
Metalli, macchinari, automotive, alimentare e logistica guidano l’automazione. L’Italia resta il secondo mercato europeo, ma gli investimenti rallentano.
La robotica industriale non è più riservata alle grandi aziende automobilistiche. Bracci meccanici, sistemi di visione e macchine collaborative vengono impiegati anche nella metalmeccanica, nell’alimentare, nel confezionamento e nella gestione dei magazzini.
L’Italia mantiene una posizione importante nel mercato europeo, ma gli ultimi dati mostrano un rallentamento. La questione, quindi, non riguarda soltanto quanti robot vengano installati, ma dove le imprese investano e quali risultati cerchino di ottenere.
Secondo l’International Federation of Robotics, nel 2025 in Italia sono stati installati circa 7.800 robot industriali, l’11% in meno rispetto all’anno precedente.
Il Paese resta il secondo mercato europeo, dietro la Germania e davanti a Francia e Spagna. Il primato continentale, tuttavia, non deve nascondere la contrazione degli investimenti: già nel 2024 le installazioni erano diminuite del 16%, fermandosi a 8.783 unità.
Il dato riflette la debolezza di alcuni comparti manifatturieri, soprattutto dell’automotive, ma non indica un abbandono dell’automazione. Le imprese continuano a investire dove i robot possono migliorare produttività, precisione, sicurezza e continuità operativa.
La domanda di automazione non è distribuita uniformemente. Cambia in base alle caratteristiche dei settori, alla dimensione delle aziende e alla possibilità di standardizzare le attività.
La produzione di metalli e macchinari rappresenta uno dei principali ambiti di impiego della robotica industriale italiana.
I robot vengono utilizzati soprattutto per:
In queste attività l’automazione può ridurre gli errori, rendere più costante la produzione e limitare l’esposizione dei lavoratori a carichi pesanti, temperature elevate o operazioni pericolose.
L’investimento non riguarda soltanto il braccio robotico. Servono sensori, sistemi di sicurezza, software, integrazione con le linee produttive e personale capace di gestire l’impianto.
L’industria automobilistica è stata tra le prime ad adottare robot su larga scala. Saldatura delle scocche, verniciatura, assemblaggio e movimentazione dei componenti sono da tempo attività fortemente automatizzate.
Negli ultimi anni la transizione verso veicoli elettrici, batterie e nuovi componenti ha richiesto l’adeguamento degli stabilimenti. Il rallentamento del mercato europeo dell’auto ha però ridotto diversi programmi di investimento e contribuito alla diminuzione delle installazioni italiane.
La robotizzazione dell’automotive continua, quindi, ma procede in un contesto più incerto rispetto al passato.
Nel comparto alimentare i robot vengono impiegati soprattutto nelle fasi successive alla produzione:
Le applicazioni devono rispettare requisiti rigorosi di igiene, tracciabilità e sicurezza. Per questo vengono utilizzate macchine progettate per operare in ambienti nei quali sono frequenti lavaggi, variazioni di temperatura e contatto con alimenti o confezioni.
L’automazione consente inoltre di gestire produzioni differenti e picchi stagionali, purché gli impianti siano sufficientemente flessibili.
Precisione e tracciabilità rendono la robotica particolarmente utile nella produzione farmaceutica e medicale.
I sistemi automatizzati possono essere impiegati per manipolare materiali, riempire contenitori, ispezionare confezioni e verificare la conformità dei prodotti. In laboratorio possono assistere alcune procedure ripetitive e ridurre il rischio di contaminazione.
È necessario, però, distinguere questi impianti dai robot chirurgici e dalle apparecchiature utilizzate direttamente nell’assistenza sanitaria, che appartengono principalmente alla robotica medica e di servizio.
La crescita dell’e-commerce e la necessità di ridurre i tempi di consegna hanno favorito l’automazione dei magazzini.
Le imprese investono in sistemi automatici per:
In questo settore sono sempre più diffusi i robot mobili autonomi, conosciuti come AMR. Queste macchine possono muoversi nel magazzino utilizzando sensori e mappe digitali.
Non tutti gli AMR rientrano però nella definizione statistica di robot industriale adottata dall’IFR. Per questo i dati sulle installazioni in fabbrica non rappresentano l’intero mercato dell’automazione logistica.
La produttività è una delle ragioni principali, ma non è l’unica. Le aziende ricorrono ai robot anche per aumentare la precisione, mantenere standard qualitativi costanti e gestire la difficoltà di reperire alcune figure professionali.
L’automazione può inoltre migliorare la sicurezza quando assume attività fisicamente pesanti, ripetitive o svolte in ambienti pericolosi.
I benefici non sono però automatici. Un robot inserito in un processo organizzato male può trasferire inefficienze da una fase all’altra. Prima dell’investimento l’impresa deve comprendere quale problema intenda risolvere, quali risultati possa misurare e quali competenze saranno necessarie.
Robotica e intelligenza artificiale vengono spesso presentate come un’unica tecnologia, ma non sono sinonimi.
Un robot industriale può eseguire movimenti programmati senza utilizzare sistemi avanzati di IA. L’intelligenza artificiale può invece aggiungere capacità come il riconoscimento degli oggetti, l’individuazione dei difetti e l’adattamento ad alcune variazioni del processo.
Secondo l’Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l’8,2% del 2024.
La crescita è significativa, ma riguarda applicazioni molto diverse: analisi dei documenti, produzione di testi, riconoscimento delle immagini, previsioni e automazione dei processi. Non tutte sono collegate a un robot fisico.
Sul rapporto tra automazione e occupazione si può approfondire anche l’articolo del Contemporaneo Robot e lavoro: quali mansioni cambiano davvero.
Le grandi aziende possono distribuire i costi di progettazione e manutenzione su volumi produttivi elevati. Per una piccola impresa, invece, l’investimento iniziale può risultare più difficile da sostenere.
Non basta acquistare una macchina. Bisogna integrare il robot con gli impianti esistenti, adeguare gli spazi, formare il personale e programmare la manutenzione.
Per le PMI diventano quindi importanti i sistemi modulari, il noleggio operativo, l’assistenza degli integratori e i robot collaborativi destinati a produzioni con volumi più contenuti.
Anche la disponibilità di competenze rappresenta un ostacolo. Tecnici della manutenzione, programmatori, integratori e operatori capaci di comprendere il processo produttivo sono essenziali per trasformare la tecnologia in un miglioramento concreto.
Nel biennio 2024-2025 il piano Transizione 5.0 ha previsto incentivi per gli investimenti capaci di combinare digitalizzazione e riduzione dei consumi energetici.
La dotazione originaria ammontava a 6,3 miliardi di euro. L’accesso al credito d’imposta richiedeva il rispetto di condizioni, certificazioni e obiettivi di efficientamento energetico.
Gli incentivi possono ridurre il costo degli investimenti, ma non sostituiscono una strategia industriale. Un progetto di robotizzazione deve essere sostenibile anche sul piano organizzativo, della manutenzione e della formazione.

Robot mobili autonomi in movimento in un grande magazzino automatizzato. (Fonte: Wikimedia)
L’AI Act europeo è entrato in vigore il 1° agosto 2024, con un’applicazione graduale delle sue disposizioni.
Il regolamento non disciplina indistintamente qualsiasi macchina industriale. Gli obblighi dipendono dalla presenza di un sistema di intelligenza artificiale, dal suo utilizzo e dal livello di rischio previsto.
Quando algoritmi e sistemi automatizzati vengono impiegati per controllare i lavoratori, assegnare compiti o influenzare decisioni relative all’occupazione, diventano particolarmente importanti trasparenza, protezione dei dati e supervisione umana.
Le imprese devono inoltre rispettare le norme già esistenti sulla sicurezza delle macchine, sulla salute nei luoghi di lavoro e sulla tutela dei dati personali.
La Commissione europea descrive l’Industria 5.0 attraverso tre principi: sostenibilità, resilienza e centralità della persona.
Questo approccio non propone di rinunciare all’automazione. Chiede, piuttosto, che la tecnologia venga progettata e utilizzata per migliorare il processo produttivo senza trascurare la qualità del lavoro.
Un robot può svolgere operazioni ripetitive, faticose o pericolose. Le persone restano necessarie per programmare, controllare, risolvere gli imprevisti e assumere decisioni che richiedono esperienza e responsabilità.
Per ottenere questo risultato servono:
L’Italia conserva una posizione importante nella robotica industriale, ma il calo delle installazioni mostra che la leadership non può essere considerata definitiva.
Metalli, macchinari, automotive, alimentare, farmaceutica e logistica offrono applicazioni concrete. La convenienza dell’investimento dipende però dalla capacità di integrare le macchine nei processi, formare le persone e misurare i risultati.
La sfida dei prossimi anni non sarà riempire le fabbriche di robot. Sarà utilizzare l’automazione dove può davvero aumentare produttività, sicurezza e qualità, evitando che l’innovazione si trasformi soltanto in riduzione dei costi o maggiore controllo sui lavoratori.






