
Investimenti miliardari, opere pubbliche e consumi: il caso San Bovio aiuta a distinguere benefici locali, impegni e risultati da verificare.
Nell’ex area Postalmarket di San Bovio, a Peschiera Borromeo, il progetto di un data center porta con sé una domanda che riguarda l’intera area milanese: quanto dell’investimento resta al territorio? Per rispondere bisogna scendere dalla scala dei miliardi a quella delle convenzioni comunali, delle opere pubbliche e dei posti di lavoro. È qui che l’espansione dell’economia digitale incontra le aspettative dei cittadini.
Secondo la ricerca dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, pubblicata a gennaio 2026, nel triennio 2023–2025 in Italia sono stati investiti 7,1 miliardi di euro nella costruzione, nell’approntamento e nell’installazione delle apparecchiature informatiche delle nuove strutture. Si è concretizzato il 68% dei 10,5 miliardi stimati nel 2023.
Per il periodo 2026–2028, l’Osservatorio censisce 83 progetti annunciati, con un valore potenziale di 25,4 miliardi. La parola decisiva è “potenziale”: quella cifra non rappresenta una spesa già effettuata.
Il polo milanese concentra 414 megawatt IT, pari al 68% della capacità nazionale rilevata. Il riferimento è al mercato infrastrutturale dell’area milanese, che comprende anche comuni limitrofi, non soltanto al territorio del capoluogo. I megawatt IT indicano la potenza destinata alle apparecchiature informatiche: non misurano il consumo annuale di elettricità dell’intero impianto.
Queste distinzioni servono anche a valutare le ricadute economiche. Un investimento può comprendere edifici, impianti e tecnologie acquistate fuori dal territorio. Per capire quanto alimenti l’economia locale bisogna conoscere le commesse affidate alle imprese della zona, l’occupazione generata e le risorse effettivamente destinate alla comunità.
Il rapporto tra infrastrutture digitali e produzione è al centro anche del nostro approfondimento su industria italiana, intelligenza artificiale e data center. Qui il punto di osservazione è più vicino: il comune che ospita la struttura.
Nell’aggiornamento sul progetto di San Bovio, datato luglio 2026, Microsoft indica oltre 10 milioni di euro complessivi tra oneri di urbanizzazione, monetizzazioni e opere compensative. Non sono, quindi, dieci milioni interamente destinati a entrare nelle casse comunali.
L’azienda elenca la cessione di 14.900 metri quadrati al Comune, 11.600 metri quadrati di forestazione urbana con circa 1.200 piante, manutenzione del verde per cinque anni e cessione dell’edificio dell’ex bar di via Trieste 24. Sono impegni descritti dal promotore: la loro attuazione deve essere verificata attraverso gli atti e lo stato delle opere.
Un riscontro istituzionale arriva dalla documentazione pubblicata dal Comune di Peschiera Borromeo. L’atto richiama la convenzione urbanistica sottoscritta il 20 ottobre 2025 e opere di urbanizzazione primaria per un valore complessivo, al netto dello sconto previsto, di 661.636,36 euro. Il provvedimento riguarda l’approvazione del progetto di una pista ciclopedonale sul lato nord-est dell’intervento: quella cifra non va attribuita automaticamente alla sola pista.
Le opere sono previste a scomputo degli oneri di urbanizzazione. Significa che il privato realizza interventi riconosciuti a compensazione di somme dovute; non sono necessariamente un beneficio aggiuntivo da sommare agli oneri. Inoltre, approvare un progetto non equivale ad avere un’opera completata e collaudata.
Per il territorio, dunque, conta il passaggio dall’impegno alla consegna. Una convenzione permette di conoscere gli obblighi; un rendiconto permette di sapere quali siano stati rispettati, in quali tempi e con quali eventuali modifiche.
La valutazione delle ricadute dovrebbe separare almeno tre voci: gli addetti alla costruzione, il personale impiegato nella gestione della struttura e i lavoratori dei fornitori. Riunirli in un unico numero rende difficile capire quanto lavoro rimarrà dopo la chiusura del cantiere.
Per San Bovio, i documenti qui esaminati non permettono di quantificare con precisione gli occupati permanenti residenti nel territorio o il valore delle commesse assegnate alle imprese locali. Sarebbe quindi improprio ricavare questi dati dall’entità dell’investimento.
Sul fronte delle competenze esiste un’iniziativa identificabile. Il 27 agosto 2025, Microsoft ha annunciato una collaborazione tra la propria Datacenter Academy e l’ITS Angelo Rizzoli, a sostegno del percorso “Network and Cloud Specialist”. Il programma prevede formazione, laboratori, affiancamento professionale e opportunità di stage nei data center.
Per misurarne il risultato serviranno gli esiti: quanti studenti hanno partecipato, quanti hanno concluso il percorso e quanti sono stati assunti. È questo collegamento tra formazione e lavoro a poter rendere duratura una parte dell’investimento.

????????Apparecchiature informatiche nella sala server del CERN (Fonte: Wikipedia)
La pressione sulla rete elettrica emerge dai dati di Terna sulle richieste di connessione dei data center. Alla fine di gennaio 2026, sul territorio nazionale risultavano 449 richieste, per una potenza complessiva di 78,79 gigawatt.
Sono domande di connessione, non impianti tutti costruiti o consumi già presenti. Non possono essere trasformate in una previsione certa del fabbisogno elettrico, né confrontate direttamente con la capacità IT installata senza considerare le diverse grandezze e il perimetro della rilevazione.
Per un’amministrazione locale, le informazioni utili sono più specifiche: potenza autorizzata, domanda effettiva nelle diverse fasi di apertura, infrastrutture necessarie e consumi annuali misurati. Anche gli impegni sull’approvvigionamento rinnovabile vanno letti attraverso contratti e rendicontazioni.
Per San Bovio, Microsoft prevede acqua di falda non potabile per il raffreddamento e recupero dell’acqua piovana. Nello stesso aggiornamento riferisce la demolizione dell’ex edificio tra febbraio e novembre 2025, mentre indicava settembre 2026 come data prevista per l’avvio della costruzione. Queste informazioni non attestano, da sole, lo stato attuale del cantiere.
L’impiego di acqua non potabile evita di confondere il prelievo dalla falda con quello dalla rete destinata al consumo umano, ma non basta a descrivere l’impatto idrico. Per valutarlo occorrono volumi autorizzati e misurati, modalità di gestione e andamento dei consumi durante l’anno.
Anche il recupero del calore va giudicato sulla base di ciò che viene effettivamente utilizzato fuori dalla struttura. L’Unione europea ha introdotto un sistema di rendicontazione della prestazione energetica e ambientale dei data center, con indicatori disciplinati dal regolamento delegato 2024/1364. Tra gli aspetti monitorati rientrano energia, acqua e riutilizzo del calore.
Per il territorio, la domanda concreta è se esistano utenze, collegamenti e accordi che consentano di usare quel calore. Una possibilità tecnica può diventare un vantaggio pubblico; finché non è realizzata e misurata, resta una possibilità.
Che cosa è realizzato, che cosa è previsto, che cosa resta da verificare
| Stato | Elementi da distinguere |
| Attività dichiarate concluse | Demolizione del precedente edificio, secondo il resoconto del promotore. |
| Atti documentati | Convenzione urbanistica e approvazione del progetto ciclopedonale: attestano obblighi e decisioni amministrative. |
| Interventi previsti | Opere pubbliche, cessioni e sistemazioni del verde, da seguire fino alla consegna. |
| Risultati da verificare | Somme effettivamente versate, opere collaudate, occupazione stabile, forniture locali e consumi operativi. |
Il riquadro distingue lo stato delle informazioni disponibili: un annuncio o un’approvazione non certificano il completamento dell’intervento.
La Lombardia ha organizzato un procedimento unico per i centri dati, aggiornando il quadro amministrativo delle autorizzazioni. La chiarezza delle procedure è un tassello; la verifica delle ricadute richiede un lavoro successivo.
Un rendiconto periodico per ciascun insediamento permetterebbe di affiancare agli investimenti annunciati pochi dati leggibili: opere consegnate, risorse ricevute dal Comune, addetti permanenti, forniture locali, energia e acqua utilizzate. Darebbe ai cittadini la possibilità di seguire l’intervento senza dover ricostruire ogni volta un fascicolo amministrativo.
Per Milano e i comuni che ospitano queste infrastrutture, la sfida è ottenere un beneficio che duri quanto l’impianto. I capitali aprono il cantiere. A mostrare che cosa resta al territorio saranno il lavoro, i servizi e gli impegni mantenuti.






