
Mangiare con consapevolezza: scopriamo le differenze tra le denominazioni europee che tutelano la tradizione e il legame con il territorio.
In una nazione ricca di cultura gastronomica come l’Italia, conoscere ciò che portiamo a tavola è fondamentale. Dal 1992 l’Unione Europea tutela le eccellenze agroalimentari attraverso marchi specifici che garantiscono origine, metodi di lavorazione e rispetto delle tradizioni.
La Denominazione d’Origine Protetta (DOP) rappresenta il livello di tutela più rigoroso. Materia prima, trasformazione e lavorazione devono avvenire interamente all’interno di una specifica area geografica delimitata.
Tra gli esempi più celebri troviamo il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, il Pistacchio di Bronte e il Pomodoro San Marzano, prodotti le cui caratteristiche uniche dipendono direttamente dal territorio di origine.
L’Indicazione Geografica Protetta (IGP) adotta criteri più flessibili rispetto alla DOP. Non è obbligatorio che l’intero ciclo di produzione avvenga nell’area geografica indicata, ma è essenziale che almeno una fase della lavorazione si svolga in quel determinato territorio.
Prodotti come la Mortadella Bologna o la Bresaola della Valtellina ne sono un esempio lampante: nel caso della Bresaola, ad esempio, parte delle carni può provenire dall’estero, ma è la fase cruciale di stagionatura in Valtellina a conferire l’identità unica del prodotto.

La Pizza Napoletana è uno degli esempi più celebri di certificazione STG (Specialità Tradizionale Garantita). (Foto: Pixabay)
La Specialità Tradizionale Garantita (STG) prescinde completamente dal legame con un territorio specifico per concentrarsi unicamente sulla tutela di una ricetta o di un metodo di produzione tradizionale.
La preparazione deve seguire rigorosamente un disciplinare codificato, indipendentemente dal luogo in cui viene realizzata. L’esempio più noto è la celebre Pizza Napoletana.
I marchi europei si distinguono anche visivamente: il logo DOP è caratterizzato da cerchi concentrici rossi e gialli, mentre IGP e STG utilizzano i toni del blu e del giallo con diciture differenti.
Intorno a queste eccellenze ruota tuttavia il fenomeno della contraffazione, che danneggia i consumatori e le aziende produttrici. A vigilare sulla filiera ci sono i Consorzi di Tutela, impegnati a garantire la tracciabilità e a sostenere l’economia rurale e la biodiversità dei territori.






