
Tra il traguardo dei fondi PNRR, i divari territoriali tra Nord e Sud e la sfida dell’occupazione delle donne, l’Italia fa i conti con la rete dei servizi per la prima infanzia.
L’aumento dei posti negli asili nido rappresenta molto più di un semplice intervento educativo: è la chiave di volta per permettere ai genitori, e in particolare alle donne, di conciliare vita privata e lavoro. Nonostante il traguardo dei nuovi posti finanziati dal PNRR, il territorio italiano resta spaccato in due, sollevando interrogativi sulla reale sostenibilità e accessibilità del servizio.
Secondo l’Istat, nell’anno educativo 2023/24 erano attivi 14.570 nidi e servizi integrativi per la prima infanzia, con quasi 378.500 posti autorizzati. I posti sono aumentati del 3,4% rispetto all’anno precedente, pari a circa 12.500 posti aggiuntivi.
Tuttavia, la situazione cambia drasticamente a seconda delle aree geografiche. Nelle regioni del Sud e delle Isole (con la sola eccezione della Sardegna), si registra un calo dei posti del 19,01% rispetto al Centro-Nord.
Il divario territoriale resta ampio: nel Sud si registrano 19,0 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni e nelle Isole 19,5. Il valore sale a 40,4 nel Centro, a 39,1 nel Nord-est e a 36,6 nel Nord-ovest.
L’Istat sottolinea quanto il percorso educativo sia fondamentale non solo per la crescita e l’apprendimento dei più piccoli, ma anche come aiuto concreto per i genitori nella conciliazione tra impegni lavorativi e familiari.

Immagine illustrativa sul tema di asili nido e occupazione femminile in Italia. (Fonte: Unsplash)
Come evidenziato dal Sole 24 Ore, nonostante la diminuzione delle nascite, l’Italia ha scelto di investire sull’istruzione attraverso i fondi del PNRR. Il PNRR prevedeva inizialmente 264.480 nuovi posti nei servizi per la fascia 0–6 anni. Dopo la revisione, il target è stato fissato a 150.480 posti. Il Ministero dell’Istruzione ha dichiarato di aver raggiunto l’obiettivo; questo dato, però, non equivale a 150.480 posti aggiuntivi nei soli asili nido: il target riguarda anche altri servizi per l’infanzia e può includere fino a 35 mila posti derivanti dalla ricostruzione di strutture esistenti.
Tuttavia, la sola costruzione o il miglioramento delle strutture non basta: i Comuni devono infatti disporre delle risorse economiche necessarie per gestire il personale, la manutenzione e sostenere i costi di gestione correnti.
Come riportato dal Corriere.it, il tema dei servizi per la prima infanzia è strettamente connesso a quello dell’occupazione femminile. L’accesso ai servizi per la prima infanzia può aiutare i genitori a conciliare lavoro e cura dei figli. La disponibilità dei posti, i costi e le differenze territoriali incidono però sulla possibilità concreta di usufruirne. Nonostante una leggera riduzione della distanza rispetto all’anno precedente e una crescita dell’occupazione, il divario di genere resta evidente.
In questo scenario, investire sull’apertura di nuovi asili nido può generare un impatto positivo anche sul fronte lavorativo. Sarà infatti necessario assumere insegnanti, personale amministrativo e addetti ai servizi per garantire il funzionamento delle strutture, creando nuove e concrete opportunità professionali per molte donne.






