
Dal 25 ottobre al 15 novembre, ZuccAutunno 2026 propone quattro fine settimana per riscoprire il territorio attraverso la zucca, le tradizioni contadine e il piacere di stare insieme. Presentata in Comune una manifestazione che unisce istituzioni, associazioni, agricoltori e ristoratori.
“Le radici profonde non gelano”. Lo scriveva J.R.R. Tolkien ne La Compagnia dell’Anello. Non c’è immagine migliore per raccontare il significato di ZuccAutunno 2026, la festa con cui Truccazzano vuole riscoprire le proprie radici e il senso di comunità. Perché le tradizioni, quelle autentiche, somigliano proprio alle radici: non si vedono, ma continuano a tenere insieme una comunità. Anche quando il tempo passa, le abitudini cambiano e le persone rischiano di dimenticare ciò che le unisce.
A Truccazzano quelle radici affondano nella terra delle cascine, nei campi coltivati e nei racconti dei nonni. E nelle feste che, di generazione in generazione, hanno scandito la vita delle frazioni. Un patrimonio che non appartiene soltanto al passato, ma che può ancora diventare occasione di incontro, conoscenza e partecipazione.
È da questa idea che prende forma ZuccAutunno 2026, la manifestazione presentata questa mattina, 16 ottobre, nella sede del Comune di Truccazzano. Dal 25 ottobre al 15 novembre, quattro fine settimana porteranno eventi, sapori e tradizioni nelle frazioni di Cavaione, Corneliano Bertario, Albignano e nel capoluogo di frazione Truccazzano.
La protagonista sarà la zucca, simbolo dell’autunno e della cucina contadina. Ma sarebbe riduttivo considerarla soltanto una festa gastronomica. La vera ambizione è un’altra: far incontrare persone, associazioni e realtà produttive. E recuperare quel senso di comunità che un tempo nasceva spontaneamente nelle corti, nelle piazze e intorno alle tavole.
Non è un caso, dunque, che al progetto abbiano aderito due importanti realtà del territorio: il Parco Adda Nord e l’Ecomuseo Martesana. Due enti con missioni differenti, ma accomunati dall’impegno per la tutela e la valorizzazione del patrimonio locale. Il primo guarda soprattutto al paesaggio, all’ambiente e all’agricoltura; il secondo alla memoria storica, alle tradizioni e all’identità delle comunità.
La loro partecipazione dà a ZuccAutunno un significato che va oltre la festa: mettere in relazione il territorio, la sua storia e le persone che lo abitano, trasformando la valorizzazione delle radici in un progetto condiviso.
Quattro i protagonisti della conferenza stampa: Karin Cattaneo, Vicesindaco e Assessore con delega a Pubblica istruzione, Cultura, Biblioteca, tempo Libero e Politiche Giovanili del Comune di Truccazzano, e Massimo Griffini, principale promotore e organizzatore della manifestazione. Con loro Maria Antonia Ceriani, consigliera del Parco Adda Nord e Benigno Calvi, presidente dell’Ecomuseo Martesana.
Quattro interventi diversi, ma legati da un filo comune: la convinzione che valorizzare un territorio significhi, prima di tutto, riconoscere e custodire ciò che lo rende una comunità.
Ad aprire la conferenza di presentazione dell’evento è stata l’Assessore Karin Cattaneo, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra Amministrazione comunale, Parco Adda Nord, Ecomuseo Martesana e Associazioni locali.
«L’intento comune è quello di voler valorizzare il nostro territorio, che è molto bello, sia dal punto di vista paesaggistico, storico, culturale e dei prodotti locali e alimentari».
Da qui la scelta della zucca, simbolo della tradizione agricola, per costruire una manifestazione capace di coinvolgere anche i ristoratori e le attività economiche locali. Perché, come ha ricordato Cattaneo, «valorizzare un prodotto significa poi valorizzare un territorio».
Ma la soddisfazione maggiore dell’assessore riguarda la risposta della comunità, che ha accolto l’iniziativa con un entusiasmo persino superiore alle aspettative.
«Devo dire grazie a Massimo Griffini, a Maria Antonia Ceriani, ma devo dire grazie a tutta la comunità», ha affermato Cattaneo, raccontando il desiderio di partecipazione espresso da molti cittadini: «Voglio rifare, voglio riesserci, voglio partecipare».
Un entusiasmo che ha permesso di costruire quattro fine settimana di appuntamenti, coinvolgendo le diverse frazioni. È forse questo il primo vero successo di ZuccAutunno 2026: aver riunito persone diverse intorno al desiderio di fare qualcosa insieme per il proprio paese.
Per Maria Antonia Ceriani, componente del Consiglio di Gestione del Parco Adda Nord, ZuccAutunno 2026 rappresenta anche un’occasione per ripensare il rapporto tra chi coltiva la terra e chi ha il compito di tutelarla.
«Il mio mandato l’ho voluto caratterizzare con l’obiettivo di arrivare a un marchio dei prodotti locali», ha spiegato Ceriani, ricordando il peso dell’agricoltura nel territorio di Truccazzano, uno dei più estesi del Parco sotto questo profilo.
Ma il suo intervento ha toccato soprattutto il rapporto tra istituzioni e mondo agricolo. «Io ritengo che gli agricoltori siano i primi che tutelano il territorio, che rispettano l’ambiente, che si preoccupano di curarlo».
Da qui un messaggio preciso: «L’agricoltore deve avere il Parco al suo fianco e non percepirlo soltanto come un’istituzione che impone divieti e autorizzazioni».
Per questo, il 15 novembre, il Parco Adda Nord promuoverà a Truccazzano un incontro dedicato all’agricoltura. Nell’occasione, gli operatori interessati potranno sottoscrivere un patto di collaborazione. «Non vogliamo caricare di più del lavoro che già si ha, ma riconoscere agli agricoltori il lavoro che già fanno», ha precisato Ceriani.
Nella stessa giornata, piazza Roma ospiterà un mercato agricolo, dove i visitatori potranno incontrare direttamente i produttori, acquistare i loro prodotti e partecipare a una degustazione di specialità locali offerta dal Parco.
Ceriani ha poi richiamato un’altra parte della storia agricola di Truccazzano: quella dei cereali antichi.
Nel 2018, un approfondito lavoro di ricerca aveva permesso di recuperare alcune varietà di frumento tenero storicamente coltivate nella zona. Tra queste, Gentil Rosso, Ardito e Mentana.
Rispondendo a una domanda su quali altri prodotti potrebbero essere recuperati, ha ricordato che «Quest’anno anche a Truccazzano è ritornato il riso». E poi le antiche vigne, di cui rimangono tracce nella memoria e nella toponomastica locale.
Un patrimonio che meriterebbe ulteriori ricerche, perché il paesaggio agricolo non è soltanto quello che vediamo oggi: è soprattutto il risultato del lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto.
Se per il Parco Adda Nord il tema centrale è il rapporto con l’agricoltura, per Benigno Calvi, presidente dell’Ecomuseo Martesana, ZuccAutunno 2026 rappresenta qualcosa di altrettanto importante: la possibilità di trasformare in un’esperienza concreta il concetto stesso di ecomuseo.
«Quando un paio di anni fa questo signore ci invitò a dare una mano per riprendere la tradizione della festa della zucca truccazzanese, noi abbiamo avuto un grande entusiasmo», ha ricordato Calvi, riferendosi a Massimo Griffini. Un’idea che nel tempo è cresciuta fino a coinvolgere istituzioni, associazioni e attività produttive.
«È una prima iniziativa che rende concreto uno dei pilastri dell’Ecomuseo: collaborare per uno sviluppo significativo ed ecosostenibile del territorio in cui agiamo, mettendo assieme tutte le sue componenti».
Ed è proprio questo, secondo Calvi, il valore aggiunto della manifestazione: «Mettere assieme le amministrazioni, la parte produttiva, in questo caso rappresentata dai ristoratori e dai commercianti che hanno aderito, e le Associazioni». Il presidente considera questa esperienza «una realizzazione del concetto ecomuseale». E vorrebbe proporla come modello anche agli altri Comuni della Martesana.
Ma il suo intervento è andato oltre la festa. Calvi ha richiamato il lavoro della Comunità del Cibo, impegnata a mettere in rete i gruppi di acquisto solidale e i produttori locali, per sostenere un’agricoltura rispettosa del territorio.
Poi ha affrontato un tema più ampio: la salvaguardia del paesaggio agricolo e il progetto di una Martesana intesa come città-parco. Un obiettivo che, a suo giudizio, non ha ancora trovato sufficiente concretezza istituzionale. «Chi la sta facendo questa città-parco oggi? Nessuno, istituzionalmente nessuno», ha osservato, sottolineando la necessità di passare dalle definizioni agli interventi concreti. «Il territorio, soprattutto il territorio agricolo, va mantenuto, va salvaguardato e va sviluppato. Questo è quanto noi vogliamo fare».
Per Calvi, quindi, un territorio non si valorizza soltanto raccontando ciò che è stato, ma creando le condizioni perché la sua storia, le sue produzioni e le sue tradizioni possano continuare a vivere.

La presentazione di ZuccAutunno 2026: da sinistra Maria Antonia Ceriani, Karin Cattaneo, Massimo Griffini e Benigno Calvi. Foto: Vincenzo Barretta – Il Contemporaneo
Poi è arrivato il momento di Massimo Griffini, il principale artefice della manifestazione. Il suo intervento ha restituito il lato più umano di ZuccAutunno: il lavoro preparatorio, i contatti con le associazioni, il coinvolgimento dei ristoratori e, soprattutto, il desiderio di recuperare tradizioni che rischiano di scomparire dalla memoria collettiva.
«La sfida grande è far parlare assieme le persone, le associazioni, delle quattro frazioni e dalla località di Incugnate», ha spiegato Griffini. Le tradizioni locali sono ancora familiari ai residenti di lunga data. Molto meno, spesso, a chi è arrivato in paese più recentemente. Anche da questa consapevolezza nasce l’obiettivo di Griffini.
Ma Griffini ha voluto chiarire anche un altro aspetto: ZuccAutunno non nasce per inseguire la moda di Halloween, ma per riscoprire il legame tra la zucca e la storia agricola del territorio. «Festeggiamo la zucca come evento socioculturale», ha spiegato, ricordando che questo alimento ha accompagnato per secoli la vita delle famiglie contadine.
Da qui la scelta di costruire una manifestazione itinerante, valorizzando le feste e le iniziative già presenti nelle frazioni, senza sovrapporre inutilmente nuovi appuntamenti.
Il progetto, però, guarda anche al futuro. Griffini ha ricordato la particolare posizione di Truccazzano, unico territorio che appartiene sia al Parco Adda Nord sia all’Ecomuseo Martesana e che può quindi diventare un punto d’incontro tra tutela ambientale, cultura e tradizioni.
«È come se si realizzasse l’incastro perfetto: bisognava solo trovare il modo di girare le tessere», ha osservato, riferendosi alla collaborazione tra i due Enti, l’Amministrazione comunale e le realtà associative.
Griffini vuole costruire una festa che non si esaurisca in poche domeniche. Il suo desiderio è far nascere qualcosa che le persone possano sentire proprio e ritrovare negli anni. Forse è proprio questa la parte più bella dell’iniziativa.
Dal 25 ottobre al 15 novembre, ZuccAutunno attraverserà il territorio di Truccazzano con un calendario di iniziative che coinvolgerà le diverse frazioni, ciascuna con le proprie tradizioni e peculiarità.
Si comincerà da Cavaione, per proseguire con Corneliano Bertario e Albignano, fino al gran finale del 14 e 15 novembre a Truccazzano. Saranno quattro fine settimana ricchi di appuntamenti. Ci saranno giochi popolari, attività per bambini, mostre, feste patronali e mercati agricoli. Non mancheranno incontri dedicati alla storia e alle produzioni locali.
Non mancheranno occasioni per conoscere meglio la zucca, le sue numerose varietà e il suo impiego nella cucina tradizionale, insieme a momenti di approfondimento dedicati ai grani antichi e al patrimonio agricolo della Martesana.
Un ruolo importante sarà affidato anche alla ristorazione locale. Durante la manifestazione, ristoranti, trattorie, pizzerie e agriturismi del territorio proporranno piatti e preparazioni a base di zucca. I visitatori potranno così scoprire sapori e interpretazioni differenti di questo ingrediente.
L’iniziativa coinvolgerà così non soltanto le associazioni e i volontari, ma anche le attività economiche, chiamate a contribuire alla valorizzazione del territorio attraverso le proprie specialità.
Il programma completo, con luoghi, orari e dettagli dei singoli appuntamenti, è già consultabile attraverso i QR code presenti sulla locandina ufficiale.
Un viaggio tra gusto, storia e memoria, come recita lo slogan della manifestazione, nel quale ogni frazione porterà qualcosa di sé, contribuendo a raccontare l’identità di un territorio che ha ancora molte storie da condividere.
C’è un aspetto di ZuccAutunno che merita attenzione. La zucca, protagonista della manifestazione, non è stata scelta soltanto per il suo colore, il suo sapore o il suo legame con la stagione.
È anche un pretesto per parlare di qualcosa che rischiamo di considerare scontato: il valore delle nostre radici.
Le campagne hanno sfamato generazioni di famiglie. Le cascine sono state luoghi di lavoro, ma anche di vita collettiva. I campi hanno scandito le stagioni e le feste hanno rappresentato, per molto tempo, una delle poche occasioni nelle quali una comunità poteva ritrovarsi.
Oggi molte cose sono cambiate. I paesi crescono, arrivano nuovi abitanti, cambiano le abitudini e spesso anche i rapporti tra le persone.
Ma il bisogno di appartenere a un luogo rimane. Forse è per questo che iniziative come ZuccAutunno 2026 hanno un significato che va oltre il calendario degli appuntamenti. Aiutano chi vive qui da sempre a riscoprire ciò che conosce. E offrono a chi è arrivato da poco l’occasione di sentirsi parte della stessa storia.
Naturalmente, il successo non sarà garantito da una locandina o da una conferenza stampa. Dipenderà dalla partecipazione, dall’organizzazione e dalla capacità di mantenere nel tempo le relazioni costruite.
Ma una cosa è già evidente: dietro questa manifestazione ci sono persone che hanno scelto di dedicare tempo, energie e passione a qualcosa che va oltre il proprio interesse personale. Lo hanno fatto per il paese, per le sue tradizioni e per il piacere di costruire qualcosa insieme. E, di questi tempi, non è affatto un risultato da poco.
Dal 25 ottobre al 15 novembre, dunque, Truccazzano avrà un’occasione per ritrovarsi. Magari davanti a un piatto di zucca, tra una risata e un racconto di famiglia.
Perché le feste di paese, quando riescono davvero, non sono soltanto un modo per celebrare ciò che siamo stati. Sono un filo sottile che lega le generazioni, custodisce i ricordi e ne prepara di nuovi. Ci ricordano che le radici non servono a trattenerci nel passato, ma a darci la forza di guardare avanti. E che, in fondo, il valore di una comunità non sta soltanto nella storia che ha alle spalle, ma in quella che le persone scelgono, insieme, di continuare a scrivere.






