Sanità, la promessa dimenticata dopo la pandemia

Sandro BondiSalute9 hours ago48 Views

Gestione competente e prevenzione: due priorità per rimettere la salute al centro dell’agenda politica nazionale.

Ci siamo purtroppo dimenticati molto presto della promessa assunta durante la pandemia: d’ora in poi la sanità sarà al primo posto.

Non che il governo non abbia dedicato energie e risorse a questo settore. Tuttavia, la tutela della salute non è diventata una priorità strategica dell’intera comunità nazionale.

Nel frattempo, alcune criticità si sono accentuate. A partire dalla difficoltà di rispondere tempestivamente alle crescenti necessità di esami e cure, anche per il progressivo invecchiamento della popolazione. La conseguenza è che sempre più persone rinunciano alle prestazioni di cui avrebbero bisogno oppure si rivolgono, a pagamento, alle strutture private.

A questo si aggiungono l’emigrazione di medici e infermieri verso altri Paesi europei e le condizioni di forte difficoltà in cui operano molti pronto soccorso.

Ciò non significa che il Servizio sanitario nazionale sia stato smantellato o che siano venute meno le eccellenze italiane, come talvolta si sostiene in un dibattito politico condizionato dalle convenienze del momento. I problemi esistono e sono seri. Ma siamo ancora in tempo per salvaguardare un patrimonio di competenze e strutture fondato sull’universalità dell’accesso alle cure.

Per farlo occorre mettere davvero la sanità in testa all’agenda politica e assumere alcune decisioni da tempo attese.

Una gestione fondata sulle competenze

La prima riguarda, a mio parere, l’organizzazione della sanità pubblica.

La sua gestione dovrebbe essere affidata a manager di comprovata capacità, selezionati attraverso procedure sottratte alle logiche spartitorie.

Una proposta interessante è quella avanzata dal professor Silvio Garattini, che ha sostenuto la necessità di una Scuola Superiore di Sanità per assicurare una formazione omogenea dei dirigenti, rafforzarne le competenze gestionali e superare le logiche clientelari nelle nomine.

Un cambiamento di questo genere consentirebbe di affiancare alla discussione sulle risorse, da sempre considerate insufficienti, una domanda altrettanto importante: come vengono utilizzate?

Sono convinto che una gestione più competente e responsabile potrebbe migliorare l’organizzazione delle strutture e la qualità dei servizi. Non risolverebbe da sola ogni carenza, né renderebbe superflui gli investimenti necessari, ma permetterebbe di impiegare meglio i fondi disponibili.

La capacità di programmare, coordinare e verificare i risultati dovrebbe diventare un criterio essenziale per valutare chi dirige la sanità pubblica.

Sanità, la prevenzione che manca

Sanità, la prevenzione che manca (Fonte: Pexels)

La prevenzione come scelta strategica

La seconda decisione riguarda la prevenzione, che non ha mai ricevuto un’attenzione adeguata alla sua importanza.

Oggi questa esigenza incontra una maggiore sensibilità dei cittadini verso la salute e il benessere. Sarebbe il momento di tradurre tale consapevolezza in un piano capace di prevenire le malattie e le loro complicanze, migliorando la qualità della vita e contribuendo alla sostenibilità del sistema sanitario.

Non so quanto le nuove Case della comunità riusciranno a favorire questo modello di assistenza territoriale. Temo che la loro progettazione non abbia sciolto fino in fondo una questione decisiva: il ruolo dei medici di famiglia e la loro integrazione con gli altri servizi.

La prossimità delle strutture è importante, ma deve accompagnarsi a un’organizzazione che consenta ai professionisti di lavorare insieme e ai cittadini di trovare risposte.

Una gestione effettivamente fondata sulle competenze e una strategia convinta di prevenzione potrebbero imprimere un cambiamento profondo alla sanità italiana.

Occorrerebbe, naturalmente, anche un patto fra Regioni e governo centrale, affinché l’autonomia organizzativa si accompagni alla responsabilità di garantire il diritto alla salute in tutto il Paese.

È il tema di un federalismo responsabile, che merita un approfondimento a sé.

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