AfCFTA il mercato africano e le opportunità per l’Italia

Marco Di NardoEconomia10 minutes ago2 Views

L’integrazione commerciale può favorire industria e logistica. Per le imprese italiane contano regole di origine e partner locali.

Un macchinario venduto in Africa può servire un’azienda locale, ma anche una filiera che produce per più mercati del continente. È questa seconda prospettiva a rendere interessante l’AfCFTA, l’area africana di libero scambio. L’accordo punta a ridurre gli ostacoli al commercio tra i Paesi partecipanti e a favorire l’integrazione economica. Per le imprese italiane l’opportunità richiede una lettura delle singole filiere, senza trattare l’Africa come un mercato uniforme.

AfCFTA e imprese italiane oltre il singolo Paese

L’Unione africana presenta l’AfCFTA come un progetto di mercato continentale per beni e servizi, collegato a una più ampia integrazione. L’accordo non rende però identiche le condizioni operative dei diversi Stati. La circolazione delle merci va distinta da altri obiettivi, come quella delle persone, che richiedono strumenti e attuazione specifici.

Per un’impresa italiana, la domanda utile non è soltanto quale Paese importi un determinato prodotto. Conta anche capire dove quel prodotto possa entrare in una catena di lavorazione, quali clienti finali vengano raggiunti e quali passaggi logistici siano necessari. Un impianto di confezionamento, per esempio, può avere valore per un produttore che intende ampliare la distribuzione regionale.

Le previsioni della Banca mondiale

Nel rapporto del 2022 realizzato con il Segretariato AfCFTA, la Banca mondiale stima che un’attuazione approfondita dell’accordo, comprendente l’armonizzazione delle regole su investimenti e concorrenza, possa aumentare i redditi regionali del 9% entro il 2035 rispetto allo scenario senza quell’integrazione. Il beneficio stimato è di 571 miliardi di dollari.

È un risultato di modellizzazione, non una crescita già ottenuta. Dipende dalla realizzazione delle riforme e non va trasformato in una previsione di fatturato per gli esportatori italiani. Il significato economico è che l’integrazione potrebbe ampliare produzione e domanda, rendendo possibili attività oggi frenate dalla frammentazione dei mercati.

Ridurre i dazi non basta

La Banca mondiale richiama la progressiva eliminazione dei dazi sul 90% dei beni nella prima fase dell’accordo, avviata nel gennaio 2021. L’obiettivo riguarda il commercio tra i partecipanti: non significa che una merce spedita dall’Italia entri automaticamente senza dazio in tutta l’Africa.

Occorre verificare il trattamento del prodotto e le regole di origine applicabili. Anche una lavorazione realizzata sul continente deve soddisfare condizioni specifiche per beneficiare delle preferenze. Un’operazione di transito o una semplice rivendita non possono essere considerate, senza verifica, equivalenti a una produzione locale.

A questi aspetti si aggiungono i costi del percorso commerciale. Un’agevolazione doganale può essere poco utile se la merce resta bloccata, se i collegamenti sono irregolari o se mancano infrastrutture di conservazione. La competitività dipende dal costo complessivo della consegna e dall’affidabilità del servizio.

Terminal container e logistica per gli scambi commerciali

Terminal container e logistica per gli scambi commerciali (Fonte: Pexels)

Dove cercare opportunità concrete

Macchinari per trasformare alimenti, packaging, conservazione e servizi logistici sono esempi di attività da esplorare in relazione a filiere locali. Non costituiscono una graduatoria di settori sicuramente redditizi. Ogni proposta richiede una verifica della domanda e della capacità del cliente di utilizzare, mantenere e finanziare l’impianto.

Il rapporto della Banca mondiale collega l’integrazione a potenziali sviluppi nell’agroindustria, nella manifattura e nei servizi. Per trasformare questa prospettiva in un progetto commerciale, un’impresa dovrebbe identificare clienti e partner, controllare requisiti tecnici e valutare assistenza e ricambi. L’accesso al mercato non si esaurisce nella prima vendita.

Il progetto da costruire prima dell’investimento

Una valutazione credibile parte da un prodotto definito, dal suo codice doganale e da un Paese di ingresso. Prosegue con il percorso delle merci, i costi di trasporto, le condizioni di pagamento e le responsabilità del partner. Se l’obiettivo è produrre localmente, vanno esaminati anche energia, competenze e disponibilità degli input.

L’AfCFTA offre una prospettiva di integrazione che merita attenzione proprio perché può cambiare le relazioni tra mercati africani. Per l’Italia, il valore maggiore potrebbe stare nel contribuire a filiere capaci di trasformare e distribuire prodotti sul continente. Ma la distanza tra un accordo e una commessa si colma con conoscenza operativa, contratti verificati e presenza commerciale, non con le sole dimensioni potenziali del mercato.

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