
Il potere d’acquisto cala e le famiglie risparmiano meno. Redditi, spese obbligate e patrimonio spiegano le differenze.
Il reddito può aumentare e lasciare comunque meno spazio alla fine del mese. Succede quando la crescita delle entrate non compensa quella dei prezzi o delle spese necessarie. I dati ISTAT del secondo trimestre 2026 mostrano un arretramento del potere d’acquisto e una minore propensione al risparmio. Descrivono una difficoltà complessiva, ma non dicono che tutte le famiglie la vivano nello stesso modo.
Tra il primo e il secondo trimestre, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto dello 0,4%, mentre la spesa per consumi è aumentata dell’1,7%. La propensione al risparmio è scesa al 6,7%, con una riduzione di 1,2 punti percentuali. Il potere d’acquisto è diminuito dello 0,9%. Sono variazioni trimestrali su dati destagionalizzati, pubblicate da ISTAT il 5 ottobre.
Il 6,7% non è una quota che ogni nucleo riesce a mettere da parte. È un rapporto aggregato tra risparmio e reddito disponibile, secondo le definizioni statistiche. Può comprendere situazioni molto diverse: chi accumula risorse, chi non risparmia e chi utilizza quanto aveva già accantonato.
L’inflazione misura il cambiamento del prezzo di un insieme rappresentativo di beni e servizi. Una famiglia, però, non compra esattamente quel paniere. Se una voce che rincara pesa molto sul suo bilancio, l’effetto può essere superiore a quello suggerito dall’indice generale.
Nelle stime preliminari di settembre 2026, ISTAT rileva un’inflazione generale del 4,2% annuo e un aumento del 5,3% per i prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Anche questa seconda misura resta una media statistica, non il rincaro dello scontrino di ogni persona.
Per un confronto personale occorre considerare quantità e qualità dei beni acquistati. Spendere la stessa somma scegliendo prodotti diversi o rinunciando a un servizio non significa che il potere d’acquisto sia rimasto invariato. Il bilancio può essere in equilibrio perché sono cambiate le scelte, anche in modo non desiderato.

Salvadanaio e monete per il risparmio delle famiglie (Fonte: Pexels)
Un esempio illustrativo chiarisce la differenza. Due nuclei ricevono entrambi 2.000 euro al mese. Il primo sostiene spese poco comprimibili per 1.200 euro, il secondo per 1.600. Un aumento di 100 euro riduce il margine del primo da 800 a 700 euro, e quello del secondo da 400 a 300: rispettivamente il 12,5% e il 25% dello spazio residuo.
Le cifre non rappresentano una famiglia media italiana. Mostrano come uno stesso aumento possa incidere diversamente sulla possibilità di risparmiare, affrontare un imprevisto o scegliere un acquisto. Il livello del reddito conta, ma conta anche quanto è già impegnato prima di qualunque decisione discrezionale.
Chi dispone di riserve liquide può affrontare una spesa inattesa senza ridurre immediatamente altre uscite. Chi non le ha deve trovare una soluzione nel reddito del mese. Anche una proprietà, tuttavia, non equivale automaticamente a denaro disponibile: il valore di un immobile e la liquidità necessaria per pagare una bolletta sono grandezze diverse.
Per questo una lettura delle condizioni economiche dovrebbe distinguere reddito, patrimonio e risparmio corrente. Un nucleo può possedere una casa e avere margini di cassa limitati; un altro può essere in affitto e disporre di entrate più elevate. Le classificazioni troppo rapide perdono queste differenze.
L’aumento della spesa per consumi può accompagnare una maggiore disponibilità economica, ma può anche riflettere prezzi più alti o acquisti non rinviabili. Prima di interpretarlo come un miglioramento, occorre distinguere importi correnti e quantità acquistate. Analogamente, utilizzare il risparmio per mantenere i consumi può aiutare nel breve periodo e ridurre la protezione dagli imprevisti successivi.
I dati trimestrali non permettono da soli di stabilire quale di questi comportamenti prevalga in ogni gruppo sociale. Servono informazioni sulla distribuzione dei redditi e delle spese. È il passaggio necessario per capire a chi destinare eventuali interventi e con quali obiettivi.
La difficoltà raccontata da inflazione e risparmio non si esaurisce nel prezzo di un singolo prodotto. Riguarda il margine che resta dopo le necessità e la possibilità di programmare il futuro. Misurare quel margine, senza scambiare una media per l’esperienza di tutti, permette un confronto più preciso su salari, servizi e sostegni alle famiglie.






