Diplomati e laureati STEAM l’Italia saprà formarli

Sara MacaroEconomia2 hours ago44 Views

Le previsioni al 2029, il divario di genere e gli esiti degli ITS mostrano dove intervenire. La cifra dei due milioni richiede un perimetro verificabile.

L’Italia ha bisogno di persone capaci di progettare, usare e valutare tecnologie sempre più complesse. La formazione di diplomati e laureati STEAM riguarda perciò le possibilità di lavoro dei giovani e la capacità delle imprese di innovare: le previsioni ufficiali segnalano carenze in diversi percorsi scientifici e tecnici, ma la dimensione del problema va misurata distinguendo qualifiche, periodi e posti da sostituire.

Quanti diplomati e laureati STEAM serviranno davvero

La formula “due milioni di diplomati e laureati STEAM” non può essere assunta come un totale verificato senza conoscere quali titoli comprenda e il metodo con cui è stata costruita. Le categorie delle statistiche sull’istruzione e quelle delle previsioni occupazionali non coincidono automaticamente. Sommare l’intera domanda di laureati a quella di diplomati tecnici, per esempio, non dimostra che tutti quei profili appartengano alle discipline STEAM.

Un riferimento misurabile è l’aggiornamento delle previsioni Excelsior 2025–2029 di Unioncamere e Ministero del Lavoro: il fabbisogno complessivo italiano è stimato tra 3,3 e 3,7 milioni di occupati, considerando tutti i settori. La sostituzione di personale in uscita pesa tra l’84% e il 94% secondo lo scenario. Si tratta dunque in larga misura di ricambio, non di posti aggiuntivi creati dalla tecnologia. Nello scenario favorevole, il 35,7% della domanda riguarda l’istruzione terziaria, che comprende lauree, ITS Academy e AFAM: un insieme più ampio delle sole lauree scientifiche.

La carenza emerge con maggiore precisione nel richiamo di Unioncamere alla formazione permanente durante Job Evolution 2026. Le stime indicate arrivano a 13 mila laureati STEM mancanti ogni anno, oltre a un deficit fino a 40 mila giovani con formazione tecnico-professionale. Le due misure riguardano percorsi differenti; non autorizzano a ricavare, da sole, un fabbisogno complessivo di due milioni di specialisti STEAM.

Scienza e creatività senza confondere le statistiche

STEM comprende scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. STEAM aggiunge la dimensione artistica: progettazione e creatività entrano nel rapporto con le competenze scientifiche. L’integrazione è utile, per esempio, quando un progetto tecnico deve rispondere alle esigenze di chi userà un prodotto. Non trasforma però le due sigle in categorie statistiche intercambiabili: un dato pubblicato sui laureati STEM mantiene quel perimetro anche in un articolo dedicato alle STEAM.

Il tema è entrato anche nella normativa più recente. L’articolo 36 del decreto legislativo 179 del 2026 prevede attività scolastiche sull’intelligenza artificiale, moduli per le competenze STEAM e interventi di orientamento. Il provvedimento, pubblicato l’8 ottobre, entra in vigore il 23 ottobre 2026: al 20 ottobre è quindi pubblicato, ma non ancora vigente. L’effetto concreto andrà valutato attraverso l’attuazione nelle scuole, non contando il testo di legge come formazione già realizzata.

Edificio del Politecnico di Milano al campus Bovisa La Masa

Edificio del Politecnico di Milano al campus Bovisa La Masa (Fonte: Wikimedia)

Il divario di genere restringe la platea

L’Istat, nel rapporto sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali riferito al 2024, rileva che tra i 30–34enni con un titolo terziario il 23,6% ha una laurea STEM. La quota è il 36,9% tra gli uomini e il 15% tra le donne. Queste percentuali descrivono i laureati nella fascia d’età osservata: non sono la distribuzione degli iscritti del 2026, né dicono quale sia la quota femminile sul totale dei laureati STEM.

Il divario indica una questione da affrontare prima dell’ingresso nel lavoro. Per ampliare le possibilità di scelta servono orientamento accessibile e occasioni per conoscere le discipline attraverso esperienze concrete. La valutazione degli interventi dovrebbe seguire il percorso intero: chi si iscrive, chi conclude e quali opportunità trova. Portare più ragazze in aula perde efficacia se gli ostacoli si ripresentano durante gli studi o nel passaggio all’occupazione.

Gli ITS crescono ma conta completare i percorsi

Una parte della risposta passa dagli ITS Academy, percorsi terziari professionalizzanti distinti dall’università. Il monitoraggio nazionale INDIRE 2026 prende in esame 506 percorsi conclusi nel 2024, erogati da 115 Fondazioni. Dei 13.195 iscritti, 9.991 hanno conseguito il diploma, il 75,7%. A dodici mesi dal titolo risulta occupato il 79,7% dei diplomati; tra gli occupati, il 92,8% svolge un lavoro coerente con il percorso.

Sono risultati da leggere insieme. Il buon inserimento professionale riguarda chi ha ottenuto il titolo; non elimina la necessità di accompagnare gli studenti fino alla conclusione. Inoltre, gli ITS comprendono diverse aree tecnologiche e non costituiscono un campione di tutti i diplomati o laureati STEAM. Per aumentare il numero di tecnici disponibili occorre verificare la capacità effettiva di laboratori e docenti, la qualità delle esperienze in impresa e il sostegno a chi rischia di interrompere gli studi.

Il passaggio decisivo tra formazione e lavoro

In Lombardia un tentativo di collegare le due fasi è l’accordo quadro 2026–2029 sottoscritto il 13 maggio da Assolombarda e nove università del territorio. L’intesa comprende competenze digitali e intelligenza artificiale, ricerca applicata e progetti per l’attrattività, inclusa la residenzialità di studenti e lavoratori. Il riferimento all’abitare ricorda quanto la possibilità di studiare o accettare un impiego dipenda anche dalle condizioni materiali.

Su questo punto, nell’intervista al Contemporaneo sul mercato del lavoro, il ricercatore INAPP Emiliano Mandrone richiama il peso di salari, contratti e costo del trasferimento. Formare più persone e offrire opportunità in grado di trattenerle sono problemi collegati. L’Italia potrà ridurre le carenze se saprà seguire gli studenti fino al titolo e rendere conveniente utilizzare qui le competenze acquisite. Il risultato si misurerà nei percorsi completati e nei lavori qualificati accessibili, con dati distinti per disciplina e territorio.

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