
A Palazzo Lombardia il bilancio di dieci anni di collaborazione tra scuola e Protezione Civile, con progetti, testimonianze e formazione
mparare a riconoscere un rischio, sapere come comportarsi durante un’emergenza, capire che aiutare gli altri richiede preparazione. Sono questi i temi al centro della conferenza “Scuola e Protezione Civile in Lombardia: dieci anni di collaborazione e crescita condivisa”, ospitata questa mattina all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia.
L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dirigenti scolastici, insegnanti, studenti e volontari. Una mattinata dedicata al bilancio del lavoro svolto, ma anche al racconto delle esperienze nate dall’incontro tra scuola e protezione civile.
Ad aprire gli interventi è stato Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza e Protezione Civile, che ha ricordato il valore della collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale. Nel suo intervento ha ringraziato i volontari per aver trasmesso ai ragazzi esperienza, competenze e passione, auspicando che questo incontro possa avvicinare nuove generazioni al volontariato.
L’assessore ha poi richiamato l’importanza di conoscere i comportamenti corretti nelle situazioni di pericolo, anche in caso di incendio. La formazione, ha sottolineato, deve proseguire nelle scuole: serve nella vita quotidiana e contribuisce a costruire una comunità più preparata.
Nella parte introduttiva sono intervenute anche Luciana Volta, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, e Simona Chinelli, responsabile dell’area Scuola-Protezione Civile presso l’USR dal 2014.
Dagli interventi è emersa una convinzione comune: la capacità di affrontare un’emergenza si costruisce prima che questa accada. Quindi la scuola diventa un luogo decisivo per sviluppare conoscenze, responsabilità e attenzione verso gli altri.
La conferenza ha ripercorso la nascita dei Centri di Promozione della Protezione Civile, i CPPC, avviati nel 2016 per collegare scuole, istituzioni territoriali e organizzazioni di volontariato. Secondo quanto riferito durante la mattinata, la rete coinvolge oggi oltre 300 istituti lombardi.
Il racconto del decennio ha riportato sul palco attività, persone e passaggi che hanno permesso di trasformare esperienze locali in un percorso condiviso. È stato inoltre ricordato il contributo di Domenico Di Vita alla costruzione del progetto e al dialogo tra il sistema scolastico e quello della protezione civile.
Lezioni, laboratori, esercitazioni e visite alla sala operativa regionale hanno dato agli studenti occasioni concrete per conoscere il territorio e i suoi rischi. Intanto, nelle scuole, questi temi hanno trovato spazio nell’educazione civica, nell’orientamento e nei percorsi di formazione scuola-lavoro.
Queste esperienze contribuiscono anche all’orientamento dei giovani, mettendo gli studenti a contatto con competenze e attività utili per le scelte future.
Le testimonianze hanno però evidenziato anche il lavoro necessario per organizzare le attività: il sostegno dei dirigenti scolastici, il tempo dedicato dai docenti e il confronto con volontari e istituzioni locali.
Un altro punto ha riguardato la preparazione di chi entra nelle classi. Essere un volontario esperto, infatti, richiede competenze diverse rispetto al compito di spiegare la protezione civile a bambini e adolescenti. Per questo è stata richiamata l’importanza di una formazione specifica, capace di unire conoscenze tecniche e capacità di relazione.

Il pubblico della conferenza “Scuola e Protezione Civile in Lombardia” all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia, il 6 ottobre 2026. Foto: Vincenzo Barretta – Il Contemporaneo
Nella seconda parte della mattinata, il bilancio istituzionale ha lasciato spazio alle esperienze raccontate dalle docenti Rossella De Andreis e Maria Grazia Rota.
Tra i progetti presentati, particolare attenzione ha ricevuto “Ambasciatori”. Il percorso prepara gli studenti delle scuole superiori a proporre ai bambini della primaria attività sulla prevenzione e sui comportamenti da adottare in emergenza.
Prima i ragazzi seguono una formazione teorica. Poi costruiscono giochi, materiali, video e simulazioni da utilizzare nelle classi. Infine diventano protagonisti degli incontri con i più piccoli, affiancati da docenti e volontari.
Il racconto ha mostrato anche il valore educativo dell’esperienza: assumersi un compito, prepararsi e trovare un linguaggio comprensibile per chi ascolta. La risposta dei bambini, descritta dalle insegnanti, ha restituito agli studenti fiducia nelle proprie capacità.
Sono stati poi illustrati i percorsi rivolti ai docenti. Accanto alla conoscenza dei rischi e del sistema di protezione civile, la formazione ha affrontato la psicologia dell’emergenza e la gestione dello stress. Sapere cosa fare è essenziale, ma occorre anche comprendere quanto una situazione critica possa influire sulle reazioni delle persone.
A portare il punto di vista dei giovani è stato Luca Lamperti, studente e volontario, che ha raccontato di essersi avvicinato alla protezione civile grazie a un corso frequentato a scuola. La sua testimonianza ha ricordato anche un risultato meno visibile: chi segue questi percorsi può acquisire strumenti utili per affrontare un’emergenza, pur senza scegliere di diventare volontario.
Nel collegamento da Roma Mauro Casinghini, Direttore dell’Ufficio I – Volontariato, formazione e assistenza del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, ha sottolineato la necessità di dare continuità alle iniziative nelle scuole. Ha inoltre richiamato il ruolo delle nuove generazioni nella diffusione della prevenzione e nel futuro del sistema.
La formazione è stata indicata anche come occasione di incontro e partecipazione: un modo per sviluppare competenze, costruire relazioni e tradurre la solidarietà in un impegno concreto.
Contributi video hanno accompagnato il racconto del decennio. È stata inoltre presentata una pubblicazione digitale dedicata alla storia dei CPPC, mentre la conclusione ha visto salire sul palco rappresentanti dei centri, docenti e studenti.
La mattinata ha così restituito il bilancio di una collaborazione costruita nel tempo. E ha riportato l’attenzione sul lavoro che continua nelle classi: conoscere i rischi, esercitarsi e imparare a prendersi cura della propria comunità.






