Idrogeno verde a Cairate: la sfida del mercato

Marco Di NardoAmbiente5 minutes ago2 Views

Nell’ex cartiera nasce H2Olona. Investimento da 23 milioni: il risultato dipenderà dalla produzione effettiva e dalla domanda industriale.

A Cairate la Hydrogen Valley entra nella fase in cui l’infrastruttura deve incontrare il mercato. L’inaugurazione del 9 ottobre 2026 riporta l’ex area industriale Vita Mayer-Vima al centro di un progetto energetico: H2Olona, dedicato all’idrogeno verde. Il suo futuro economico dipenderà dalla possibilità di trasformare la capacità dell’impianto in forniture continuative, con clienti e condizioni che rendano sostenibile la produzione.

Hydrogen Valley a Cairate: investimento e capacità

Il Comune di Cairate ha annunciato l’inaugurazione e le visite all’impianto. Secondo il resoconto ANSA del 9 ottobre, l’intervento promosso da Expand vale 23 milioni di euro, dei quali 11,5 milioni finanziati dal Ministero dell’Ambiente attraverso il PNRR. È un’informazione riportata dall’agenzia: non costituisce una verifica dei pagamenti già effettuati.

La presentazione giornalistica del progetto indica un impianto fotovoltaico da 4,5 MW e un elettrolizzatore da 2 MW, con capacità iniziale di circa 107 tonnellate annue di idrogeno. Gli obiettivi descritti sono 220 tonnellate nel 2028 e 500 nel 2030. Capacità iniziale, quantità effettivamente prodotte e ampliamenti futuri devono restare tre voci separate.

Perché il cliente conta quanto l’impianto

Produrre idrogeno richiede energia; venderlo significa inserirlo in un processo produttivo che possa utilizzarlo a condizioni accettabili. Il cliente industriale deve valutare costo, qualità, continuità e modalità della fornitura. Dal lato del produttore, invece, contratti sufficientemente stabili aiutano a programmare l’attività e a ridurre il rischio che una parte della capacità resti inutilizzata.

Il problema è internazionale. Nel Global Hydrogen Review 2026, l’Agenzia internazionale dell’energia descrive costi elevati, domanda incerta e infrastrutture insufficienti tra gli ostacoli alla diffusione dell’idrogeno a basse emissioni. Nel 2025 la domanda mondiale complessiva ha superato 100 milioni di tonnellate, mentre la produzione a basse emissioni è arrivata a quasi un milione. Queste categorie non coincidono: “a basse emissioni” comprende tecnologie diverse dall’elettrolisi alimentata con rinnovabili.

Il rapporto segnala inoltre che soltanto circa il 20% dei volumi dei nuovi accordi di acquisto del 2025 era sostenuto da impegni contrattuali vincolanti. Il dato non riguarda H2Olona, ma aiuta a capire perché la presenza di clienti effettivi sia una verifica decisiva per il settore. Un interesse commerciale e un contratto di fornitura non offrono le stesse garanzie.

Pannelli fotovoltaici installati a terra

Pannelli fotovoltaici installati a terra (Fonte: Wikimedia)

Che cosa significa davvero idrogeno verde

La Commissione europea distingue l’idrogeno rinnovabile da quello a basse emissioni e richiama le regole per qualificare i combustibili rinnovabili di origine non biologica. Il beneficio ambientale non si esaurisce nell’assenza di emissioni nel punto di utilizzo: conta anche come viene prodotto il vettore e come sono calcolate le emissioni lungo il suo ciclo di vita.

Nel valutare un impianto, dunque, il fotovoltaico installato è una parte dell’informazione. Occorre conoscere la provenienza dell’elettricità utilizzata nelle diverse condizioni operative, la produzione certificata e il fabbisogno degli utilizzatori. Non è corretto convertire i megawatt dei pannelli direttamente in tonnellate annue di idrogeno senza ipotesi su funzionamento e rendimento.

Il contributo pubblico va seguito fino ai risultati

Il sostegno iniziale può aiutare a realizzare infrastrutture che incontrerebbero difficoltà a partire soltanto con capitali privati. La sua valutazione richiede però due conti distinti: quello del progetto finanziato e quello dell’attività industriale negli anni successivi. Un contributo alla costruzione non garantisce da solo che il prodotto trovi domanda a un prezzo sufficiente a coprire i costi operativi.

Per H2Olona sarebbe utile rendere disponibili, con periodicità, volumi prodotti e venduti, continuità operativa, impieghi industriali e occupazione stabile. La pubblicazione di questi indicatori consentirebbe di verificare lo sviluppo senza confondere traguardi programmati con risultati conseguiti. Anche le ricadute della riqualificazione dell’area vanno seguite attraverso interventi effettivamente completati.

La domanda è vicina a quella posta per le infrastrutture digitali e l’industria italiana: come trasformare un investimento tecnologico in capacità economica del territorio? Nel caso dell’idrogeno, la risposta passa dai collegamenti con gli utilizzatori e dalle competenze necessarie per far funzionare l’impianto.

L’apertura è un passaggio concreto. La prova successiva sarà la regolarità delle forniture: quanto idrogeno verrà acquistato, da chi e per quali processi. Saranno questi elementi a mostrare se il recupero di un sito industriale avrà costruito anche un mercato capace di sostenerlo.

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