
I data center in Lombardia portano investimenti e nuove richieste di energia, ma quali benefici lasciano ai territori che li ospitano? Nell’intervista a Il Contemporaneo, Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo risorsa idrica, indica le priorità per governarne lo sviluppo: tutela dell’acqua, contenimento del consumo di suolo e monitoraggio degli insediamenti. Annuncia inoltre interventi sulla formazione specialistica, mentre le ricadute occupazionali restano da quantificare nelle risposte raccolte.
Il quadro regionale è definito dalla legge 3 giugno 2026, n. 11, dedicata all’insediamento dei centri dati. Le delibere attuative 6645 e 6646 del 3 agosto 2026 disciplinano priorità, misure premiali e procedimenti autorizzativi. È su questo impianto che Sertori propone ulteriori interventi.
La Lombardia ha approvato una legge sui data center. Alla luce dell’esperienza maturata, ha annunciato alcuni adeguamenti: in quale direzione intendete intervenire?
“Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale sono strategici per il nostro Paese e per la Lombardia, che anche in questo settore si conferma tra le regioni più attrattive d’Europa. Proprio per questo vogliamo accompagnarne lo sviluppo con una programmazione attenta ai territori e all’ambiente: tutelare la risorsa idrica, ridurre l’impronta carbonica attraverso l’impiego di energia da fonti rinnovabili e salvaguardare il suolo, disincentivando gli insediamenti su aree greenfield“.
La Lombardia sta attirando investimenti importanti nei data center. Al di là delle cifre annunciate, quali benefici concreti possono attendersi i territori? Avete già dati sull’occupazione stabile, sul coinvolgimento delle imprese locali e sulle ricadute economiche?
“Siamo ancora in una fase iniziale, ma il ritmo delle richieste è molto intenso: numerosi progetti sono in corso di autorizzazione o di realizzazione. Per questo la Regione si è dotata di una legge che consente di governare il processo, collaborando con il Governo e sostenendo i Comuni coinvolti. Il messaggio è duplice: crediamo nello sviluppo di tecnologie essenziali per il futuro del nostro sistema economico, ma vogliamo che avvenga in modo efficace, sostenibile e ordinato. Con la revisione della norma intendiamo rafforzare il monitoraggio, sostenere l’occupazione qualificata e l’indotto, premiare i progetti a basso consumo idrico e quelli che recuperano acqua e calore per il teleriscaldamento, oltre a favorire la formazione specialistica“.
I nuovi impianti comportano un forte aumento della domanda di energia. Come state affrontando questo tema? Che cosa occorre fare per evitare ricadute sulle altre imprese e sui cittadini, e chi dovrà sostenere i costi per adeguare la rete?
“È uno degli aspetti centrali quando parliamo di governare il processo, anche se non tutte le misure necessarie rientrano nelle competenze regionali. Vogliamo comunque avanzare alcune proposte a livello nazionale. Allo stesso tempo, occorre scoraggiare le richieste puramente speculative, che non corrispondono a progetti destinati a essere realizzati concretamente“.
Sul fronte dell’acqua, quali garanzie chiedete agli operatori per i prelievi e i sistemi di raffreddamento? E come verificate che i nuovi impianti siano compatibili con le esigenze dei cittadini e dell’agricoltura, soprattutto nei periodi di siccità?
“Oggi esistono soluzioni tecnologiche già sperimentate che consentono di proteggere sia l’acqua potabile sia quella destinata all’irrigazione. Penso, per esempio, ai sistemi a circuito chiuso, che permettono di riutilizzare l’acqua e di recuperare il calore prodotto per il teleriscaldamento. L’innovazione ci consente quindi di superare i sistemi di raffreddamento che consumano grandi quantità d’acqua, come le torri evaporative“.
Quando più data center si concentrano nella stessa area, come ne valutate l’impatto complessivo su energia, acqua, rumore e consumo di suolo? Esiste una soglia oltre la quale un nuovo insediamento non può più essere considerato sostenibile?
“Sono valutazioni tecniche svolte nell’ambito della Valutazione di impatto ambientale, alla quale partecipano tutti gli enti competenti e i territori interessati. In termini tecnici si parla di “effetto cumulato”, ed è un aspetto espressamente considerato in queste procedure. Quanto al consumo di suolo, le scelte spettano alla pianificazione comunale, poiché un data center è compatibile con la destinazione produttiva. La legge regionale prevede già l’obbligo di compensazione: non può quindi esserci nuovo consumo di suolo, a meno che il Comune competente non elimini contestualmente possibilità di urbanizzazione già previste“.

Connessioni di rete al servizio delle infrastrutture digitali (Fonte: Pexels)
I Comuni, soprattutto quelli più piccoli, dispongono davvero degli strumenti e delle competenze necessari per valutare progetti di questa portata e negoziare opere e compensazioni? In concreto, quale sostegno offre la Regione?
“Proprio per tutelare anche i Comuni più piccoli abbiamo previsto un procedimento unico in sede regionale. Lo strumento centrale è la conferenza di co-pianificazione, alla quale partecipano anche i Comuni confinanti e nella quale vengono definite le compensazioni su scala territoriale“.
La formazione sarà decisiva. State già lavorando ad accordi con ITS, università e imprese per formare e assumere personale sul territorio?
“Non ancora, ma è uno dei punti su cui intendiamo intervenire. Come dicevo, prevediamo di inserire nella norma una disposizione specifica per favorire la formazione specialistica e il raccordo con il sistema educativo e produttivo“.
Un’altra opportunità è il recupero del calore prodotto dai data center per riscaldare abitazioni ed edifici pubblici. In Lombardia ci sono già progetti operativi o accordi finanziati? E quali ostacoli rendono ancora difficile trasformare questa possibilità in un beneficio concreto per i territori?
“Il calore prodotto può diventare una vera risorsa per i territori vicini, attraverso impianti di teleriscaldamento definiti insieme ai gestori locali e ai Comuni. Le delibere attuative della legge prevedono già una premialità per gli operatori che metteranno a disposizione questa energia. Naturalmente, la soluzione è più facilmente realizzabile dove esistono già reti di teleriscaldamento alle quali collegarsi“.
Lei ha richiamato più volte la necessità di una collaborazione con il Governo. Ha anche precisato che il commissariamento per autorizzare nuovi campus dovrebbe restare uno strumento eccezionale, mentre per la gestione ordinaria c’è la legge regionale. Che cosa significa, concretamente?
“La collaborazione con il Ministero è positiva e costante. Tuttavia, in una fase caratterizzata da un numero molto elevato di richieste, soprattutto in Lombardia ma non solo, dobbiamo valutare con maggiore attenzione la reale strategicità degli investimenti proposti. Una procedura d’urgenza non può trasformarsi, di fatto, nella modalità ordinaria. L’obiettivo comune deve essere uno sviluppo ordinato degli insediamenti necessari, che resti sempre compatibile con criteri rigorosi di sostenibilità“.






