Pesce spada alla messinese: viaggio nei sapori siciliani

Emilio LupisTurismo4 days ago56 Views

Il pesce spada alla messinese racconta la Sicilia attraverso pomodori, capperi, olive e l’antica pesca praticata nelle acque dello Stretto.

Il pesce spada alla messinese non è soltanto una ricetta. È un viaggio tra i sapori, i paesaggi e le tradizioni della Sicilia. Un percorso che comincia sul ponte di un traghetto, prosegue tra saline, uliveti e campi di pomodori e termina nello Stretto di Messina, dove la pesca del pesce spada conserva ancora il carattere di un antico duello. Perché ognuno, nel proprio cuore, custodisce un’isola. E quella di oggi è la Sicilia.

Sul ponte dello Stretto

Succede di ritrovarsi con i gomiti appoggiati a un pezzo di legno sorretto da una ringhiera, a fumare una sigaretta oppure a pensare al resto del viaggio. Intanto, si osservano due mari che si incontrano, mentre davanti si accendono le luci di una città.

Non è difficile vivere questa esperienza. In fondo, basta prendere un’automobile o un treno, arrivare a Villa San Giovanni e imbarcarsi su una nave diretta a Messina.

Il carattere di Messina

Città strana, Messina. Non soltanto per chi possiede un’anima o delle origini legate a questi luoghi, ma perché, mentre nel Medioevo gran parte del mondo sembrava buio e immobile, la città raggiungeva uno dei momenti più importanti della propria storia.

Quando viene rasa al suolo dalla natura, Messina si rialza. Non sempre riesce a decollare appieno, ma ogni giorno, a mezzogiorno, continua simbolicamente a ruggire con il leone del campanile del Duomo.

È nell’indole di questa città fare le cose complicate.

Pesce spada alla messinese: una ricetta che racconta l’isola

Pensate a uno dei piaceri più belli della vita: mangiare.

Uno dei piatti tradizionali del capoluogo peloritano, porta della Sicilia, è il pesce spada alla messinese o, per dirlo nella lingua del luogo, u pisci spata a ’ghiotta.

Una pietanza preparata con sugo di pomodoro, olive, capperi, olio d’oliva, sale e pesce spada: un animale possente e muscoloso, caratterizzato dal lungo rostro simile a una spada. Quasi un avvertimento rivolto al pescatore: se vuoi catturarmi, devi prima affrontarmi.

Ogni volta che si pensa a questo piatto, tornano alla mente due immagini. La prima è quella delle feste messinesi, durante le quali gli ingredienti vengono amalgamati con una sapienza e una cura capaci di inebriare i sensi. La seconda è il lungo viaggio compiuto idealmente da quegli stessi ingredienti attraverso la Sicilia, prima di arrivare a Messina.

Il viaggio degli ingredienti

È bello chiudere gli occhi e immaginare la strada che parte da Messina e attraversa l’isola. Si incontrano Brolo, le ceramiche di Santo Stefano di Camastra e la struggente Palermo, prima di raggiungere la provincia di Trapani.

Pesce spada alla messinese con pomodoro, olive e capperi

Pesce spada alla messinese con pomodoro, olive e capperi (Fonte: Wikipedia)

La poesia dei capperi

I capperi potrebbero arrivare dalle isole Eolie, splendide isole dentro l’isola, e Lipari sarebbe certamente più vicina di Trapani. Eppure, il pensiero corre fino a Pantelleria, dove il cappero è diventato uno dei simboli dell’agricoltura locale ed è tutelato dall’indicazione geografica protetta.

Saranno i mulini che suscitano tenerezza nel loro stanco e claudicante girare. Saranno gli uomini, alcuni ormai anziani, che lavorano sotto il sole nelle saline, tra i blocchi di sale grezzo. Sarà il paesaggio. Ma i capperi provenienti dal territorio trapanese sembrano possedere una poesia particolare.

Il Cappero di Pantelleria IGP racconta, del resto, il legame profondo tra un prodotto e il luogo nel quale nasce.

L’oro della Valle del Belìce

Il percorso della ricetta è ancora lungo. Servono altri chilometri d’immaginazione per arrivare nella Valle del Belìce.

È una terra accomunata a Messina anche dalla memoria dei terremoti, ma capace di offrire olive preziose, buone da mangiare e da trasformare in olio.

Il viaggio continua. Manca ancora il “mare rosso” nel quale u pisci spata a ’ghiotta dovrà nuotare.

Il mare rosso di Pachino

Bisogna viaggiare ancora per trovare il pomodoro. In questo caso la direzione sembra naturale: Pachino, terra di pomodori, mandorli e vigneti.

Questa parte della Sicilia sudorientale conserva un paesaggio agricolo profondamente mediterraneo, nel quale la terra, il sole e il mare contribuiscono a costruire sapori immediatamente riconoscibili.

Il pomodoro diventa così il mare rosso della ricetta: il luogo nel quale il pesce spada incontra le olive, i capperi e gli altri ingredienti raccolti durante questo immaginario viaggio attraverso l’isola.

La pesca del pesce spada nello Stretto

Adesso manca soltanto l’ingrediente principale.

Si risale verso Messina, lasciandosi alle spalle la maestosità dell’Etna. Pescare è un’arte fatta di pazienza e bravura, ma la pesca del pesce spada nello Stretto possiede qualcosa di diverso. È una sorta di corrida, una danza estrema, quasi un duello.

Per affrontarlo non basta un comune peschereccio. Serve la feluca, la tradizionale imbarcazione utilizzata nelle acque dello Stretto.

La feluca presenta una struttura particolare: una torre permette di osservare il mare dall’alto, mentre una lunga passerella si protende dalla prua. Dalla sommità, l’avvistatore individua il pesce e guida le manovre; dalla passerella, il pescatore tenta di colpirlo con l’arpione.

La pesca tradizionale del pesce spada nello Stretto di Messina è un’attività che richiede esperienza, coordinamento e una profonda conoscenza del mare.

Il pesce viene osservato, seguito e infine arpionato. Non è soltanto una cattura: è un confronto tra l’uomo e un animale forte, veloce e difficile da raggiungere.

L’alchimia dei sapori

Soltanto adesso il pesce spada alla messinese può essere preparato.

Dopo avere idealmente raccolto tutto ciò che serve, cucinarlo sembra quasi semplice. Come uscire sul balcone e raccogliere il basilico verde, carico dei profumi dello Stretto.

Il pesce, il pomodoro, le olive, i capperi e l’olio si incontrano nella stessa pentola. Ogni ingrediente porta con sé un luogo, una storia e un frammento dell’isola.

Il cibo come memoria e viaggio

Il cibo è un collante straordinario tra le persone. È parte di un incontro, accompagna gli affari, anima una festa e, qualche volta, diventa persino una consolazione.

Può essere anche un modo per viaggiare. Un insieme di ingredienti può rendere speciale il Natale, riportarci in una casa lontana o farci ricordare una cena a base di pesce spada.

Il cibo custodisce la memoria.

Tornando verso la penisola, con la Calabria davanti, può capitare di sentire una frase sussurrata dal vento. Una frase nascosta in un vecchio e cigolante cassetto dei ricordi, pronunciata da una voce saggia a un bambino incantato dalla danza delle luci dei traghetti, delle navi, dei pescherecci e delle feluche che attraversano lo Stretto:

«Ognuno nel suo cuore ha un’isola: la Sardegna, Pantelleria, Lampedusa, l’Australia. Quella di oggi è la Sicilia.»

0 Votes: 0 Upvotes, 0 Downvotes (0 Points)

Leave a reply

Commenti recenti

Nessun commento da mostrare.
Join Us
  • Facebook38.5K
  • X Network32.1K
  • Behance56.2K
  • Instagram18.9K

Stay Informed With the Latest & Most Important News

I consent to receive newsletter via email. For further information, please review our Privacy Policy

Categories

Advertisement

Loading Next Post...
Seguici
Search Trending
Articoli popolari
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...