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	<title>AI Act Archivi - Il Contemporaneo</title>
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		<title>Intelligenza artificiale e centralità della persona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Buonocore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 13:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
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		<category><![CDATA[innovazione tecnologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intelligenza artificiale e centralità della persona devono procedere insieme: cultura, trasparenza e responsabilità sono decisive per governare il cambiamento. L’intelligenza artificiale e la centralità della persona possono davvero procedere nella stessa direzione? In una società nella quale gli algoritmi selezionano informazioni, orientano decisioni e influenzano il lavoro, diventa necessario evitare che l’essere umano assuma un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intelligenza artificiale e centralità della persona devono procedere insieme: cultura, trasparenza e responsabilità sono decisive per governare il cambiamento.</strong></p>
<p>L’<strong>intelligenza artificiale e la centralità della persona</strong> possono davvero procedere nella stessa direzione? In una società nella quale gli algoritmi selezionano informazioni, orientano decisioni e influenzano il lavoro, diventa necessario evitare che l’essere umano assuma un ruolo secondario.</p>
<p>La questione non è stabilire se fermare o accettare l’innovazione, ma comprendere chi ne determina gli obiettivi e secondo quali regole. La tecnologia deve rappresentare uno strumento al servizio della persona, non una realtà capace di sostituirne la responsabilità.</p>
<h2>Intelligenza artificiale e centralità della persona</h2>
<p>L’intelligenza artificiale non è soltanto una tecnologia. È uno strumento che sta modificando il modo di lavorare, comunicare, apprendere e accedere alle informazioni. Sta cambiando anche i rapporti tra cittadini, aziende e istituzioni, oltre a influenzare la formazione delle opinioni.</p>
<p>L’IA può analizzare grandi quantità di dati, automatizzare processi ripetitivi e offrire soluzioni utili in numerosi settori. Queste possibilità possono migliorare la qualità dei servizi e rendere alcune attività più rapide ed efficienti. Tuttavia, di fronte alla crescente presenza degli algoritmi, emerge una domanda inevitabile: quale spazio continuerà a occupare la persona?</p>
<p>Il progresso tecnologico non può essere valutato soltanto in base alla velocità o all’efficienza raggiunte. Occorre considerare anche le conseguenze sociali, culturali ed etiche delle decisioni affidate ai sistemi automatizzati.</p>
<h3>Quando l’algoritmo entra nelle decisioni quotidiane</h3>
<p>Gli algoritmi sono già presenti in molte situazioni della vita quotidiana. Possono essere impiegati nella selezione dei candidati per un posto di lavoro, nella valutazione delle richieste di credito, nella diagnosi e nell’assistenza sanitaria, nella personalizzazione delle notizie e nell’organizzazione delle attività scolastiche.</p>
<p>Nel lavoro, per esempio, un sistema può esaminare numerosi curricula in tempi molto brevi. Se, però, i dati utilizzati per addestrarlo contengono pregiudizi o discriminazioni, il risultato potrebbe riprodurre gli stessi squilibri.</p>
<p>Nel settore del credito, l’analisi automatizzata può velocizzare la valutazione delle richieste, ma il cittadino deve poter comprendere quali elementi abbiano determinato una decisione negativa. In ambito sanitario, l’intelligenza artificiale può aiutare i professionisti a riconoscere determinate patologie, senza sostituire il giudizio e la responsabilità del medico.</p>
<p>Anche la personalizzazione delle notizie presenta opportunità e rischi. Ricevere contenuti vicini ai propri interessi può essere utile, ma può anche limitare il confronto con opinioni differenti. Nella scuola, infine, l’IA può sostenere l’apprendimento, purché non riduca la relazione educativa a un processo esclusivamente automatizzato.</p>
<p>I benefici sono evidenti, ma altrettanto concreti sono i pericoli: errori, discriminazioni, scarsa trasparenza e delega eccessiva delle decisioni.</p>
<h2>Perché la tecnologia da sola non basta</h2>
<p>Ogni grande trasformazione tecnologica ha cambiato la società. La velocità con cui oggi si sviluppa l’intelligenza artificiale, però, impone una riflessione preventiva. Non è sufficiente intervenire dopo che un danno si è già verificato: è necessario stabilire in anticipo principi, limiti e responsabilità.</p>
<p>Nel 2019 il gruppo di esperti della Commissione europea ha pubblicato gli <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/ethics-guidelines-trustworthy-ai">Orientamenti etici per un’intelligenza artificiale affidabile</a>. Il documento individua alcuni requisiti fondamentali, tra cui il controllo umano, la sicurezza, la tutela dei dati personali, la trasparenza, la non discriminazione, il benessere sociale e ambientale e la responsabilità.</p>
<p>Questi principi hanno contribuito al percorso che ha portato all’approvazione dell’<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/regulatory-framework-ai">AI Act europeo</a>, entrato in vigore nel 2024 e applicato progressivamente. Il regolamento distingue i sistemi di intelligenza artificiale in base al livello di rischio: vieta alcuni impieghi considerati inaccettabili e stabilisce obblighi più rigorosi per le applicazioni ad alto rischio.</p>
<p>La regolamentazione, tuttavia, non può essere affidata esclusivamente a programmatori e aziende. Sono necessari anche il contributo di insegnanti, giornalisti, filosofi, giuristi, psicologi e rappresentanti delle istituzioni. L’intelligenza artificiale interviene infatti su aspetti che riguardano la libertà, l’identità, il lavoro e la dignità delle persone.</p>
<h3>Formazione e pensiero critico nell’epoca dell’IA</h3>
<p>Conoscere l’intelligenza artificiale non significa soltanto imparare a utilizzare un programma. Significa anche comprenderne i limiti, verificare le informazioni prodotte e riconoscere eventuali errori o contenuti manipolati.</p>
<p>La formazione deve aiutare le persone a tutelare i propri dati, comprendere quando stanno interagendo con un sistema automatizzato e non rinunciare alla capacità di ragionare autonomamente. Il <a href="https://www.garanteprivacy.it/temi/intelligenza-artificiale">Garante per la protezione dei dati personali</a> richiama l’attenzione proprio sulla necessità di rispettare i diritti delle persone nell’impiego dell’intelligenza artificiale e nel trattamento dei dati.</p>
<p>L’alfabetizzazione digitale deve quindi comprendere una dimensione tecnica e una culturale. Sapere come funziona uno strumento è importante, ma è altrettanto importante saperne valutare criticamente i risultati.</p>
<h2>Un’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo</h2>
<p>Nel 2021 l’UNESCO ha adottato la <a href="https://www.unesco.org/en/artificial-intelligence/recommendation-ethics">Raccomandazione sull’etica dell’intelligenza artificiale</a>, il primo quadro globale dedicato all’uso etico di questa tecnologia. Al centro del documento si trovano la dignità umana, i diritti fondamentali, la trasparenza, la non discriminazione e il controllo umano.</p>
<p>Per costruire un’intelligenza artificiale realmente al servizio dell’uomo servono regole comprensibili, responsabilità precise e la possibilità di sottoporre le decisioni più importanti a un controllo umano. Occorre inoltre investire nella formazione digitale e prestare particolare attenzione alle persone più fragili, che potrebbero avere maggiori difficoltà nel riconoscere o contestare una decisione automatizzata.</p>
<p>La vera sfida non sarà costruire macchine capaci di imitare sempre meglio l’intelligenza umana, ma impedire che l’uomo rinunci alla propria responsabilità, al pensiero critico e alla libertà di scegliere.</p>
<p>L’innovazione può accompagnare lo sviluppo della società soltanto se rimane guidata da consapevolezza, cultura e responsabilità. La tecnologia mette a disposizione nuovi strumenti; spetta alla persona decidere come utilizzarli e verso quale futuro indirizzarli.</p>
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