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	<title>Il Contemporaneo</title>
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	<title>Il Contemporaneo</title>
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		<title>Taralli ’nzogna e pepe, il sapore di Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Barretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 16:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[Mergellina]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[Taralli ’nzogna e pepe]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni napoletane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nati dagli avanzi della pasta del pane, sono diventati uno dei sapori di Napoli. Una storia che, per me, comincia a Mergellina, accanto a mio padre Da bambino, quando passeggiavo a Mergellina insieme a mio papà, prima o poi arrivava il momento dei taralli ’nzogna e pepe. Non ricordo se glielo chiedessi io o se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Nati dagli avanzi della pasta del pane, sono diventati uno dei sapori di Napoli. Una storia che, per me, comincia a Mergellina, accanto a mio padre</h2>
<p>Da bambino, quando passeggiavo a Mergellina insieme a mio papà, prima o poi arrivava il momento dei <strong data-start="751" data-end="777">taralli ’nzogna e pepe</strong>.<br />
Non ricordo se glielo chiedessi io o se fosse lui a propormelo. Probabilmente entrambe le cose, a seconda delle volte. Ricordo però quei venditori ambulanti che a me sembravano tutti vecchietti e che vendevano i taralli sul lungomare. Io, con la poca diplomazia che si concede a un bambino, li chiamavo “e vicchiarielle d’’o tarallo”.</p>
<p>Ricordo benissimo il momento: ci fermavamo davanti a uno dei “<strong>bancarielli”</strong> che si incontravano lungo la passeggiata e mio padre mi comprava un tarallo ’nzogna e pepe. Veramente ne comprava diversi.</p>
<p><strong>A me, però, ne spettava uno soltanto.</strong> Il pepe non mancava di certo e, secondo mio papà, bisognava andarci cauti con il palato di un ometto poco più che bambino. Io accettavo la limitazione con scarso entusiasmo e mi tenevo stretto il mio unico tarallo.</p>
<h2>Un tarallo, Mergellina e il mare</h2>
<p>Poi riprendevamo a camminare.</p>
<p>Io con quel tarallo enorme tra le mani, o almeno così mi sembrava allora, e davanti uno dei panorami più belli del mondo. Ma a quell&#8217;età non lo sapevo ancora.</p>
<p>C&#8217;era il porticciolo di Mergellina, con le barche una accanto all&#8217;altra. C&#8217;era il Golfo, il Vesuvio sul fondo, il rumore del traffico di via Caracciolo alle spalle e quello del mare davanti, due rumori diversi che forse solo a Napoli riescono a convivere come se fosse la cosa più naturale del mondo.</p>
<p>E c&#8217;era quel tarallo. Lo spezzavo con le mani e la pasta si sbriciolava, la sugna ungeva appena le dita, il pepe pizzicava e poi arrivavano le mandorle.</p>
<p>Il tarallo, però, finiva sempre troppo presto. Io cercavo di farlo durare il più possibile: piccoli morsi, masticati con calma, e i pezzetti di mandorla mangiati uno alla volta. Così il mio tarallo durava di più.</p>
<p>Poi arrivava la sete. D’altra parte, con sugna, sale e pepe in abbondanza, sembrava quasi che i napoletani avessero messo anche quella nella ricetta.</p>
<p>Allora non sapevo nulla dei <strong>taralli ’nzogna e pepe</strong> e neppure che, molti anni dopo, sarei riuscito a rifare quei taralli nella mia cucina. Non sapevo quando fossero nati, perché avessero quella forma e neppure che quelle mandorle, che cercavo ad ogni morso, fossero arrivate molto tempo dopo.</p>
<p>Sapevo soltanto che mio padre me ne aveva comprato uno e che lo stavo mangiando mentre passeggiavamo a Mergellina.<br />
Molti anni dopo ho scoperto che dentro quel piccolo anello intrecciato c&#8217;era molta più Napoli di quanto immaginassi.</p>
<h2>Taralli ’nzogna e pepe: prima di Mergellina c’erano i forni.</h2>
<p>La storia dei taralli ’nzogna e pepe, però, comincia molto prima delle mie passeggiate a Mergellina. Per ritrovarne l’inizio bisogna lasciare il lungomare e tornare indietro di qualche secolo. Non sappiamo con certezza quando sia comparso il primo tarallo napoletano: la <strong><a href="https://agricoltura.regione.campania.it/tipici/tradizionali/taralli-sugna-pepe.htm?utm_source=chatgpt.com">Regione Campania</a></strong> ne fa risalire la preparazione al Seicento, mentre la <strong><a href="https://sabap.na.it/i-taralli/?utm_source=chatgpt.com">Soprintendenza di Napoli </a></strong>la colloca nel Settecento.</p>
<p>Su una cosa, però, le ricostruzioni concordano: <strong>il tarallo nasce nei forni perché buttare il cibo non era nemmeno pensabile</strong>. Dopo aver fatto il pane restavano piccoli pezzi d’impasto, troppo pochi per una pagnotta ma troppo preziosi per finire via. Si aggiungevano strutto e pepe, si formavano due cordoncini, si intrecciavano e si chiudevano ad anello.</p>
<p>Soltanto nell’Ottocento arrivarono anche le mandorle e quel cibo povero, nato dagli avanzi, prese definitivamente il sapore che conosciamo. Oggi il <strong>tarallo sugna e pepe è tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Campania</strong>. Ma il riconoscimento più importante era arrivato molto prima: <strong>Napoli se l’era preso</strong>.</p>
<h2>Dal tarallaro ai bancarielli di Mergellina</h2>
<p>E Napoli il tarallo lo portò per strada. A venderlo era <strong>’o tarallaro</strong>, che girava tra vicoli e fondaci con una cesta di taralli ancora caldi. Nel <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ventre_di_Napoli">Ventre di Napoli </a></em>del 1884, <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Matilde_Serao">Matilde Serao </a></strong>ricorda quello delle gradelle di Santa Barbara e lo chiama <strong>“il biscottaio popolare”</strong>: poche parole che raccontano cosa fosse allora il tarallo, un cibo semplice ed economico, comprato e mangiato per strada.</p>
<p>Del tarallaro è rimasta persino traccia nella lingua:<strong> “<em>pare ’a sporta d’ ’o tarallaro</em>”</strong>, “<em>sembra la cesta del tarallaro</em>”, per indicare qualcosa o qualcuno spostato continuamente. Poi la cesta è quasi scomparsa, ma il tarallo no, è rimasto nelle panetterie, nei chioschi e nei “bancarielli” ed è arrivato fino a Mergellina, dove anche la Regione Campania ricorda l’abitudine di “<a href="https://agricoltura.regione.campania.it/tipici/tradizionali/taralli-sugna-pepe.htm?utm_source=chatgpt.com">comprare i taralli a Mergellina, nei chioschi del lungomare, e sgranocchiarli passeggiando</a>”.</p>
<p>Quando l’ho letto ho pensato a mio padre. <strong>Certe tradizioni, quando le vivi da bambino, non sai neppure che siano tradizioni. Sono semplicemente cose che si fanno:</strong> si passeggia a Mergellina, ci si ferma a un “bancariello”, tuo padre compra i taralli e si riprende a camminare.</p>
<p>Solo molti anni dopo scopri che quel semplice gesto aveva alle spalle qualche secolo di storia. La cesta del tarallaro non c’era più, ma il filo era rimasto intatto. <strong>E davanti, adesso, c’era il Golfo di Napoli.</strong></p>
<div id="attachment_1496" style="width: 620px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1496" class="wp-image-1496 " src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/taralli.png" alt="" width="610" height="409" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/taralli.png 600w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/taralli-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /><p id="caption-attachment-1496" class="wp-caption-text">Ingredienti dei taralli &#8216;zogna e pepe &#8211; Fonte: Ilcontemporaneo.it</p></div>
<h2>La ricetta dei taralli ’nzogna e pepe</h2>
<p>Quando oggi preparo i <strong data-start="3188" data-end="3214">taralli ’nzogna e pepe</strong> a casa, inevitabilmente cerco quel sapore. Non pretendo di ritrovare Mergellina dentro un forno di casa, ma questa è la ricetta che negli anni mi ha restituito qualcosa di quel ricordo. Cerco quel tarallo, proprio quello che ricordo tra le mani mentre camminavo con mio padre.</p>
<p>La ricetta che preparo oggi conserva gli ingredienti fondamentali della tradizione: farina, ’nzogna, pepe e mandorle. Poi, come accade con tutte le ricette popolari, ogni forno e ogni famiglia hanno dosi e piccoli accorgimenti propri.</p>
<p>Questa è la mia.<br />
Per circa <strong>20 taralli</strong> servono:</p>
<ul>
<li>500 g di farina 0 Manitoba</li>
<li>200 ml di acqua</li>
<li>250 g di strutto, la ’nzogna</li>
<li>500 g di mandorle con la buccia</li>
<li>8 g di pepe nero macinato al momento</li>
<li>20 g di sale fino</li>
<li>10 g di lievito di birra fresco</li>
</ul>
<p>La prima cosa da fare è togliere la sugna dal frigorifero con un po&#8217; di anticipo. Quando arriva il momento di impastare deve essere morbida.</p>
<p>Poi tocca le mandorle. Le tosto in forno a <strong>200 °C per 7-10 minuti</strong>, tenendole d&#8217;occhio. Devono prendere profumo e colore, non bruciarsi.</p>
<p>Una volta fredde, le spezzo grossolanamente con un coltello. Va bene anche un tritatutto, purché lo si usi per pochi secondi. La mandorla non deve sparire nell&#8217;impasto: deve restare abbastanza grande da farsi trovare sotto i denti.</p>
<h2>L&#8217;impasto e quell&#8217;intreccio inconfondibile</h2>
<p>Nella ciotola della planetaria metto la farina, il sale e il pepe nero appena macinato.<br />
Sbriciolo il lievito direttamente nella farina, aggiungo lo strutto anzi, la ‘nzogna, morbida e comincio a lavorare. Poi verso l&#8217;acqua poco alla volta.</p>
<p>Qui bisogna guardare l&#8217;impasto più che l&#8217;orologio. Deve diventare morbido, ma non appiccicoso. Solo alla fine aggiungo le mandorle e continuo a impastare quanto basta per distribuirle bene.</p>
<p>Poi arriva la forma. Prendo una porzione d&#8217;impasto e preparo due cordoncini. Li affianco, li intreccio e unisco le estremità formando l&#8217;anello. Basta quello.<br />
Prima ancora di entrare nel forno, ha già l&#8217;aria di Napoli.</p>
<p>Sistemo i taralli sulla leccarda rivestita di carta forno e li lascio riposare mentre il forno raggiunge la temperatura. Non faccio una vera e propria lunga lievitazione.</p>
<p>Li cuocio in forno statico a <strong>220 °C per 20 minuti</strong>, poi abbasso a <strong>170 °C e continuo per altri 20 minuti</strong><br />
La seconda parte della cottura serve soprattutto ad asciugarli bene e a ottenere la friabilità giusta.</p>
<p>Una volta sfornati bisogna aspettare che si raffreddino completamente.<br />
È un&#8217;attesa che da bambino, naturalmente, non mi serviva. A Mergellina il tarallo arrivava già pronto.</p>
<h2>Alla<strong> fine, però, torno sempre a Mergellina</strong></h2>
<p>Quando sono freddi ne prendo uno e lo spezzo. Il rumore mi dice già molto. Se viene fuori friabile, siamo sulla strada giusta. Poi arriva il profumo della mandorla tostata. Il pepe. La sugna. E poi arriva l’assaggio.</p>
<p>Ed è incredibile come funzioni la memoria. Ho davanti la mia cucina, ma per qualche secondo vedo tutt&#8217;altro. Vedo Mergellina, il porticciolo, le barche, il Golfo e il Vesuvio in lontananza. Vedo quei “bancarielli” davanti ai quali, prima o poi, ci fermavamo.</p>
<p>E soprattutto vedo mio padre che mi compra un tarallo.</p>
<p>Allora non sapevo nulla dei taralli ‘sogn e pepe e neppure che, molti anni dopo, sarei riuscito a rifare quei taralli nella mia cucina.<br />
Avevo mio padre accanto, un tarallo tra le mani e il mare davanti. <strong>E, a pensarci bene, allora non mi serviva sapere altro.</strong></p>
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		<title>Tassi elevati e debito pubblico: addio al denaro facile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Nardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[BTP]]></category>
		<category><![CDATA[costo del debito]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tassi elevati e debito pubblico ridisegnano i bilanci: più interessi, meno margini di spesa e nuove responsabilità per la politica. Per oltre un decennio il denaro è costato pochissimo e, in alcuni momenti, quasi nulla. Governi, imprese e famiglie hanno finito per considerare quell’eccezione come una condizione normale. Oggi il quadro è cambiato: l’inflazione è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tassi elevati e debito pubblico ridisegnano i bilanci: più interessi, meno margini di spesa e nuove responsabilità per la politica.</strong></p>
<p>Per oltre un decennio il denaro è costato pochissimo e, in alcuni momenti, quasi nulla. Governi, imprese e famiglie hanno finito per considerare quell’eccezione come una condizione normale. Oggi il quadro è cambiato: l’inflazione è tornata sopra l’obiettivo e la Banca centrale europea ha nuovamente alzato i tassi. Per l’Italia, che porta sulle spalle uno dei debiti pubblici più alti dell’area euro, il conto non arriva in un solo giorno ma si accumula a ogni nuova emissione. La vera domanda non è se torneremo mai a vedere tassi più bassi, bensì se i bilanci pubblici possano ancora essere costruiti confidando nel denaro facile.</p>
<h1>Tassi elevati e debito pubblico: il prezzo del denaro è tornato</h1>
<p>Il 10 settembre 2026 la <a href="https://ilcontemporaneo.it/pil-italiano-europa-crescita-secondo-trimestre-2026/">BCE</a> ha aumentato di 25 punti base i tre tassi ufficiali. Dal 16 settembre il tasso sui depositi è salito al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. La decisione è arrivata mentre le pressioni sui prezzi, alimentate anche dalle tensioni geopolitiche ed energetiche, mantenevano l’inflazione lontana dal 2% perseguito da Francoforte.</p>
<p>Non siamo ai livelli raggiunti durante la stretta iniziata nel 2022, ma il messaggio è netto: la politica monetaria non può garantire stabilmente capitale a costo minimo. Negli anni dei tassi negativi, la BCE aveva acquistato grandi quantità di titoli e gli investitori accettavano rendimenti bassissimi pur di trovare sicurezza. Quel mondo ha consentito agli Stati di rifinanziarsi con facilità e ha attenuato il peso degli interessi proprio mentre il debito cresceva per crisi finanziarie, pandemia e sostegni all’economia.</p>
<p>L’errore sarebbe leggere la nuova fase come una punizione improvvisa decisa a Francoforte. I tassi servono a contenere l’inflazione e agiscono sull’intera economia: frenano il credito, raffreddano la domanda e rendono più attraente il risparmio. Per i governi indebitati, però, hanno una conseguenza inevitabile. Ogni titolo che scade deve essere sostituito con un altro collocato alle condizioni di mercato del momento.</p>
<h1>Dal tasso BCE ai BTP: il conto arriva per gradi</h1>
<p>Quando la BCE alza i tassi, la spesa per interessi dello Stato non aumenta nella stessa notte. Il Tesoro ha già fissato la cedola della maggior parte dei titoli in circolazione e continua a pagarla fino alla scadenza. L’impatto passa quindi attraverso il rinnovo del debito e le nuove necessità di finanziamento: più a lungo durano i titoli, più lentamente il costo medio incorpora i rendimenti correnti.</p>
<p>Per l’Italia questo cuscinetto è importante. Secondo il programma trimestrale del Ministero dell’Economia, a fine maggio 2026 la vita media del debito era pari a 6,96 anni, leggermente superiore ai 6,92 anni registrati alla fine del 2025. Una struttura delle scadenze distribuita nel tempo riduce il rischio di dover rifinanziare una quota eccessiva in un’unica finestra. Non elimina, tuttavia, l’effetto cumulativo: se i rendimenti restano più alti per anni, il nuovo costo sostituisce gradualmente quello vecchio e si consolida nel bilancio.</p>
<p>È questa lentezza a rendere il problema meno spettacolare ma più difficile da correggere. Un’impennata dello spread produce titoli e allarme; una risalita progressiva del costo medio può invece consumare risorse per molte leggi di bilancio senza diventare una crisi conclamata. L’interesse pagato oggi deriva anche dalle condizioni finanziarie di ieri, mentre le emissioni di oggi condizioneranno i conti dei prossimi governi.</p>
<h1>Perché l’Italia è più esposta agli interessi</h1>
<p>Il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_en/debito_pubblico/presentazioni_studi_relazioni/Guidelines-for-public-debt-management-2026.pdf">problema italiano</a> non è soltanto il livello dei tassi, ma la quantità di debito sulla quale quei tassi devono essere applicati. Le stime governative indicano per il 2026 un rapporto vicino al 139% del prodotto interno lordo. Con uno stock così elevato, anche una variazione apparentemente piccola del costo medio può tradursi, una volta trasmessa alle scadenze, in diversi miliardi di spesa aggiuntiva.</p>
<p>Conta poi la crescita. Un Paese che aumenta rapidamente reddito e gettito riesce a sostenere meglio gli interessi e a ridurre il rapporto tra debito e PIL. Se l’economia avanza lentamente, la stessa montagna di titoli appare più pesante. Per questo tassi e crescita non possono essere separati: il debito diventa davvero fragile quando il costo del finanziamento resta superiore a lungo alla capacità nominale dell’economia di espandersi e il bilancio non genera un avanzo primario sufficiente.</p>
<p>Il rischio più realistico, nel breve periodo, non è una bancarotta improvvisa. È la compressione delle scelte pubbliche. Più denaro destinato agli interessi significa meno margine per sanità, scuola, investimenti, riduzione delle imposte o sostegni nelle crisi. La spesa finanziaria non costruisce un ospedale e non rinnova una ferrovia: remunera chi ha prestato risorse allo Stato. È necessaria per rispettare gli impegni, ma sottrae spazio politico.</p>
<div id="attachment_1565" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1565" class="wp-image-1565 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/tassi-elevati-debito-btp-1200x750-1.jpg" alt="Tassi elevati e debito pubblico e costo del finanziamento in euro" width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/tassi-elevati-debito-btp-1200x750-1.jpg 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/tassi-elevati-debito-btp-1200x750-1-300x188.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/tassi-elevati-debito-btp-1200x750-1-1024x640.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/tassi-elevati-debito-btp-1200x750-1-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1565" class="wp-caption-text">Tassi elevati e debito pubblico e costo del finanziamento in euro (Fonte: Pexels)</p></div>
<h1>Lo spread non racconta tutto</h1>
<p>Nel dibattito italiano l’attenzione si concentra sullo spread tra BTP e Bund, cioè sul premio che il mercato chiede a Roma rispetto a Berlino. È un indicatore importante della fiducia relativa e del rischio percepito, ma non misura da solo il costo effettivo del nuovo debito. Se il rendimento del titolo tedesco sale e il differenziale resta invariato, anche il BTP diventa più caro.</p>
<p>La distinzione è decisiva. Una parte del rendimento dipende dal livello generale dei tassi europei, un’altra dalle caratteristiche specifiche dell’Italia: crescita, stabilità politica, traiettoria dei conti, credibilità delle riforme e liquidità del mercato. Il governo non controlla la prima componente, ma può incidere sulla seconda. Tenere lo spread sotto controllo mentre sale il tasso privo di rischio è utile; non equivale, però, a mantenere basso l’onere complessivo.</p>
<h1>Chi perde e chi guadagna dalla fine del denaro facile</h1>
<p>I tassi più alti non producono soltanto perdenti. I risparmiatori possono tornare a ottenere rendimenti positivi da conti, depositi e titoli di Stato. Le famiglie con liquidità vedono riapparire un’alternativa agli investimenti più rischiosi e il Tesoro può ampliare la partecipazione dei piccoli sottoscrittori alle emissioni. Dopo anni in cui lasciare il denaro fermo significava accettare rendimenti prossimi allo zero, è un cambiamento rilevante.</p>
<p>Dall’altra parte ci sono famiglie con mutui variabili, imprese che devono rifinanziare prestiti e investimenti, amministrazioni pubbliche che collocano nuovi titoli. Le banche possono beneficiare di margini più ampi, ma affrontano anche clienti più fragili e una domanda di credito debole. L’effetto finale dipende dalla durata della stretta e dalla capacità dei redditi di reggere il maggior costo delle rate.</p>
<p>Anche i BTP già in portafoglio richiedono una distinzione. Il possessore che li conserva fino alla scadenza continua a ricevere la cedola e il capitale previsto; chi deve venderli prima può subire una perdita di prezzo quando sul mercato compaiono titoli nuovi con rendimenti più elevati. Il ritorno degli interessi, dunque, premia il nuovo risparmio ma può penalizzare quello investito alle vecchie condizioni.</p>
<h1>La BCE può proteggere il debito italiano?</h1>
<p>La <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2026/html/ecb.mp260910~314e508016.en.html">banca centrale</a> dispone di strumenti per contrastare movimenti disordinati che spezzino la trasmissione della politica monetaria tra i Paesi dell’euro. Non può però fissare un rendimento comodo per ogni Tesoro né finanziare in modo permanente la spesa pubblica. Gli interventi contro la frammentazione servono a preservare il funzionamento dell’unione monetaria; non sostituiscono la sostenibilità dei bilanci nazionali.</p>
<p>Confondere le due funzioni alimenta aspettative pericolose. La <a href="https://www.ecb.europa.eu/stats/policy_and_exchange_rates/key_ecb_interest_rates/html/index.en.html">BCE</a> può evitare che una crisi di mercato autoalimentata travolga un Paese solvente, ma non può cancellare la differenza tra politiche credibili e conti fuori controllo. Inoltre, se l’inflazione resta elevata, acquistare titoli per comprimere i rendimenti entra in tensione con l’obiettivo di raffreddare i prezzi.</p>
<h1>Che cosa può fare la politica economica</h1>
<p>Non esiste una manovra capace di neutralizzare immediatamente il rialzo dei tassi. Esiste però una combinazione di scelte che ne riduce il danno: distribuire le scadenze, preservare una base ampia di investitori, evitare deficit permanenti, migliorare la qualità della spesa e sostenere gli investimenti che aumentano produttività e crescita. Il debito si difende tanto nelle aste del Tesoro quanto nelle fabbriche, nelle infrastrutture e nella capacità amministrativa.</p>
<p>La disciplina non coincide con tagli indiscriminati. Rinunciare agli investimenti produttivi per migliorare il saldo di un solo anno può indebolire il denominatore del rapporto debito-PIL e rendere il problema più grave. Al contrario, finanziare spesa corrente senza coperture confidando in una futura discesa dei tassi trasferisce il conto in avanti. La selezione degli interventi diventa quindi più importante proprio quando il denaro costa.</p>
<p>Serve anche chiarezza nella comunicazione. Annunciare obiettivi irrealistici per correggerli pochi mesi dopo può costare più di una previsione prudente. Gli investitori non chiedono perfezione, ma una traiettoria leggibile e istituzioni capaci di rispettarla. La credibilità non abbassa il tasso deciso dalla BCE; può ridurre il premio aggiuntivo richiesto all’Italia.</p>
<h1>È davvero finita l’epoca del denaro a basso costo?</h1>
<p>I tassi torneranno a scendere quando inflazione e ciclo economico lo consentiranno. In una recessione profonda potrebbero perfino avvicinarsi di nuovo allo zero. Ma sarebbe imprudente considerare il periodo dei rendimenti negativi come la destinazione naturale dell’economia europea. Fu il prodotto di condizioni eccezionali: bassa inflazione, crescita fragile, risparmio abbondante, crisi ripetute e acquisti straordinari delle banche centrali.</p>
<p>La lezione per l’Italia è meno drammatica e più severa. Il debito non diventa insostenibile soltanto perché il denaro ha recuperato un prezzo, ma quel prezzo rende visibili debolezze che i tassi a zero avevano nascosto. Ogni euro speso male pesa di più; ogni riforma che aumenta la crescita vale di più. L’epoca del denaro facile può riapparire per qualche stagione. Non può più essere il presupposto su cui costruire la politica economica.</p>
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		<title>L&#8217;intelligenza artificiale può aiutare le piccole imprese italiane a competere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Buonocore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 10:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra opportunità di crescita e un divario digitale ancora marcato, le PMI italiane affrontano la sfida dell&#8217;innovazione tecnologica tra costi, competenze e strategie mirate. L&#8217;intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria leva di competitività, ma per le piccole e medie imprese italiane il passaggio dalla sperimentazione isolata a un&#8217;integrazione strutturata resta complesso. Nonostante i dati mostrino un&#8217;adozione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="6"><strong>Tra opportunità di crescita e un divario digitale ancora marcato, le PMI italiane affrontano la sfida dell&#8217;innovazione tecnologica tra costi, competenze e strategie mirate.</strong></p>
<p data-path-to-node="7">L&#8217;intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria leva di competitività, ma per le piccole e medie imprese italiane il passaggio dalla sperimentazione isolata a un&#8217;integrazione strutturata resta complesso. Nonostante i dati mostrino un&#8217;adozione in crescita, il divario con le grandi aziende continua a sollevare interrogativi cruciali sulla sostenibilità del cambiamento.</p>
<h2 data-path-to-node="9">Il quadro attuale: tra timidi progressi e divari digitali</h2>
<p id="p-rc_530df7a7dfe5484d-98" data-path-to-node="10"><span data-path-to-node="10,0">Uno dei quesiti più frequenti per il tessuto economico italiano riguarda la reale capacità dell&#8217;intelligenza artificiale di trasformarsi in un motore economico concreto per le realtà di minori dimensioni. Per quanto l&#8217;IA offra enormi potenzialità, la linea di demarcazione tra chi riesce a integrarla con successo e chi si ferma a test isolati rimane netta</span><span data-path-to-node="10,2">.</span></p>
<p id="p-rc_530df7a7dfe5484d-99" data-path-to-node="11"><span data-path-to-node="11,0">A offrire un quadro di riferimento chiaro sono i dati Istat del rapporto &#8220;Imprese e ICT&#8221;, che evidenziano come il 16,4% delle aziende italiane con almeno 10 dipendenti utilizzi l&#8217;IA, registrando un incremento dell&#8217;8,2%</span><span data-path-to-node="11,2">. Tuttavia, la quota crolla drasticamente quando si osserva il segmento delle piccole imprese, fermo appena al 7%. Se confrontato con il 50% di adozione registrato nelle grandi aziende, emerge chiaramente che l&#8217;80% del totale non ha ancora attivato alcuna tecnologia basata sull&#8217;intelligenza artificiale all&#8217;interno dei propri processi</span><span data-path-to-node="11,4">.</span></p>
<h2 data-path-to-node="13">I vantaggi dell&#8217;IA nei processi aziendali</h2>
<p id="p-rc_530df7a7dfe5484d-100" data-path-to-node="14"><span data-path-to-node="14,0">La Commissione Europea individua nell&#8217;intelligenza artificiale uno strumento chiave per rafforzare la competitività delle PMI nel mercato globale</span><span data-path-to-node="14,2">. L&#8217;introduzione di questi sistemi nei flussi operativi aziendali genera vantaggi misurabili in termini di produttività:</span></p>
<ul data-path-to-node="15">
<li>
<p data-path-to-node="15,0,0"><b data-path-to-node="15,0,0" data-index-in-node="0">Ottimizzazione dei processi:</b> automazione delle fatturazioni, analisi avanzate dei dati, customer care e gestione documentale.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="15,1,0"><b data-path-to-node="15,1,0" data-index-in-node="0">Focus strategico:</b> liberando tempo e risorse operative, le aziende possono concentrarsi sulle attività commerciali e di sviluppo.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="15,2,0"><b data-path-to-node="15,2,0" data-index-in-node="0">Efficienza manifatturiera:</b> riduzione degli scarti, pianificazione della produzione, ottimizzazione energetica, manutenzione predittiva e controllo qualità automatizzato.</p>
</li>
</ul>
<p id="p-rc_530df7a7dfe5484d-101" data-path-to-node="16"><span data-path-to-node="16,0">Grazie a strumenti come le analisi predittive e le campagne di marketing personalizzate, anche le realtà con budget limitati possono ambire a competere con i grandi player di mercato</span><span data-path-to-node="16,2">.</span></p>
<div id="attachment_1559" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1559" class="wp-image-1559 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/igor-omilaev-FHgWFzDDAOs-unsplash-scaled-e1789984972791.jpg" alt="intelligenza artificiale piccole imprese" width="1200" height="675" /><p id="caption-attachment-1559" class="wp-caption-text">intelligenza artificiale piccole imprese (Fonte: unsplash)</p></div>
<h2 data-path-to-node="18">I freni all&#8217;adozione: perché le PMI esitano?</h2>
<p id="p-rc_530df7a7dfe5484d-102" data-path-to-node="19"><span data-path-to-node="19,0">Nonostante i benefici evidenti, persistono forti resistenze e freni strutturali all&#8217;interno delle piccole e medie imprese. Il divario tecnologico con i colossi industriali resta la criticità principale</span><span data-path-to-node="19,2">.</span></p>
<h3 data-path-to-node="20">I fattori di blocco secondo gli esperti</h3>
<ul data-path-to-node="21">
<li>
<p data-path-to-node="21,0,0"><b data-path-to-node="21,0,0" data-index-in-node="0">Costi iniziali e carenza di competenze:</b> investimenti onerosi difficili da ammortizzare a breve termine.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="21,1,0"><b data-path-to-node="21,1,0" data-index-in-node="0">Mancanza di dati strutturati:</b> l&#8217;assenza di una digitalizzazione di base impedisce ai modelli di funzionare correttamente.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="21,2,0"><b data-path-to-node="21,2,0" data-index-in-node="0">Cultura aziendale:</b> secondo l&#8217;Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 76% delle aziende non investe per una carenza strutturale di cultura digitale e manageriale.</p>
</li>
<li>
<p id="p-rc_530df7a7dfe5484d-103" data-path-to-node="21,3,0"><span data-path-to-node="21,3,0,0"><b data-path-to-node="21,3,0,0" data-index-in-node="0">Il &#8220;rischio effetto moda&#8221;:</b> molte realtà adottano l<a href="https://ilcontemporaneo.it/ia-europea-sovranita-data-center/">&#8216;IA</a> senza una reale finalità strategica, esponendosi a rischi operativi e normativi legati a privacy, tutela del know-how, conformità all&#8217;AI Act e dipendenza da fornitori esterni</span><span data-path-to-node="21,3,0,2">.</span></p>
</li>
</ul>
<h2 data-path-to-node="23">Conclusioni: oltre il mito della soluzione miracolosa</h2>
<p id="p-rc_530df7a7dfe5484d-104" data-path-to-node="24"><span data-path-to-node="24,0">L&#8217;intelligenza artificiale non va considerata una soluzione miracolosa in grado di risolvere automaticamente i problemi aziendali, ma un asset strategico fondamentale per affrontare mercati sempre più digitalizzati</span><span data-path-to-node="24,2">.</span></p>
<p id="p-rc_530df7a7dfe5484d-105" data-path-to-node="25"><span data-path-to-node="25,0">Se da un lato i costi, la carenza di competenze e la gestione dei dati spingono spesso le PMI a fare un passo indietro, dall&#8217;altro la sfida futura richiederà un&#8217;adozione sempre più consapevole e sostenibile. Solo così la trasformazione digitale potrà diventare un&#8217;opportunità accessibile a tutto il tessuto produttivo italiano</span><span data-path-to-node="25,2">.</span></p>
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		<title>Colesterolo LDL e HDL: differenze, rischi e come prevenirlo</title>
		<link>https://ilcontemporaneo.it/colesterolo-ldl-hdl-differenze-valori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 07:29:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[dislipidemia]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conoscere la differenza tra lipoproteine buone e cattive è il primo passo per proteggere il sistema cardiovascolare. Cause, esami e consigli utili. L&#8217;eccesso di grassi nel sangue rappresenta una delle minacce più silenziose per la salute di arterie e cuore. Monitorare regolarmente i parametri lipidici permette di prevenire complicanze gravi come infarti e ictus, specialmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="6"><strong>Conoscere la differenza tra lipoproteine buone e cattive è il primo passo per proteggere il sistema cardiovascolare. Cause, esami e consigli utili.</strong></p>
<p data-path-to-node="7">L&#8217;eccesso di grassi nel sangue rappresenta una delle minacce più silenziose per la salute di arterie e cuore. Monitorare regolarmente i parametri lipidici permette di prevenire complicanze gravi come infarti e ictus, specialmente con l&#8217;avanzare dell&#8217;età.</p>
<h2 data-path-to-node="9">Che cos&#8217;è il colesterolo e perché si alza?</h2>
<p data-path-to-node="10">Il colesterolo è una sostanza grassa prodotta per due terzi dal fegato e per un terzo introdotta tramite l&#8217;alimentazione. Quando i livelli ematici superano le soglie di sicurezza, si parla di ipercolesterolemia, una dislipidemia che spesso si accompagna a un incremento dei trigliceridi (dislipidemia mista).</p>
<p data-path-to-node="11">Sebbene non costituisca una malattia autonoma, il colesterolo alto è un importante fattore di rischio cardiovascolare. Il pericolo aumenta esponenzialmente se associato a fumo, obesità, diabete, stress cronico e ipertensione.</p>
<h3 data-path-to-node="12">Le due tipologie di ipercolesterolemia</h3>
<p data-path-to-node="13">La condizione si divide clinicamente in due forme principali:</p>
<ul data-path-to-node="14">
<li>
<p data-path-to-node="14,0,0"><b data-path-to-node="14,0,0" data-index-in-node="0">Forma familiare:</b> di natura genetica, si manifesta frequentemente già durante l&#8217;infanzia e può comportare gravi complicazioni cardiovascolari precoci.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="14,1,0"><b data-path-to-node="14,1,0" data-index-in-node="0">Forma non familiare (essenziale):</b> legata a fattori ambientali, abitudini di vita e predisposizione individuale.</p>
</li>
</ul>
<h2 data-path-to-node="16">Le cause dell&#8217;ipercolesterolemia essenziale</h2>
<p data-path-to-node="17">Nelle forme non familiari, lo squilibrio lipidico è solitamente il risultato di molteplici concause:</p>
<ul data-path-to-node="18">
<li>
<p data-path-to-node="18,0,0">Abitudine al fumo di tabacco.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="18,1,0">Sedentarietà e mancanza di attività fisica regolare.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="18,2,0">Dieta sbilanciata, ricca di grassi saturi (carni lavorate, dolci e prodotti industriali).</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="18,3,0">Predisposizione genetica.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="18,4,0">Patologie concomitanti come diabete di tipo 2, insufficienza renale cronica e ipotiroidismo.</p>
</li>
</ul>
<p data-path-to-node="19">Dal punto di vista anagrafico, gli uomini sopra i 50 anni e le donne oltre i 60 presentano una maggiore vulnerabilità allo sviluppo della problematica.</p>
<h2 data-path-to-node="21">Differenza tra colesterolo LDL e HDL</h2>
<p data-path-to-node="22">Per comprendere la diagnosi medica è essenziale distinguere le due principali categorie di lipoproteine:</p>
<ul data-path-to-node="23">
<li>
<p data-path-to-node="23,0,0"><b data-path-to-node="23,0,0" data-index-in-node="0">Colesterolo LDL (cattivo):</b> se presente in eccesso, tende a depositarsi sulle pareti interne dei vasi sanguigni, formando placche aterosclerotiche che ostacolano il flusso sanguigno. Valori di LDL superiori a 1,6 g/L sono generalmente considerati elevati, ma le soglie variano in base ai fattori di rischio personali.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="23,1,0"><b data-path-to-node="23,1,0" data-index-in-node="0">Colesterolo HDL (buono):</b> svolge una funzione protettiva, catturando il grasso in eccesso nei tessuti e trasportandolo verso il fegato per essere eliminato.</p>
</li>
</ul>
<div id="attachment_1553" style="width: 1386px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1553" class="wp-image-1553 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1.jpg" alt="colesterolo LDL e HDL: cosa mangiare" width="1376" height="768" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1.jpg 1376w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1-300x167.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1-1024x572.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/Gemini_Generated_Image_idhjt7idhjt7idhj-1-768x429.jpg 768w" sizes="(max-width: 1376px) 100vw, 1376px" /><p id="caption-attachment-1553" class="wp-caption-text">colesterolo LDL e HDL: cosa mangiare</p></div>
<h2 data-path-to-node="25">Sintomi e campanelli d&#8217;allarme</h2>
<p data-path-to-node="26">Nella maggior parte dei casi l&#8217;ipercolesterolemia è asintomatica e viene scoperta casualmente tramite analisi del sangue di routine.</p>
<p data-path-to-node="27">Nelle forme familiari o negli stadi più avanzati delle forme essenziali, possono insorgere manifestazioni cardiovascolari (infarto, angina pectoris, arteriopatia degli arti inferiori) oppure segni cutanei caratteristici, come xantelasmi palpebrali, archi corneali o xantomi tendinei. È sempre indispensabile un consulto medico specialistico per definire la terapia corretta.</p>
<h2 data-path-to-node="29">Prevenzione, trattamenti e rimedi</h2>
<p data-path-to-node="30">Ridurre il rischio cardiovascolare richiede un approccio integrato che unisce modifiche dello stile di vita e, quando necessario, il supporto farmacologico o fitoterapico.</p>
<h3 data-path-to-node="31">Correzione della dieta e stile di vita</h3>
<ul data-path-to-node="32">
<li>
<p data-path-to-node="32,0,0">Seguire una dieta equilibrata povera di grassi saturi e ricca di acidi grassi insaturi (presenti nel pesce azzurro e negli oli vegetali).</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="32,1,0">Smettere di fumare.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="32,2,0">Mantenere uno stile di vita attivo praticando sport con regolarità.</p>
</li>
</ul>
<h3 data-path-to-node="33">Terapia medica</h3>
<p data-path-to-node="34">Nei casi in cui la sola dieta non sia sufficiente, il medico può valutare la prescrizione di farmaci ipolipemizzanti, tra cui:</p>
<ul data-path-to-node="35">
<li>
<p data-path-to-node="35,0,0"><b data-path-to-node="35,0,0" data-index-in-node="0">Statine:</b> riducono la sintesi epatica di colesterolo inibendo specifici enzimi.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="35,1,0"><b data-path-to-node="35,1,0" data-index-in-node="0">Fibrati:</b> agevolano l&#8217;eliminazione dei lipidi attraverso i dotti biliari.</p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="35,2,0"><b data-path-to-node="35,2,0" data-index-in-node="0">Resine (chelanti degli acidi biliari):</b> legano gli acidi biliari nell&#8217;intestino bloccandone il riassorbimento.</p>
</li>
</ul>
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		<title>Guida all&#8217;olio extravergine di oliva: mercato, etichetta e uso</title>
		<link>https://ilcontemporaneo.it/guida-allolio-extravergine-di-oliva-mercato-etichetta-e-uso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emilio Lupis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 15:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Olio]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine di oliva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con una varietà vastissima di cultivar, l’Italia è produttore di eccellenza di olio d’oliva. Oggi andremo ad approfondire l’olio “extravergine di oliva”. L&#8217;olio Extravergine d&#8217;Oliva (EVO) è la forma più pura e pregiata di condimento ricavato dalle olive. Viene estratto esclusivamente attraverso processi meccanici o fisici, senza mai ricorrere a solventi o trattamenti chimici. Questo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Con una varietà vastissima di cultivar, l’Italia è produttore di eccellenza di olio d’oliva. Oggi andremo ad approfondire l’olio “extravergine di oliva”.</strong></p>
<p>L&#8217;olio Extravergine d&#8217;Oliva (EVO) è la forma più pura e pregiata di condimento ricavato dalle olive. Viene estratto esclusivamente attraverso processi meccanici o fisici, senza mai ricorrere a solventi o trattamenti chimici. Questo metodo di lavorazione del tutto naturale permette di preservare intatti il sapore, l&#8217;aroma e l&#8217;insieme delle proprietà benefiche del frutto fresco, garantendo al contempo un livello di acidità libera molto basso, che per legge non può superare lo 0,8%.</p>
<p><strong>Olio d&#8217;oliva </strong></p>
<p>La differenza fondamentale con il semplice olio d&#8217;oliva sta proprio nel processo produttivo e nella qualità finale. Mentre l&#8217;EVO è a tutti gli effetti un puro &#8220;succo di frutta&#8221;, L’olio di oliva è ottenuto dalla miscela di olio di oliva raffinato e oli di oliva vergini. È quindi una categoria diversa dall’EVO, sia per il processo produttivo sia per le caratteristiche chimiche e organolettiche.</p>
<h2><strong>I numeri sull’olio italiano (dati </strong>dati Ismea<strong>)</strong></h2>
<p><strong>La foto d&#8217;insieme: quanto conta l&#8217;olio in Italia</strong></p>
<ul>
<li><strong>I numeri chiave:</strong> 1,1 milioni di ettari coltivati (il 24% circa è bio), 619 mila aziende e 4.240 frantoi. <a href="https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13560">(ISMEA Mercati</a>)</li>
<li><strong>Produzione 2024:</strong> 248 mila tonnellate (un crollo del 24% rispetto all&#8217;anno prima).</li>
<li><strong>Consumi:</strong> Gli italiani ne consumano in media 7,5 kg a testa all&#8217;anno.</li>
<li><strong>Qualità:</strong> <a href="https://winenews.it/it/la-produzione-certificata-di-olio-dop-igp-italiano-equivale-al-5-del-totale-nazionale_527184/">Abbiamo una cinquantina di oli tra DOP ed IGP</a> che però rappresentano <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/olio-di-oliva/olio-oliva-italiano-produzione-export-mercato/">solo tra il 2% e il 5% di tutto l&#8217;olio prodotto.</a></li>
</ul>
<h2><strong>I 4 grandi paradossi del mercato italiano</strong></h2>
<ul>
<li><strong>Produciamo poco, consumiamo tanto:</strong> L&#8217;Italia non è autosufficiente. Mangiamo e vendiamo all&#8217;estero molto più olio di quello che raccogliamo nei nostri campi.</li>
<li><strong>Siamo costretti a comprare fuori:</strong> L&#8217;import di olio grezzo (soprattutto da Spagna, Grecia e Tunisia) è vitale per coprire i consumi interni e mandare avanti l&#8217;industria dell&#8217;imbottigliamento.</li>
<li><strong>Mille pezzetti di terra:</strong> Il 58% delle aziende agricole ha meno di 3 ettari. Questa frammentazione rende difficile fare economie di scala.</li>
<li><strong>Tanti frantoi, qualità favorita:</strong> Abbiamo oltre 4.000 frantoi. Un numero elevato che rappresenta una risorsa fondamentale: la capillarità degli impianti sul territorio consente infatti una lavorazione estremamente rapida delle olive dopo la raccolta, preservando al massimo le qualità organolettiche del prodotto.</li>
</ul>
<h2><strong>L’altalena dei prezzi e della produzione</strong></h2>
<ul>
<li><strong>L&#8217;annata di scarica:</strong> Il 2024 è stato un anno no (-24% di raccolto) causa alternanza biologica delle piante e meteo irregolare. Nel frattempo la Spagna ha recuperato alla grande (+38%), facendoci perdere terreno a livello di volumi mondiali.</li>
<li><strong>Prezzi in movimento:</strong> dopo i forti rincari registrati negli anni precedenti, il mercato ha successivamente invertito la tendenza, con una marcata riduzione dei prezzi all&#8217;origine nel 2026.</li>
<li><strong>Situazione al supermercato:</strong> La Grande Distribuzione <a href="https://www.olio-extra-vergine.it/olio-extravergine-nella-gdo-la-trappola-della-promozione-permanente">con promozioni permanenti</a> ha creato una percezione distorta del valore.</li>
</ul>
<h2><strong>Biologico ed Export: le due buone notizie</strong></h2>
<ul>
<li><strong>Boom del Bio:</strong> Il 24% delle aree di coltivazione degli oliveti italiani è biologico. Puglia, Calabria e Sicilia tirano la volata e rappresentano la maggior parte della produzione bio nazionale.</li>
<li><strong>L&#8217;EVO italiano piace al mondo:</strong> Nonostante i prezzi alti, l&#8217;export del Made in Italy è cresciuto del +43% in valore, sfondando i 3 miliardi di euro (<a href="https://unsic.it/comunicazione/agricoltura-pesca-ambiente/olio-di-oliva-nel-2024-il-valore-dellexport-segna-42/">fonte UNSIC</a>).</li>
</ul>
<h2><strong>Il ruolo dell&#8217;etichetta: la mappa del consumatore</strong></h2>
<p>L’etichetta funziona come un vero e proprio documento d&#8217;identità del prodotto. Risponde al bisogno di trasparenza e rintracciabilità richiesto dai consumatori per garantire la qualità e la sicurezza dell&#8217;olio. La disciplina dell&#8217;etichettatura deriva dalla normativa generale europea in materia di informazioni ai consumatori, integrata dalle disposizioni specifiche previste per l&#8217;olio d&#8217;oliva dal Regolamento delegato (UE) 2022/2104.</p>
<p><strong>Denominazione di vendita e categoria:</strong> L&#8217;etichetta deve specificare chiaramente la categoria dell&#8217;olio (Extravergine, Vergine, Olio di oliva o Olio di sansa). Per l&#8217;olio extravergine è obbligatorio inserire la dicitura standard: <em>&#8220;Olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici&#8221;</em>.</p>
<ul>
<li><strong>Anno di raccolta:</strong> È un&#8217;informazione preziosa per valutare la freschezza del prodotto. La normativa prevede che la campagna di raccolta possa essere indicata in etichetta per gli oli EVO e vergini, ma <strong>soltanto quando il 100% del contenuto del recipiente proviene da quella specifica raccolta</strong>.</li>
<li><strong>Quantità netta e contenitori:</strong> La quantità va indicata in unità di volume (litri, centilitri o millilitri). Per l&#8217;uso domestico le confezioni sigillate non possono superare i 5 litri (estese fino a 25 litri solo per la ristorazione e la collettività).</li>
<li><strong>Termine minimo di conservazione (TMC) e modalità di conservazione:</strong> Viene riportata la dicitura <em>&#8220;Da consumarsi preferibilmente entro&#8221;</em>. È obbligatorio indicare le istruzioni per la corretta conservazione: <em>&#8220;Conservare al riparo dalla luce e lontano da fonti di calore&#8221;</em>.</li>
<li><strong>Dati del produttore e Lotto di produzione:</strong> Devono essere presenti il nome o la ragione sociale del produttore, confezionatore o venditore, insieme all&#8217;indirizzo dello stabilimento. Il codice di lotto (preceduto dalla lettera &#8220;L&#8221;) serve a rintracciare le singole partite di prodotto sul mercato in caso di anomalie.</li>
<li><strong>Origine del prodotto:</strong> Per gli oli vergini ed extravergini è obbligatorio indicare l&#8217;origine, secondo le modalità previste dalla normativa europea.</li>
<li><strong>Indicazioni facoltative ma regolamentate:</strong>
<ul>
<li><strong>Estrazione a freddo:</strong> Si può scrivere <em>&#8220;Prima spremitura a freddo&#8221;</em> solo per estrazioni tradizionali (con presse) sotto i 27 °C, o <em>&#8220;Estratto a freddo&#8221;</em> se ottenuto tramite centrifugazione sempre sotto i 27 °C.</li>
<li><strong>Acidità:</strong> Può essere indicata solo se accompagnata dai valori delle cere, dei perossidi e dell&#8217;assorbimento UV.</li>
<li><strong>Note organolettiche e nutrizionali:</strong> Ammesse solo se supportate dai metodi di analisi previsti dalla legge.</li>
<li><strong>Simboli ambientali e materiali:</strong> Indicazioni per il corretto smaltimento e la sigla del materiale del contenitore (es. AL per alluminio).</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h2><strong>Come conservare l’olio a casa?</strong></h2>
<ul>
<li><strong>I contenitori giusti:</strong>
<ul>
<li><strong>Vetro scuro o latta:</strong> Utilizza bottiglie di vetro marrone, verde scuro o lattine in banda stagnata. La luce accelera l&#8217;ossidazione dell&#8217;olio, facendo irrancidire i grassi.</li>
<li><strong>Niente plastica trasparente:</strong> Evita le bottiglie di plastica dura o trasparente, che fanno passare la luce.</li>
<li><strong>Acciaio inox:</strong> Se acquisti l&#8217;olio in grandi quantità (es. taniche da 5 litri), travasalo in piccoli contenitori d&#8217;acciaio inox o bottiglie scure man mano che ti serve.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>L&#8217;ambiente ideale:</strong>
<ul>
<li><strong>Temperatura stabile:</strong> ne favorisce il mantenimento di tutte le proprietà.</li>
<li><strong>Lontano da fonti di calore:</strong> Non tenere la bottiglia di uso quotidiano vicino ai fornelli, al forno, al microonde o al termosifone.</li>
<li><strong>Al riparo dalla luce:</strong> Riponilo all&#8217;interno di una dispensa chiusa o di un mobiletto buio.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Come gestirlo tutti i giorni:</strong>
<ul>
<li><strong>Chiudi sempre il tappo:</strong> L&#8217;ossigeno è il nemico numero uno della freschezza. Lasciare la bottiglia stappata o con un beccuccio versatore aperto fa perdere rapidamente aromi e polifenoli.</li>
<li><strong>Attenzione agli odori:</strong> L&#8217;olio assorbe gli odori circostanti come una spugna. Non conservarlo vicino a detersivi, vernici o cibi dall&#8217;odore molto pungente (es. cipolle, spezie forti).</li>
<li><strong>No al frigorifero:</strong> Il freddo eccessivo (sotto i 7-8 °C) fa solidificare l&#8217;olio, creando pallini bianchi. Anche se non lo rovina definitivamente, i continui sbalzi termici minano la sua struttura.</li>
<li><strong>Finestra di consumo:</strong> Il periodo ideale per apprezzare al meglio le caratteristiche organolettiche dell&#8217;olio EVO è indicativamente entro 12-18 mesi dalla frangitura.
<p><div id="attachment_1510" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1510" class="wp-image-1510 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/olio-extravergine-oliva-olive.jpg" alt="Caraffa di vetro e metallo con olio extravergine di oliva, olive nere e rami di ulivo su un tavolo" width="1200" height="675" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/olio-extravergine-oliva-olive.jpg 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/olio-extravergine-oliva-olive-300x169.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/olio-extravergine-oliva-olive-1024x576.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/olio-extravergine-oliva-olive-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1510" class="wp-caption-text">Olio extravergine di oliva in caraffa con olive e foglie d&#8217;ulivo (Foto: <a href="//pixabay.com/it/photos/olio-doliva-olio-olive-caraffa-1596639/)" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a>)</p></div></li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Prospettive e scenario di mercato: il difficile equilibrio tra produzione, prezzi e consumi </strong>Nonostante l&#8217;olio EVO continui a essere uno dei protagonisti delle nostre tavole, il settore attraversa una fase caratterizzata da forti oscillazioni produttive, prezzi instabili e difficoltà nella gestione delle giacenze. <em>I dati strutturali più recenti disponibili nelle analisi ISMEA fanno riferimento al 2025, mentre per il 2026 sono già disponibili aggiornamenti congiunturali sull&#8217;andamento dei prezzi e del mercato.</em></p>
<h2><strong>Il contesto: la crisi del settore olivicolo </strong></h2>
<ul>
<li><strong>Giacenze elevate:</strong> In Italia risultano bloccate oltre 108 mila tonnellate di olio EVO della molitura precedente (di cui quasi 61 mila tonnellate solo in Puglia), che appesantiscono l&#8217;avvio della nuova campagna di raccolta.</li>
<li><strong>Crollo dei prezzi:</strong> I prezzi all&#8217;origine sono scesi nettamente, sotto i 5 €/kg sulla piazza di <a href="https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/649">Bari</a> per l&#8217;olio di alta qualità.</li>
<li><strong>Altre emergenze:</strong> Il settore è sotto pressione anche per via del caldo, della siccità e dell&#8217;avanzata della Xylella, che ha registrato nuovi focolai anche in Calabria e Basilicata.</li>
</ul>
<h2><strong>I risultati del Tavolo al Masaf</strong></h2>
<p>Il confronto tra il Ministero dell&#8217;Agricoltura (Masaf), gli assessori regionali e le organizzazioni agricole ha prodotto:</p>
<ul>
<li><strong>Piano straordinario di controlli:</strong> Rafforzamento delle verifiche per contrastare frodi e pratiche scorrette lungo la filiera.</li>
<li><strong>Campagna promozionale:</strong> Avvio di iniziative di comunicazione per incentivare il consumo di olio 100% italiano.</li>
<li><strong>Sviluppi legislativi e Piano olivicolo:</strong> il provvedimento <a href="https://www.masaf.gov.it/ColtivaItalia_Lollobrigida_Comagri"><em>ColtivaItalia</em></a> ha stanziato 300 milioni di euro per il settore olivicolo, risorse destinate all&#8217;attuazione del Piano Olivicolo Italiano 2026-2030. Tra gli obiettivi indicati dal Masaf figurano l&#8217;aumento della produzione nazionale, il recupero degli oliveti tradizionali, il potenziamento delle infrastrutture e il contrasto alla Xylella</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/guida-allolio-extravergine-di-oliva-mercato-etichetta-e-uso/">Guida all&#8217;olio extravergine di oliva: mercato, etichetta e uso</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
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		<title>Caro energia, petrolio sopra i 107 dollari</title>
		<link>https://ilcontemporaneo.it/caro-energia-petrolio-107-dollari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Nardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 10:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[caro energia]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caro energia torna a pesare su carburanti, trasporti e bollette: le tensioni sulle forniture possono trasferirsi rapidamente all’economia italiana. Il petrolio arretra di qualche dollaro, ma resta su livelli che l’economia europea non vedeva da tempo. Nella mattinata del 16 settembre il Brent scambiava intorno a 107,5 dollari al barile, dopo il forte rialzo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/caro-energia-petrolio-107-dollari/">Caro energia, petrolio sopra i 107 dollari</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il caro energia torna a pesare su carburanti, trasporti e bollette: le tensioni sulle forniture possono trasferirsi rapidamente all’economia italiana.</strong></p>
<p>Il petrolio arretra di qualche dollaro, ma resta su livelli che l’economia europea non vedeva da tempo. Nella mattinata del 16 settembre il Brent scambiava intorno a 107,5 dollari al barile, dopo il forte rialzo delle sedute precedenti. Le scorte americane hanno offerto un sollievo momentaneo; le interruzioni in Medio Oriente continuano però a tenere il mercato in tensione. Per l’<a href="https://ilcontemporaneo.it/rincari-energetici-famiglie-italiane/">Italia</a>, che importa gran parte dell’energia consumata, la distanza tra un grafico finanziario e il conto di famiglie e imprese può essere molto breve.</p>
<p>Il nuovo caro energia arriva in una fase delicata. I carburanti hanno già superato i due euro al litro, il gas europeo è tornato sui livelli più alti dal 2023 e l’inverno si avvicina con stoccaggi da ricostituire. Il rischio non è una semplice fiammata alla pompa: è una pressione diffusa sui costi di trasporto, produzione, riscaldamento e quindi sui <a href="https://www.mimit.gov.it/it/prezzo-medio-carburanti">prezzi finali</a>.</p>
<h1>Perché il petrolio resta sopra i 100 dollari</h1>
<p>A spingere il mercato sono soprattutto i timori sull’offerta fisica. Le operazioni di carico nel porto <a href="https://www.reuters.com/business/energy/oil-falls-us-crude-inventories-rise-despite-saudi-supply-concerns-2026-09-16/">saudita</a> di Yanbu sono state sospese e l’oleodotto East-West ha subito un’interruzione dopo attacchi alle infrastrutture energetiche. Allo stesso tempo, il traffico visibile nello Stretto di Hormuz — passaggio decisivo per petrolio e gas naturale liquefatto — resta molto inferiore alla media precedente alla guerra.</p>
<p>L’aumento inatteso delle scorte di greggio negli Stati Uniti ha frenato le quotazioni, ma non ha eliminato il problema. Un deposito più pieno in America può raffreddare il prezzo per una seduta; non sostituisce una rotta marittima bloccata o un terminal fuori servizio. Per questo i mercati oscillano violentemente a ogni notizia diplomatica o militare e incorporano un premio per il rischio che può scomparire, ma anche crescere in poche ore.</p>
<h1>Il gas europeo e la corsa verso l’inverno</h1>
<p>La situazione è ancora più sensibile sul gas. Il contratto TTF, riferimento europeo, si è mosso a metà settembre nell’area degli 80 euro per megawattora, con punte superiori, sui massimi dalla fine del 2022 o dall’inizio del 2023 a seconda della seduta considerata. Le difficoltà nelle forniture di gas naturale liquefatto e la competizione con l’Asia riducono il margine di sicurezza proprio mentre i Paesi europei devono riempire gli stoccaggi.</p>
<p>L’Italia dispone di infrastrutture e diversificazioni costruite dopo la crisi del gas russo, ma non è isolata dal prezzo continentale. Se il TTF sale, aumentano i costi degli operatori e delle industrie energivore; l’effetto sulle bollette dipende dai contratti, dalle coperture e dai tempi di aggiornamento, ma prima o poi si manifesta. La vulnerabilità non si misura soltanto nei metri cubi disponibili: conta anche quanto bisogna pagarli.</p>
<div id="attachment_1464" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1464" class="wp-image-1464 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/caro-energia-distributore-1200x750-1.jpg" alt="Caro energia: distributore di carburante e pompe di benzina" width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/caro-energia-distributore-1200x750-1.jpg 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/caro-energia-distributore-1200x750-1-300x188.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/caro-energia-distributore-1200x750-1-1024x640.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/caro-energia-distributore-1200x750-1-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1464" class="wp-caption-text">Caro energia: distributore di carburante e pompe di benzina (Fonte: Unsplash)</p></div>
<h1>Carburanti: la trasmissione è già visibile</h1>
<p>I dati comunicati dal Mimit il 15 settembre indicavano, sulla rete stradale nazionale in modalità self, una media di 2,120 euro al litro per la benzina e 2,231 euro per il gasolio. In autostrada i valori salivano rispettivamente a 2,212 e 2,313 euro. Il diesel più caro della benzina colpisce direttamente trasporto merci, agricoltura e molte attività artigiane.</p>
<p>Il prezzo alla pompa non replica in modo automatico quello del barile. Pesano il cambio euro-dollaro, la raffinazione, i margini distributivi e soprattutto la componente fiscale. Ma quando greggio e prodotti raffinati salgono insieme, la pressione arriva rapidamente. Per una famiglia pendolare bastano pochi centesimi in più al litro per trasformarsi in decine di euro al mese; per una flotta aziendale l’impatto si misura in migliaia.</p>
<h1>Dal pieno al carrello della spesa</h1>
<p>La seconda ondata è meno visibile ma più larga. In Italia gran parte delle merci viaggia su strada. Se aumenta il costo del gasolio, crescono i noli e la distribuzione di alimenti, farmaci, materiali da costruzione e beni di consumo. Le imprese possono assorbire una quota del rincaro riducendo i margini, oppure trasferirla sui listini. La scelta dipende dalla concorrenza e dalla durata dello shock.</p>
<p>L’energia entra anche nei fertilizzanti, nel vetro, nella ceramica, nella carta e nella refrigerazione. È per questo che un rialzo prolungato riapre il dossier inflazione anche se la domanda interna resta debole. Le famiglie con redditi più bassi sono le più esposte: spendono una quota maggiore per beni essenziali e hanno meno possibilità di cambiare casa, automobile o impianto di riscaldamento.</p>
<h1>Cosa possono fare governo e imprese</h1>
<p>Gli interventi generalizzati sulle accise danno un sollievo rapido, ma costano molto e aiutano anche chi non ne ha bisogno. Misure mirate su trasporto pubblico, nuclei vulnerabili e settori esposti possono essere più efficienti, purché siano attivate in tempo e con regole semplici. Sul lato industriale servono contratti di fornitura, coperture finanziarie e piani per ridurre i consumi, non soltanto ristori dopo l’aumento.</p>
<p>Nel medio periodo, reti elettriche, rinnovabili, accumuli, efficienza e diversificazione non sono capitoli separati dalla sicurezza. Riducono il volume di energia importata e quindi l’esposizione a crisi che l’Italia non può controllare. Il petrolio sopra 107 dollari è un segnale, non ancora una sentenza. La durata delle interruzioni e la capacità europea di reagire diranno se resterà una fase acuta o diventerà il nuovo conto strutturale dell’autunno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/caro-energia-petrolio-107-dollari/">Caro energia, petrolio sopra i 107 dollari</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
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		<title>Referendum in Italia: tipi, quorum e regole del voto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Nardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 06:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[corte costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal referendum abrogativo a quello costituzionale: chi può richiederli, quando serve il quorum e come vengono conteggiati i voti. La parola referendum viene spesso usata come se indicasse un unico meccanismo. In Italia, invece, esistono consultazioni diverse per oggetto, procedura ed effetti. Alcune servono a cancellare una legge, altre confermano o respingono una revisione della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcontemporaneo.it/referendum-in-italia-tipi-quorum-regole-voto/">Referendum in Italia: tipi, quorum e regole del voto</a> proviene da <a href="https://ilcontemporaneo.it">Il Contemporaneo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal referendum abrogativo a quello costituzionale: chi può richiederli, quando serve il quorum e come vengono conteggiati i voti.</strong></p>
<p>La parola <a href="https://dait.interno.gov.it/elezioni">referendum</a> viene spesso usata come se indicasse un unico meccanismo. In <a href="https://ilcontemporaneo.it/pil-italiano-europa-crescita-secondo-trimestre-2026/">Italia</a>, invece, esistono consultazioni diverse per oggetto, procedura ed effetti. Alcune servono a cancellare una legge, altre confermano o respingono una revisione della Costituzione; a livello territoriale si vota anche su confini regionali e questioni locali. Cambia soprattutto la regola che più condiziona il risultato: il quorum. Nel referendum abrogativo deve partecipare la maggioranza degli aventi diritto, mentre nel referendum costituzionale la consultazione è valida qualunque sia l’affluenza.</p>
<h1>Referendum abrogativo: come si cancella una legge</h1>
<p>Il referendum abrogativo è disciplinato dall’<a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-i/sezione-ii/articolo-75">articolo 75</a> della Costituzione. Consente agli elettori di eliminare, in tutto o in parte, una legge o un atto avente forza di legge. Può essere richiesto da 500 mila elettori oppure da cinque Consigli regionali. Prima del voto, la Corte di cassazione verifica la regolarità della richiesta e la Corte costituzionale decide se il quesito è ammissibile.</p>
<p>Non tutto può essere sottoposto a referendum. La Costituzione esclude le leggi tributarie e di bilancio, quelle di amnistia e indulto e le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati internazionali. La giurisprudenza costituzionale ha inoltre elaborato altri criteri: il quesito deve essere chiaro, omogeneo e permettere all’elettore di comprendere le conseguenze del sì e del no.</p>
<h2>Il doppio quorum del referendum abrogativo</h2>
<p>Perché l’abrogazione sia approvata devono verificarsi due condizioni. La prima è il quorum di partecipazione: deve votare la maggioranza degli aventi diritto. La seconda riguarda il risultato: tra i voti validamente espressi, i sì devono superare i no. Schede bianche e nulle contribuiscono all’affluenza, ma non entrano nel confronto tra sì e no.</p>
<p>La conseguenza politica è evidente. Chi vuole mantenere la legge può votare no, ma può anche puntare sull’astensione affinché non venga raggiunto il quorum. È una possibilità prevista dal sistema, benché alimenti periodicamente il dibattito sull’opportunità di modificare la soglia.</p>
<h1>Referendum costituzionale: nessun quorum</h1>
<p>Il referendum costituzionale previsto dall’articolo 138 ha una funzione diversa. Non cancella una legge ordinaria: permette ai cittadini di confermare o respingere una legge di revisione della Costituzione o un’altra legge costituzionale già approvata dal Parlamento. La richiesta può essere presentata, entro tre mesi dalla pubblicazione, da un quinto dei membri di una Camera, da 500 mila elettori o da cinque Consigli regionali.</p>
<p>La consultazione non si svolge se nella seconda votazione la legge è stata approvata da ciascuna Camera con la maggioranza dei due terzi dei componenti. Se invece il referendum viene indetto, non esiste quorum di partecipazione: prevale la scelta che ottiene più voti validi. Anche un’affluenza bassa produce quindi un risultato valido.</p>
<p>È questo il punto che genera più confusione. Nel referendum abrogativo l’astensione può impedire che la consultazione produca effetti; in quello costituzionale chi non vota lascia la decisione interamente agli elettori che partecipano.</p>
<div id="attachment_1475" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1475" class="wp-image-1475 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/referendum-in-italia-parlamento-1200x750-1.jpg" alt="Referendum in Italia e ruolo del Parlamento" width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/referendum-in-italia-parlamento-1200x750-1.jpg 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/referendum-in-italia-parlamento-1200x750-1-300x188.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/referendum-in-italia-parlamento-1200x750-1-1024x640.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/referendum-in-italia-parlamento-1200x750-1-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1475" class="wp-caption-text">Referendum in Italia e ruolo del Parlamento (Fonte: Pexels)</p></div>
<h1>Referendum territoriali, regionali e comunali</h1>
<p>La Costituzione prevede anche consultazioni legate al territorio. L’articolo 132 disciplina i procedimenti per la fusione o la creazione di Regioni e per il passaggio di Province o Comuni da una Regione a un’altra. Sono procedure complesse, nelle quali il voto delle popolazioni interessate si accompagna a deliberazioni locali e interventi legislativi.</p>
<p>Regioni ed enti locali possono inoltre prevedere referendum consultivi, abrogativi o propositivi nei propri statuti e regolamenti. Le regole non sono uniformi: cambiano le materie ammesse, il numero di firme, gli eventuali quorum e il valore del risultato. Un referendum comunale consultivo, per esempio, può orientare il Consiglio senza produrre automaticamente una nuova norma.</p>
<h1>Il referendum propositivo esiste a livello nazionale?</h1>
<p>A livello nazionale la Costituzione non disciplina oggi un referendum propositivo generale con cui gli elettori possano approvare direttamente una nuova legge. Nel dibattito politico vengono presentate periodicamente proposte per introdurlo o per rafforzare le iniziative legislative popolari, ma non va confuso con gli strumenti già in vigore. Forme propositive possono invece essere previste dagli ordinamenti regionali e locali.</p>
<h1>Come si vota e come vengono contate le schede</h1>
<p>Al seggio l’elettore deve essere identificato e presentare la tessera elettorale, salvo le procedure previste per il rilascio o il rinnovo. Sulla scheda trova il quesito e le caselle corrispondenti alle alternative. Il voto deve essere espresso in modo riconoscibile senza aggiungere segni che possano rendere identificabile la scheda.</p>
<p>Il sì e il no hanno un significato che dipende dal tipo di referendum. Nell’abrogativo, il sì chiede di cancellare la disposizione indicata e il no di mantenerla. Nel costituzionale, il sì approva la riforma sottoposta agli elettori e il no la respinge. Per evitare equivoci è quindi utile leggere l’intero quesito, non soltanto slogan e indicazioni dei comitati.</p>
<h1>Chi può votare e che cosa succede dopo</h1>
<p>Alle consultazioni nazionali partecipano gli elettori della Camera dei deputati, cioè i cittadini maggiorenni iscritti nelle liste elettorali. Per i residenti all’estero si applicano le regole del voto nella circoscrizione Estero, con le eccezioni e le opzioni previste dalla legge. Eventuali modalità speciali per categorie di elettori, come il voto fuori sede, dipendono invece dalla normativa adottata per la singola consultazione e non possono essere date per automatiche.</p>
<p>Se vince il sì in un referendum abrogativo valido, la disposizione viene cancellata secondo le modalità previste dalla proclamazione del risultato. Se prevale il no, o se non viene raggiunto il quorum, la legge resta in vigore. Nel referendum costituzionale, la vittoria del sì consente la promulgazione della riforma; la vittoria del no arresta il procedimento.</p>
<h1>Perché conoscere le regole cambia il voto</h1>
<p>Il referendum è una delle poche occasioni in cui il cittadino interviene direttamente su una norma. Proprio per questo la procedura non è un dettaglio tecnico. Sapere se esiste il quorum, che cosa produce il sì e quali materie sono escluse permette di valutare la consultazione senza trasformarla in un semplice giudizio sul governo del momento.</p>
<p>La distinzione essenziale resta semplice: l’abrogativo elimina una legge e richiede partecipazione maggioritaria; il costituzionale giudica una riforma della Carta e non ha quorum. Tutto il resto &#8211; firme, controlli, ammissibilità e conteggio &#8211; serve a garantire che una decisione diretta degli elettori sia comprensibile e compatibile con l’ordinamento.</p>
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		<title>Obesità: perché è una malattia e come si cura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cura dell’obesità richiede un percorso personalizzato: diagnosi, alimentazione, attività fisica, sostegno psicologico, farmaci e chirurgia. L’obesità è in aumento in tutto il mondo, ma viene ancora considerata troppo spesso una conseguenza della scarsa volontà individuale. In realtà è una malattia cronica complessa, determinata dall’interazione tra fattori biologici, genetici, psicologici, ambientali e sociali. Può compromettere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto" data-start="291" data-end="437"><strong data-start="291" data-end="437">La cura dell’obesità richiede un percorso personalizzato: diagnosi, alimentazione, attività fisica, sostegno psicologico, farmaci e chirurgia.</strong></p>
<p dir="auto" data-start="620" data-end="894">L’obesità è in aumento in tutto il mondo, ma viene ancora considerata troppo spesso una conseguenza della scarsa volontà individuale. In realtà è una malattia cronica complessa, determinata dall’interazione tra fattori biologici, genetici, psicologici, ambientali e sociali.</p>
<p dir="auto" data-start="896" data-end="1190">Può compromettere la salute fisica, ridurre la qualità della vita e favorire stigma, isolamento e senso di colpa. Per questo la cura dell’obesità non può ridursi alla semplice indicazione di mangiare meno e muoversi di più: richiede una valutazione medica e un percorso costruito sulla persona.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="z8om60" data-start="1192" data-end="1237">Obesità: perché è considerata una malattia</h2>
<p dir="auto" data-start="1239" data-end="1489">L’obesità è caratterizzata da un accumulo eccessivo di tessuto adiposo che può danneggiare la salute. È associata a un maggiore rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, disturbi respiratori, problemi articolari e alcune forme tumorali.</p>
<p dir="auto" data-start="1491" data-end="1621">Alle conseguenze fisiche possono aggiungersi quelle psicologiche e sociali, spesso aggravate dalla discriminazione legata al peso.</p>
<p dir="auto" data-start="1623" data-end="2004">L’<a class="decorated-link" href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/obesity-and-overweight?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="1625" data-end="1736">Organizzazione Mondiale della Sanità</a> la considera una malattia cronica e recidivante. Questo significa che può durare nel tempo e che il peso perso può essere recuperato, soprattutto quando il trattamento viene interrotto o non tiene conto dei fattori che hanno contribuito allo sviluppo della patologia.</p>
<p dir="auto" data-start="2006" data-end="2189">Non esiste, dunque, una soluzione identica per tutti. Il percorso deve essere graduale e può coinvolgere medici, dietisti, nutrizionisti, endocrinologi, psicologi e altri specialisti.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="182s70u" data-start="2191" data-end="2223">Come si diagnostica l’obesità</h2>
<p dir="auto" data-start="2225" data-end="2392">Uno degli strumenti più utilizzati è l’indice di massa corporea, o BMI, che si calcola dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri.</p>
<p dir="auto" data-start="2394" data-end="2437">Negli adulti, i valori di riferimento sono:</p>
<ul data-start="2439" data-end="2596">
<li data-section-id="19qa48z" data-start="2439" data-end="2473">sottopeso: BMI inferiore a 18,5;</li>
<li data-section-id="12lhdcc" data-start="2474" data-end="2516">normopeso: BMI compreso tra 18,5 e 24,9;</li>
<li data-section-id="1twuo6m" data-start="2517" data-end="2558">sovrappeso: BMI compreso tra 25 e 29,9;</li>
<li data-section-id="1uvugnf" data-start="2559" data-end="2596">obesità: BMI pari o superiore a 30.</li>
</ul>
<p dir="auto" data-start="2598" data-end="2652">L’obesità viene ulteriormente suddivisa in tre classi:</p>
<ol data-start="2654" data-end="2778">
<li data-section-id="7dkn3q" data-start="2654" data-end="2694">classe I: BMI compreso tra 30 e 34,9;</li>
<li data-section-id="q48mgk" data-start="2695" data-end="2736">classe II: BMI compreso tra 35 e 39,9;</li>
<li data-section-id="ujx1so" data-start="2737" data-end="2778">classe III: BMI pari o superiore a 40.</li>
</ol>
<p dir="auto" data-start="2780" data-end="3016">Il BMI, però, è uno strumento di valutazione iniziale e non può descrivere da solo lo stato di salute di una persona. Non distingue, per esempio, la massa grassa da quella muscolare e non indica come il grasso sia distribuito nel corpo.</p>
<p dir="auto" data-start="3018" data-end="3292">Per questo il medico può considerare anche la circonferenza addominale, la composizione corporea, la storia clinica, le terapie assunte e la presenza di eventuali patologie. Può inoltre prescrivere esami per controllare glicemia, colesterolo, trigliceridi e altri parametri.</p>
<p dir="auto" data-start="3294" data-end="3534">Nei bambini e negli adolescenti non si applicano direttamente le soglie previste per gli adulti. Il BMI deve essere interpretato attraverso curve di crescita che tengono conto dell’età e del sesso, nell’ambito di una valutazione pediatrica.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="881wu8" data-start="3536" data-end="3579">Quante persone sono colpite dall’obesità</h2>
<p dir="auto" data-start="3581" data-end="3734">Secondo l’OMS, nel 2022 una persona su otto nel mondo viveva con l’obesità. Nello stesso anno il 43% degli adulti risultava in sovrappeso e il 16% obeso.</p>
<p dir="auto" data-start="3736" data-end="3909">Il fenomeno riguarda anche le fasce più giovani: tra bambini e adolescenti dai 5 ai 19 anni la prevalenza di sovrappeso e obesità è passata dall’8% del 1990 al 20% del 2022.</p>
<p dir="auto" data-start="3911" data-end="4218">Questi dati mostrano che l’obesità non può essere letta soltanto come una questione individuale. Incidono anche la disponibilità e il costo degli alimenti, l’organizzazione delle città, il lavoro sedentario, le opportunità di praticare attività fisica e il marketing dei prodotti ad alta densità energetica.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="xe4w1a" data-start="4220" data-end="4255">Quali sono le cause dell’obesità</h2>
<p dir="auto" data-start="4257" data-end="4398">L’obesità nasce dall’interazione di numerosi fattori. Alimentazione e sedentarietà possono contribuire, ma non spiegano da sole tutti i casi.</p>
<h3 dir="auto" data-section-id="1u4yqzs" data-start="4400" data-end="4443">Fattori genetici, metabolici e ormonali</h3>
<p dir="auto" data-start="4445" data-end="4718">La predisposizione genetica può influenzare l’appetito, il consumo energetico e la tendenza ad accumulare grasso. Esistono inoltre rare condizioni genetiche, come la sindrome di Prader-Willi o alcune alterazioni del gene MC4R, che possono favorire lo sviluppo dell’obesità.</p>
<p dir="auto" data-start="4720" data-end="4966">Anche alcune condizioni endocrine e metaboliche devono essere valutate. L’ipotiroidismo, la sindrome dell’ovaio policistico e altre alterazioni ormonali possono concorrere all’aumento di peso, ma la loro presenza deve essere accertata dal medico.</p>
<h3 dir="auto" data-section-id="knvfy0" data-start="4968" data-end="5011">Ambiente, sonno e benessere psicologico</h3>
<p dir="auto" data-start="5013" data-end="5201">La riduzione dell’attività fisica quotidiana, il lavoro sedentario, l’accesso frequente a prodotti molto calorici e le porzioni abbondanti possono favorire un bilancio energetico positivo.</p>
<p dir="auto" data-start="5203" data-end="5350">Anche dormire poco o male, lavorare di notte e soffrire di apnee ostruttive del sonno può interferire con i meccanismi che regolano fame e sazietà.</p>
<p dir="auto" data-start="5352" data-end="5568">Stress, traumi ed eventi difficili possono modificare il rapporto con il cibo. Disturbi come l’iperfagia e la bulimia richiedono una valutazione specifica e non devono essere affrontati attraverso diete improvvisate.</p>
<p dir="auto" data-start="5570" data-end="5806">Anche alcuni medicinali possono contribuire all’aumento di peso. L’effetto, però, dipende dalla singola molecola e dalle caratteristiche del paziente: una terapia non deve mai essere sospesa o modificata senza aver consultato il medico.</p>
<div id="attachment_1513" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1513" class="wp-image-1513 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato.webp" alt="Alimentazione, movimento, sostegno psicologico e terapie mediche possono concorrere a un percorso personalizzato." width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato.webp 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato-300x188.webp 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato-1024x640.webp 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/cura-obesita-percorso-personalizzato-768x480.webp 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1513" class="wp-caption-text">Alimentazione, movimento, sostegno psicologico e terapie mediche possono concorrere a un percorso personalizzato. (Fonte: Pexels)</p></div>
<h2 dir="auto" data-section-id="1h7912" data-start="5808" data-end="5835">Come prevenire l’obesità</h2>
<p dir="auto" data-start="5837" data-end="6103">La prevenzione non significa inseguire un modello estetico, ma creare condizioni favorevoli alla salute. Un’alimentazione varia ed equilibrata, l’attività fisica regolare e un sonno adeguato aiutano a ridurre il rischio di aumento di peso e delle malattie associate.</p>
<p dir="auto" data-start="6105" data-end="6344">È utile privilegiare frutta, verdura, legumi e cereali integrali, limitando il consumo abituale di prodotti ricchi di zuccheri, sale e grassi. Leggere le etichette può aiutare a confrontare gli alimenti e a compiere scelte più consapevoli.</p>
<p dir="auto" data-start="6346" data-end="6615">Per gli adulti l’OMS raccomanda almeno 150 minuti settimanali di attività fisica aerobica di intensità moderata, quando le condizioni di salute lo consentono. Camminare, utilizzare la bicicletta o scegliere le scale può contribuire ad aumentare il movimento quotidiano.</p>
<p dir="auto" data-start="6617" data-end="6724">Per chi presenta limitazioni o patologie, l’attività deve essere adattata con l’aiuto di un professionista.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="1b50x6" data-start="6726" data-end="6777">Cura dell’obesità: un percorso multidisciplinare</h2>
<p dir="auto" data-start="6941" data-end="7211">La cura dell’obesità parte dalla diagnosi e dalla definizione di obiettivi realistici. Il primo traguardo non è necessariamente raggiungere un peso considerato ideale, ma migliorare lo stato di salute, arrestare l’aumento ponderale e ridurre il rischio di complicazioni.</p>
<p dir="auto" data-start="7213" data-end="7241">Il percorso può comprendere:</p>
<ul data-start="7243" data-end="7561">
<li data-section-id="1pmmkjo" data-start="7243" data-end="7294">un piano alimentare personalizzato e sostenibile;</li>
<li data-section-id="k30net" data-start="7295" data-end="7352">attività fisica adeguata alle condizioni della persona;</li>
<li data-section-id="19dppp4" data-start="7353" data-end="7395">sostegno psicologico, quando necessario;</li>
<li data-section-id="1s7qc66" data-start="7396" data-end="7464">trattamento dei disturbi del sonno o del comportamento alimentare;</li>
<li data-section-id="18c45jn" data-start="7465" data-end="7512">farmaci prescritti nelle situazioni indicate;</li>
<li data-section-id="1kwjd1k" data-start="7513" data-end="7561">chirurgia bariatrica per pazienti selezionati.</li>
</ul>
<p dir="auto" data-start="7563" data-end="7707">Le diete estremamente restrittive e i programmi non controllati possono essere difficili da mantenere e favorire ripetute oscillazioni del peso.</p>
<p dir="auto" data-start="7709" data-end="7873">Un trattamento efficace deve invece poter proseguire nel tempo e tenere conto della vita quotidiana, delle condizioni economiche e dello stato emotivo del paziente.</p>
<h3 dir="auto" data-section-id="oudflt" data-start="7875" data-end="7904">Farmaci GLP-1 e GIP/GLP-1</h3>
<p dir="auto" data-start="7906" data-end="8134">Negli ultimi anni il trattamento farmacologico si è evoluto con l’arrivo degli analoghi del GLP-1 e dei doppi agonisti GIP/GLP-1. Questi medicinali agiscono sui meccanismi che regolano la glicemia, la sazietà e il senso di fame.</p>
<p dir="auto" data-start="8136" data-end="8263">Tra i farmaci autorizzati per la gestione del peso rientrano, in specifiche condizioni, semaglutide, liraglutide e tirzepatide.</p>
<p dir="auto" data-start="8265" data-end="8613">L’<a class="decorated-link" href="https://www.aifa.gov.it/-/nuovi-farmaci-diabete-obesita-guida-aifa?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="8267" data-end="8365">Agenzia Italiana del Farmaco</a> ricorda che richiedono sempre la prescrizione e il controllo del medico. Non sono una soluzione estetica né una scorciatoia priva di rischi: devono essere inseriti in un percorso che comprenda alimentazione, attività fisica e monitoraggio clinico.</p>
<p dir="auto" data-start="8615" data-end="8927">Nausea, vomito, diarrea, stipsi e dolore addominale sono tra gli effetti indesiderati più comuni. Esistono inoltre eventi meno frequenti ma clinicamente importanti, che devono essere valutati dal medico. L’acquisto online da canali non autorizzati e l’assunzione senza prescrizione possono esporre a seri rischi.</p>
<p dir="auto" data-start="8929" data-end="9123">In Italia, Wegovy, Saxenda e Mounjaro utilizzati per la gestione del peso sono classificati in classe C e non sono attualmente rimborsati dal Servizio sanitario nazionale per questa indicazione.</p>
<p dir="auto" data-start="9125" data-end="9307">Alcuni medicinali contenenti gli stessi principi attivi o appartenenti alle medesime classi possono invece avere indicazioni e regole di rimborso differenti per il diabete di tipo 2.</p>
<h3 dir="auto" data-section-id="l4ilgi" data-start="9309" data-end="9356">Quando si ricorre alla chirurgia bariatrica</h3>
<p dir="auto" data-start="9358" data-end="9658">La chirurgia bariatrica non è una scorciatoia e non deve essere descritta semplicemente come l’ultima risorsa. È una possibilità terapeutica riservata a pazienti selezionati, dopo una valutazione multidisciplinare che considera BMI, condizioni cliniche, patologie associate e percorsi già effettuati.</p>
<p dir="auto" data-start="9660" data-end="9880">Anche dopo l’intervento sono necessari controlli medici, attenzione all’alimentazione e un cambiamento duraturo delle abitudini. La chirurgia rappresenta quindi una parte di un percorso più ampio, non la sua conclusione.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="j4lmwo" data-start="9882" data-end="9922">Curare l’obesità senza colpevolizzare</h2>
<p dir="auto" data-start="9924" data-end="10121">Riconoscere l’obesità come malattia significa superare l’idea che tutto dipenda dalla forza di volontà. Significa anche offrire cure accessibili, percorsi personalizzati e un linguaggio rispettoso.</p>
<p dir="auto" data-start="10123" data-end="10341">La perdita di peso può essere uno degli obiettivi, ma non è l’unico parametro da osservare. Migliorare la glicemia, la pressione, la mobilità, il sonno e la qualità della vita può rappresentare un risultato importante.</p>
<p dir="auto" data-start="10343" data-end="10465">Il primo passo resta chiedere una valutazione qualificata, evitando soluzioni rapide e percorsi basati sul senso di colpa.</p>
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		<title>“Naza”, il film che divide Israele dopo Venezia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Nardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
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		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di espressione]]></category>
		<category><![CDATA[Naza]]></category>
		<category><![CDATA[Rachel Szor]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia 83]]></category>
		<category><![CDATA[Yuval Abraham]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il documentario Naza, premiato alla Mostra del cinema, porta sullo schermo testimonianze dall’esercito israeliano e apre uno scontro politico. Un premio alla Mostra del cinema di Venezia ha trasformato un documentario israeliano in un caso politico nazionale. “Naza”, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, è tornato da Venezia 83 con il Premio speciale della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il documentario Naza, premiato alla Mostra del cinema, porta sullo schermo testimonianze dall’esercito israeliano e apre uno scontro politico.</strong></p>
<p>Un premio alla Mostra del cinema di Venezia ha trasformato un documentario israeliano in un caso politico nazionale. “Naza”, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, è tornato da Venezia 83 con il Premio speciale della giuria e con una lunga scia di polemiche. Il film raccoglie testimonianze anonime di militari e appartenenti ai servizi d’intelligence israeliani sulle operazioni condotte a Gaza. Il governo e i vertici dell’esercito respingono le accuse; i registi sostengono che il Paese debba guardare in faccia ciò che è accaduto.</p>
<p>È il punto in cui cinema, giornalismo e guerra si sovrappongono. Ogni scelta formale — il volto nascosto, una voce registrata, un documento mostrato sullo schermo — diventa materia di prova per qualcuno e propaganda per qualcun altro. La discussione, intanto, non riguarda più soltanto il contenuto del film, ma il diritto degli autori di realizzarlo e quello del pubblico israeliano di vederlo.</p>
<h1>Che cosa racconta il documentario Naza</h1>
<p>La scheda ufficiale della Biennale presenta “Naza” come un film di 80 minuti, produzione britannica, girato in ebraico e inglese. Abraham e Szor hanno lavorato per oltre tre anni e hanno registrato parte delle interviste di notte, sui tetti di Tel Aviv. Secondo le ricostruzioni diffuse dopo la première, nel documentario compaiono 24 persone indicate come militari o funzionari dell’intelligence coinvolti nel conflitto.</p>
<p>Il titolo riprende, secondo gli autori, un termine usato per indicare il numero previsto di vittime civili associato a un attacco. Le testimonianze descrivono procedure di selezione degli obiettivi, uso di sistemi basati sull’intelligenza artificiale e soglie di danno collaterale. Sono accuse gravi, presentate dal film attraverso fonti anonime: una scelta comprensibile in un contesto militare, ma che rende centrale la verifica giornalistica svolta dagli autori e, allo stesso tempo, offre ai critici un punto su cui contestarne l’attendibilità.</p>
<h1>La risposta dell’IDF e l’attacco del governo</h1>
<p>Le Forze di difesa israeliane hanno respinto la ricostruzione, sostenendo che le identità, i ruoli e l’effettivo coinvolgimento delle fonti anonime non possano essere verificati pubblicamente. L’IDF contesta inoltre che personale di livello inferiore possa conoscere decisioni strategiche al di fuori delle proprie competenze. La posizione ufficiale resta quella di un esercito impegnato a ridurre il danno ai civili nel quadro di operazioni contro Hamas.</p>
<p>Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito il film una forma di incitamento, collegandolo alla crescita dell’antisemitismo internazionale. Il ministro della Cultura Miki Zohar è arrivato a evocare la revoca della cittadinanza per i registi, mentre altri esponenti della destra hanno parlato di tradimento. Dall’opposizione e dal mondo culturale sono arrivate reazioni opposte, concentrate sulla libertà di espressione e sui rischi personali per Abraham e Szor.</p>
<div id="attachment_1459" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1459" class="wp-image-1459 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/documentario-naza-proiettore-1200x750-1.jpg" alt="Documentario Naza: operatore al lavoro con un proiettore cinematografico" width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/documentario-naza-proiettore-1200x750-1.jpg 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/documentario-naza-proiettore-1200x750-1-300x188.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/documentario-naza-proiettore-1200x750-1-1024x640.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/documentario-naza-proiettore-1200x750-1-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1459" class="wp-caption-text">Documentario Naza: operatore al lavoro con un proiettore cinematografico (Fonte: Unsplash)</p></div>
<h1>Venezia e la frattura nello sguardo</h1>
<p>Il premio veneziano ha amplificato una frattura già esistente. Fuori da Israele la guerra a Gaza viene osservata soprattutto attraverso il numero delle vittime civili, la distruzione e le contestazioni rivolte alla condotta militare. Dentro il Paese, il trauma dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il tema della sicurezza continuano a definire la percezione di una parte larga dell’opinione pubblica.</p>
<p>“Naza” entra precisamente in questa distanza. Non chiede allo spettatore di seguire una cronologia militare, ma lo costringe ad ascoltare chi sostiene di aver visto dall’interno il funzionamento della macchina bellica. La forza del dispositivo è anche il suo limite: il racconto procede per testimonianze e documenti, mentre l’assenza dei volti impedisce al pubblico di misurare fino in fondo biografie, responsabilità e motivazioni delle fonti.</p>
<h1>Quando il cinema diventa un campo di battaglia</h1>
<p>La storia del documentario è piena di opere contestate perché intervenivano su conflitti ancora aperti. In questi casi la richiesta di neutralità assoluta è spesso irrealistica. Un film sceglie cosa mostrare, come montarlo e quale voce collocare all’inizio. Ciò non lo esonera dalla correttezza, ma impone di valutarlo per la solidità del lavoro, non per la convenienza politica delle conclusioni.</p>
<p>La reazione istituzionale israeliana solleva così una seconda questione. Contestare un documentario è legittimo; minacciare cittadinanza o sanzioni personali sposta il confronto dal merito delle prove alla delegittimazione degli autori. È proprio in questa zona che la libertà artistica smette di essere un principio astratto e diventa una garanzia concreta contro il potere.</p>
<h1>Il pubblico dovrà poter giudicare</h1>
<p>Per ora gran parte del dibattito si svolge prima che “Naza” abbia avuto una distribuzione ampia. È un paradosso frequente: si combatte sull’immagine di un film più che sul film stesso. Quando arriverà nelle sale e sulle piattaforme, spettatori e critici potranno confrontare le accuse, il metodo e le omissioni con le inchieste già pubblicate e con la replica dell’esercito.</p>
<p>Il premio di Venezia non certifica la verità giudiziaria di ogni testimonianza. Certifica, semmai, che l’opera è stata ritenuta capace di usare il cinema per porre una domanda urgente. La qualità di una democrazia si misura anche da ciò che fa dopo: se risponde con documenti, indagini e discussione pubblica oppure tenta di zittire chi ha acceso la luce in sala.</p>
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		<title>Ducati in vendita: serve un golden power europeo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Nardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 06:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La possibile cessione riapre il dibattito sulla tutela dei marchi strategici: Bruxelles ha nuovi strumenti, ma non può difendere un logo per decreto. Ducati non è stata messa ufficialmente in vendita, ma l’ipotesi non appartiene più soltanto alle indiscrezioni. L’amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, ha confermato che il marchio di Borgo Panigale rientra nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La possibile cessione riapre il dibattito sulla tutela dei marchi strategici: Bruxelles ha nuovi strumenti, ma non può difendere un logo per decreto.</strong></p>
<p>Ducati non è stata messa ufficialmente in vendita, ma l’ipotesi non appartiene più soltanto alle indiscrezioni. L’amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, ha confermato che il marchio di Borgo Panigale rientra nella revisione del portafoglio avviata dal gruppo Volkswagen. Nessuna decisione è stata presa e una valutazione interna può concludersi anche con il mantenimento dell’azienda. La notizia, però, ha riaperto una domanda che va oltre le moto: l’Europa deve proteggere i suoi marchi industriali più riconoscibili? E soprattutto, un golden power europeo potrebbe davvero farlo?</p>
<h1>Ducati sotto esame, ma la vendita non è decisa</h1>
<p>Il punto di partenza è più semplice del dibattito politico che ne è seguito. Volkswagen sta esaminando centinaia di attività e partecipazioni nel tentativo di ridurre la complessità del gruppo. Ducati, controllata attraverso Audi dal 2012, è una delle società finite nella ricognizione. Secondo le valutazioni riportate da ANSA, il costruttore bolognese potrebbe valere circa 1,25 miliardi di euro; altre manifestazioni d’interesse circolate nei mesi scorsi hanno indicato cifre più alte, ma non equivalgono a un processo di vendita aperto.</p>
<p>La prudenza è necessaria. Nel 2017 Volkswagen aveva già valutato una cessione, poi accantonata anche per le resistenze interne al gruppo. Oggi il contesto è diverso: l’industria automobilistica europea sostiene costi elevati per la transizione elettrica, affronta la concorrenza asiatica e cerca capitale da destinare alle attività considerate centrali. Ducati è redditizia e possiede un’identità globale; proprio per questo può rappresentare sia un patrimonio da conservare sia un’attività capace di attirare compratori.</p>
<h1>Che cosa protegge davvero il golden power</h1>
<p>In Italia il golden power consente al governo di imporre condizioni, opporsi a determinate acquisizioni o intervenire sulla governance quando un’operazione minaccia sicurezza e interessi essenziali dello Stato. Non è però uno scudo costruito per impedire che un marchio famoso cambi proprietario. Il valore storico, l’italianità del logo o il prestigio sportivo, da soli, non bastano: occorre dimostrare che sono coinvolti asset strategici, tecnologie sensibili, filiere critiche, dati, capacità produttive o rischi concreti per la sicurezza economica.</p>
<p>Nel caso Ducati il dossier sarebbe quindi tutt’altro che automatico. Bisognerebbe valutare chi compra, da quale Paese provengono i capitali, quali tecnologie e brevetti entrano nell’operazione, che cosa accade alla produzione di Borgo Panigale e se esistono legami con settori a uso duale. Un acquirente europeo con un piano industriale credibile porrebbe questioni diverse rispetto a un soggetto controllato o sostenuto da uno Stato extraeuropeo.</p>
<h1>Il nuovo livello europeo sugli investimenti esteri</h1>
<p>L’Unione europea non parte da zero. Il regolamento 2026/1386 ha rafforzato il controllo degli investimenti esteri, imponendo a tutti gli Stati membri meccanismi di screening e una base comune per i settori più sensibili. Bruxelles può coordinare le valutazioni, condividere informazioni e formulare osservazioni quando un’operazione produce effetti in più Paesi. Il baricentro della decisione rimane comunque nazionale: la Commissione non dispone di un diritto generale di veto modellato sul golden power italiano.</p>
<p>Esiste poi il regolamento sui sussidi esteri. Se un’impresa extraeuropea tenta un’acquisizione grazie a finanziamenti, garanzie o vantaggi concessi da un governo straniero, la Commissione può indagare, chiedere rimedi e, nei casi più gravi, bloccare l’operazione. È uno strumento importante contro offerte alterate da denaro pubblico, ma non serve a selezionare il proprietario “più europeo” né a congelare un’azienda dentro i confini d’origine.</p>
<div id="attachment_1472" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1472" class="wp-image-1472 size-full" src="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/golden-power-europeo-industria-1200x750-1.jpg" alt="Golden power europeo e tutela dell industria strategica" width="1200" height="750" srcset="https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/golden-power-europeo-industria-1200x750-1.jpg 1200w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/golden-power-europeo-industria-1200x750-1-300x188.jpg 300w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/golden-power-europeo-industria-1200x750-1-1024x640.jpg 1024w, https://ilcontemporaneo.it/wp-content/uploads/2026/09/golden-power-europeo-industria-1200x750-1-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p id="caption-attachment-1472" class="wp-caption-text">Golden power europeo e tutela dell industria strategica (Fonte: Unsplash)</p></div>
<h1>Un marchio famoso non è sempre un asset strategico</h1>
<p>La discussione su Ducati mette in luce una zona grigia. L’Europa tutela con crescente attenzione semiconduttori, energia, infrastrutture, dati, difesa e tecnologie avanzate. È meno preparata quando il valore da difendere nasce dall’intreccio tra competenze, distretto produttivo, occupazione qualificata e reputazione. Un marchio può non essere strategico in senso militare e diventarlo sul piano industriale, perché trascina fornitori, ricerca, formazione e capacità di esportazione.</p>
<p>Allargare troppo la definizione, però, avrebbe un costo. Se ogni azienda di successo fosse dichiarata intoccabile, gli investimenti diminuirebbero e il golden power si trasformerebbe in protezionismo discrezionale. La protezione pubblica dovrebbe concentrarsi non sulla nazionalità stampata sul serbatoio, ma sugli impegni industriali: sede, produzione, ricerca, brevetti, occupazione, rete dei fornitori e limiti al trasferimento di tecnologie.</p>
<h1>Che cosa potrebbe fare Bruxelles per Ducati</h1>
<p>Un vero golden power europeo avrebbe senso soprattutto per operazioni con effetti transnazionali o rischi comuni. Potrebbe fissare criteri omogenei, rendere vincolanti alcune valutazioni della Commissione e impedire che un acquirente scelga il Paese con i controlli più deboli. Dovrebbe però restare uno strumento fondato su rischi verificabili, non su campagne emotive a difesa dei campioni nazionali.</p>
<p>Se Volkswagen decidesse davvero di vendere Ducati, la risposta più solida non sarebbe un divieto preventivo. Servirebbero trasparenza sul compratore, verifica dell’origine dei capitali e condizioni precise sulla permanenza delle attività strategiche in Europa. L’Italia potrebbe usare i propri poteri quando ne ricorressero i presupposti; Bruxelles potrebbe intervenire sugli investimenti esteri, sui sussidi e sulla concorrenza.</p>
<h1>Proteggere la capacità industriale, non soltanto il nome</h1>
<p>Ducati è italiana per storia, fabbrica, competenze e legame con il territorio, pur appartenendo da quattordici anni a un gruppo tedesco. Questa realtà rende fragile l’idea che basti riportare il capitale entro un confine per mettere al sicuro l’azienda. La domanda decisiva non è chi possiede oggi il marchio, ma chi garantisce che domani motociclette, ricerca e decisioni industriali restino a Borgo Panigale.</p>
<p>Il caso Ducati può diventare un buon banco di prova per la nuova sicurezza economica europea. Non per costruire una teca attorno ai marchi celebri, ma per evitare che tecnologie, filiere e lavoro qualificato vengano dispersi senza una valutazione comune. Il golden power europeo, se nascerà davvero, sarà utile soltanto se saprà distinguere tra nostalgia nazionale e interesse strategico.</p>
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