
L’intelligenza artificiale cresce a ritmi vertiginosi nel tessuto produttivo, ma il divario di competenze e la carenza di formazione rischiano di frenare la vera competitività delle aziende.
L’intelligenza artificiale rappresenta una corsa contro il tempo per le imprese italiane. Se da un lato i dati testimoniano un’adozione tecnologica in forte accelerazione, dall’altro emerge con forza la mancanza di preparazione dei lavoratori, trasformando quello che dovrebbe essere il principale motore di sviluppo in un ostacolo operativo.
Il mondo dell’intelligenza artificiale si muove a una velocità impressionante, trasformandosi in una vera e propria sfida contro il tempo per il mercato del lavoro. A certificarne l’inarrestabile espansione sono i dati Istat, che tracciano una crescita costante dell’adozione dell’IA nelle aziende con almeno 10 addetti.
L’analisi evidenzia un salto percentuale netto: si passa dal 5,0% registrato nel 2023 all’8,2% nel 2024, fino ad arrivare al 16,4% nel 2025. Tuttavia, questa corsa all’adozione porta con sé non pochi disagi operativi: se la tecnologia si mostra pronta e disponibile, lo stesso non si può dire della forza lavoro, spesso impreparata a gestirla.
Il vero nodo critico risiede nel divario tra gli investimenti tecnologici e la formazione del personale. Come evidenziato dal Rapporto Assoknowledge 2025 (“Lo stato dell’Education delle imprese in Italia”), il nostro sistema produttivo, pur trovandosi in una fase di trasformazione velocissima, si scontra quotidianamente con l’incompetenza digitale e la scarsa diffusione di una cultura dell’IA.
Il documento mette nero su bianco la frattura tra la domanda e l’offerta formativa, indicata come la causa principale della mancata competitività aziendale. Le imprese chiedono a gran voce profili altamente specializzati e dotati di competenze trasversali, ma il sistema educativo e formativo non riesce a coprire il fabbisogno. In parole povere: c’è tanta quantità di lavoro, ma la qualità della preparazione specifica resta insufficiente.

Professionista in ufficio che segue un percorso di aggiornamento e formazione digitale sulle nuove tecnologie. (Fonte: Unsplash)
Per colmare questo divario, le aziende cercano ormai figure capaci di padroneggiare specifici ambiti operativi:
Utilizzare strumenti di IA generativa nella quotidianità lavorativa.
Interpretare con senso critico i dati e i risultati prodotti dagli algoritmi.
Gestire e supervisionare processi interamente digitalizzati.
Integrare le competenze tecniche con forti capacità decisionali.
Comprendere a fondo gli aspetti normativi ed etici legati all’utilizzo dell’IA.
Per non subire passivamente questa transizione, molte aziende virtuose hanno scelto di scendere in campo in prima persona, investendo nella formazione continua del proprio personale. Lo strumento d’elezione è rappresentato dalle Corporate Academy, strutture formative interne che permettono alle organizzazioni di non restare in una posizione di attesa passiva, attivando percorsi mirati di aggiornamento e riqualificazione professionale.
A confermare la centralità della trasformazione digitale subentrano anche i dati del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’indagine analizza l’evoluzione del fabbisogno professionale nel mercato del lavoro, evidenziando che circa il 72% delle imprese ha investito in processi di trasformazione digitale, affidandosi a piattaforme tecnologiche avanzate per l’analisi dei dati e la ricerca di personale qualificato.
Mentre l’intelligenza artificiale trova fissa dimora nei sistemi aziendali, il rischio concreto è che aumenti il numero degli strumenti a disposizione senza che cresca, di pari passo, la competenza di chi li utilizza.
La soluzione per le imprese italiane non può consistere nel rallentare l’adozione tecnologica, bensì nell’accelerare drasticamente la formazione delle persone. Come convergono i principali rapporti di Unioncamere, Istat, Confindustria e Assoknowledge, il vero vertice del successo competitivo non risiede nella mera disponibilità di strumenti avanzati, ma nella centralità e nella preparazione del capitale umano.






