Vivai e formazione: quanto costa far crescere un calciatore

Uscite di vario tipo per società e club, che arrivano anche a 10 milioni ma famiglie e giovani calciatori non spendono meno.

E io pago…’, diceva il grande Totò – nella vita reale noto come principe Antonio de Curtis – nel film del 1950 ‘47 morto che parla’, dove il barone Antonio Peletti, nobile estremamente tirchio e taccagno, si lamentava di qualsiasi costo da sostenere.

Nel calcio accade quasi lo stesso, quando si parla di vivai e formazione. Forse anche di più, calcolando quanto costa far crescere un calciatore per una società e gli esborsi che sopportano le famiglie.

Spese per i club e le società

Per le società ci sono i direttori, responsabili dell’area tecnica o dell’attività di base, dirigenti e collaboratori; allenatori, istruttori, collaboratori, magazzinieri e autisti; abbigliamento, materiale medico e varie. Ai quali vanno aggiunti i premi di formazione e tesseramenti, transfert internazionali e la nuova normativa FIFA sulla ‘training compensation’.

Per le famiglie ci sono rette (mensili o annuali), kit di abbigliamento, scarpette, pulmini e autisti, ma anche allenamenti individuali ed eventuali consulenze per nutrizionisti, personal trainer, mental coach e chi più ne ha, più ne metta.

Da un lato, i club per la gestione di un settore giovanile sopportano un costo notevole. Analizzando i bilanci delle società professionistiche – come per Juventus e Roma quotate in Borsa, ma anche per Inter  e Milan, non viene individuata una voce unica, ma si può quantificare in una cifra di 10 milioni di euro il costo totale. Sommando le spese operative (costi per vitto, alloggio, personale tecnico, staff medico e trasporti) inserite nei costi di produzione, la ‘capitalizzazione’, voce nella quale rientrano i costi per l’acquisizione dei calciatori e i premi di preparazione, vedi gli articoli 96 e 99 delle norme federali italiane (NOIF) –  e le indicazioni internazionali, riviste annualmente dalla FIFA, col ‘Regolamento FIFA sullo status e sul trasferimento dei calciatori.

Una società di serie A, o le compagini fra serie B e C, sostengono in media costi dai 2-300mila euro fino a 4-5 milioni di euro, con picchi da 10-12 milioni, mentre le compagini dilettantistiche partono dai 30-90mila  mila euro per coprire i costi di strutture, iscrizioni ai campionati FIGC/LND, materiale tecnico e i rimborsi per allenatori e staff, con le nuove norme sul lavoro sportivo fino ai 2-300mila euro.

In base al percorso un giovane giocatore’ può incidere sul bilancio societario anche per 10-15 mila euro, ma rendere grazie alle plusvalenze anche milioni di euro. Per le società dilettantistiche un nuovo tesserato contribuisce alle entrate per circa 3-400 euro fino ai 1-2mila euro e portare i ricavi  a 3-400 mila euro in presenza di 3-400 tesserati.

I sacrifici per famiglie e calciatori

Non sono da meno, i costi per le famiglie e i giovani tesserati. Per un ragazzo di 5-6 anni che inizia a giocare con un club affiliato alla FIGC, fino ai 12-13 anni, i costi sono quasi interamente a carico della famiglia. Secondo recenti indagini di settore per la stagione 2026/2027, la quota di iscrizione annuale ha un costo medio nazionale per il primo anno che si attesta sui 500 euro, ma con una forbice ampia che va dai 100-300 euro fino a punte di 1-1.200 euro, a seconda che la società sia una scuola calcio riconosciuta, appartenga alla categoria ‘elìte’ come avviene in alcune regioni, o affiliata, o centro tecnico di una società professionistica.

Nelle grandi città, come Milano, Roma e  Napoli  i prezzi lievitano e possono arrivare ai 1.500-2.000 euro in funzione dei servizi e dei giorni di allenamento previsti. A queste uscite, per famiglie e calciatori, vanno aggiunte le spese per attrezzatura ed extra, poiché ai costi di iscrizione vanno ricompresi quelli per scarpette, guanti, materiale vario (parastinchi, accappatoio, ciabatte, calzini, biancheria intima adatta, fascette, borracce e altro), visite mediche agonistiche, i trasporti, le trasferte, i biglietti per le partite o i per i tornei, pranzi e cene, regali per gli allenatori, solo per citare una serie di avvenimenti.

Attrezzatura utilizzata nei vivai di calcio giovanile

Attrezzatura utilizzata nei vivai di calcio giovanile (Fonte: Wikimedia)

 

Come funzionano i vivai e le norme su indennità, premi e contributi

Le società professionistiche spesso non fanno pagare una ‘retta’ ai giovani più bravi e possono contribuire anche al materiale sportivo, ai costi ‘vivi’. Il club investe sulla formazione, come alloggio e vitto nei convitti, scuola, trasporti, staff medici e tecnici specializzati. Le compagini meglio organizzate spendono somme importanti per mantenere l’intero apparato del vivaio, dall’attività di base alla Primavera, anche se ultimamente preferiscono investire dall’attività agonistica (U13-U14) alla prima squadra.

Ci sono però diversi ritorni economici, come indennità, premi e contributi. Per tutelare le società che investono sulla formazione dei ragazzi dai 10 ai 23 anni – evitando che i talenti vengano sottratti a costo zero -, i regolamenti FIFA e FIGC prevedono meccanismi di compensazione economica, come l’indennità in base al tesseramento dovuta al momento della firma del primo contratto professionistico o in caso di trasferimento internazionale prima dei 23 anni. Le cifre variano in base alla categoria del club, ad esempio circa 10.000 euro all’anno per la permanenza nella fascia formativa 12-15 anni in categorie inferiori, ma arrivano anche a 1-200 mila euro.

Non da meno i ‘premi alla carriera’, sempre regolamentati dalle norme federale (art. 99 NOIF). Ad esempio  In Italia, al debutto in Serie A o con la Nazionale, scattano premi di formazione a favore dei club dilettantistici di origine, che possono aggirarsi sui 18.000 euro all’anno di formazione tecnica. Oppure il ‘contributo di solidarietà’, quantificato nel 5% di ogni futuro trasferimento internazionale di un calciatore, che viene ripartito proporzionalmente tra i club che lo hanno cresciuto tra i 12 e i 23 anni.

Una costosa storia d’amore fra gli italiani e il calcio

Fra il calcio e gli italiani la storia d’amore è ormai nota. I numeri dimostrano che ci sono sempre più bambini, giovani, atleti, ma anche persone di mezza età a praticarlo. Secondo i dati diffusi dalla Lega Nazionale Dilettanti si contano più di 63mila squadre e 1,117 milione di atleti.

Trend in costante crescita e che coinvolge tutte le generazioni, alla ricerca di attività da fare in gruppo. Sommando le ipotetiche uscite di 63mila società, con una media di 50-100mila a società si arriva a quasi 5 miliardi euro, ai quali andrebbero sommati i 1-2mila euro a testa che spende un tesserato, per i 1,117 milioni di iscritti, che fa un altro 1,5 miliardo. Alla fine 5-6 miliardi che rappresentano una bella quota anche per l’intero sistema economico e la cifra di un amore forte, ma non così economico. Tanto che scherzando con qualche operatore si è cambiata la celebre frase di Alessandro Del Piero  ‘… nei vivai conta quanti ragazzi arrivano in prima squadra emigliorano, non quanti punti fai…’ nella più attuale ‘… nei vivai conta quanti soldi fai, non i punti…’.

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