
La proposta di von der Leyen apre una discussione sui rapporti con Ottawa. Per ora non definisce un nuovo status né un’adesione all’Unione.
Il Canada può diventare un alleato ancora più vicino dell’Unione europea senza entrare nell’UE? La domanda è tornata al centro del dibattito dopo il discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre 2026, in cui Ursula von der Leyen ha proposto di aprire la strada al Canada come primo possibile «membro associato». È una proposta politica: il contenuto di questo eventuale rapporto deve ancora essere definito.
Europa e Canada non partono da zero. Hanno rapporti commerciali regolati anche dal CETA, l’accordo economico e commerciale applicato provvisoriamente dal 2017. Collaborano inoltre nella ricerca: nel 2024 è stato firmato l’accordo che consente al Canada una partecipazione rafforzata a una parte di Horizon Europe. Secondo la Commissione europea, gli scambi bilaterali di beni e servizi hanno raggiunto 130 miliardi di euro nel 2025.
Parlare di un rapporto più stretto significa dunque chiedersi quali attività aggiungere a una cooperazione già avviata. Una possibilità è approfondire il lavoro sulle forniture di materie prime, sulla ricerca o su specifiche filiere industriali. Un’altra è prevedere consultazioni più sistematiche quando una decisione commerciale di una delle due parti ha effetti sull’altra. Sono ipotesi da negoziare, non misure già contenute nell’annuncio.

Europa e Canada: una partnership commerciale? (Fonte: Pexels)
Le imprese europee hanno bisogno di mercati di sbocco e di forniture affidabili. Ricostruire all’interno dell’UE ogni fase produttiva può essere costoso o poco realistico. Collaborare con un partner che condivide interessi su commercio e ricerca può offrire un’altra strada per ridurre alcune vulnerabilità.
Il vantaggio, però, non è automatico. Se l’UE adottasse nuove barriere commerciali per proteggere una propria industria, dovrebbe valutarne gli effetti anche sulle imprese dei Paesi alleati e sulle aziende europee che esportano verso quei mercati. Un’intesa più ambiziosa avrebbe valore proprio se rendesse più prevedibili queste decisioni.
Per ora restano aperti punti essenziali: quali diritti avrebbe un membro associato? In quali tavoli parteciperebbe? Con quali obblighi? Nessuno di questi aspetti può essere dedotto dal solo discorso della presidente della Commissione.
È per questo che sarebbe prematuro raccontare la proposta come un ingresso del Canada nell’Unione europea. La notizia è un’altra: Bruxelles sta cercando forme di cooperazione più strette con un partner già importante. Il passo successivo sarà capire se all’annuncio seguirà un progetto con regole, settori coinvolti e vantaggi misurabili per entrambe le economie.






