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	<title>Salute Archivi - Il Contemporaneo</title>
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	<title>Salute Archivi - Il Contemporaneo</title>
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		<title>Colesterolo LDL e HDL: differenze, rischi e come prevenirlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 07:29:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[dislipidemia]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conoscere la differenza tra lipoproteine buone e cattive è il primo passo per proteggere il sistema cardiovascolare. Cause, esami e consigli utili. L&#8217;eccesso di grassi nel sangue rappresenta una delle minacce più silenziose per la salute di arterie e cuore. Monitorare regolarmente i parametri lipidici permette di prevenire complicanze gravi come infarti e ictus, specialmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="6"><strong>Conoscere la differenza tra lipoproteine buone e cattive è il primo passo per proteggere il sistema cardiovascolare. Cause, esami e consigli utili.</strong></p>
<p data-path-to-node="7">L&#8217;eccesso di grassi nel sangue rappresenta una delle minacce più silenziose per la salute di arterie e cuore. Monitorare regolarmente i parametri lipidici permette di prevenire complicanze gravi come infarti e ictus, specialmente con l&#8217;avanzare dell&#8217;età.</p>
<h2 data-path-to-node="9">Che cos&#8217;è il colesterolo e perché si alza?</h2>
<p data-path-to-node="10">Il colesterolo è una sostanza grassa prodotta per due terzi dal fegato e per un terzo introdotta tramite l&#8217;alimentazione. Quando i livelli ematici superano le soglie di sicurezza, si parla di ipercolesterolemia, una dislipidemia che spesso si accompagna a un incremento dei trigliceridi (dislipidemia mista).</p>
<p data-path-to-node="11">Sebbene non costituisca una malattia autonoma, il colesterolo alto è un importante fattore di rischio cardiovascolare. Il pericolo aumenta esponenzialmente se associato a fumo, obesità, diabete, stress cronico e ipertensione.</p>
<h3 data-path-to-node="12">Le due tipologie di ipercolesterolemia</h3>
<p data-path-to-node="13">La condizione si divide clinicamente in due forme principali:</p>
<ul data-path-to-node="14">
<li>
<p data-path-to-node="14,0,0"><b data-path-to-node="14,0,0" data-index-in-node="0">Forma familiare:</b> di natura genetica, si manifesta frequentemente già durante l&#8217;infanzia e può comportare gravi complicazioni cardiovascolari precoci.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="14,1,0"><b data-path-to-node="14,1,0" data-index-in-node="0">Forma non familiare (essenziale):</b> legata a fattori ambientali, abitudini di vita e predisposizione individuale.</p>
</li>
</ul>
<h2 data-path-to-node="16">Le cause dell&#8217;ipercolesterolemia essenziale</h2>
<p data-path-to-node="17">Nelle forme non familiari, lo squilibrio lipidico è solitamente il risultato di molteplici concause:</p>
<ul data-path-to-node="18">
<li>
<p data-path-to-node="18,0,0">Abitudine al fumo di tabacco.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="18,1,0">Sedentarietà e mancanza di attività fisica regolare.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="18,2,0">Dieta sbilanciata, ricca di grassi saturi (carni lavorate, dolci e prodotti industriali).</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="18,3,0">Predisposizione genetica.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="18,4,0">Patologie concomitanti come diabete di tipo 2, insufficienza renale cronica e ipotiroidismo.</p>
</li>
</ul>
<p data-path-to-node="19">Dal punto di vista anagrafico, gli uomini sopra i 50 anni e le donne oltre i 60 presentano una maggiore vulnerabilità allo sviluppo della problematica.</p>
<h2 data-path-to-node="21">Differenza tra colesterolo LDL e HDL</h2>
<p data-path-to-node="22">Per comprendere la diagnosi medica è essenziale distinguere le due principali categorie di lipoproteine:</p>
<ul data-path-to-node="23">
<li>
<p data-path-to-node="23,0,0"><b data-path-to-node="23,0,0" data-index-in-node="0">Colesterolo LDL (cattivo):</b> se presente in eccesso, tende a depositarsi sulle pareti interne dei vasi sanguigni, formando placche aterosclerotiche che ostacolano il flusso sanguigno. Valori di LDL superiori a 1,6 g/L sono generalmente considerati elevati, ma le soglie variano in base ai fattori di rischio personali.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="23,1,0"><b data-path-to-node="23,1,0" data-index-in-node="0">Colesterolo HDL (buono):</b> svolge una funzione protettiva, catturando il grasso in eccesso nei tessuti e trasportandolo verso il fegato per essere eliminato.</p>
</li>
</ul>
<div id="attachment_1553" style="width: 1386px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1553" class="wp-image-1553 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1.jpg" alt="colesterolo LDL e HDL: cosa mangiare" width="1376" height="768" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1.jpg 1376w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1-300x167.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1-1024x572.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1-768x429.jpg 768w" sizes="(max-width: 1376px) 100vw, 1376px" /><p id="caption-attachment-1553" class="wp-caption-text">colesterolo LDL e HDL: cosa mangiare</p></div>
<h2 data-path-to-node="25">Sintomi e campanelli d&#8217;allarme</h2>
<p data-path-to-node="26">Nella maggior parte dei casi l&#8217;ipercolesterolemia è asintomatica e viene scoperta casualmente tramite analisi del sangue di routine.</p>
<p data-path-to-node="27">Nelle forme familiari o negli stadi più avanzati delle forme essenziali, possono insorgere manifestazioni cardiovascolari (infarto, angina pectoris, arteriopatia degli arti inferiori) oppure segni cutanei caratteristici, come xantelasmi palpebrali, archi corneali o xantomi tendinei. È sempre indispensabile un consulto medico specialistico per definire la terapia corretta.</p>
<h2 data-path-to-node="29">Prevenzione, trattamenti e rimedi</h2>
<p data-path-to-node="30">Ridurre il rischio cardiovascolare richiede un approccio integrato che unisce modifiche dello stile di vita e, quando necessario, il supporto farmacologico o fitoterapico.</p>
<h3 data-path-to-node="31">Correzione della dieta e stile di vita</h3>
<ul data-path-to-node="32">
<li>
<p data-path-to-node="32,0,0">Seguire una dieta equilibrata povera di grassi saturi e ricca di acidi grassi insaturi (presenti nel pesce azzurro e negli oli vegetali).</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="32,1,0">Smettere di fumare.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="32,2,0">Mantenere uno stile di vita attivo praticando sport con regolarità.</p>
</li>
</ul>
<h3 data-path-to-node="33">Terapia medica</h3>
<p data-path-to-node="34">Nei casi in cui la sola dieta non sia sufficiente, il medico può valutare la prescrizione di farmaci ipolipemizzanti, tra cui:</p>
<ul data-path-to-node="35">
<li>
<p data-path-to-node="35,0,0"><b data-path-to-node="35,0,0" data-index-in-node="0">Statine:</b> riducono la sintesi epatica di colesterolo inibendo specifici enzimi.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="35,1,0"><b data-path-to-node="35,1,0" data-index-in-node="0">Fibrati:</b> agevolano l&#8217;eliminazione dei lipidi attraverso i dotti biliari.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="35,2,0"><b data-path-to-node="35,2,0" data-index-in-node="0">Resine (chelanti degli acidi biliari):</b> legano gli acidi biliari nell&#8217;intestino bloccandone il riassorbimento.</p>
</li>
</ul>
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		<title>Obesità: perché è una malattia e come si cura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cura dell’obesità richiede un percorso personalizzato: diagnosi, alimentazione, attività fisica, sostegno psicologico, farmaci e chirurgia. L’obesità è in aumento in tutto il mondo, ma viene ancora considerata troppo spesso una conseguenza della scarsa volontà individuale. In realtà è una malattia cronica complessa, determinata dall’interazione tra fattori biologici, genetici, psicologici, ambientali e sociali. Può compromettere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto" data-start="291" data-end="437"><strong data-start="291" data-end="437">La cura dell’obesità richiede un percorso personalizzato: diagnosi, alimentazione, attività fisica, sostegno psicologico, farmaci e chirurgia.</strong></p>
<p dir="auto" data-start="620" data-end="894">L’obesità è in aumento in tutto il mondo, ma viene ancora considerata troppo spesso una conseguenza della scarsa volontà individuale. In realtà è una malattia cronica complessa, determinata dall’interazione tra fattori biologici, genetici, psicologici, ambientali e sociali.</p>
<p dir="auto" data-start="896" data-end="1190">Può compromettere la salute fisica, ridurre la qualità della vita e favorire stigma, isolamento e senso di colpa. Per questo la cura dell’obesità non può ridursi alla semplice indicazione di mangiare meno e muoversi di più: richiede una valutazione medica e un percorso costruito sulla persona.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="z8om60" data-start="1192" data-end="1237">Obesità: perché è considerata una malattia</h2>
<p dir="auto" data-start="1239" data-end="1489">L’obesità è caratterizzata da un accumulo eccessivo di tessuto adiposo che può danneggiare la salute. È associata a un maggiore rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, disturbi respiratori, problemi articolari e alcune forme tumorali.</p>
<p dir="auto" data-start="1491" data-end="1621">Alle conseguenze fisiche possono aggiungersi quelle psicologiche e sociali, spesso aggravate dalla discriminazione legata al peso.</p>
<p dir="auto" data-start="1623" data-end="2004">L’<a class="decorated-link" href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/obesity-and-overweight?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="1625" data-end="1736">Organizzazione Mondiale della Sanità</a> la considera una malattia cronica e recidivante. Questo significa che può durare nel tempo e che il peso perso può essere recuperato, soprattutto quando il trattamento viene interrotto o non tiene conto dei fattori che hanno contribuito allo sviluppo della patologia.</p>
<p dir="auto" data-start="2006" data-end="2189">Non esiste, dunque, una soluzione identica per tutti. Il percorso deve essere graduale e può coinvolgere medici, dietisti, nutrizionisti, endocrinologi, psicologi e altri specialisti.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="182s70u" data-start="2191" data-end="2223">Come si diagnostica l’obesità</h2>
<p dir="auto" data-start="2225" data-end="2392">Uno degli strumenti più utilizzati è l’indice di massa corporea, o BMI, che si calcola dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri.</p>
<p dir="auto" data-start="2394" data-end="2437">Negli adulti, i valori di riferimento sono:</p>
<ul data-start="2439" data-end="2596">
<li data-section-id="19qa48z" data-start="2439" data-end="2473">sottopeso: BMI inferiore a 18,5;</li>
<li data-section-id="12lhdcc" data-start="2474" data-end="2516">normopeso: BMI compreso tra 18,5 e 24,9;</li>
<li data-section-id="1twuo6m" data-start="2517" data-end="2558">sovrappeso: BMI compreso tra 25 e 29,9;</li>
<li data-section-id="1uvugnf" data-start="2559" data-end="2596">obesità: BMI pari o superiore a 30.</li>
</ul>
<p dir="auto" data-start="2598" data-end="2652">L’obesità viene ulteriormente suddivisa in tre classi:</p>
<ol data-start="2654" data-end="2778">
<li data-section-id="7dkn3q" data-start="2654" data-end="2694">classe I: BMI compreso tra 30 e 34,9;</li>
<li data-section-id="q48mgk" data-start="2695" data-end="2736">classe II: BMI compreso tra 35 e 39,9;</li>
<li data-section-id="ujx1so" data-start="2737" data-end="2778">classe III: BMI pari o superiore a 40.</li>
</ol>
<p dir="auto" data-start="2780" data-end="3016">Il BMI, però, è uno strumento di valutazione iniziale e non può descrivere da solo lo stato di salute di una persona. Non distingue, per esempio, la massa grassa da quella muscolare e non indica come il grasso sia distribuito nel corpo.</p>
<p dir="auto" data-start="3018" data-end="3292">Per questo il medico può considerare anche la circonferenza addominale, la composizione corporea, la storia clinica, le terapie assunte e la presenza di eventuali patologie. Può inoltre prescrivere esami per controllare glicemia, colesterolo, trigliceridi e altri parametri.</p>
<p dir="auto" data-start="3294" data-end="3534">Nei bambini e negli adolescenti non si applicano direttamente le soglie previste per gli adulti. Il BMI deve essere interpretato attraverso curve di crescita che tengono conto dell’età e del sesso, nell’ambito di una valutazione pediatrica.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="881wu8" data-start="3536" data-end="3579">Quante persone sono colpite dall’obesità</h2>
<p dir="auto" data-start="3581" data-end="3734">Secondo l’OMS, nel 2022 una persona su otto nel mondo viveva con l’obesità. Nello stesso anno il 43% degli adulti risultava in sovrappeso e il 16% obeso.</p>
<p dir="auto" data-start="3736" data-end="3909">Il fenomeno riguarda anche le fasce più giovani: tra bambini e adolescenti dai 5 ai 19 anni la prevalenza di sovrappeso e obesità è passata dall’8% del 1990 al 20% del 2022.</p>
<p dir="auto" data-start="3911" data-end="4218">Questi dati mostrano che l’obesità non può essere letta soltanto come una questione individuale. Incidono anche la disponibilità e il costo degli alimenti, l’organizzazione delle città, il lavoro sedentario, le opportunità di praticare attività fisica e il marketing dei prodotti ad alta densità energetica.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="xe4w1a" data-start="4220" data-end="4255">Quali sono le cause dell’obesità</h2>
<p dir="auto" data-start="4257" data-end="4398">L’obesità nasce dall’interazione di numerosi fattori. Alimentazione e sedentarietà possono contribuire, ma non spiegano da sole tutti i casi.</p>
<h3 dir="auto" data-section-id="1u4yqzs" data-start="4400" data-end="4443">Fattori genetici, metabolici e ormonali</h3>
<p dir="auto" data-start="4445" data-end="4718">La predisposizione genetica può influenzare l’appetito, il consumo energetico e la tendenza ad accumulare grasso. Esistono inoltre rare condizioni genetiche, come la sindrome di Prader-Willi o alcune alterazioni del gene MC4R, che possono favorire lo sviluppo dell’obesità.</p>
<p dir="auto" data-start="4720" data-end="4966">Anche alcune condizioni endocrine e metaboliche devono essere valutate. L’ipotiroidismo, la sindrome dell’ovaio policistico e altre alterazioni ormonali possono concorrere all’aumento di peso, ma la loro presenza deve essere accertata dal medico.</p>
<h3 dir="auto" data-section-id="knvfy0" data-start="4968" data-end="5011">Ambiente, sonno e benessere psicologico</h3>
<p dir="auto" data-start="5013" data-end="5201">La riduzione dell’attività fisica quotidiana, il lavoro sedentario, l’accesso frequente a prodotti molto calorici e le porzioni abbondanti possono favorire un bilancio energetico positivo.</p>
<p dir="auto" data-start="5203" data-end="5350">Anche dormire poco o male, lavorare di notte e soffrire di apnee ostruttive del sonno può interferire con i meccanismi che regolano fame e sazietà.</p>
<p dir="auto" data-start="5352" data-end="5568">Stress, traumi ed eventi difficili possono modificare il rapporto con il cibo. Disturbi come l’iperfagia e la bulimia richiedono una valutazione specifica e non devono essere affrontati attraverso diete improvvisate.</p>
<p dir="auto" data-start="5570" data-end="5806">Anche alcuni medicinali possono contribuire all’aumento di peso. L’effetto, però, dipende dalla singola molecola e dalle caratteristiche del paziente: una terapia non deve mai essere sospesa o modificata senza aver consultato il medico.</p>
<div id="attachment_1513" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1513" class="wp-image-1513 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato.webp" alt="Alimentazione, movimento, sostegno psicologico e terapie mediche possono concorrere a un percorso personalizzato." width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato.webp 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato-300x188.webp 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato-1024x640.webp 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato-768x480.webp 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1513" class="wp-caption-text">Alimentazione, movimento, sostegno psicologico e terapie mediche possono concorrere a un percorso personalizzato. (Fonte: Pexels)</p></div>
<h2 dir="auto" data-section-id="1h7912" data-start="5808" data-end="5835">Come prevenire l’obesità</h2>
<p dir="auto" data-start="5837" data-end="6103">La prevenzione non significa inseguire un modello estetico, ma creare condizioni favorevoli alla salute. Un’alimentazione varia ed equilibrata, l’attività fisica regolare e un sonno adeguato aiutano a ridurre il rischio di aumento di peso e delle malattie associate.</p>
<p dir="auto" data-start="6105" data-end="6344">È utile privilegiare frutta, verdura, legumi e cereali integrali, limitando il consumo abituale di prodotti ricchi di zuccheri, sale e grassi. Leggere le etichette può aiutare a confrontare gli alimenti e a compiere scelte più consapevoli.</p>
<p dir="auto" data-start="6346" data-end="6615">Per gli adulti l’OMS raccomanda almeno 150 minuti settimanali di attività fisica aerobica di intensità moderata, quando le condizioni di salute lo consentono. Camminare, utilizzare la bicicletta o scegliere le scale può contribuire ad aumentare il movimento quotidiano.</p>
<p dir="auto" data-start="6617" data-end="6724">Per chi presenta limitazioni o patologie, l’attività deve essere adattata con l’aiuto di un professionista.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="1b50x6" data-start="6726" data-end="6777">Cura dell’obesità: un percorso multidisciplinare</h2>
<p dir="auto" data-start="6941" data-end="7211">La cura dell’obesità parte dalla diagnosi e dalla definizione di obiettivi realistici. Il primo traguardo non è necessariamente raggiungere un peso considerato ideale, ma migliorare lo stato di salute, arrestare l’aumento ponderale e ridurre il rischio di complicazioni.</p>
<p dir="auto" data-start="7213" data-end="7241">Il percorso può comprendere:</p>
<ul data-start="7243" data-end="7561">
<li data-section-id="1pmmkjo" data-start="7243" data-end="7294">un piano alimentare personalizzato e sostenibile;</li>
<li data-section-id="k30net" data-start="7295" data-end="7352">attività fisica adeguata alle condizioni della persona;</li>
<li data-section-id="19dppp4" data-start="7353" data-end="7395">sostegno psicologico, quando necessario;</li>
<li data-section-id="1s7qc66" data-start="7396" data-end="7464">trattamento dei disturbi del sonno o del comportamento alimentare;</li>
<li data-section-id="18c45jn" data-start="7465" data-end="7512">farmaci prescritti nelle situazioni indicate;</li>
<li data-section-id="1kwjd1k" data-start="7513" data-end="7561">chirurgia bariatrica per pazienti selezionati.</li>
</ul>
<p dir="auto" data-start="7563" data-end="7707">Le diete estremamente restrittive e i programmi non controllati possono essere difficili da mantenere e favorire ripetute oscillazioni del peso.</p>
<p dir="auto" data-start="7709" data-end="7873">Un trattamento efficace deve invece poter proseguire nel tempo e tenere conto della vita quotidiana, delle condizioni economiche e dello stato emotivo del paziente.</p>
<h3 dir="auto" data-section-id="oudflt" data-start="7875" data-end="7904">Farmaci GLP-1 e GIP/GLP-1</h3>
<p dir="auto" data-start="7906" data-end="8134">Negli ultimi anni il trattamento farmacologico si è evoluto con l’arrivo degli analoghi del GLP-1 e dei doppi agonisti GIP/GLP-1. Questi medicinali agiscono sui meccanismi che regolano la glicemia, la sazietà e il senso di fame.</p>
<p dir="auto" data-start="8136" data-end="8263">Tra i farmaci autorizzati per la gestione del peso rientrano, in specifiche condizioni, semaglutide, liraglutide e tirzepatide.</p>
<p dir="auto" data-start="8265" data-end="8613">L’<a class="decorated-link" href="https://www.aifa.gov.it/-/nuovi-farmaci-diabete-obesita-guida-aifa?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="8267" data-end="8365">Agenzia Italiana del Farmaco</a> ricorda che richiedono sempre la prescrizione e il controllo del medico. Non sono una soluzione estetica né una scorciatoia priva di rischi: devono essere inseriti in un percorso che comprenda alimentazione, attività fisica e monitoraggio clinico.</p>
<p dir="auto" data-start="8615" data-end="8927">Nausea, vomito, diarrea, stipsi e dolore addominale sono tra gli effetti indesiderati più comuni. Esistono inoltre eventi meno frequenti ma clinicamente importanti, che devono essere valutati dal medico. L’acquisto online da canali non autorizzati e l’assunzione senza prescrizione possono esporre a seri rischi.</p>
<p dir="auto" data-start="8929" data-end="9123">In Italia, Wegovy, Saxenda e Mounjaro utilizzati per la gestione del peso sono classificati in classe C e non sono attualmente rimborsati dal Servizio sanitario nazionale per questa indicazione.</p>
<p dir="auto" data-start="9125" data-end="9307">Alcuni medicinali contenenti gli stessi principi attivi o appartenenti alle medesime classi possono invece avere indicazioni e regole di rimborso differenti per il diabete di tipo 2.</p>
<h3 dir="auto" data-section-id="l4ilgi" data-start="9309" data-end="9356">Quando si ricorre alla chirurgia bariatrica</h3>
<p dir="auto" data-start="9358" data-end="9658">La chirurgia bariatrica non è una scorciatoia e non deve essere descritta semplicemente come l’ultima risorsa. È una possibilità terapeutica riservata a pazienti selezionati, dopo una valutazione multidisciplinare che considera BMI, condizioni cliniche, patologie associate e percorsi già effettuati.</p>
<p dir="auto" data-start="9660" data-end="9880">Anche dopo l’intervento sono necessari controlli medici, attenzione all’alimentazione e un cambiamento duraturo delle abitudini. La chirurgia rappresenta quindi una parte di un percorso più ampio, non la sua conclusione.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="j4lmwo" data-start="9882" data-end="9922">Curare l’obesità senza colpevolizzare</h2>
<p dir="auto" data-start="9924" data-end="10121">Riconoscere l’obesità come malattia significa superare l’idea che tutto dipenda dalla forza di volontà. Significa anche offrire cure accessibili, percorsi personalizzati e un linguaggio rispettoso.</p>
<p dir="auto" data-start="10123" data-end="10341">La perdita di peso può essere uno degli obiettivi, ma non è l’unico parametro da osservare. Migliorare la glicemia, la pressione, la mobilità, il sonno e la qualità della vita può rappresentare un risultato importante.</p>
<p dir="auto" data-start="10343" data-end="10465">Il primo passo resta chiedere una valutazione qualificata, evitando soluzioni rapide e percorsi basati sul senso di colpa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/obesita-malattia-come-si-cura/">Obesità: perché è una malattia e come si cura</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
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		<title>Gioco d’azzardo in Italia: costi per famiglie e sanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 16:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza da gioco]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d’azzardo]]></category>
		<category><![CDATA[gioco online]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gioco d’azzardo in Italia muove miliardi di euro, ma dietro lotterie, scommesse e slot machine possono nascondersi dipendenza, debiti e costi sociali. Gratta e vinci, lotterie, scommesse sportive, roulette e slot machine: il gioco d’azzardo in Italia comprende un’offerta molto ampia, disponibile nei luoghi fisici e sulle piattaforme digitali. Per molte persone rimane una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto" data-start="981" data-end="1138"><strong data-start="981" data-end="1138">Il gioco d’azzardo in Italia muove miliardi di euro, ma dietro lotterie, scommesse e slot machine possono nascondersi dipendenza, debiti e costi sociali.</strong></p>
<p dir="auto" data-start="1140" data-end="1541">Gratta e vinci, lotterie, scommesse sportive, roulette e slot machine: il <strong data-start="1214" data-end="1243">gioco d’azzardo in Italia</strong> comprende un’offerta molto ampia, disponibile nei luoghi fisici e sulle piattaforme digitali. Per molte persone rimane una forma occasionale di intrattenimento. Per altre, invece, può trasformarsi in un comportamento difficile da controllare, con conseguenze che non riguardano soltanto chi gioca.</p>
<p dir="auto" data-start="1543" data-end="1856">Dietro il brivido della puntata e la speranza di una vincita possono nascondersi debiti, isolamento, conflitti familiari e problemi di salute mentale. Il gioco d’azzardo, quindi, non può essere considerato esclusivamente un passatempo o una fonte di entrate per lo Stato: è anche una questione di salute pubblica.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="ppl7sl" data-start="1858" data-end="1920">Gioco d’azzardo in Italia: che cosa indicano i 157 miliardi</h2>
<p dir="auto" data-start="1922" data-end="2107">Nel 2024 la raccolta del gioco pubblico in Italia ha raggiunto circa <strong data-start="1991" data-end="2015">157 miliardi di euro</strong>, secondo i dati dell’<a class="decorated-link" href="https://www.adm.gov.it/portale?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="2037" data-end="2106">Agenzia delle Dogane e dei Monopoli</a>.</p>
<p dir="auto" data-start="2109" data-end="2385">Questa cifra, però, deve essere interpretata correttamente. La raccolta rappresenta il totale delle somme giocate, comprese quelle eventualmente riutilizzate dopo una vincita. Non corrisponde quindi né alla perdita effettiva dei giocatori né all’importo incassato dallo Stato.</p>
<p dir="auto" data-start="2387" data-end="2657">Per questo motivo non è corretto confrontare direttamente i 157 miliardi con la spesa pubblica destinata alla sanità o all’istruzione. Il dato resta comunque significativo perché mostra la dimensione raggiunta dal mercato e la diffusione del gioco nella vita quotidiana.</p>
<p dir="auto" data-start="2659" data-end="2930">Dopo la flessione del 2020, determinata dalla chiusura dei punti fisici durante la pandemia, il settore è tornato a crescere. Una parte sempre più rilevante della raccolta passa oggi attraverso i canali digitali, accessibili in qualsiasi momento da computer e smartphone.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="6vxm7k" data-start="2932" data-end="2973">Quando il gioco diventa una dipendenza</h2>
<p dir="auto" data-start="2975" data-end="3312">L’<a class="decorated-link" href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/gambling" target="_new" rel="noopener" data-start="2977" data-end="3074">Organizzazione mondiale della sanità</a> considera i danni prodotti dal gioco d’azzardo un problema di salute pubblica. Le conseguenze possono comprendere difficoltà finanziarie, depressione, ansia, isolamento, conflitti familiari e, nei casi più gravi, comportamenti suicidari.</p>
<p dir="auto" data-start="3314" data-end="3624">Il disturbo da gioco d’azzardo è riconosciuto anche dai principali sistemi internazionali di classificazione delle malattie e dei disturbi mentali. Non coincide semplicemente con il giocare spesso: si manifesta quando la persona non riesce più a controllare il comportamento nonostante le conseguenze negative.</p>
<p dir="auto" data-start="3626" data-end="3681">Tra i segnali che possono indicare un problema ci sono:</p>
<ul data-start="3683" data-end="3996">
<li data-section-id="1m8ih0w" data-start="3683" data-end="3727">l’aumento progressivo delle somme puntate;</li>
<li data-section-id="1nr4mi2" data-start="3728" data-end="3788">il tentativo di recuperare immediatamente il denaro perso;</li>
<li data-section-id="1oqtppp" data-start="3789" data-end="3821">le bugie rivolte ai familiari;</li>
<li data-section-id="1infzb6" data-start="3822" data-end="3880">il ricorso a prestiti o debiti per continuare a giocare;</li>
<li data-section-id="4w826w" data-start="3881" data-end="3936">l’abbandono di interessi, relazioni o responsabilità;</li>
<li data-section-id="15lh9nq" data-start="3937" data-end="3996">irritabilità e agitazione quando non è possibile giocare.</li>
</ul>
<p dir="auto" data-start="3998" data-end="4260">Uno dei meccanismi più pericolosi è l’inseguimento delle perdite: dopo aver perso denaro, il giocatore continua a puntare nella convinzione di poter recuperare. In questo modo, però, le perdite possono aumentare e alimentare un circolo difficile da interrompere.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="2bjf9c" data-start="4262" data-end="4296">Il prezzo pagato dalle famiglie</h2>
<p dir="auto" data-start="4298" data-end="4516">Le conseguenze della dipendenza non ricadono soltanto sulla persona direttamente coinvolta. Secondo l’OMS, per ogni individuo che gioca a livelli ad alto rischio, in media altre sei persone possono subirne gli effetti.</p>
<p dir="auto" data-start="4518" data-end="4848">Partner, figli, genitori e amici possono trovarsi ad affrontare debiti nascosti, richieste di denaro, tensioni, perdita di fiducia e improvvise difficoltà economiche. Il denaro inizialmente destinato all’affitto, alle bollette o alle spese quotidiane può finire nel gioco, compromettendo l’equilibrio dell’intero nucleo familiare.</p>
<p dir="auto" data-start="4850" data-end="5095">I bambini sono particolarmente vulnerabili. Possono assistere a discussioni frequenti, avvertire l’instabilità economica della famiglia o sentirsi trascurati. In alcuni casi emergono vergogna, rabbia, senso di abbandono e difficoltà scolastiche.</p>
<p dir="auto" data-start="5097" data-end="5304">Il costo del gioco d’azzardo, dunque, non si misura soltanto attraverso il denaro perso. Comprende anche le conseguenze sulle relazioni, sul lavoro, sulla salute e sull’accesso ai servizi sociali e sanitari.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="qe0r9s" data-start="5306" data-end="5346">Gioco online e accessibilità continua</h2>
<p dir="auto" data-start="5348" data-end="5558">La crescita del gioco online ha cambiato profondamente le abitudini. Se in passato era necessario raggiungere una ricevitoria o una sala, oggi è possibile scommettere in pochi secondi attraverso uno smartphone.</p>
<p dir="auto" data-start="5560" data-end="5866">Questa accessibilità continua può ridurre la percezione del denaro speso. Le transazioni digitali rendono meno evidente la perdita rispetto all’impiego di banconote e monete. Inoltre, la possibilità di giocare in solitudine rende più difficile per familiari e amici accorgersi tempestivamente del problema.</p>
<p dir="auto" data-start="5868" data-end="6180">Poker, scommesse sportive e giochi da casinò possono trasmettere l’impressione che esperienza e abilità permettano di controllare completamente il risultato. In realtà, il caso continua ad avere un ruolo determinante e il sistema è costruito in modo da garantire, nel tempo, un vantaggio economico all’operatore.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="1mxrwt3" data-start="6182" data-end="6237">L’illusione della vincita e le distorsioni cognitive</h2>
<p dir="auto" data-start="6239" data-end="6471">Gli operatori conoscono bene alcuni errori ricorrenti nel modo in cui le persone valutano le probabilità. Le vincite più importanti vengono mostrate e raccontate, mentre la grandissima quantità di giocate perdenti rimane invisibile.</p>
<p dir="auto" data-start="6473" data-end="6705">Questa comunicazione rende la possibilità della vincita più concreta di quanto sia realmente. Anche una quasi vincita può essere percepita come un segnale incoraggiante, sebbene non modifichi le probabilità della giocata successiva.</p>
<p dir="auto" data-start="6707" data-end="7005">Tra le distorsioni cognitive più comuni ci sono la convinzione che un numero sia “in ritardo”, l’idea di aver scoperto un sistema infallibile e la certezza che, dopo molte perdite, debba necessariamente arrivare una vincita. Ogni estrazione o giocata, però, resta indipendente da quelle precedenti.</p>
<p dir="auto" data-start="7007" data-end="7405">In Italia la pubblicità dei giochi e delle scommesse con vincite in denaro è vietata dall’articolo 9 del Decreto legge 87 del 2018, il cosiddetto Decreto dignità. Il divieto riguarda anche numerose forme di sponsorizzazione ed è sottoposto alla vigilanza dell’<a class="decorated-link cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="7267" data-end="7404">Autorità per le garanzie nelle comunicazioni</a>.</p>
<p dir="auto" data-start="7407" data-end="7622">La promozione può tuttavia assumere forme meno evidenti nell’ambiente digitale. Per questo è importante rafforzare l’educazione alle probabilità e la capacità di riconoscere messaggi capaci di normalizzare il gioco.</p>
<div id="attachment_1417" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1417" class="wp-image-1417 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/gioco-azzardo-italia-lotteria-1200x750-1.webp" alt="Gioco d’azzardo in Italia rappresentato da schedine della lotteria" width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/gioco-azzardo-italia-lotteria-1200x750-1.webp 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/gioco-azzardo-italia-lotteria-1200x750-1-300x188.webp 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/gioco-azzardo-italia-lotteria-1200x750-1-1024x640.webp 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/gioco-azzardo-italia-lotteria-1200x750-1-768x480.webp 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1417" class="wp-caption-text">Gioco d’azzardo in Italia rappresentato da schedine della lotteria (Fonte originale: Pexels)</p></div>
<h2 dir="auto" data-section-id="t24pjf" data-start="7624" data-end="7672">Disagio economico e speranza di cambiare vita</h2>
<p dir="auto" data-start="7674" data-end="7950">La promessa di una vincita può diventare particolarmente attraente nei momenti di difficoltà economica. Quando lo stipendio non basta o le prospettive di miglioramento sembrano ridotte, il gioco può apparire come una scorciatoia per riprendere il controllo della propria vita.</p>
<p dir="auto" data-start="7952" data-end="8166">È però un’illusione pericolosa. I giochi con vincite in denaro sono progettati per garantire un vantaggio statistico al gestore, non al singolo giocatore. Più a lungo si gioca, maggiore è la probabilità di perdere.</p>
<p dir="auto" data-start="8168" data-end="8390">La vulnerabilità economica può quindi alimentare il gioco e, allo stesso tempo, essere aggravata dalle perdite. Il risultato può essere una spirale composta da debiti, nuovi tentativi di recupero e ulteriore impoverimento.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="tr2mie" data-start="8392" data-end="8440">Prevenzione e assistenza contro la dipendenza</h2>
<p dir="auto" data-start="8442" data-end="8693">Affrontare il <strong data-start="8456" data-end="8485">gioco d’azzardo in Italia</strong> significa intervenire prima che il comportamento diventi incontrollabile. Servono informazione, educazione finanziaria, limiti efficaci, controlli sulle piattaforme e servizi sanitari facilmente accessibili.</p>
<p dir="auto" data-start="8695" data-end="8838">Anche i familiari devono poter ricevere ascolto e assistenza, perché spesso sono i primi ad accorgersi del problema e a subirne le conseguenze.</p>
<p dir="auto" data-start="8840" data-end="9227">L’Istituto superiore di sanità mette a disposizione il <strong data-start="8895" data-end="8970">Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo</strong>, raggiungibile gratuitamente al numero <strong data-start="9010" data-end="9025">800 558 822</strong>, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16. Il servizio è anonimo e offre informazioni sui centri di cura presenti sul territorio attraverso il portale <a class="decorated-link" href="https://usciredalgioco.iss.it/?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="9176" data-end="9226">Uscire dal gioco</a>.</p>
<p dir="auto" data-start="9229" data-end="9428">Chiedere aiuto non significa ammettere una debolezza. È il primo passo per interrompere il meccanismo della dipendenza, proteggere le relazioni familiari e recuperare il controllo della propria vita.</p>
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		<title>Solitudine e salute: l’amicizia allunga la vita?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Barretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 06:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento sociale]]></category>
		<category><![CDATA[longevità]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solitudine e salute sono legate? Nuovi studi spiegano come l’isolamento e le relazioni sociali incidano sul cervello, sul benessere e sulla longevità. Ci preoccupiamo di ciò che mangiamo. Contiamo i passi, controlliamo il colesterolo, misuriamo la pressione. Sappiamo che il fumo fa male e che l’attività fisica protegge il cuore. Ma, nella lista delle cose [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Solitudine e salute sono legate? Nuovi studi spiegano come l’isolamento e le relazioni sociali incidano sul cervello, sul benessere e sulla longevità.</strong></p>
<p>Ci preoccupiamo di ciò che mangiamo. Contiamo i passi, controlliamo il colesterolo, misuriamo la pressione. Sappiamo che il fumo fa male e che l’attività fisica protegge il cuore. Ma, nella lista delle cose che possono aiutarci a vivere meglio, spesso ne dimentichiamo una: gli altri.</p>
<p>Un amico con cui parlare, una persona da chiamare, una cena insieme, una passeggiata. Qualcuno che si accorga che non stiamo bene.</p>
<p>Sembrano dettagli della vita quotidiana. Eppure, la ricerca scientifica sta mostrando che le relazioni sociali hanno legami profondi con la nostra salute. Proprio nei giorni scorsi è arrivata una nuova conferma.</p>
<h2>Solitudine e salute: quando l’isolamento diventa cronico</h2>
<p>L’11 settembre 2026, <em>Nature Communications</em> ha pubblicato uno <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-77683-x">studio sulla solitudine cronica e sulla salute</a>, condotto da Yuteng Ma, Jessica K. Bone, Rosie Mayston e Qian Gao. I ricercatori sono collegati allo University College London, al King’s College London e all’Imperial College London.</p>
<p>Gli studiosi hanno analizzato i dati di <strong>4.090 persone anziane</strong> coinvolte nell’English Longitudinal Study of Ageing. Non si sono limitati a chiedere ai partecipanti se si sentissero soli in un determinato momento, ma hanno seguito nel tempo l’evoluzione della loro vita sociale.</p>
<p>Hanno così distinto tra solitudine occasionale, solitudine cronica, isolamento persistente e uscita dall’isolamento. Complessivamente, sono stati valutati 17 indicatori di salute.</p>
<p>Il risultato è eloquente: la solitudine cronica è risultata associata a una peggiore salute generale, a maggiori difficoltà funzionali, a un minore benessere mentale e a comportamenti meno salutari.</p>
<p>C’è, però, anche un dato positivo. Chi riusciva a uscire dall’isolamento mostrava risultati migliori sul piano del benessere mentale e delle capacità cognitive.</p>
<p>Non conta soltanto essere soli, dunque, ma anche quanto a lungo lo si rimane. Ricostruire le relazioni può fare la differenza.</p>
<h2>Meno anni vissuti in buona salute</h2>
<p>Poche settimane prima, il 20 agosto 2026, un altro <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-74498-8">studio pubblicato su <em>Nature Communications</em></a> aveva analizzato i dati di <strong>277.489 adulti della UK Biobank</strong>.</p>
<p>Questa volta la domanda era ancora più concreta: solitudine e isolamento sono associati anche al numero di anni che possiamo aspettarci di vivere senza importanti malattie?</p>
<p>I ricercatori hanno preso in considerazione patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, tumori e malattie respiratorie e neurodegenerative. Inoltre, hanno analizzato depressione e ansia.</p>
<div id="attachment_1298" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1298" class="wp-image-1298 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1.jpg" alt="Solitudine e salute: un gruppo di giovani condivide un momento di amicizia" width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1.jpg 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1-300x188.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1-1024x640.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1298" class="wp-caption-text">L’amicizia e le relazioni significative rappresentano una componente importante del benessere personale.</p></div>
<p>A 50 anni, le donne che presentavano contemporaneamente solitudine e isolamento sociale avevano, in media, <strong>2,4 anni in meno di vita libera dalle principali malattie fisiche considerate</strong>. Negli uomini, la differenza era di 1,7 anni.</p>
<p>Per depressione e ansia, il divario saliva a 3,7 anni nelle donne e a 5,8 negli uomini.</p>
<p>Il punto, quindi, non è soltanto vivere più a lungo, ma capire quanti di quegli anni possiamo vivere in buona salute.</p>
<h2>La solitudine arriva fino al cervello?</h2>
<p>Un terzo <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-72529-y">studio sul rapporto tra isolamento sociale, solitudine e cervello</a>, pubblicato il 28 aprile 2026 sempre su <em>Nature Communications</em>, ha coinvolto <strong>383.421 persone della UK Biobank</strong>.</p>
<p>Il gruppo di ricerca guidato da Yong-Li Zhao ha studiato il rapporto tra isolamento sociale, solitudine e salute cerebrale.</p>
<p>Sono emerse associazioni con 11 disturbi neurologici e psichiatrici. Tra questi figurano depressione, ansia, schizofrenia, disturbi del sonno, demenza, malattia di Alzheimer, malattia di Parkinson e ictus.</p>
<p>I ricercatori sono andati oltre, analizzando anche neuroimmagini, prestazioni cognitive e biomarcatori. Sono così emerse associazioni con differenze in alcune strutture cerebrali, risultati cognitivi peggiori e determinati indicatori infiammatori e biochimici.</p>
<p>Questo non significa che la solitudine “danneggi il cervello” automaticamente. Gli studi non lo affermano. Mostrano, però, qualcosa di importante: la dimensione sociale della nostra vita non riguarda soltanto l’umore, ma è associata anche a differenze misurabili nel funzionamento dell’organismo e del cervello.</p>
<h2>Ma associazione non significa causa</h2>
<p>È il punto sul quale la scienza invita alla maggiore cautela.</p>
<p>Chi è solo può ammalarsi più facilmente, ma può verificarsi anche il contrario: chi si ammala può progressivamente isolarsi. Una persona depressa, per esempio, può ridurre le proprie relazioni e percepire una maggiore solitudine.</p>
<p>Per distinguere meglio causa ed effetto, il 15 luglio 2026 Darren Hilliard e i suoi colleghi hanno pubblicato un altro <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-74758-7">studio sulle relazioni tra solitudine, isolamento sociale e salute</a>.</p>
<p>I ricercatori hanno combinato analisi osservazionali, confronti tra fratelli e randomizzazione mendeliana. Quest’ultima è una metodologia che utilizza informazioni genetiche per studiare possibili rapporti causali.</p>
<p>A seconda delle analisi, i campioni comprendevano più di <strong>414 mila persone</strong>, mentre i dati genetici utilizzati riguardavano fino a oltre due milioni di individui.</p>
<p>La conclusione è importante proprio perché prudente. Le evidenze di un possibile rapporto causale risultano più robuste per la salute mentale, il benessere e alcuni indicatori di salute generale. Per le singole malattie fisiche, invece, non esistono ancora prove causali altrettanto solide.</p>
<p>Il rapporto, inoltre, può funzionare in entrambe le direzioni. La solitudine può contribuire al peggioramento della salute mentale, ma anche la depressione può aumentare la solitudine.</p>
<p>La scienza, quindi, non dice che essere soli faccia ammalare in ogni circostanza. Dice che il rapporto tra solitudine e salute è abbastanza importante da meritare attenzione.</p>
<h2>Per l’OMS è un problema di salute pubblica</h2>
<p>La questione è arrivata anche all’<a href="https://www.who.int/groups/commission-on-social-connection">Organizzazione Mondiale della Sanità</a>. Nel giugno 2025, la Commissione OMS sulla connessione sociale ha pubblicato il rapporto <em>From loneliness to social connection: charting a path to healthier societies</em>.</p>
<p>La stima è significativa: <strong>una persona su sei nel mondo sperimenta la solitudine</strong>.</p>
<p>Non si tratta soltanto di benessere psicologico. Secondo l’<a href="https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/social-connection">OMS, la solitudine è associata a circa 871 mila morti ogni anno</a>, più di cento ogni ora.</p>
<p>Nel maggio 2025, inoltre, l’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato la sua prima risoluzione sulla connessione sociale. Il tema è stato così riconosciuto come una priorità di salute pubblica.</p>
<p>È un passaggio culturale importante. La salute non viene più considerata soltanto nelle sue dimensioni fisica e mentale. Anche la capacità di costruire e mantenere relazioni significative entra nel quadro complessivo del nostro benessere.</p>
<h2>Dobbiamo cambiare la nostra idea di prevenzione</h2>
<p>Quando pensiamo alla prevenzione, immaginiamo un ambulatorio. Pensiamo alle analisi del sangue, alla pressione, all’alimentazione e allo sport.</p>
<p>Tutto giusto. Ma forse dovremmo cominciare a considerare anche una telefonata, una cena insieme, un’associazione frequentata ogni settimana, una partita a carte o una passeggiata con un amico.</p>
<p>Non perché queste attività possano sostituire la medicina, ma perché anche appartenere a una comunità sembra essere parte della nostra salute.</p>
<p>È curioso che alcune delle ricerche scientifiche più avanzate ci stiano riportando verso qualcosa che gli esseri umani conoscono intuitivamente da migliaia di anni: abbiamo bisogno degli altri.</p>
<p>Abbiamo bisogno di essere ascoltati, riconosciuti e cercati. Abbiamo bisogno di qualcuno con cui ridere e di qualcuno da chiamare quando ridere diventa più difficile.</p>
<p>Forse, allora, dovremmo smettere di considerare l’amicizia soltanto come qualcosa che rende più bella la vita.</p>
<p><strong>Potrebbe essere anche una delle cose che contribuiscono a renderla più lunga.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/solitudine-salute-amicizia-longevita/">Solitudine e salute: l’amicizia allunga la vita?</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
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		<title>Piante per regolare la temperatura corporea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Nardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Circolazione sanguigna]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Piante medicinali]]></category>
		<category><![CDATA[Temperatura corporea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla menta piperita allo zenzero, alcune piante possono sostenere i naturali meccanismi dell’organismo contro il caldo e il freddo. Ecco come utilizzarle e quali precauzioni adottare. La temperatura corporea non rimane costante nel corso della giornata, ma varia naturalmente in base a diversi fattori, come l’attività fisica, lo stress, le condizioni climatiche, l’alimentazione e i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dalla menta piperita allo zenzero, alcune piante possono sostenere i naturali meccanismi dell’organismo contro il caldo e il freddo. Ecco come utilizzarle e quali precauzioni adottare.</strong></p>
<p>La temperatura corporea non rimane costante nel corso della giornata, ma varia naturalmente in base a diversi fattori, come l’attività fisica, lo stress, le condizioni climatiche, l’alimentazione e i cambiamenti ormonali. Quando queste variazioni diventano troppo accentuate, possono comparire sintomi come brividi, sudorazione eccessiva, stanchezza, mal di testa, vertigini o una generale sensazione di malessere. Alcune piante medicinali possono contribuire ad aiutare l’organismo a regolare meglio la temperatura corporea, sostenendo i naturali meccanismi di raffreddamento o di produzione del calore.</p>
<p>Secondo gli esperti di fitoterapia e naturopatia, il controllo della temperatura dipende principalmente dall’ipotalamo, una piccola area del cervello che agisce come un vero e proprio “termostato biologico”. Alcune piante favoriscono la sudorazione, altre migliorano la circolazione sanguigna o aiutano il corpo ad adattarsi agli sbalzi climatici e agli stress ambientali.</p>
<h2><strong>Le piante che aiutano a rinfrescare il corpo</strong></h2>
<p>Durante i periodi di caldo intenso o in presenza di una lieve febbre, alcune piante possono favorire la dispersione del calore corporeo.</p>
<h3><strong>Sambuco</strong></h3>
<p>I fiori di sambuco (<em>Sambucus nigra</em>) sono noti per la loro azione sudorifera naturale. Favoriscono una lieve sudorazione che consente al corpo di eliminare il calore in eccesso attraverso la pelle. Per questo motivo vengono spesso utilizzati negli infusi destinati ad alleviare gli stati febbrili leggeri o il disagio provocato dalle alte temperature.</p>
<h3><strong>Tiglio</strong></h3>
<p>Il tiglio è una delle piante più utilizzate nelle tisane rilassanti. Oltre all’effetto calmante, contribuisce alla dilatazione dei vasi sanguigni superficiali e favorisce la dispersione del calore corporeo. Anche consumato caldo, può aumentare la sensazione di freschezza grazie alla stimolazione della sudorazione.</p>
<h3><strong>Menta piperita</strong></h3>
<p>La menta piperita contiene mentolo, una sostanza capace di attivare i recettori del freddo presenti nella bocca e sulla pelle. Pur non abbassando realmente la temperatura corporea, produce una marcata sensazione di freschezza. Alcuni studi recenti hanno inoltre evidenziato che persino il profumo della menta può ridurre la percezione del caldo e migliorare il comfort durante le giornate più afose.</p>
<h3><strong>Ibisco e citronella</strong></h3>
<p>L’ibisco e la citronella sono frequentemente utilizzati nelle bevande estive grazie alle loro proprietà rinfrescanti e idratanti. L’ibisco è ricco di antiossidanti e acidi organici che aiutano l’organismo a reintegrare liquidi e sali minerali, mentre la citronella dona una piacevole sensazione di leggerezza e freschezza.</p>
<h2><strong>Le piante che aiutano a riscaldare il corpo</strong></h2>
<p>Quando si avverte freddo, mani e piedi freddi o brividi persistenti, alcune piante possono stimolare la circolazione sanguigna e favorire una maggiore produzione di calore.</p>
<h3><strong>Zenzero</strong></h3>
<p>Lo zenzero è una delle piante riscaldanti più conosciute. Contiene gingeroli e shogaoli, composti che stimolano la circolazione periferica e aumentano la sensazione di calore. Le tisane allo zenzero sono particolarmente apprezzate durante l’inverno o ai primi sintomi di raffreddamento.</p>
<div id="attachment_1154" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1154" class="wp-image-1154 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/zenzero-pianta-riscaldante.webp" alt="Radice fresca di zenzero su sfondo bianco" width="1200" height="675" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/zenzero-pianta-riscaldante.webp 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/zenzero-pianta-riscaldante-300x169.webp 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/zenzero-pianta-riscaldante-1024x576.webp 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/zenzero-pianta-riscaldante-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1154" class="wp-caption-text">Radice fresca di zenzero su sfondo bianco (Fonte: Wikimedia Commons)</p></div>
<h3><strong>Cannella</strong></h3>
<p>La cannella possiede proprietà tonificanti e stimolanti. Favorisce la circolazione sanguigna e dona rapidamente una sensazione di calore interno. Per questo motivo viene spesso aggiunta a bevande calde e infusi invernali.</p>
<h3><strong>Chiodi di garofano</strong></h3>
<p>Ricchi di eugenolo, i chiodi di garofano hanno un effetto riscaldante e leggermente analgesico. Tradizionalmente vengono utilizzati per contrastare i brividi e migliorare la circolazione nei periodi più freddi.</p>
<h3><strong>Rosmarino e timo</strong></h3>
<p>Rosmarino e timo stimolano il metabolismo e la microcircolazione. Inoltre possiedono proprietà toniche che aiutano l’organismo a reagire meglio alle basse temperature e agli stati di affaticamento.</p>
<h3><strong>Le piante adattogene</strong></h3>
<p>Esistono anche piante definite “adattogene”, cioè in grado di aiutare l’organismo ad affrontare meglio gli stress fisici e climatici. Tra queste figura l’eleuterococco, noto anche come ginseng siberiano. Queste piante non raffreddano né riscaldano direttamente il corpo, ma sostengono i naturali meccanismi di adattamento e contribuiscono a mantenere più stabile la temperatura corporea.</p>
<h2><strong>Modalità di utilizzo</strong></h2>
<p>Per beneficiare delle proprietà delle piante medicinali, gli esperti consigliano soprattutto:</p>
<ul>
<li>infusi e tisane;</li>
<li>decotti leggeri;</li>
<li>un utilizzo moderato e regolare;</li>
<li>l’assunzione distribuita durante la giornata.</li>
</ul>
<p>È inoltre importante mantenere una corretta idratazione, soprattutto quando si utilizzano piante che favoriscono la sudorazione, per evitare il rischio di disidratazione.</p>
<h2><strong>Precauzioni e controindicazioni</strong></h2>
<p>Anche le piante medicinali possono presentare controindicazioni o interagire con alcuni farmaci.</p>
<ul>
<li>La menta piperita può peggiorare il reflusso gastroesofageo.</li>
<li>Lo zenzero deve essere utilizzato con cautela da chi assume farmaci anticoagulanti.</li>
<li>In gravidanza, durante l’allattamento o in presenza di patologie croniche, è sempre consigliabile consultare il medico prima di assumere regolarmente preparati a base di erbe.</li>
</ul>
<p>Le piante medicinali rappresentano quindi un valido supporto naturale per aiutare l’organismo ad affrontare meglio il caldo e il freddo, ma non sostituiscono le cure mediche in caso di febbre elevata, sintomi persistenti o condizioni di salute più serie. Utilizzate correttamente e con moderazione, possono contribuire al benessere generale e al mantenimento dell’equilibrio termico dell’organismo durante tutto l’anno.</p>
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		<title>Additivi alimentari: cosa rivelano 3 studi Inserm</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Nardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Additivi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Alimenti ultra-processati]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre ricerche basate sulla coorte francese NutriNet-Santé analizzano il possibile legame tra alcuni additivi alimentari e diverse patologie. Tre recenti studi scientifici condotti da Inserm, in collaborazione con INRAE e diverse università francesi, hanno riportato nuovi dati sul possibile impatto degli additivi alimentari sulla salute umana. Le ricerche, pubblicate su riviste internazionali specializzate come Diabetes [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tre ricerche basate sulla coorte francese NutriNet-Santé analizzano il possibile legame tra alcuni additivi alimentari e diverse patologie.</strong></p>
<p>Tre recenti <a href="https://thinkerslab.it/piante-regolare-temperatura-corporea/">studi scientifici</a> condotti da Inserm, in collaborazione con <strong>INRAE</strong> e diverse università francesi, hanno riportato nuovi dati sul possibile impatto degli additivi alimentari sulla salute umana. Le ricerche, pubblicate su riviste internazionali specializzate come <em>Diabetes Care</em>, <em>European Journal of Epidemiology</em> ed <em>European Heart Journal</em>, suggeriscono un legame tra il consumo frequente di alcuni coloranti e conservanti alimentari e un aumento del rischio di diabete di tipo 2, tumori e malattie cardiovascolari.</p>
<p>Gli studi si basano sui dati raccolti dalla grande coorte francese <a href="https://etude-nutrinet-sante.fr/"><strong>NutriNet-Santé</strong></a>, che coinvolge oltre 100.000 partecipanti seguiti per diversi anni. Grazie alle informazioni dettagliate sulle abitudini alimentari dei volontari, i ricercatori hanno potuto valutare con maggiore precisione l’esposizione agli additivi presenti nei prodotti industriali e confrontarla con l’insorgenza di varie patologie.</p>
<h2>Additivi alimentari e salute: i risultati degli studi</h2>
<p>Secondo i risultati pubblicati:</p>
<ul>
<li>i partecipanti maggiormente esposti ai coloranti alimentari presentavano un rischio di sviluppare diabete di tipo 2 superiore del 38% rispetto ai soggetti meno esposti;</li>
<li>il consumo elevato degli stessi coloranti è stato associato a un aumento del 14% del rischio complessivo di cancro;</li>
<li>per il tumore al seno il rischio aumentava del 21%, mentre nelle donne in post-menopausa l’incremento arrivava al 32%;</li>
<li>i conservanti alimentari sono stati collegati a un aumento del 24% del rischio di ipertensione arteriosa nei consumatori più elevati.</li>
</ul>
<p>I ricercatori sottolineano che si tratta di studi osservazionali: i risultati mostrano quindi un’associazione statistica, ma non dimostrano ancora con certezza un rapporto diretto di causa-effetto. Tuttavia, la dimensione del campione analizzato e la durata del monitoraggio rendono questi dati particolarmente rilevanti e meritevoli di ulteriori approfondimenti scientifici.</p>
<div id="attachment_1149" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1149" class="wp-image-1149 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/etichetta-ingredienti-alimentari.webp" alt="Lista degli ingredienti riportata su una confezione alimentare" width="1200" height="675" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/etichetta-ingredienti-alimentari.webp 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/etichetta-ingredienti-alimentari-300x169.webp 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/etichetta-ingredienti-alimentari-1024x576.webp 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/etichetta-ingredienti-alimentari-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1149" class="wp-caption-text">Lista degli ingredienti riportata su una confezione alimentare (Fonte: Chenspec/Wikimedia Commons)</p></div>
<h2><strong>Quali additivi sono stati analizzati</strong></h2>
<p>Tra gli additivi che hanno mostrato le associazioni più significative figurano:</p>
<ul>
<li>il colorante caramello E150a, molto utilizzato nelle bevande zuccherate e nei prodotti industriali;</li>
<li>la curcumina (E100);</li>
<li>i carotenoidi e il beta-carotene (E160 ed E160a);</li>
<li>le antocianine (E163);</li>
<li>il sorbato di potassio (E202), impiegato come conservante;</li>
<li>l’acido citrico (E330);</li>
<li>l’acido ascorbico (E300), comunemente noto come vitamina C.</li>
</ul>
<h2>Esposizione prolungata e combinazione di più additivi</h2>
<p>Secondo gli autori degli studi, la presenza di questi additivi non significa automaticamente che siano tossici alle normali dosi autorizzate. Il problema potrebbe derivare dall’esposizione prolungata, dalla combinazione di più additivi nello stesso alimento o dal consumo frequente di prodotti ultra-processati che ne contengono elevate quantità.</p>
<h2>Come limitare il consumo di additivi alimentari</h2>
<p>Per questo motivo gli esperti raccomandano di limitare il consumo di alimenti industriali altamente trasformati come snack confezionati, bibite zuccherate, piatti pronti, salumi, dolciumi e prodotti da forno industriali. Le etichette possono aiutare a riconoscere gli additivi: i coloranti corrispondono generalmente ai codici europei compresi tra E100 ed E199, mentre i conservanti si trovano soprattutto tra E200 ed E399.</p>
<p>Le autorità sanitarie europee continuano a considerare autorizzati questi additivi entro determinati limiti di sicurezza, ma i nuovi risultati potrebbero portare in futuro a ulteriori verifiche scientifiche e a eventuali revisioni delle norme sull’utilizzo degli additivi alimentari nei prodotti destinati al consumo quotidiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/additivi-alimentari-rischi-salute/">Additivi alimentari: cosa rivelano 3 studi Inserm</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
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