
I pernottamenti aumentano, ma il numero dei visitatori non racconta da solo salari, servizi e benefici per i territori.
Un albergo pieno è una buona notizia per chi ci lavora. Non dice, però, quanto guadagnino le persone impiegate nel settore, se i visitatori restino anche fuori stagione o quale parte della spesa raggiunga le attività locali. Per misurare il valore del turismo bisogna guardare oltre gli arrivi e i pernottamenti.
Il settore continua a crescere. Eurostat ha rilevato per il 2025 circa 476,9 milioni di pernottamenti in Italia, contro i 513,6 milioni della Spagna. Sono numeri importanti, ma non autorizzano a presentare l’Italia come prima nell’Unione europea per quell’anno e per quell’indicatore.
Un’altra cautela riguarda il contributo al PIL. Nel suo Conto satellite del turismo, Istat stima che nel 2023 il PIL direttamente stimolato dal consumo turistico interno sia stato di 106,8 miliardi di euro, pari al 5% del totale. Considerando anche gli effetti indiretti sugli altri settori, la stima arriva a 206,4 miliardi, il 9,6% del PIL. Le due percentuali misurano perimetri differenti e devono essere presentate separatamente.
Il turismo, infatti, non riguarda soltanto gli hotel. Una prenotazione può mettere al lavoro ristoranti, trasporti, fornitori alimentari e servizi di manutenzione. Ma per capire l’impatto su una città bisogna verificare quanta attività economica si distribuisca nel territorio e quanto resti concentrata in pochi operatori o in pochi mesi.

Visitatori sulla costa ligure (Fonte: Pexels)
Per una località che attira visitatori, aumentare ancora gli arrivi può essere utile. In alcune zone, però, la priorità potrebbe essere diversa: prolungare la stagione, migliorare i collegamenti, incoraggiare soggiorni più lunghi oppure aiutare le imprese locali a offrire servizi di qualità.
C’è anche un costo da misurare. Pulizia, trasporti, gestione dei rifiuti e pressione sugli spazi pubblici cambiano quando una destinazione riceve molte persone. Il rapporto fra benefici e costi non è identico per un piccolo comune costiero, una città d’arte e un’area montana.
Una buona politica turistica dovrebbe quindi pubblicare, accanto alle presenze, almeno altri dati: durata media dei soggiorni, distribuzione nei mesi, lavoro generato, redditi e pressione sui servizi. Sono informazioni che aiutano residenti e amministratori a capire se la crescita sia sostenibile.
La domanda più utile non è se l’Italia possa superare un altro Paese in classifica. È se un maggior numero di visitatori migliori davvero le opportunità di chi vive e lavora nelle destinazioni.






