
Il 2 ottobre si celebra la Festa dei nonni. Ma per chi cresce un figlio lontano dalla famiglia d’origine, la distanza cambia ogni giornata di lavoro.
Una telefonata può aiutare a scegliere una scuola, tranquillizzare un genitore o far sorridere un bambino. Non può però accompagnarlo all’uscita quando una riunione si allunga. Nella Festa dei nonni, il 2 ottobre, vale la pena guardare anche alle famiglie che non hanno nonni abbastanza vicini da poter chiedere una mano: come si organizza la cura quando affetto e disponibilità devono fare i conti con i chilometri?
Il problema si riconosce nelle piccole emergenze. Un bambino ha la febbre e non può andare al nido; la scuola chiude prima; il turno di un genitore finisce dopo l’ultimo orario utile per il ritiro. Dove c’è un familiare disponibile, una telefonata può risolvere la giornata. Dove i parenti vivono in un’altra città, occorre cambiare i turni, chiedere un permesso, trovare una persona di fiducia o pagare un aiuto.
Non è detto che i nonni vicini possano o debbano occuparsi dei nipoti: qualcuno lavora ancora, qualcuno assiste a sua volta una persona cara, altri hanno problemi di salute. Ma la prossimità offre una possibilità che la distanza spesso toglie. Ed è una differenza che una media nazionale sui servizi non racconta fino in fondo.
Nel rapporto Aiuti dati, ricevuti e reti di solidarietà (https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/07/StatisticaReport_Aiuti-dati-e-ricevuti.pdf), pubblicato nel luglio 2026 con dati riferiti al 2024, l’Istat rileva che il 36,2% delle persone maggiorenni ha prestato almeno una forma di aiuto a qualcuno con cui non vive. Fra coloro che hanno dato aiuto, il 19% si è occupato di bambini; nella fascia tra 65 e 74 anni, il 32,6% ha accudito bambini di altre famiglie. Sono numeri che mostrano la presenza della cura informale, senza dire quanti nonni accudiscano i propri nipoti ogni settimana o quante famiglie siano prive di una rete vicina.
Lo stesso rapporto segnala che il 18,6% delle famiglie riceve aiuti informali da persone non conviventi. Anche questo dato va letto per ciò che misura: comprende forme di aiuto diverse e famiglie di età differenti. Non sarebbe corretto usarlo per calcolare, per differenza, quante coppie con figli siano «sole».
La domanda, piuttosto, è quali possibilità abbia una famiglia nel momento in cui serve un aiuto concreto. Vivere a poche fermate di distanza da un parente non garantisce la soluzione; vivere a centinaia di chilometri rende molto più difficile chiedergli di intervenire entro mezz’ora.

nonni lontani dalle famiglie (Fonte: Wikipedia)
Per i bambini più piccoli, i servizi educativi sono una parte essenziale dell’organizzazione familiare. Secondo l’ultima rilevazione Istat sull’offerta di nidi, relativa all’anno educativo 2023/2024 e pubblicata nel febbraio 2026, in Italia erano autorizzati 31,6 posti ogni 100 bambini tra zero e due anni. La media, però, copre realtà molto diverse: 40,4 posti ogni 100 bambini al Centro, 19 nel Sud e 19,5 nelle Isole. L’indicatore misura la disponibilità potenziale di posti, non la garanzia che ogni famiglia trovi una struttura accessibile, negli orari necessari e vicino a casa.
Anche quando il posto c’è, rimangono le ore prima dell’apertura e dopo la chiusura, le vacanze scolastiche e i giorni di malattia. Sono proprio questi intervalli a rendere preziosa una rete di persone affidabili. Se quella rete manca, il costo può assumere forme diverse: la spesa per una babysitter, il ricorso a ferie e permessi, oppure la rinuncia a un turno o a un’opportunità professionale. Non esiste, nei dati citati, un importo unico che quantifichi queste scelte per tutte le famiglie.
La Festa dei nonni riconosce un legame, non assegna ai nonni l’obbligo di sostituire i servizi. E non dovrebbe lasciare fuori chi vorrebbe essere presente, ma abita lontano. Una videochiamata tiene vivo il rapporto con i nipoti; per un genitore che deve entrare al lavoro alle otto, serve anche qualcuno che possa esserci di persona.
Per capire come ridurre questa distanza pratica bisogna guardare agli orari dei servizi, alla loro disponibilità nei singoli territori e alla possibilità dei genitori di organizzare il lavoro senza dover contare sempre su un’emergenza privata. È qui che la giornata del 2 ottobre può diventare una domanda utile anche per chi non ha nonni dietro l’angolo: quando la famiglia non può intervenire, quale rete trova al suo posto?






