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		<title>IA, perché le imprese italiane investono ancora poco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Buonocore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 13:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IA, perché le imprese italiane investono ancora poco L’utilizzo dell’intelligenza artificiale cresce rapidamente, ma competenze insufficienti, costi, qualità dei dati e incertezza normativa continuano a frenare soprattutto le PMI. L’adozione dell’IA nelle imprese italiane è raddoppiata in un solo anno, ma resta ancora limitata. Nel 2025 utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale il 16,4% [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>IA, perché le imprese italiane investono ancora poco</h1>
<p><em>L’utilizzo dell’intelligenza artificiale cresce rapidamente, ma competenze insufficienti, costi, qualità dei dati e incertezza normativa continuano a frenare soprattutto le PMI.</em></p>
<p>L’adozione dell’IA nelle imprese italiane è raddoppiata in un solo anno, ma resta ancora limitata. Nel 2025 utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale il 16,4% delle aziende con almeno dieci addetti, contro l’8,2% registrato nel 2024. La crescita è evidente, ma l’83,6% delle imprese continua a non impiegare alcun sistema di IA. Dietro questo ritardo non c’è soltanto una resistenza culturale: pesano la mancanza di competenze, i costi, la qualità dei dati e i dubbi sulle responsabilità legali.</p>
<h2>L’adozione dell’IA nelle imprese italiane</h2>
<p>Secondo il rapporto <em><a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Statreport_ICT2025.pdf">Imprese e ICT – Anno 2025</a></em><a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Statreport_ICT2025.pdf"> dell’Istat</a>, l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle aziende italiane sta crescendo a un ritmo sostenuto. Nel 2023 la utilizzava appena il 5% delle imprese con almeno dieci addetti; nel 2024 la percentuale era salita all’8,2%, fino ad arrivare al 16,4% nel 2025.</p>
<p>L’aumento, tuttavia, non è sufficiente a colmare il divario con le realtà più avanzate. La media dell’Unione europea si attesta intorno al 20% e presenta forti differenze tra i singoli Paesi, come mostrano i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Use_of_artificial_intelligence_in_enterprises">dati Eurostat sull’uso dell’IA nelle imprese</a>.</p>
<p>Il dato italiano racconta quindi una trasformazione in corso, ma ancora incompleta. Molte imprese sperimentano strumenti generativi per redigere testi, analizzare documenti o organizzare attività amministrative, senza averli ancora integrati stabilmente nei propri processi.</p>
<p>Lo stesso rapporto Istat rileva che il 33,4% delle aziende utilizzatrici non sa ricondurre l’impiego dell’IA a una finalità aziendale precisa. Nella maggior parte dei casi si tratta di imprese con meno di 50 addetti. È il segnale di un’adozione ancora iniziale: gli strumenti vengono provati, ma non sempre sono accompagnati da obiettivi misurabili e da una strategia strutturata.</p>
<h2>Competenze insufficienti e investimenti rinviati</h2>
<p>La mancanza di personale qualificato è il principale ostacolo. Tra le imprese che non utilizzano l’intelligenza artificiale ma ne hanno valutato l’adozione, il 58,6% indica la carenza di competenze adeguate come motivo della rinuncia.</p>
<p>Acquistare un programma, infatti, non basta. Per integrare l’IA nei processi aziendali occorre comprendere quali attività possano essere automatizzate, preparare correttamente i dati, verificare i risultati e formare le persone che dovranno utilizzare gli strumenti.</p>
<p>Una piccola impresa manifatturiera può riconoscere l’utilità di un sistema capace di prevedere i guasti o ottimizzare la produzione. Senza personale in grado di configurarlo e valutarne i risultati, però, anche una tecnologia avanzata rischia di trasformarsi in un investimento poco efficace.</p>
<p>Il problema riguarda soprattutto le PMI, che difficilmente dispongono al proprio interno di data analyst, sviluppatori o specialisti di intelligenza artificiale. Il ricorso a consulenti esterni può colmare parte del divario, ma comporta costi che non tutte le aziende sono disposte a sostenere senza una prospettiva chiara di ritorno economico.</p>
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<h2>Il divario tra grandi aziende e PMI</h2>
<p>Nel 2025 utilizza almeno una tecnologia di IA il 53,1% delle grandi imprese, considerate dall’Istat come quelle con almeno 250 addetti. Tra le piccole e medie aziende la percentuale si ferma invece al 15,7%.</p>
<p>La distanza tra i due gruppi ha raggiunto 37 punti percentuali. Nel 2023 era di circa 20 punti e nel 2024 di 25. La diffusione dell’intelligenza artificiale, quindi, sta aumentando in tutte le fasce dimensionali, ma le grandi aziende avanzano più velocemente.</p>
<p>Queste ultime possono contare su maggiori risorse economiche, reparti informatici strutturati e una quantità più ampia di dati organizzati. Le PMI, invece, devono spesso affrontare sistemi informativi frammentati, archivi non uniformi e difficoltà nel trovare professionalità specializzate.</p>
<p>Tra le aziende che hanno valutato l’IA senza adottarla, il 45,2% segnala proprio l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati. Informazioni incomplete, non aggiornate o distribuite tra programmi differenti rendono più difficile alimentare e controllare un sistema automatizzato.</p>
<h2>I dubbi sulle regole dell’intelligenza artificiale</h2>
<p>Anche l’incertezza normativa incide sulle decisioni d’investimento. Il 47,3% delle imprese che hanno considerato l’IA senza utilizzarla indica la mancanza di chiarezza sulle conseguenze legali come uno degli ostacoli principali. Seguono i timori relativi alla privacy e alla protezione dei dati, segnalati dal 43,2%.</p>
<p>L’<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/regulatory-framework-ai">AI Act europeo</a> stabilisce regole differenti in base al livello di rischio dei sistemi. Un programma che aiuta a organizzare le e-mail non presenta, per esempio, gli stessi rischi di uno strumento impiegato per selezionare candidati, valutare lavoratori o concedere credito.</p>
<p>Per le imprese non si tratta soltanto di acquistare una tecnologia, ma di sapere quali dati possano essere utilizzati, chi debba controllare le decisioni e chi risponda di eventuali errori. L’incertezza può indurre soprattutto le aziende più piccole a rinviare gli investimenti, anche quando riconoscono le potenzialità degli strumenti.</p>
<h2>Dove l’IA viene utilizzata dalle aziende</h2>
<p>Le applicazioni più frequenti riguardano il marketing e le vendite, dove l’IA viene utilizzata dal 33,1% delle imprese che adottano queste tecnologie. Seguono l’organizzazione dei processi amministrativi, con il 25,7%, e le attività di ricerca, sviluppo e innovazione, con il 20%.</p>
<p>Tra gli strumenti maggiormente diffusi figurano quelli che estraggono informazioni dai documenti, utilizzati dal 70,8% delle imprese che impiegano l’IA. Il 59,1% ricorre invece a tecnologie generative per produrre testi, immagini, video, audio o contenuti vocali.</p>
<p>L’intelligenza artificiale può velocizzare la preparazione di report, classificare documenti, assistere il servizio clienti e automatizzare operazioni ripetitive. I benefici, però, non sono automatici. Un processo poco efficiente non diventa necessariamente migliore soltanto perché viene automatizzato: prima deve essere compreso, organizzato e sottoposto a controlli.</p>
<h2>Come trasformare l’interesse in investimenti concreti</h2>
<p>Il ritardo italiano non sembra dipendere dalla mancanza di attenzione verso l’intelligenza artificiale. Le imprese stanno sperimentando queste tecnologie e il numero degli utilizzatori cresce rapidamente. Il problema è trasformare le prove iniziali in progetti capaci di produrre risultati verificabili.</p>
<p>Per farlo occorre partire da obiettivi circoscritti: ridurre i tempi di un’attività amministrativa, migliorare la gestione dei documenti oppure rendere più efficiente l’assistenza ai clienti. Solo dopo aver misurato costi e benefici il progetto può essere esteso ad altre funzioni aziendali.</p>
<p>Servono inoltre investimenti nella formazione, nella qualità dei dati e nella sicurezza. Le aziende devono conoscere i limiti degli strumenti, verificare le risposte prodotte e mantenere il controllo umano sulle decisioni più delicate.</p>
<p>L’adozione dell’<a href="https://ilcontemporaneo.it/industria-italiana-ia-data-center/">IA</a> nelle imprese italiane non dipenderà quindi soltanto dalla disponibilità di programmi sempre più avanzati. A fare la differenza saranno la capacità di scegliere dove utilizzarli, le competenze delle persone e la presenza di regole comprensibili. Senza questi elementi, il rischio è che il divario tra grandi aziende e PMI continui ad ampliarsi proprio mentre l’intelligenza artificiale diventa sempre più importante per la competitività.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/ia-imprese-italiane-investimenti/">IA, perché le imprese italiane investono ancora poco</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
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