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	<title>relazioni sociali Archivi - Il Contemporaneo</title>
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		<title>Solitudine e salute: l’amicizia allunga la vita?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Barretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 06:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solitudine e salute sono legate? Nuovi studi spiegano come l’isolamento e le relazioni sociali incidano sul cervello, sul benessere e sulla longevità. Ci preoccupiamo di ciò che mangiamo. Contiamo i passi, controlliamo il colesterolo, misuriamo la pressione. Sappiamo che il fumo fa male e che l’attività fisica protegge il cuore. Ma, nella lista delle cose [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Solitudine e salute sono legate? Nuovi studi spiegano come l’isolamento e le relazioni sociali incidano sul cervello, sul benessere e sulla longevità.</strong></p>
<p>Ci preoccupiamo di ciò che mangiamo. Contiamo i passi, controlliamo il colesterolo, misuriamo la pressione. Sappiamo che il fumo fa male e che l’attività fisica protegge il cuore. Ma, nella lista delle cose che possono aiutarci a vivere meglio, spesso ne dimentichiamo una: gli altri.</p>
<p>Un amico con cui parlare, una persona da chiamare, una cena insieme, una passeggiata. Qualcuno che si accorga che non stiamo bene.</p>
<p>Sembrano dettagli della vita quotidiana. Eppure, la ricerca scientifica sta mostrando che le relazioni sociali hanno legami profondi con la nostra salute. Proprio nei giorni scorsi è arrivata una nuova conferma.</p>
<h2>Solitudine e salute: quando l’isolamento diventa cronico</h2>
<p>L’11 settembre 2026, <em>Nature Communications</em> ha pubblicato uno <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-77683-x">studio sulla solitudine cronica e sulla salute</a>, condotto da Yuteng Ma, Jessica K. Bone, Rosie Mayston e Qian Gao. I ricercatori sono collegati allo University College London, al King’s College London e all’Imperial College London.</p>
<p>Gli studiosi hanno analizzato i dati di <strong>4.090 persone anziane</strong> coinvolte nell’English Longitudinal Study of Ageing. Non si sono limitati a chiedere ai partecipanti se si sentissero soli in un determinato momento, ma hanno seguito nel tempo l’evoluzione della loro vita sociale.</p>
<p>Hanno così distinto tra solitudine occasionale, solitudine cronica, isolamento persistente e uscita dall’isolamento. Complessivamente, sono stati valutati 17 indicatori di salute.</p>
<p>Il risultato è eloquente: la solitudine cronica è risultata associata a una peggiore salute generale, a maggiori difficoltà funzionali, a un minore benessere mentale e a comportamenti meno salutari.</p>
<p>C’è, però, anche un dato positivo. Chi riusciva a uscire dall’isolamento mostrava risultati migliori sul piano del benessere mentale e delle capacità cognitive.</p>
<p>Non conta soltanto essere soli, dunque, ma anche quanto a lungo lo si rimane. Ricostruire le relazioni può fare la differenza.</p>
<h2>Meno anni vissuti in buona salute</h2>
<p>Poche settimane prima, il 20 agosto 2026, un altro <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-74498-8">studio pubblicato su <em>Nature Communications</em></a> aveva analizzato i dati di <strong>277.489 adulti della UK Biobank</strong>.</p>
<p>Questa volta la domanda era ancora più concreta: solitudine e isolamento sono associati anche al numero di anni che possiamo aspettarci di vivere senza importanti malattie?</p>
<p>I ricercatori hanno preso in considerazione patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, tumori e malattie respiratorie e neurodegenerative. Inoltre, hanno analizzato depressione e ansia.</p>
<div id="attachment_1298" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1298" class="wp-image-1298 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1.jpg" alt="Solitudine e salute: un gruppo di giovani condivide un momento di amicizia" width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1.jpg 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1-300x188.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1-1024x640.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/solitudine-salute-amicizia-1200x750-1-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1298" class="wp-caption-text">L’amicizia e le relazioni significative rappresentano una componente importante del benessere personale.</p></div>
<p>A 50 anni, le donne che presentavano contemporaneamente solitudine e isolamento sociale avevano, in media, <strong>2,4 anni in meno di vita libera dalle principali malattie fisiche considerate</strong>. Negli uomini, la differenza era di 1,7 anni.</p>
<p>Per depressione e ansia, il divario saliva a 3,7 anni nelle donne e a 5,8 negli uomini.</p>
<p>Il punto, quindi, non è soltanto vivere più a lungo, ma capire quanti di quegli anni possiamo vivere in buona salute.</p>
<h2>La solitudine arriva fino al cervello?</h2>
<p>Un terzo <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-72529-y">studio sul rapporto tra isolamento sociale, solitudine e cervello</a>, pubblicato il 28 aprile 2026 sempre su <em>Nature Communications</em>, ha coinvolto <strong>383.421 persone della UK Biobank</strong>.</p>
<p>Il gruppo di ricerca guidato da Yong-Li Zhao ha studiato il rapporto tra isolamento sociale, solitudine e salute cerebrale.</p>
<p>Sono emerse associazioni con 11 disturbi neurologici e psichiatrici. Tra questi figurano depressione, ansia, schizofrenia, disturbi del sonno, demenza, malattia di Alzheimer, malattia di Parkinson e ictus.</p>
<p>I ricercatori sono andati oltre, analizzando anche neuroimmagini, prestazioni cognitive e biomarcatori. Sono così emerse associazioni con differenze in alcune strutture cerebrali, risultati cognitivi peggiori e determinati indicatori infiammatori e biochimici.</p>
<p>Questo non significa che la solitudine “danneggi il cervello” automaticamente. Gli studi non lo affermano. Mostrano, però, qualcosa di importante: la dimensione sociale della nostra vita non riguarda soltanto l’umore, ma è associata anche a differenze misurabili nel funzionamento dell’organismo e del cervello.</p>
<h2>Ma associazione non significa causa</h2>
<p>È il punto sul quale la scienza invita alla maggiore cautela.</p>
<p>Chi è solo può ammalarsi più facilmente, ma può verificarsi anche il contrario: chi si ammala può progressivamente isolarsi. Una persona depressa, per esempio, può ridurre le proprie relazioni e percepire una maggiore solitudine.</p>
<p>Per distinguere meglio causa ed effetto, il 15 luglio 2026 Darren Hilliard e i suoi colleghi hanno pubblicato un altro <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-74758-7">studio sulle relazioni tra solitudine, isolamento sociale e salute</a>.</p>
<p>I ricercatori hanno combinato analisi osservazionali, confronti tra fratelli e randomizzazione mendeliana. Quest’ultima è una metodologia che utilizza informazioni genetiche per studiare possibili rapporti causali.</p>
<p>A seconda delle analisi, i campioni comprendevano più di <strong>414 mila persone</strong>, mentre i dati genetici utilizzati riguardavano fino a oltre due milioni di individui.</p>
<p>La conclusione è importante proprio perché prudente. Le evidenze di un possibile rapporto causale risultano più robuste per la salute mentale, il benessere e alcuni indicatori di salute generale. Per le singole malattie fisiche, invece, non esistono ancora prove causali altrettanto solide.</p>
<p>Il rapporto, inoltre, può funzionare in entrambe le direzioni. La solitudine può contribuire al peggioramento della salute mentale, ma anche la depressione può aumentare la solitudine.</p>
<p>La scienza, quindi, non dice che essere soli faccia ammalare in ogni circostanza. Dice che il rapporto tra solitudine e salute è abbastanza importante da meritare attenzione.</p>
<h2>Per l’OMS è un problema di salute pubblica</h2>
<p>La questione è arrivata anche all’<a href="https://www.who.int/groups/commission-on-social-connection">Organizzazione Mondiale della Sanità</a>. Nel giugno 2025, la Commissione OMS sulla connessione sociale ha pubblicato il rapporto <em>From loneliness to social connection: charting a path to healthier societies</em>.</p>
<p>La stima è significativa: <strong>una persona su sei nel mondo sperimenta la solitudine</strong>.</p>
<p>Non si tratta soltanto di benessere psicologico. Secondo l’<a href="https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/social-connection">OMS, la solitudine è associata a circa 871 mila morti ogni anno</a>, più di cento ogni ora.</p>
<p>Nel maggio 2025, inoltre, l’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato la sua prima risoluzione sulla connessione sociale. Il tema è stato così riconosciuto come una priorità di salute pubblica.</p>
<p>È un passaggio culturale importante. La salute non viene più considerata soltanto nelle sue dimensioni fisica e mentale. Anche la capacità di costruire e mantenere relazioni significative entra nel quadro complessivo del nostro benessere.</p>
<h2>Dobbiamo cambiare la nostra idea di prevenzione</h2>
<p>Quando pensiamo alla prevenzione, immaginiamo un ambulatorio. Pensiamo alle analisi del sangue, alla pressione, all’alimentazione e allo sport.</p>
<p>Tutto giusto. Ma forse dovremmo cominciare a considerare anche una telefonata, una cena insieme, un’associazione frequentata ogni settimana, una partita a carte o una passeggiata con un amico.</p>
<p>Non perché queste attività possano sostituire la medicina, ma perché anche appartenere a una comunità sembra essere parte della nostra salute.</p>
<p>È curioso che alcune delle ricerche scientifiche più avanzate ci stiano riportando verso qualcosa che gli esseri umani conoscono intuitivamente da migliaia di anni: abbiamo bisogno degli altri.</p>
<p>Abbiamo bisogno di essere ascoltati, riconosciuti e cercati. Abbiamo bisogno di qualcuno con cui ridere e di qualcuno da chiamare quando ridere diventa più difficile.</p>
<p>Forse, allora, dovremmo smettere di considerare l’amicizia soltanto come qualcosa che rende più bella la vita.</p>
<p><strong>Potrebbe essere anche una delle cose che contribuiscono a renderla più lunga.</strong></p>
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