensabili per le filiere produttive italiane. Anche il ritardo di un singolo componente rischia di rallentare un’intera linea industriale, penalizzando soprattutto le piccole e medie imprese. Parallelamente, la deviazione delle rotte riduce i flussi di carburante e petrolio, facendo lievitare i costi di trasporto e i premi assicurativi.

Un conto che arriva fino alle famiglie

L’aumento dei costi logistici e dei noli marittimi incide inevitabilmente sui listini finali. Sebbene gli effetti sull’inflazione dipendano dalla durata della crisi e dalla capacità di assorbimento delle aziende, una chiusura prolungata si traduce in rincari per l’energia, i trasporti e la spesa quotidiana delle famiglie.

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