Adenomiosi ed endometriosi: differenze, sintomi e cure

Francesca BocchiSaluteYesterday61 Views

Adenomiosi ed endometriosi possono provocare dolore pelvico, mestruazioni difficili e problemi di fertilità, ma interessano parti differenti dell’apparato riproduttivo. Diagnosi e trattamento devono essere personalizzati in base ai sintomi e al desiderio di gravidanza.

Le differenze tra adenomiosi ed endometriosi riguardano principalmente la posizione del tessuto simile all’endometrio. Nell’adenomiosi è presente nella parete muscolare dell’utero; nell’endometriosi si trova invece al di fuori della cavità uterina.

Le due patologie possono causare sintomi simili, come mestruazioni dolorose, dolore pelvico cronico, sanguinamenti abbondanti e difficoltà di concepimento. Possono inoltre manifestarsi separatamente oppure coesistere nella stessa persona.

Adenomiosi ed endometriosi: qual è la differenza?

L’adenomiosi è una patologia ginecologica caratterizzata dalla presenza di ghiandole e stroma simili a quelli dell’endometrio all’interno del miometrio, lo strato muscolare dell’utero.

Questa condizione può provocare una reazione infiammatoria cronica, un ispessimento della parete uterina e un aumento del volume dell’utero. L’adenomiosi può essere localizzata e formare un adenomioma oppure interessare aree più estese della parete uterina.

Secondo il Ministero della Salute, le forme lievi di adenomiosi potrebbero interessare circa una donna su cinque dopo i quarant’anni. La patologia può tuttavia essere riscontrata anche nelle donne più giovani. Adenomiosi uterina

L’endometriosi, invece, è una malattia cronica nella quale tessuto simile all’endometrio cresce al di fuori dell’utero. Le localizzazioni più frequenti comprendono:

  • ovaie;
  • peritoneo pelvico;
  • legamenti uterosacrali;
  • tube;
  • intestino;
  • vescica.

Più raramente, la malattia può interessare sedi esterne alla pelvi. Il tessuto endometriosico può rispondere agli stimoli ormonali, contribuendo allo sviluppo di infiammazione, aderenze e cicatrici.

In sintesi:

  • nell’adenomiosi, le alterazioni sono localizzate nel muscolo uterino;
  • nell’endometriosi, le lesioni si sviluppano fuori dalla cavità uterina;
  • entrambe possono provocare dolore e influire sulla fertilità;
  • le due patologie possono essere presenti contemporaneamente.

L’Organizzazione mondiale della sanità stima che l’endometriosi interessi circa il 10% delle donne in età riproduttiva, pari a circa 190 milioni di persone nel mondo.

I sintomi dell’adenomiosi

L’intensità dei disturbi può variare notevolmente. Alcune persone presentano sintomi importanti, mentre altre scoprono l’adenomiosi durante un controllo effettuato per ragioni differenti.

I principali sintomi dell’adenomiosi comprendono:

  • mestruazioni abbondanti o prolungate;
  • dismenorrea, cioè mestruazioni particolarmente dolorose;
  • dolore pelvico cronico;
  • dolore durante i rapporti sessuali, soprattutto in profondità;
  • pressione o senso di pesantezza nella zona pelvica;
  • utero ingrossato e talvolta dolente;
  • possibili difficoltà di concepimento.

Le perdite mestruali abbondanti possono favorire una carenza di ferro e, in alcuni casi, un’anemia. Stanchezza persistente, debolezza, pallore, affanno o difficoltà di concentrazione meritano quindi una valutazione medica.

I sintomi dell’endometriosi

I sintomi dell’endometriosi possono cambiare in base alla posizione delle lesioni, ma la loro intensità non corrisponde necessariamente all’estensione della malattia.

Anche lesioni di piccole dimensioni possono provocare dolore intenso. Al contrario, alcune persone con endometriosi estesa possono presentare sintomi limitati o essere asintomatiche.

Tra i disturbi più frequenti rientrano:

  • mestruazioni molto dolorose;
  • dolore pelvico cronico;
  • dolore durante o dopo i rapporti sessuali;
  • dolore durante la defecazione;
  • dolore durante la minzione, soprattutto nei giorni del ciclo;
  • gonfiore addominale;
  • disturbi gastrointestinali;
  • nausea;
  • stanchezza persistente;
  • difficoltà di concepimento.

In alcune forme profonde possono comparire sangue nelle urine o nelle feci, soprattutto in corrispondenza delle mestruazioni. Questi sintomi richiedono una valutazione specialistica.

Il Ministero della Salute ricorda che l’endometriosi può essere associata a infertilità o riduzione della fertilità nel 30-40% dei casi. Il dato non significa che ogni persona con endometriosi sia infertile, ma evidenzia l’importanza di una diagnosi tempestiva.

Sintomi simili non significano stessa malattia

Il dolore mestruale e pelvico non permette, da solo, di distinguere adenomiosi ed endometriosi.

Sintomi simili possono essere presenti anche in caso di:

  • fibromi uterini;
  • cisti ovariche;
  • infezioni pelviche;
  • sindrome dell’intestino irritabile;
  • patologie della vescica;
  • disturbi muscolari del pavimento pelvico.

Per questo non è consigliabile formulare un’autodiagnosi sulla base dei soli sintomi. La valutazione deve comprendere storia clinica, visita ginecologica ed esami appropriati.

Quali sono le cause dell’adenomiosi?

Le cause dell’adenomiosi non sono state ancora chiarite completamente. Le principali ipotesi comprendono:

  • alterazioni dell’interfaccia tra endometrio e miometrio;
  • penetrazione di tessuto endometriale nella parete uterina;
  • microtraumi e processi di riparazione del tessuto;
  • influenza degli estrogeni;
  • alterazioni della risposta immunitaria e infiammatoria;
  • predisposizione genetica.

È probabile che la malattia derivi dall’interazione tra più fattori e non da un’unica causa.

Quali sono le cause dell’endometriosi?

Anche le cause dell’endometriosi non sono conosciute con certezza. Sono state formulate diverse teorie.

Mestruazione retrograda

Una parte del sangue mestruale e delle cellule endometriali potrebbe risalire attraverso le tube e raggiungere la cavità pelvica. La mestruazione retrograda è però molto comune e non spiega, da sola, perché solo alcune persone sviluppino l’endometriosi.

Predisposizione genetica

La familiarità sembra aumentare il rischio. Il Ministero della Salute segnala che avere una madre o una sorella con endometriosi può essere associato a un rischio fino a sette volte maggiore di sviluppare la malattia.

Sistema immunitario e infiammazione

Alterazioni della risposta immunitaria potrebbero rendere più difficile eliminare le cellule localizzate fuori dalla loro sede abituale, favorendo uno stato infiammatorio cronico.

Fattori ormonali

Gli estrogeni possono sostenere la crescita e l’attività delle lesioni endometriosiche.

Metaplasia cellulare

Secondo questa teoria, alcune cellule del peritoneo potrebbero trasformarsi in cellule simili a quelle dell’endometrio.

Diffusione linfatica o sanguigna

La diffusione attraverso i vasi linfatici o sanguigni potrebbe contribuire a spiegare alcune localizzazioni più distanti dalla pelvi.

L’origine dell’endometriosi viene quindi considerata multifattoriale.

I fattori associati all’adenomiosi

Avere uno o più fattori associati non significa sviluppare necessariamente la patologia. Tra gli elementi osservati più frequentemente nelle persone con adenomiosi rientrano:

  • età adulta, soprattutto tra 35 e 50 anni;
  • gravidanze precedenti;
  • precedenti interventi chirurgici sull’utero;
  • taglio cesareo;
  • procedure effettuate nella cavità uterina;
  • esposizione prolungata agli estrogeni in determinati contesti.

L’impiego di ecografie più accurate ha permesso di identificare l’adenomiosi anche in persone giovani e senza precedenti gravidanze. I fattori elencati devono quindi essere considerati associazioni e non cause certe.

I fattori associati all’endometriosi

Tra i principali fattori collegati a una maggiore probabilità di endometriosi vengono indicati:

  • menarca precoce;
  • cicli mestruali brevi;
  • mestruazioni abbondanti o prolungate;
  • familiarità;
  • anomalie anatomiche che ostacolano il deflusso mestruale.

Non esistono invece prove sufficienti per considerare il consumo di caffeina, l’alcol o l’assunzione di antidepressivi cause dirette e accertate di adenomiosi ed endometriosi.

Come si diagnostica l’adenomiosi

Il percorso diagnostico parte dall’analisi dei sintomi, dalla storia clinica e dalla visita ginecologica.

Gli esami principali sono:

  • ecografia transvaginale, generalmente utilizzata come indagine iniziale;
  • risonanza magnetica pelvica, impiegata quando è necessario approfondire il quadro.

L’ecografia può mostrare un miometrio non omogeneo, asimmetrie delle pareti uterine, piccole cisti miometriali e altri segni compatibili con l’adenomiosi.

Il Ministero della Salute segnala che ecografia transvaginale e risonanza magnetica, se eseguite e interpretate correttamente, possono avere un’affidabilità diagnostica comparabile.

La diagnosi non richiede necessariamente un intervento chirurgico o l’asportazione dell’utero. In passato l’esame istologico dopo l’isterectomia rappresentava il principale metodo di conferma; oggi la diagnostica per immagini permette spesso di riconoscere la patologia in maniera non invasiva.

Come si diagnostica l’endometriosi

La diagnosi si basa sull’integrazione di:

  • sintomi riferiti;
  • visita ginecologica;
  • ecografia transvaginale;
  • risonanza magnetica;
  • eventuale laparoscopia.

Le linee guida NICE sull’endometriosi, aggiornate nel 2024, raccomandano l’ecografia transvaginale nelle persone con sospetta endometriosi. L’esame può individuare endometriomi ovarici e alcune forme profonde.

La risonanza magnetica può essere utile per valutare l’estensione dell’endometriosi profonda, soprattutto in caso di possibile interessamento dell’intestino, della vescica o di altri organi.

Un’ecografia o una risonanza negative non escludono completamente la malattia, in particolare nelle forme superficiali. Se i sintomi persistono, può essere necessario proseguire gli accertamenti.

La laparoscopia è sempre necessaria?

La laparoscopia non è più considerata un passaggio obbligatorio per ogni diagnosi di endometriosi.

Le linee guida ESHRE indicano che la procedura può essere valutata quando gli esami non chiariscono il quadro oppure quando il trattamento empirico non è efficace, non è tollerato o non risulta appropriato.

Durante la laparoscopia è possibile osservare direttamente le lesioni, prelevare campioni ed effettuare, quando indicato, un trattamento chirurgico.

Quando rivolgersi al ginecologo

È consigliabile consultare un ginecologo quando il dolore mestruale è intenso, persiste nel tempo o limita scuola, lavoro, attività quotidiane e vita sociale.

Una valutazione è indicata anche in presenza di:

  • mestruazioni molto abbondanti o prolungate;
  • dolore pelvico ricorrente;
  • dolore durante i rapporti;
  • dolore durante la minzione o la defecazione;
  • sanguinamenti uterini anomali;
  • difficoltà di concepimento;
  • stanchezza compatibile con una possibile anemia.

Il dolore mestruale invalidante non dovrebbe essere considerato una condizione inevitabile da sopportare. Il Ministero della Salute stima per l’endometriosi un ritardo diagnostico medio di circa sette anni.

L’accesso tempestivo a visite ed esami rimane quindi essenziale. Sul tema è possibile leggere anche l’approfondimento del Contemporaneo dedicato alle liste di attesa nella sanità pubblica.

Come si cura l’adenomiosi

Il trattamento dell’adenomiosi dipende da:

  • gravità dei sintomi;
  • età;
  • condizioni generali;
  • estensione della patologia;
  • desiderio di gravidanza;
  • risposta ai trattamenti precedenti.

Se non sono presenti disturbi significativi, il ginecologo può proporre un monitoraggio.

Farmaci per il dolore

I farmaci antinfiammatori non steroidei, i FANS, possono essere utilizzati per controllare il dolore. Devono essere assunti secondo le indicazioni del medico, soprattutto in presenza di problemi gastrici, renali, cardiovascolari o di altre terapie.

Terapie ormonali

Contraccettivi ormonali combinati e progestinici possono ridurre dolore e sanguinamento. La scelta dipende dalle condizioni cliniche e dalle eventuali controindicazioni.

Dispositivo intrauterino al levonorgestrel

In alcune pazienti può contribuire a diminuire il flusso mestruale e la sintomatologia dolorosa.

Analoghi e antagonisti del GnRH

Questi medicinali riducono la stimolazione ormonale e possono essere utilizzati in situazioni selezionate, generalmente per periodi limitati e sotto controllo specialistico.

Trattamenti conservativi e chirurgia

In determinati casi possono essere valutati trattamenti interventistici o chirurgici capaci di preservare l’utero. Indicazioni, benefici e possibili conseguenze sulla fertilità devono essere discussi con un centro specializzato.

L’isterectomia, cioè l’asportazione dell’utero, rappresenta il trattamento definitivo dell’adenomiosi uterina. È una scelta irreversibile, non permette future gravidanze e deve essere presa soltanto dopo un’attenta valutazione di alternative, benefici e rischi.

Donna con un fiore sul ventre, immagine simbolica del dolore pelvico e dell'endometriosi.

L’endometriosi è una patologia ginecologica che può causare dolore pelvico cronico e mestruazioni dolorose, influenzando la qualità della vita delle donne.

Come si cura l’endometriosi

Non esiste attualmente una terapia capace di eliminare definitivamente l’endometriosi in ogni persona. Il trattamento punta a controllare il dolore, limitare le conseguenze della malattia e tutelare, quando possibile, la fertilità.

Le principali opzioni comprendono:

  • antidolorifici e FANS;
  • contraccettivi ormonali combinati;
  • progestinici;
  • dispositivi intrauterini ormonali;
  • analoghi o antagonisti del GnRH;
  • chirurgia laparoscopica;
  • percorsi di medicina della riproduzione.

Le terapie ormonali possono ridurre o sopprimere il ciclo e controllare i sintomi, ma non eliminano necessariamente tutte le lesioni. Generalmente non vengono utilizzate per favorire il concepimento durante il periodo di trattamento.

Quando si ricorre alla chirurgia

La chirurgia può essere valutata quando:

  • il dolore non risponde adeguatamente alle terapie;
  • sono presenti endometriomi;
  • esiste un interessamento profondo;
  • la malattia compromette la funzione di altri organi;
  • vi sono particolari problemi di fertilità;
  • il trattamento farmacologico è controindicato o non tollerato.

La laparoscopia può consentire di rimuovere o trattare lesioni, aderenze ed endometriomi. La scelta deve considerare anche il possibile impatto dell’intervento sulla riserva ovarica.

L’isterectomia non rappresenta automaticamente una cura per l’endometriosi, perché le lesioni si trovano fuori dall’utero e alcuni sintomi possono persistere anche dopo l’intervento.

Adenomiosi, endometriosi e fertilità

Sia l’adenomiosi sia l’endometriosi possono essere associate a difficoltà di concepimento, ma attraverso meccanismi differenti.

L’adenomiosi può modificare la struttura del miometrio e l’ambiente uterino, interferendo potenzialmente con l’impianto dell’embrione. Le evidenze indicano inoltre una possibile associazione con un aumento del rischio di aborto e di alcune complicazioni ostetriche, ma gli effetti variano da persona a persona.

L’endometriosi può influire sulla fertilità attraverso:

  • infiammazione cronica della pelvi;
  • formazione di aderenze;
  • alterazione dell’anatomia di tube e ovaie;
  • endometriomi ovarici;
  • possibile riduzione della qualità ovocitaria;
  • modificazioni dell’ambiente riproduttivo.

La presenza di una delle due patologie non equivale automaticamente a una diagnosi di infertilità. Molte donne riescono a concepire spontaneamente, mentre altre possono avere bisogno di inseminazione intrauterina, fecondazione in vitro o altri trattamenti.

In presenza di un progetto di gravidanza, la terapia deve essere concordata con un ginecologo o con un centro di medicina della riproduzione.

Adenomiosi ed endometriosi possono coesistere?

Sì, adenomiosi ed endometriosi possono essere presenti contemporaneamente.

La coesistenza può rendere più difficile attribuire i sintomi a una singola patologia, perché entrambe possono provocare dismenorrea, dolore pelvico, dolore durante i rapporti e difficoltà riproduttive.

In questi casi può essere particolarmente utile rivolgersi a un centro con esperienza specifica e con un’équipe multidisciplinare. Il percorso può coinvolgere ginecologo, radiologo, specialista della fertilità, terapista del dolore e fisioterapista del pavimento pelvico.

Per altri approfondimenti dedicati alla prevenzione, alla diagnosi e all’accesso alle cure è possibile consultare la sezione Salute del Contemporaneo.

Perché è importante distinguere le due patologie

La differenza fondamentale tra adenomiosi ed endometriosi riguarda la localizzazione delle alterazioni: nel miometrio per l’adenomiosi e fuori dalla cavità uterina per l’endometriosi.

Sintomi simili non significano però che diagnosi e terapia siano identiche. Età, intensità del dolore, sanguinamenti, fertilità e condizioni generali devono orientare un percorso personalizzato.

Una diagnosi tempestiva e una valutazione specialistica possono migliorare il controllo dei sintomi e la qualità della vita. La terapia non deve essere scelta autonomamente, soprattutto quando esiste un desiderio di gravidanza.

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