
Stipendi, ammortamenti, commissioni e ricavi determinano il rapporto imposto dall’UEFA. Chi supera il limite può ricevere multe e restrizioni nella registrazione dei calciatori.
Numeri, indicatori e rapporti economici condizionano ormai anche i risultati ottenuti sul campo. Per costruire una squadra competitiva non basta individuare i calciatori migliori: bisogna verificare che stipendi, ammortamenti e commissioni siano sostenibili rispetto ai ricavi generati dal club.
Il costo della rosa UEFA non può superare il 70% delle entrate considerate dal regolamento. In caso contrario, la società rischia sanzioni economiche e, nelle situazioni più gravi, limitazioni alla registrazione dei nuovi giocatori nelle competizioni europee.
Proprietà, dirigenti e responsabili dell’area tecnica devono quindi affiancare alle strategie sportive un’attenta conoscenza dei bilanci delle società di calcio, degli ammortamenti, del player trading e delle commissioni riconosciute ai procuratori.
Il 7 aprile 2022 il Comitato esecutivo dell’UEFA ha approvato il nuovo regolamento sulle licenze e sulla sostenibilità finanziaria dei club, denominato UEFA Club Licensing and Financial Sustainability Regulations.
Tra le disposizioni introdotte rientra la Squad Cost Rule, la regola che limita il rapporto tra i costi sostenuti per la squadra e i ricavi del club.
L’obiettivo è impedire che una società spenda per calciatori, allenatori e agenti una quota eccessiva delle proprie entrate. Il principio è semplice: una squadra può investire di più soltanto se riesce a produrre ricavi sufficienti per sostenere quelle spese.
Il limite non riguarda direttamente l’importo assoluto della rosa. Un grande club può spendere molto più di una società di dimensioni inferiori, purché mantenga il rapporto entro il tetto stabilito.
L’articolo 93 del regolamento UEFA stabilisce quali componenti devono essere inserite nel numeratore e nel denominatore.
La formula semplificata è:
Costi della rosa ÷ ricavi rilevanti del club × 100
Il risultato non deve essere superiore al 70%, come previsto dall’articolo 94.
Nel numeratore vengono considerati principalmente:
L’ammortamento permette di distribuire il costo contabile di un calciatore lungo la durata del contratto. Se un club acquista un giocatore per 50 milioni di euro e gli fa firmare un accordo di cinque anni, il costo del cartellino viene normalmente ammortizzato per 10 milioni all’anno, salvo successive modifiche contrattuali o rettifiche.

Calcolo del costo della rosa UEFA e del limite del 70% (Fonte: Pexels)
Nel denominatore rientrano:
Le plusvalenze generate dalla vendita dei giocatori, cioè il cosiddetto player trading, possono quindi contribuire ad aumentare il denominatore. Il calcolo, però, non coincide con il semplice fatturato riportato nel bilancio: l’UEFA applica specifiche rettifiche ed esclude alcune entrate non considerate rilevanti.
La Squad Cost Rule è entrata in vigore gradualmente, per consentire ai club di adeguare le proprie strategie:
Dal 2025-2026, quindi, un club soggetto al monitoraggio non può destinare ai costi rilevanti della rosa più del 70% dei ricavi calcolati secondo i criteri UEFA.
La progressiva riduzione della soglia ha obbligato molte società a contenere il monte ingaggi, rivedere la durata dei contratti e aumentare i ricavi commerciali. Ha inoltre reso ancora più importante la capacità di vendere i calciatori producendo plusvalenze.
Per comprendere il funzionamento del limite si può costruire una simulazione prendendo come riferimento la struttura del bilancio della Juventus.
I numeri riportati di seguito rappresentano un’elaborazione esemplificativa de Il Contemporaneo riferita alla stagione 2024-2025 e non il calcolo ufficiale certificato dall’UEFA per il club.
Nel numeratore vengono ipotizzati:
Il totale dei costi della rosa sarebbe quindi pari a:
160 + 70 + 10 = 240 milioni di euro
Nel denominatore vengono invece considerati:
Il denominatore ammonterebbe quindi a:
310 + 50 − 10 = 350 milioni di euro
Il rapporto sarebbe:
240 ÷ 350 × 100 = 68,57%
In questo scenario simulato, il club rispetterebbe il regolamento perché il costo della rosa UEFA rimarrebbe sotto la soglia del 70%.
Il calcolo reale può essere più complesso, perché deve tenere conto di tutte le definizioni, rettifiche e condizioni contenute nell’Allegato K del regolamento.
Superare il limite non produce automaticamente la stessa conseguenza per ogni società. La sanzione dipende dall’entità dello sforamento e dal numero di violazioni commesse nelle ultime quattro stagioni.
L’Allegato L del regolamento UEFA prevede una misura finanziaria calcolata come percentuale dell’eccesso dei costi della rosa.
La griglia distingue diversi livelli:
Per una prima violazione, la misura può variare dal 10% al 100% dell’eccesso, in base alla gravità. In caso di violazioni ripetute, la percentuale aumenta.
Oltre alle multe, nei casi considerati significativi possono essere applicate restrizioni alla registrazione dei nuovi giocatori nella Lista A delle competizioni UEFA.
Il monitoraggio pubblicato dall’UEFA per la stagione 2025-2026 permette di osservare l’applicazione concreta della regola.
La Prima Camera del Club Financial Control Body, il CFCB, ha rilevato un rapporto superiore al 70% per Aston Villa, Chelsea, Newcastle, Nottingham Forest, Nizza, Strasburgo, AEK Atene, Fiorentina e Fenerbahçe.
Le multe complessive indicate dall’UEFA sono state:
Aston Villa e Strasburgo, avendo commesso violazioni considerate significative, hanno ricevuto anche restrizioni alla registrazione di nuovi calciatori nella Lista A per la stagione europea 2026-2027.
Anche Bologna e Napoli hanno comunicato un rapporto superiore al 70%. Nel loro caso, però, lo scostamento è stato interamente compensato dagli utili calcistici registrati negli esercizi considerati, secondo quanto consentito dalle regole UEFA.
PSG, Chelsea, Manchester City, Napoli e Lazio sono stati coinvolti, in stagioni e contesti differenti, in controlli, accordi o controversie legati alla sostenibilità finanziaria. Non è però corretto descriverli tutti come club “fermati sul mercato” dalla stessa norma.
Il Chelsea ha effettivamente superato il limite della rosa ed è stato sanzionato nel monitoraggio relativo al 2025. Il Napoli ha superato la soglia, ma lo scostamento è stato compensato dai risultati economici positivi.
Il Paris Saint-Germain, invece, ha rispettato l’obiettivo finale del proprio accordo transattivo ed è uscito dal regime di settlement insieme, tra gli altri, a Milan e Inter. Roma e Olympique Marsiglia hanno ricevuto ulteriori sanzioni per il mancato rispetto di specifici obiettivi e per il superamento del rapporto del 70%.
Le vicende di Manchester City e Lazio devono essere analizzate con riferimento ai singoli procedimenti, alle stagioni coinvolte e alle norme applicate, senza sovrapporle automaticamente alla Squad Cost Rule attuale.
Il principio alla base del Fair Play Finanziario UEFA è condivisibile: una società non dovrebbe sostenere costi strutturalmente superiori alle risorse che riesce a generare.
La regola, tuttavia, non stabilisce un tetto assoluto uguale per tutti. Chi produce ricavi più elevati può spendere di più, restando comunque entro il 70%.
Un club con ricavi rilevanti per 800 milioni di euro potrebbe teoricamente sostenere costi della rosa fino a 560 milioni. Una società con entrate pari a 200 milioni dovrebbe invece fermarsi a 140 milioni.
Il sistema può quindi consolidare il vantaggio delle grandi squadre europee, capaci di ottenere ricavi maggiori da sponsor, stadi, attività commerciali, diritti televisivi e competizioni internazionali.
La sostenibilità finanziaria e la competitività non coincidono necessariamente. Una squadra può avere i conti in ordine, ma disporre di risorse molto inferiori rispetto alle principali società del continente.
La conseguenza più importante del nuovo regolamento è che il calciomercato non può più essere separato dalla programmazione economica.
Per aumentare la capacità di investimento, i club devono:
La regola del 70% stabilisce confini precisi, ma non elimina le differenze economiche. Da una parte impone ai club parametri non negoziabili; dall’altra premia la capacità di generare ricavi.
Il rischio è la creazione di una sorta di Eurolega economica, nella quale i club più ricchi continuano a crescere perché possono spendere di più, mentre le società con un mercato e una base commerciale inferiori faticano a ridurre la distanza.
La vera sfida dell’UEFA sarà quindi garantire la stabilità dei bilanci senza trasformare la capacità economica già acquisita in un vantaggio sportivo impossibile da colmare.






