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	<title>Aerospace Building Archivi - Il Contemporaneo</title>
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		<title>Aerospace Building: Milano prepara il volo di domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Barretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 07:30:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo Aerospace Building del Politecnico di Milano, inaugurato il 26 ottobre 2026 al Campus Bovisa La MasaInaugurato l’Aerospace Building del Politecnico di Milano: missioni spaziali, volo sicuro e materiali intelligenti. Le sfide e le persone Far atterrare un veicolo su un altro pianeta. Avvicinare un satellite senza urtarlo. Capire come reagisce un drone a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Il nuovo Aerospace Building del Politecnico di Milano, inaugurato il 26 ottobre 2026 al Campus Bovisa La MasaInaugurato l’Aerospace Building del Politecnico di Milano: missioni spaziali, volo sicuro e materiali intelligenti. Le sfide e le persone</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Far atterrare un veicolo su un altro pianeta. Avvicinare un satellite senza urtarlo. Capire come reagisce un drone a una raffica di vento. Nell’<strong><a href="https://www.polimi.it/il-politecnico/architetture-al-politecnico-di-milano/campus-la-masa/aerospace-building">Aerospace Building del Politecnico di Milano</a></strong>, inaugurato il 26 ottobre al Campus Bovisa La Masa, si lavorerà a problemi che sembrano appartenere a mondi lontani. Eppure, tutti cominciano nello stesso modo: un esperimento sulla Terra, una misura da controllare, una soluzione da mettere alla prova.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il nuovo edificio offre spazi e strumenti per affrontare alcune delle sfide più impegnative dell’aeronautica e dell’esplorazione spaziale. Si studieranno sistemi capaci di muoversi con maggiore autonomia, strutture in grado di segnalare il proprio stato di salute e tecnologie per volare in atmosfere diverse dalla nostra. Intanto, si cercheranno risposte a una questione che riguarda già il presente: <strong>come rendere più sicuro e sostenibile ciò che mandiamo in cielo e in orbita</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’inaugurazione, con la rettrice <strong><a href="https://www.polimi.it/il-politecnico/governance/rettrice/biografia">Donatella Sciuto</a></strong>, il direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali <strong><a href="https://www.aero.polimi.it/it/personale/marco.lovera">Marco Lovera</a></strong> e la vicesindaca di Milano <strong><a href="https://www.comune.milano.it/amministrazione/palazzo-marino/la-giunta/anna-scavuzzo">Anna Scavuzzo</a></strong>, segna un nuovo passaggio nella crescita del campus. Ma il significato dell’investimento si coglie soprattutto pensando al lavoro che questi ambienti renderanno possibile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dietro una missione riuscita ci sono anni di preparazione. Prima dell’immagine che farà il giro del mondo, vengono i tentativi, i dati, le correzioni. Alla Bovisa si amplia proprio lo spazio destinato a questa parte della ricerca: quella in cui un progetto deve dimostrare di poter funzionare.</p>
<h2>Aerospace Building: studiare il volo su altri pianeti</h2>
<p style="font-weight: 400;">Nel nuovo Aerospace Building si studierà anche come far volare un velivolo nelle atmosfere di <strong>Marte, Titano e Venere</strong>. Le prove serviranno a capire come progettare mezzi capaci di esplorare questi mondi in condizioni diverse da quelle terrestri.</p>
<p style="font-weight: 400;">Progettare una macchina volante per un altro mondo significa confrontarsi con condizioni diverse da quelle terrestri. Per questo servono camere e gallerie del vento capaci di riprodurre aspetti di atmosfere dense o rarefatte. Poi occorre osservare che cosa accade intorno al modello e confrontare i risultati con i calcoli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le capacità presentate comprendono anche una galleria del vento ipersonica, destinata a misure su correnti ad altissima velocità attorno a velivoli e razzi. Sono prove che aiutano a capire il comportamento di un progetto in condizioni difficili da studiare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Accanto al volo, c’è la delicata fase dell’arrivo. Nei nuovi spazi si potranno verificare sistemi di navigazione per l’atterraggio planetario e riprodurre operazioni in prossimità di superfici e altri veicoli. Una ricostruzione del paesaggio lunare, bracci robotici e ambienti con illuminazione controllata permetteranno di mettere alla prova sensori e procedure.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il punto è ridurre le incognite prima della partenza. Una telecamera deve riconoscere ciò che osserva; un sistema di guida deve interpretare le informazioni e tradurle in una manovra. Quindi bisogna controllare l’intera sequenza, cercando gli errori quando è ancora possibile intervenire.</p>
<p style="font-weight: 400;">La distanza di una missione comincia a essere proprio portando in laboratorio una parte delle sue difficoltà.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>L’Aerospace Building e la cura dello spazio</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Esplorare porta con sé anche una responsabilità: preservare l’ambiente nel quale si vuole continuare a operare. Per questo una parte importante della ricerca riguarderà <strong>il traffico orbitale, i detriti e le operazioni di assistenza ai satelliti</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si studierà come prevedere situazioni di rischio e calcolare manovre anticollisione. Allo stesso tempo, si proveranno tecnologie per avvicinare, osservare e afferrare oggetti nello spazio. Le attrezzature robotiche consentiranno di riprodurre passaggi delicati, dal movimento relativo tra due corpi fino al contatto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sono attività che richiedono precisione. Prima di tentare una cattura bisogna conoscere la posizione dell’oggetto, comprenderne il movimento e verificare come reagirà il sistema che deve raggiungerlo. Poi occorre mettere insieme osservazione, controllo e capacità meccanica.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’obiettivo scientifico comprende anche lo studio delle caratteristiche dei detriti e il monitoraggio degli oggetti in orbita. Significa costruire conoscenza utile a gestire lo spazio con maggiore consapevolezza, mentre si sviluppano tecnologie per utilizzarlo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le conseguenze riguardano anche chi non seguirà mai il lancio di un razzo. Comunicazioni, navigazione e osservazione della Terra dipendono infatti da infrastrutture spaziali. Il Politecnico ha raccontato questo legame anche nelle attività pubbliche del <a href="https://www.aero.polimi.it/it/magazine/festival-internazionale-dellingegneria-2026">Festival Internazionale dell’Ingegneria</a>, dedicate ai servizi satellitari e alla sostenibilità dello spazio.</p>
<p style="font-weight: 400;">È un’altra parte di quella rete spesso invisibile da cui dipende la vita quotidiana, raccontata su queste pagine anche attraverso i <a href="https://ilcontemporaneo.it/cavi-sottomarini-leconomia-mondiale-passa-dal-mare/">cavi sottomarini che collegano il mondo</a>. Conoscere queste infrastrutture aiuta a capire perché proteggerle sia un interesse collettivo.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Prima di volare sulle città, imparare a farlo bene</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">La ricerca torna poi vicino a noi, fino ai tetti di Milano. Il <strong>vertiporto Bovisa</strong>, realizzato sulla copertura del corpo più basso del complesso, servirà a studiare operazioni di decollo e atterraggio per la mobilità aerea innovativa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il vertiporto potrà accogliere velivoli con o senza pilota, con un peso massimo al decollo di <strong>450 chilogrammi</strong> e un diametro massimo di sei metri. Servirà a sperimentare sistemi di assistenza al decollo e all’atterraggio e a supportare le attività di certificazione attraverso la simulazione.È un passaggio importante dentro un tema spesso raccontato attraverso annunci e immagini di città future. Per capire quale spazio potranno avere i nuovi mezzi aerei, bisogna prima verificarne il comportamento e l’affidabilità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Negli ambienti di prova, sistemi per rilevare il movimento e generare vento permetteranno di studiare il volo autonomo dei droni. Una raffica potrà essere riprodotta; una traiettoria, misurata e confrontata. Quindi sarà possibile controllare se una modifica migliora davvero la risposta del velivolo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche i rotori saranno sottoposti a prove per comprendere forze, pressioni, interazioni aerodinamiche e risposta delle strutture. Intanto, i simulatori consentiranno di approfondire il rapporto tra macchina e pilota: come il mezzo reagisce ai comandi, quali informazioni offre e quanto sono comprensibili.</p>
<p style="font-weight: 400;">Chi salirà a bordo o guiderà questi mezzi dovrà potersi fidare della tecnologia. Per questo ogni soluzione va messa alla prova, prima di affidarle la sicurezza delle persone.</p>
<div id="attachment_2910" style="width: 910px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2910" class="wp-image-2910 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/10/aerospace-building-taglio-nastro-politecnico-milano.jpg" alt="Taglio del nastro dell’Aerospace Building al Politecnico di Milano, davanti al pubblico e ai fotografi" width="900" height="675" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/10/aerospace-building-taglio-nastro-politecnico-milano.jpg 900w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/10/aerospace-building-taglio-nastro-politecnico-milano-300x225.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/10/aerospace-building-taglio-nastro-politecnico-milano-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><p id="caption-attachment-2910" class="wp-caption-text">il taglio del nastro del nuovo Aerospace Building al Campus Bovisa La Masa del Politecnico di Milano, il 26 ottobre 2026. Foto: Vincenzo Barretta &#8211; Il Contemporaneo</p></div>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Materiali capaci di raccontare come stanno</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Un’altra frontiera riguarda ciò di cui saranno fatti i velivoli. Nei nuovi spazi si lavorerà su <strong>materiali intelligenti e strutture multifunzionali</strong>, con sensori e altri dispositivi integrati.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’ambizione è progettare componenti che, oltre a sostenere carichi, forniscano informazioni sul proprio comportamento. Per esempio, rilevare deformazioni e cambiamenti può aiutare a valutare lo stato di una struttura. Poi i dati devono essere interpretati, per riconoscere un problema e studiarne la possibile evoluzione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si studieranno inoltre applicazioni aerospaziali del plasma, propulsione ionica in atmosfera e tecnologie per controllare il flusso dell’aria. Banchi di prova, misure ottiche e ambienti a pressione ridotta permetteranno di esplorare queste possibilità e valutarne i limiti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il filo comune è cercare soluzioni più efficienti, affidabili e adatte a compiti nuovi. Ma per riuscirci occorre far dialogare competenze diverse. Una struttura leggera deve resistere; un sensore deve funzionare nell’ambiente previsto; un sistema di controllo deve utilizzare correttamente le informazioni che riceve.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il progetto <strong>AEROSS</strong> punta proprio a integrare capacità e strumenti di dieci laboratori complementari. La sua forza potenziale sta nel consentire a gruppi diversi di affrontare insieme un problema, seguendolo dal progetto alle prove.</p>
<p style="font-weight: 400;">La collaborazione tra università e imprese conta anche per il futuro della <a href="https://ilcontemporaneo.it/space-economy-perche-leuropa-raccoglie-meno-capitali/">space economy europea</a>, dove trasformare i risultati della ricerca in attività industriali richiede capitali e investimenti di lungo periodo</p>
<h2>Aerospace Building: nuovi spazi per gli studenti</h2>
<p style="font-weight: 400;">Il nuovo edificio offrirà spazi aggiuntivi alla didattica sperimentale e alle associazioni <strong>Skyward, FlyMi e PoliSpace</strong>. Significa più opportunità per fare esercitazioni, eseguire misure e sviluppare progetti e attività legate alle competizioni studentesche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Gli studenti potranno costruire componenti, discutere le soluzioni con i compagni e capire perché una prova non ha funzionato. Poi dovranno correggere il progetto e riprovare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Queste esperienze si inseriscono nella comunità del <a href="https://www.aero.polimi.it/">Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali</a>, che riunisce ricerca, formazione e attività sperimentali. I numeri presentati durante la giornata ne restituiscono la dimensione: <strong>309 persone</strong>, tra docenti, personale tecnico e amministrativo, dottorandi, assegnisti e incaricati di ricerca.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dietro quel totale ci sono ruoli diversi e necessari. Un esperimento richiede chi lo concepisce, chi prepara l’attrezzatura, chi ne garantisce lo svolgimento e chi legge i risultati. Perciò investire negli strumenti significa anche dare alle persone condizioni migliori per lavorare e imparare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cresce anche l’interesse delle ragazze per gli studi aerospaziali. Far conoscere il lavoro delle ricercatrici, a partire dalle scuole, può incoraggiare altre giovani a scegliere questa strada. Un impegno che si lega al tema della <a href="https://ilcontemporaneo.it/diplomati-laureati-steam-formazione-italia/">formazione scientifica e del divario di genere</a>.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Dai pionieri alla Bovisa di domani</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Dagli alianti del Centro Volo a Vela ai progetti degli studenti di oggi, al Politecnico continua una lunga storia di ricerca sul volo. Sono cambiati i materiali e gli strumenti, ma si impara ancora costruendo, provando e correggendo ciò che non funziona. I nomi di <strong>Enrico Forlanini, Ermenegildo Preti ed Ermanno Bazzocchi</strong>, danno profondità a questa continuità. Le domande cambiano, gli strumenti diventano più sofisticati, ma resta il bisogno di verificare un’intuizione e renderla abbastanza solida da affidarla ad altri.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alla Bovisa questo percorso si intreccia con la trasformazione di una parte di Milano. Il nuovo edificio amplia le possibilità della ricerca e offre alla città un luogo nel quale formare competenze e sviluppare collaborazioni con le imprese. Il rapporto tra università e aziende riguarda anche le <a href="https://ilcontemporaneo.it/lavoro-lombardia-competenze-imprese/">competenze richieste dal mercato del lavoro lombardo</a> e le opportunità offerte ai giovani dopo gli studi.La sfida, adesso, sarà dare continuità a ciò che l’inaugurazione ha presentato: far lavorare insieme le attrezzature, i gruppi e le generazioni. Offrire ai giovani occasioni per crescere e trasformare i risultati scientifici in capacità utili.</p>
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<p>Il futuro dell’Aerospace Building si misurerà anche in momenti poco visibili. Una prova ripetuta chiarirà finalmente un dubbio. Una studentessa troverà nei dati la risposta che cercava. Poi un sistema supererà un test e potrà affrontare quello successivo.</p>
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<p style="font-weight: 400;">Prima di prendere il volo, ogni progetto dovrà superare queste prove.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/aerospace-building-milano-prepara-il-volo-di-domani/">Aerospace Building: Milano prepara il volo di domani</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
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