Stretto di Hormuz: perché la crisi colpisce il mondo

Vincenzo BarrettaEconomia6 hours ago30 Views

Dallo Stretto passa una quota decisiva di petrolio, gas e fertilizzanti. La crisi mostra come pochi chilometri di mare possano pesare su energia, prezzi e famiglie.

Il Golfo Persico è un mare quasi chiuso che comunica con l’esterno attraverso lo Stretto di Hormuz, largo appena 39 chilometri. Eppure, da questo piccolo tratto di mare transita una parte cruciale dell’energia mondiale, rendendo l’intero sistema economico globale estremamente fragile.

Dallo Stretto di Hormuz passano 20 milioni di barili al giorno

Nel 2025 da Hormuz sono transitati circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi, pari a quasi un quarto del commercio mondiale marittimo di petrolio. La crisi iniziata il 28 febbraio 2026 ha evidenziato la vulnerabilità di questa rotta, poiché le alternative terrestri e le capacità degli oleodotti non sono sufficienti a sostituire i volumi persi. Il traffico navale giornaliero è crollato drasticamente, sebbene una quota di petroliere navighi con i sistemi di identificazione automatica spenti a causa delle tensioni.

Il petrolio continua a passare, ma costa di più

Il mercato ha reagito modificando le rotte e intensificando i trasbordi da nave a nave al largo dell’Oman. Tuttavia, questa riorganizzazione logistica richiede più tempo, un numero maggiore di imbarcazioni e coperture assicurative più costose. Di conseguenza, i costi di trasporto per barile sono aumentati in modo esponenziale, incidendo pesantemente sul prezzo finale del greggio.

Non c’è solo il petrolio: il nodo del gas liquefatto

Lo Stretto è fondamentale anche per il gas naturale liquefatto: attraverso di esso passava circa il 93% delle esportazioni del Qatar e il 96% di quelle degli Emirati Arabi Uniti. Nonostante l’utilizzo parziale di gasdotti alternativi e l’aumento della produzione globale, tra marzo e giugno 2026 i carichi dai Paesi del Golfo sono diminuiti di 35 miliardi di metri cubi rispetto all’anno precedente, spingendo i prezzi all’ingrosso europei a livelli record.

Nave portacontainer in navigazione nel Canale di Suez

Una portacontainer attraversa il Canale di Suez. Fonte: Wukipedia Commons – Foto Vyacheslav Argenberg, ritagliata – CC BY 2.0,

Dallo Stretto di Hormuz alle bollette

L’aumento dei costi energetici all’ingrosso si trasferisce rapidamente sui prezzi al consumo, incidendo sulle bollette, sui costi di produzione delle imprese e sui beni di consumo. In Italia, i rincari colpiscono direttamente i carburanti, i trasporti e la spesa quotidiana delle famiglie.

Da Hormuz passa anche una parte del nostro cibo

La crisi geopolitica ha investito anche il mercato dei fertilizzanti, bloccando una quota rilevante del commercio marittimo globale di urea, ammoniaca e zolfo. Sebbene altri produttori abbiano compensato gran parte del calo delle importazioni dal Golfo, il rincaro dei fertilizzanti rischia di ridurre le rese agricole e di esercitare ulteriore pressione sui prezzi alimentari.

Quanto dipende l’Italia dallo Stretto di Hormuz

L’Italia importa una quota significativa di prodotti raffinati e jet fuel dal Golfo Persico. Anche quando l’approvvigionamento non è diretto, l’interconnessione dei mercati internazionali fa sì che la competizione globale per le forniture alternative e l’aumento dei costi di trasporto si ripercuotano inevitabilmente sul nostro Paese, con un aggravio stimato da studi di settore che può raggiungere decine di miliardi di euro su base annua.

Hormuz mostra la fragilità dell’economia globale

La crisi dello Stretto di Hormuz dimostra che, sebbene il commercio mondiale sappia adattarsi alle emergenze, la concentrazione di enormi flussi energetici e commerciali lungo pochi colli di bottiglia rende l’intero sistema più costoso, complesso e vulnerabile.

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