
Cavi, reti elettriche e raffreddamento alimentano i data center. Un’opportunità industriale che richiede investimenti e autonomia.
L’intelligenza artificiale ha bisogno di fabbriche, prima ancora di risposte sullo schermo. Per addestrare e utilizzare i modelli servono server collegati da reti veloci, alimentazione elettrica affidabile e impianti che smaltiscano il calore. È su questa parte materiale della trasformazione digitale che l’industria italiana può trovare spazio. I risultati di Prysmian mostrano un’opportunità già concreta, pur senza autorizzare a parlare di un beneficio uniforme per tutta la manifattura.
Nel secondo trimestre del 2026, Prysmian ha registrato una crescita organica del 18% nella divisione Digital Solutions. L’EBITDA rettificato del segmento ha raggiunto 122 milioni di euro. Nel comunicato del 30 luglio, il gruppo collega il miglioramento alla domanda di cavi ottici e al contributo di Channell; segnala inoltre il ruolo dei data center nordamericani nella crescita di Industrial & Construction.
Sono risultati di una multinazionale, con attività e impianti in diversi Paesi. Non corrispondono al fatturato prodotto esclusivamente in Italia, né a ricavi interamente attribuibili all’IA. La distinzione conta: una divisione può vendere soluzioni per più mercati e un data center può ospitare servizi cloud tradizionali oltre ai modelli generativi. Il dato aziendale è un segnale industriale, non una misura del contributo dell’IA al PIL italiano.
L’infrastruttura digitale mette in relazione competenze differenti. I cavi portano energia e informazioni; quadri e sistemi di distribuzione devono garantire continuità; il raffreddamento protegge apparecchiature che lavorano con carichi elevati. Installazione, manutenzione e verifica degli impianti completano una catena che va oltre la costruzione dell’edificio.
Per un fornitore, entrare in questa filiera significa anche rispondere a requisiti di affidabilità, certificazione e assistenza. Il prezzo resta importante, ma un componente che interrompe il funzionamento dell’impianto può creare danni molto superiori al risparmio ottenuto all’acquisto. È una ragione per cui la competenza tecnica può avere valore commerciale anche in un mercato dominato da grandi committenti.

Server e connessioni per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale (Fonte: Pexels)
Nel rapporto Energy and AI, pubblicato nel 2025, l’Agenzia internazionale dell’energia stima nello scenario centrale che i consumi elettrici mondiali dei data center raggiungano circa 945 terawattora nel 2030, oltre il doppio del livello del 2024. È una proiezione condizionata dall’evoluzione della domanda, dall’efficienza e dalla disponibilità di infrastrutture. Non una quantità di energia già consumata.
Per la manifattura, questa prospettiva apre una domanda concreta: chi sarà in grado di consegnare gli impianti nei tempi richiesti? Una capacità produttiva maggiore aiuta soltanto se può essere utilizzata. Collegamenti elettrici, autorizzazioni e disponibilità dei componenti possono rinviare i cantieri e spostare gli ordini da un trimestre all’altro.
Un aumento delle vendite può sostenere investimenti e occupazione, ma non consente di calcolare automaticamente nuove assunzioni. Una società potrebbe utilizzare capacità già disponibile, acquistare componenti all’estero o aumentare la produttività degli impianti esistenti. Per capire il beneficio sul territorio occorre guardare dove vengono realizzati gli investimenti, quali fornitori partecipano e quali professionalità vengono cercate.
La stessa cautela vale per l’export. Vendere infrastrutture a un cliente americano non significa necessariamente produrre quelle infrastrutture in Italia. L’effetto nazionale va ricostruito con dati sugli stabilimenti e sul valore aggiunto, evitando di sommare annunci che riguardano attività diverse.
La filiera italiana può beneficiare della spesa delle grandi aziende tecnologiche. Se però un fornitore lega capacità e investimenti a pochi clienti, un rallentamento dei loro programmi può diventare un problema. La diversificazione commerciale e la possibilità di servire anche reti elettriche, telecomunicazioni e altri comparti meritano quindi attenzione quanto la crescita degli ordini.
L’opportunità è partecipare alla trasformazione con prodotti e competenze che abbiano valore anche quando cambiano i protagonisti del mercato. Per misurarla serviranno meno elenchi di marchi e più bilanci, investimenti localizzati e risultati verificabili. È lì che il boom dell’IA può diventare sviluppo industriale duraturo.






