
Flussi Istat e dati ferroviari descrivono aspetti diversi della mobilità. Il nodo è collegare le opportunità di lavoro ai luoghi in cui si vive.
Il pendolarismo in Lombardia mette in relazione il mercato del lavoro con una scelta molto concreta: dove abitare. La matrice Istat riferita al 2021 aiuta a leggere i collegamenti tra residenza e occupazione, mentre i dati Trenord sul 2025 mostrano la dimensione del servizio ferroviario: affiancarli è utile, purché non si confondano anni, persone e viaggi, né si scambi la frequentazione dei treni per un censimento dei lavoratori pendolari.
La matrice Istat del pendolarismo per lavoro, pubblicata il 2 ottobre 2025, contiene dati riferiti al 31 dicembre 2021. Considera gli occupati che raggiungono il luogo abituale di lavoro almeno tre giorni alla settimana, partendo dall’alloggio di residenza e rientrandovi giornalmente. Include gli spostamenti tra comuni e quelli interni allo stesso comune.
È quindi una misura precisa, ma circoscritta. Non comprende automaticamente ogni forma di mobilità professionale e non fotografa i cambiamenti intervenuti fino al 2026. Per esempio, la sua definizione non coincide con quella di chi va in ufficio soltanto uno o due giorni alla settimana. Utilizzarla oggi significa leggere una struttura territoriale documentata nel 2021, non annunciare quanti pendolari viaggino questa mattina.
I flussi tra residenza e lavoro sono alla base dei Sistemi locali del lavoro definiti da Istat. Sono insiemi di comuni contigui nei quali vive e lavora la maggior parte della popolazione considerata. Questa geografia funzionale permette di osservare legami economici che i confini comunali o provinciali, presi isolatamente, possono nascondere.
La conseguenza per le politiche territoriali è pratica. Un’impresa localizzata in un comune può trovare personale nei comuni vicini; una stazione può servire residenti di più centri; un cambiamento degli orari può interessare un bacino più ampio della città in cui si trova l’ufficio. Per decidere dove rafforzare un collegamento sarebbe utile partire da queste relazioni, verificandole poi con frequentazioni e orari aggiornati.
Nel resoconto Trenord sull’attività del 2025, pubblicato il 21 gennaio 2026, l’azienda indica 780 mila corse e 205 milioni di passeggeri nell’anno. A novembre i viaggiatori nei giorni feriali erano 790 mila al giorno; le linee suburbane raggiungevano 384 mila passeggeri feriali, in crescita dell’8% rispetto al 2024. Sono dati del gestore, da attribuire come tali.
La S5 Varese-Milano Passante-Treviglio risultava la suburbana più frequentata, con 58 mila utenti feriali, seguita dalla S8 Lecco-Carnate-Milano con oltre 51 mila. Questi valori descrivono l’uso delle linee: non contano persone uniche nell’anno e non distinguono automaticamente chi viaggia per lavoro, studio o altre ragioni. Inoltre, chi si sposta in auto, autobus o metropolitana non è rappresentato da questo indicatore ferroviario.

Atrio della stazione ferroviaria Milano Porta Garibaldi (Fonte: Wikimedia )
Per il 2025 Trenord riporta una puntualità dell’83,8%, con l’89,6% dei treni arrivato entro sette minuti e il 96,7% entro quindici. Il comunicato indica anche circa 9.500 corse non effettuate per scioperi, aggiuntive rispetto alle altre soppressioni contabilizzate. Un dato medio resta però insufficiente per descrivere l’esperienza di chi deve prendere una coincidenza o arrivare a un turno a un’ora precisa.
La qualità del servizio richiede indicatori con soglie e criteri dichiarati. Un treno soppresso e uno in ritardo sono problemi diversi; una media giornaliera può attenuare ciò che accade nelle ore di punta. Per confronti più dettagliati il riferimento è la Relazione sulla qualità del servizio, da leggere insieme ai dati delle singole linee. Non è corretto ricavare dalla puntualità generale quanti lavoratori arrivino tardi al lavoro.
Il costo di abitare e il costo di spostarsi dovrebbero entrare nello stesso confronto. Un alloggio meno caro può richiedere un viaggio più lungo; un’offerta di lavoro può diventare poco praticabile se il primo collegamento utile arriva dopo l’inizio del turno. Per valutare un caso concreto servono il percorso completo, le tariffe applicabili e gli orari, non soltanto la distanza in chilometri.
Il tema si collega alla trasformazione dei piccoli comuni lombardi. Mantenere residenti e attrarre nuove famiglie richiede di verificare anche l’accesso alle opportunità fuori dal comune. Un collegamento affidabile può essere una condizione importante; da solo non dimostra però che una località stia recuperando popolazione o che i suoi abitanti abbiano redditi più alti.
La lettura da costruire tiene insieme tre livelli: i rapporti tra comuni documentati da Istat, il servizio effettivamente offerto dai trasporti e le condizioni dei singoli lavoratori. Solo così il pendolarismo smette di essere una cifra generica e diventa un criterio per valutare quanto sia accessibile il lavoro, anche a chi vive lontano dai principali poli occupazionali.






