
Il romanzo d’esordio di Marco Di Nardo racconta il peso delle aspettative, il rapporto con il corpo e il difficile percorso verso la libertà personale.
Crescere cercando di essere come gli altri si aspettano. Nascondere una parte di sé per paura del giudizio e poi, con il tempo, provare a liberarsi da quel peso. È il percorso che Marco Di Nardo racconta nel suo romanzo d’esordio, Il Grembiule Blu – La costruzione di un uomo, pubblicato in autoproduzione e acquistabile su Amazon.
Il protagonista è Alessandro. Il romanzo parte dalla sua infanzia e lo accompagna nel rapporto con la famiglia, l’identità, il corpo, l’amore e il bisogno di essere accettato.
A dare il titolo al libro è un oggetto semplice: il grembiule scolastico. Nell’immaginazione del bambino, però, quella stoffa cambia significato. Diventa un rifugio, un modo per sentirsi libero e poter essere sé stesso.
«Il grembiule smette di essere un semplice elemento scolastico e diventa una soglia», spiega Di Nardo. «Un confine tra ciò che il mondo pretende da lui e ciò che lui sente davvero di essere».
È da questa immagine che prende forma il percorso di Alessandro. Il Grembiule Blu non parla soltanto di identità sessuale. Racconta anche la paura del giudizio, il bisogno di essere accettati e la difficoltà di crescere quando ci si sente costretti a nascondere una parte di sé.
Il tema, quindi, va oltre la storia del protagonista. Di Nardo racconta qualcosa che riguarda molte persone: quanto possano pesare le aspettative degli altri e quanto possa essere difficile, diventando adulti, imparare a scegliere per sé stessi.
Al centro del romanzo c’è Alessandro e il suo tentativo di trovare un posto nel mondo senza essere costretto a nascondere ciò che è. La famiglia, le relazioni, il lavoro, il corpo e le città attraversate nel corso della vita diventano così parti di una stessa costruzione.
Uno dei temi più interessanti è quello della “normalità”, intesa non come una condizione spontanea, ma come un’aspettativa sociale. «Uno dei pesi più grandi che molte persone portano nella vita non è tanto la diversità in sé, quanto la fatica continua di dover sembrare “accettabili”», osserva Di Nardo.
Il romanzo affronta anche la fragilità maschile e il rapporto con il corpo, mostrando quanto il giudizio degli altri possa lentamente trasformarsi in un giudizio verso sé stessi.
«A un certo punto, il peso smette di essere un dato fisico e diventa un giudizio morale», spiega l’autore.
La forza della narrazione può indurre a cercare Alessandro nella biografia dello scrittore. Di Nardo, però, tiene a tracciare un confine preciso: «Il Grembiule Blu non è un’autobiografia. È un’opera narrativa che utilizza emozioni, atmosfere e fragilità universali per raccontare un percorso umano».
Alessandro, aggiunge, «non rappresenta una persona reale in senso stretto», ma raccoglie «esperienze emotive, sociali e interiori che appartengono a molte persone».
La sua storia finisce così per parlare anche di esperienze condivise: il bisogno di sentirsi accettati, la paura di essere esclusi e la difficoltà di essere sé stessi senza lasciarsi condizionare continuamente dal giudizio degli altri.

Marco Di Nardo durante la lettura di Il Grembiule blu
Nel percorso di Alessandro anche le città hanno un ruolo preciso. Roma, Torino, New York e Barcellona non servono soltanto a indicare dove si trova il protagonista, ma segnano momenti differenti della sua vita e del modo in cui guarda sé stesso.
Roma è il luogo delle radici e dell’infanzia. Torino accompagna la costruzione della vita adulta, il lavoro e il confronto con le aspettative degli altri. New York rappresenta lo strappo e la possibilità di misurarsi con una realtà completamente diversa. Barcellona, invece, porta nel romanzo luce, corpo, colori e una libertà che Alessandro deve ancora imparare a comprendere fino in fondo.
«Le città, ne Il Grembiule Blu, non sono mai semplici sfondi», racconta Di Nardo. «Per me erano organismi emotivi, quasi personaggi paralleli».
È una scelta che dà movimento al romanzo. Alessandro cambia città, incontra persone e attraversa realtà diverse, ma ogni spostamento porta con sé anche ciò che ha vissuto in precedenza. Cambiare luogo può offrire nuove possibilità, ma non basta, da solo, a modificare ciò che una persona porta dentro di sé.
Di Nardo lo spiega con una frase che racchiude bene il senso del romanzo: «Esiste una differenza enorme tra sentirsi liberi all’esterno e sentirsi finalmente in pace dentro sé stessi».
Il Grembiule Blu è un romanzo sulla costruzione dell’identità, ma soprattutto sulla fatica di essere sé stessi quando il giudizio degli altri finisce per condizionare il modo in cui ci vediamo.
Di Nardo affronta la famiglia, il corpo, le relazioni, la paura e il bisogno di essere accettati attraverso una scrittura semplice, scorrevole e molto visiva. Lo fa senza trasformare il romanzo in una lezione e senza dividere il mondo tra buoni e cattivi. Anche i personaggi conservano contraddizioni, debolezze e responsabilità.
Al centro resta Alessandro, con la sua storia. Molte delle sue paure, però, sono facili da riconoscere: il timore di deludere, la ricerca dell’approvazione, il peso delle aspettative e la difficoltà di mostrarsi agli altri senza nascondere ciò che potrebbe non piacere.
«Le storie funzionano davvero quando non cercano di impressionare, ma di comprendere. Quando hanno il coraggio di restare umane anche nelle loro contraddizioni», dice Di Nardo.
È questa la vera forza del romanzo. Il Grembiule Blu non dice al lettore che cosa sia giusto fare e non promette soluzioni semplici. Racconta una vita, con le sue paure, le sue scelte, gli errori e i tentativi di cambiare.
Poi lascia al lettore la parte più importante: chiudere il libro e chiedersi quante volte, nella propria vita, abbia cercato di essere ciò che gli altri si aspettavano, invece di essere semplicemente sé stesso.






