Quantum computing: l’Europa rischia un nuovo ritardo tecnologico

Daniela BuonocoreInnovazione5 hours ago48 Views

Quantum computing: l’Europa rischia un nuovo ritardo tecnologico

L’Europa dispone di ricerca e competenze avanzate, ma scarsità di capitali privati, frammentazione del mercato e concorrenza internazionale ne frenano la crescita industriale.

L’Europa è stata protagonista della ricerca sulle tecnologie quantistiche, ma oggi rischia di non riuscire a trasformare questo vantaggio scientifico in una leadership industriale. Mentre Stati Uniti e Cina investono in aziende, infrastrutture e applicazioni commerciali, il sistema europeo continua a risentire della frammentazione tra gli Stati membri e della difficoltà delle startup nel reperire capitali.

Il problema, dunque, non è soltanto sviluppare nuove tecnologie. La vera sfida è riuscire a portarle fuori dai laboratori, convertirle in prodotti utilizzabili e costruire imprese capaci di competere sui mercati internazionali.

Che cos’è il quantum computing

Il quantum computing utilizza i principi della meccanica quantistica per elaborare le informazioni. Al posto dei bit tradizionali, che possono assumere il valore di zero oppure uno, impiega i qubit, capaci di sfruttare fenomeni come la sovrapposizione e l’entanglement.

Questo non significa che un computer quantistico sia automaticamente più veloce di uno tradizionale in qualsiasi attività. Il suo potenziale riguarda alcune categorie di problemi particolarmente complessi, per i quali determinati algoritmi quantistici potrebbero offrire vantaggi significativi.

Le possibili applicazioni interessano diversi settori:

  • ricerca farmaceutica;
  • studio di molecole e materiali;
  • ottimizzazione logistica;
  • gestione delle reti energetiche;
  • finanza;
  • sicurezza informatica;
  • ricerca scientifica.

Molte di queste applicazioni, tuttavia, sono ancora in fase sperimentale. I sistemi attuali presentano limiti legati alla stabilità dei qubit, alla correzione degli errori e alla difficoltà di costruire macchine sufficientemente potenti e affidabili.

Perché il quantum computing è strategico

In prospettiva, computer quantistici più avanzati potrebbero aiutare i ricercatori a simulare molecole e materiali difficili da studiare con i sistemi tradizionali. Ciò potrebbe favorire lo sviluppo di farmaci, batterie, fertilizzanti e materiali innovativi.

Anche la logistica potrebbe beneficiare di nuovi strumenti per affrontare problemi di ottimizzazione particolarmente articolati, come la gestione delle rotte, delle reti di trasporto o delle catene di approvvigionamento.

Il quantum computing presenta inoltre implicazioni importanti per la sicurezza. Macchine sufficientemente potenti potrebbero rendere vulnerabili alcuni sistemi crittografici utilizzati oggi. Per questa ragione governi, imprese e istituzioni stanno lavorando anche alla crittografia post-quantistica, progettata per resistere a eventuali attacchi condotti attraverso computer quantistici.

I punti di forza dell’Europa

L’Europa non parte da zero. Può contare su università, centri di ricerca, infrastrutture pubbliche e startup specializzate in hardware, software, comunicazioni e sensori quantistici.

Nel 2018 l’Unione europea ha lanciato la Quantum Technologies Flagship, un programma decennale con un budget europeo previsto di un miliardo di euro. L’iniziativa riunisce istituzioni scientifiche, imprese e finanziatori pubblici con l’obiettivo di avvicinare la ricerca alle applicazioni industriali.

La fase successiva, finanziata attraverso Horizon Europe, dispone di oltre 400 milioni di euro e comprende più di venti nuovi progetti. A questi interventi si affiancano altre iniziative europee dedicate alle infrastrutture di calcolo, alle comunicazioni e alla produzione di componenti avanzati.

Attraverso l’impresa comune EuroHPC, l’Unione sta inoltre integrando computer quantistici e supercomputer tradizionali. L’obiettivo è realizzare sistemi ibridi, nei quali le due tecnologie possano essere utilizzate in modo complementare per la ricerca e l’industria.

Dove nasce il divario con Stati Uniti e Cina

L’eccellenza scientifica europea non si traduce automaticamente in capacità industriale. Negli Stati Uniti operano grandi aziende come IBM, Google, Microsoft e Amazon, che possono destinare risorse consistenti alla ricerca e allo sviluppo di hardware e servizi quantistici.

La Cina, invece, sostiene il settore attraverso una forte pianificazione pubblica e programmi strategici che coinvolgono ricerca, comunicazioni e infrastrutture.

L’Europa risente soprattutto di tre problemi:

  • investimenti frammentati tra programmi nazionali ed europei;
  • disponibilità limitata di capitale privato specializzato;
  • difficoltà delle startup nel trasformarsi in imprese di grandi dimensioni.

Secondo uno studio del Parlamento europeo, il continente attrae soltanto una quota limitata dei finanziamenti privati globali destinati al settore quantistico. Il rischio è che le startup più promettenti debbano rivolgersi a investitori stranieri o trasferire altrove alcune attività per continuare a crescere.

Il problema europeo è trasformare la ricerca in industria

L’Europa dispone di competenze scientifiche, brevetti e imprese innovative. La difficoltà emerge nella fase successiva, quando occorre costruire impianti, assumere personale, sviluppare prodotti e trovare clienti.

Il quantum computing richiede investimenti elevati e tempi di ritorno lunghi. L’hardware deve funzionare in condizioni estremamente controllate, mentre molte applicazioni commerciali non garantiscono ancora risultati immediati.

Questa incertezza rende gli investitori europei più prudenti, soprattutto nelle fasi avanzate di crescita. Una startup può ottenere finanziamenti per sviluppare un prototipo, ma incontrare difficoltà quando ha bisogno di risorse molto più consistenti per avviare la produzione o entrare nei mercati internazionali.

È un problema già osservato in altri comparti tecnologici. Il rapporto sulla competitività europea coordinato da Mario Draghi sottolinea come l’Unione fatichi a trasformare le proprie capacità innovative in aziende globali, anche a causa della distanza finanziaria rispetto agli Stati Uniti.

Computer quantistico europeo Euro-Q-Exa installato in Germania

Computer quantistico europeo Euro-Q-Exa installato in Germania (Fonte: Wikimedia)

La Quantum Europe Strategy

Nel luglio 2025 la Commissione europea ha adottato la Quantum Europe Strategy, con l’obiettivo di rafforzare la posizione dell’Unione entro il 2030.

La strategia individua cinque aree prioritarie:

  1. ricerca e innovazione;
  2. infrastrutture quantistiche;
  3. rafforzamento dell’ecosistema industriale;
  4. spazio, sicurezza e tecnologie a duplice uso;
  5. formazione e mobilità dei talenti.

La Commissione riconosce che l’Europa mantiene una ricerca scientifica di livello mondiale, ma è in ritardo nel trasformare le innovazioni in opportunità di mercato. Anche la frammentazione delle strategie e dei programmi nazionali ostacola la costruzione di un ecosistema unitario.

Che cosa prevede il futuro Quantum Act

Alla strategia dovrebbe affiancarsi il Quantum Act europeo, la cui adozione è prevista nel 2026. Non si tratta ancora di una legge definitiva, ma di un provvedimento in preparazione.

Secondo la Commissione, l’intervento dovrebbe perseguire tre obiettivi:

  • sostenere ricerca e innovazione;
  • aumentare la capacità industriale europea;
  • rafforzare la resilienza delle filiere e il coordinamento tra gli Stati membri.

Il futuro provvedimento dovrebbe integrare strumenti già esistenti come il Chips Act, l’impresa comune EuroHPC e il programma europeo per le comunicazioni satellitari IRIS².

Competenze e capitali, i due ostacoli principali

Per costruire un’industria quantistica competitiva non sono sufficienti fisici e ricercatori. Servono anche ingegneri, sviluppatori, tecnici, esperti di cybersecurity e professionisti capaci di collegare la ricerca alle esigenze delle aziende.

La competizione per queste figure è già internazionale. Se le imprese europee non riusciranno a offrire prospettive professionali, finanziamenti e strutture adeguate, una parte dei talenti potrebbe scegliere aziende o laboratori situati altrove.

L’altro ostacolo è rappresentato dai capitali. Il settore necessita di investitori disposti ad accettare tempi lunghi, rischi elevati e risultati inizialmente incerti. Senza fondi specializzati e un mercato europeo più integrato, molte imprese potrebbero non raggiungere le dimensioni necessarie per competere.

Come evitare un nuovo ritardo tecnologico

L’Europa può ancora svolgere un ruolo centrale, ma deve trasformare il proprio vantaggio scientifico in capacità produttiva. Per riuscirci, occorre coordinare gli investimenti nazionali, rafforzare le infrastrutture comuni e facilitare l’accesso delle startup ai capitali necessari per crescere.

Serve inoltre una politica industriale capace di sostenere l’intera filiera: componenti, hardware, software, formazione, sperimentazione e domanda pubblica. Università e centri di ricerca devono collaborare maggiormente con aziende e investitori, senza disperdere competenze e risorse in programmi scollegati.

Il quantum computing in Europa non è una sfida già persa. Il continente conserva una delle migliori basi scientifiche al mondo e dispone di imprese innovative e infrastrutture avanzate. Ma la ricerca, da sola, non basta.

Il risultato dipenderà dalla capacità di trasformare scoperte e brevetti in prodotti, posti di lavoro e aziende competitive. È su questo passaggio, più che nei laboratori, che si deciderà se l’Europa potrà guidare la prossima rivoluzione tecnologica oppure dovrà dipendere ancora una volta da tecnologie sviluppate altrove.

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